Il dissesto idrogeologico, condizione strutturale del nostro Paese I soldi ci sono, ma non si riesce a tradurli in interventi tempestivi ed
efficaci
Il dissesto idrogeologico è una condizione strutturale del territorio del nostro
Paese, con oltre la metà dei Comuni esposta sia al rischio idraulico che a
quello da frana. E’ quanto certifica la Sezione delle autonomie della Corte dei
conti con il recente Referto sulla gestione territoriale della prevenzione,
mitigazione e contrasto del dissesto idrogeologico, nel quale si ricostruisce,
tramite l’integrazione delle principali banche dati pubbliche disponibili, il
quadro degli interventi programmati sul territorio nazionale e il loro stato di
avanzamento.
L’elemento innovativo del Referto risiede nella metodologia adottata. Per la
prima volta, infatti, sono state messe in relazione le informazioni provenienti
dalla piattaforma ISPRA-IdroGEO, dal Repertorio nazionale degli interventi per
la difesa del suolo (ReNDiS), dalla banca dati BDAP-MOP e dalla piattaforma
ReGiS dedicata al monitoraggio del PNRR. È stato così possibile seguire gli
interventi lungo l’intero ciclo della politica pubblica, dalla localizzazione
del rischio all’avanzamento finanziario e procedurale.
Le elaborazioni effettuate su oltre 28 mila interventi censiti in ReNDiS
mostrano un significativo incremento delle opere finanziate negli ultimi anni,
cui hanno contribuito anche il programma ProteggItalia e il PNRR. L’aumento
delle risorse disponibili, rileva la magistratura contabile, non si è tradotto,
però, almeno finora, in un corrispondente incremento delle opere concluse,
mentre permangono criticità nella qualità e nella completezza delle informazioni
disponibili.
L’integrazione con la banca dati BDAP-MOP ha consentito di esaminare 5.463
interventi anche sotto il profilo finanziario, evidenziando che, a fronte di
finanziamenti superiori a 3,17 miliardi di euro, i pagamenti raggiungono poco
più del 41% delle risorse disponibili. L’analisi rileva, inoltre, che gli
interventi destinati alla mitigazione degli effetti delle alluvioni e delle
frane, che assorbono la quota maggiore delle risorse, presentano livelli di
avanzamento inferiori a quelli attesi.
Un approfondimento specifico concerne gli interventi PNRR, di cui, attraverso la
piattaforma ReGiS, sono stati esaminati 1.350 progetti, in diminuzione rispetto
al monitoraggio precedente, per un valore complessivo di circa 1,9 miliardi di
euro. In tale contesto, pur a fronte di impegni pari al 79% delle risorse
disponibili, i pagamenti si attestano al 44,4% dell’importo totale dei progetti.
Le elaborazioni evidenziano come il dissesto idrogeologico costituisca una
condizione ampiamente diffusa nel territorio nazionale e come il rischio
idraulico e quello da frana non rappresentino fenomeni alternativi, ma tendano
frequentemente a interessare gli stessi Comuni: oltre la metà di essi presenta
infatti entrambe le tipologie di rischio, mentre soltanto una quota residuale
risulta priva delle condizioni di pericolosità considerate.
Permangono, tuttavia, significative differenze territoriali: il rischio
idraulico si concentra prevalentemente nelle pianure e lungo i principali
sistemi fluviali, mentre quello da frana caratterizza soprattutto le aree
montane, alpine e appenniniche. Nelle Regioni del Centro e in larga parte del
Mezzogiorno prevalgono configurazioni nelle quali i due fenomeni coesistono. I
dati mostrano, inoltre, che la frequente compresenza delle due tipologie di
rischio non si traduce in analoghi livelli di esposizione. Gli indicatori
riferiti al medesimo fenomeno risultano fortemente correlati tra loro, mentre le
correlazioni tra rischio idraulico e rischio da frana sono generalmente modeste.
Pertanto, uno stesso Comune potrebbe essere interessato da entrambe le tipologie
di dissesto, pur presentando livelli elevati di esposizione soltanto per una di
esse, confermando che i due fenomeni rispondono a dinamiche territoriali
differenti e richiedono conseguentemente strategie di intervento specifiche. Il
rischio da frana tende a presentare, per superficie, popolazione e edifici,
livelli di esposizione mediamente più elevati rispetto al rischio idraulico,
mentre le differenze risultano più contenute per le imprese e pressoché assenti
nel caso dei beni culturali.
Nel complesso, il Referto evidenzia che la principale problematica non riguarda
la disponibilità delle risorse finanziarie, significativamente aumentate negli
ultimi anni, ma la capacità del sistema pubblico di trasformarle tempestivamente
in opere concluse. Alla frammentazione delle competenze, sottolinea la
magistratura contabile, si affiancano, infatti, criticità nella qualità delle
informazioni e nella ricostruzione unitaria del ciclo di vita degli
investimenti, aspetti che richiedono un’effettiva capacità amministrativa,
programmatoria e tecnico-progettuale nei diversi livelli di governo competenti
per materia.
“La valutabilità delle politiche pubbliche, si legge nelle conclusioni del
Referto, dipende sempre più dalla qualità delle informazioni che ne descrivono
il ciclo di vita. La capacità di integrare dati base differenti non costituisce,
pertanto, un mero adempimento tecnologico o normativo, ma il presupposto
necessario affinché sia possibile ricostruire il percorso che collega la
conoscenza del rischio, le decisioni programmatorie, l’impiego delle risorse
pubbliche e i risultati conseguiti, rendendo così effettivamente valutabile
l’azione amministrativa.
Le evidenze raccolte inducono a ritenere che la principale criticità del sistema
non risieda nella disponibilità delle risorse finanziarie, progressivamente
incrementate dal legislatore nel corso degli ultimi anni, bensì nella capacità
dell’assetto istituzionale e amministrativo di tradurre tali risorse in
interventi tempestivi ed efficaci. In questa prospettiva, il rafforzamento della
governance, della capacità progettuale delle amministrazioni e dell’integrazione
dei sistemi informativi assume rilievo non solo sotto il profilo dell’efficienza
amministrativa, ma costituisce una condizione essenziale affinché le risorse
destinate alla mitigazione del rischio possano tradursi in opere realizzate, in
tempi coerenti con gli obiettivi di prevenzione e di tutela del territorio”.
Qui il Referto:
https://www.corteconti.it/Download?id=bc9938fe-3cdd-4860-9bde-79884b501a1d.
Giovanni Caprio