Il cibo non è uguale per tutti
LA POVERTÀ ALIMENTARE NON È SOLO UNA QUESTIONE DI REDDITO. IL NUOVO VOLUME
DELL’OSSERVATORIO SULL’INSICUREZZA E LA POVERTÀ ALIMENTARE MOSTRA COME L’ACCESSO
AL CIBO DIPENDA DA DISUGUAGLIANZE SOCIALI E TERRITORIALI PROFONDE, CHIAMANDO IN
CAUSA IL RUOLO DELLE POLITICHE PUBBLICHE E DELLE FOOD POLICY URBANE NEL
GARANTIRE IL DIRITTO A UN’ALIMENTAZIONE
Spesso, nei Paesi ad alto reddito, come l’Italia, la povertà alimentare viene
ancora oggi ricondotta a una dimensione esclusivamente economica. Questa
impostazione, tuttavia, appare riduttiva e rischia di oscurare aspetti
fondamentali del fenomeno.
Non è infatti sufficiente valutare la sola disponibilità monetaria delle
famiglie: per comprendere pienamente la povertà e l’insicurezza alimentare è
necessario prendere in considerazione le reali possibilità delle persone di
accedere in modo stabile a un’alimentazione sana, adeguata e culturalmente
appropriata.
L’insicurezza alimentare va quindi intesa come un fenomeno intrinsecamente
multidimensionale che, seguendo l’approccio teorico di Amartya Sen, può essere
interpretato come una privazione delle capabilities, vale a dire delle libertà
effettive di scelta e di azione di cui gli individui dispongono nella vita
quotidiana.
In questa prospettiva, il problema non è soltanto se il cibo sia disponibile in
termini astratti, ma se le persone siano effettivamente in condizione di
accedervi e di scegliere cosa mangiare in base alle proprie esigenze e
preferenze.
Le capabilities alimentari dipendono in larga misura dal contesto sociale e
territoriale in cui gli individui sono inseriti e definiscono l’insieme delle
opportunità reali di accesso e di scelta, non riducibili alla sola disponibilità
di risorse.
In questo senso, gli “ambienti alimentari” diventano un elemento decisivo: la
presenza o l’assenza di mercati, negozi, spazi sociali o servizi pubblici
contribuisce a determinare ciò che è realmente possibile scegliere, andando ben
oltre una valutazione puramente teorica dell’offerta disponibile.
Osservare l’insicurezza alimentare da questa prospettiva consente di leggerla
come uno specchio delle disuguaglianze sociali, economiche e territoriali più
ampie e, al tempo stesso, come un banco di prova per politiche pubbliche capaci
di ampliare le libertà alimentari delle persone. L’obiettivo delle politiche di
contrasto alla povertà ed all’insicurezza alimentare non dovrebbe essere
soltanto garantire l’accesso materiale al cibo, ma creare le condizioni affinché
tale accesso sia equo, stabile e di qualità.
All’interno di questo quadro concettuale si colloca il volume Povertà e
insicurezza alimentare. Dalla misurazione alle politiche[1], edito da Franco
Angeli che sintetizza il lavoro dell’Osservatorio sull’insicurezza e la povertà
alimentare (OIPA), nato nell’ambito dell’Atlante del Cibo di Roma Metropolitana.
Il volume nasce dall’esigenza di fare il punto sui temi dell’insicurezza e della
povertà alimentare sotto il profilo teorico e metodologico, ma anche sul piano
delle politiche pubbliche. Il contributo affronta un ampio spettro di questioni,
che vanno dagli indicatori utilizzati per misurare la povertà e l’accesso fisico
al cibo, all’analisi dei sistemi di aiuto alimentare, fino allo studio delle
politiche di contrasto alla povertà alimentare attualmente in atto in Italia.
L’approccio adottato consente di tenere insieme dimensioni diverse del fenomeno,
offrendo una lettura integrata e articolata.
Un focus specifico è dedicato a Roma e alla sua area metropolitana, che
rappresentano un caso di studio particolarmente significativo. In termini di
accessibilità economica a una dieta sana, l’Indice di Accessibilità Economica
elaborato da OIPA assume un valore pari a 1,26 nel Comune di Roma, mentre sale a
1,43 nei 120 comuni dell’area metropolitana. Ciò significa che, mediamente, una
famiglia romana dovrebbe disporre di un reddito superiore rispettivamente del
26% e del 43% rispetto a quello effettivamente disponibile per potersi
permettere una dieta sana.
Le implicazioni di questi dati sono rilevanti e si riflettono direttamente sui
consumi alimentari reali delle famiglie.
Alle disuguaglianze economiche si affiancano inoltre quelle di natura spaziale.
In molte aree si osserva una vera e propria “desertificazione alimentare”,
caratterizzata da una scarsa presenza di punti vendita, da trasporti inadeguati
e da reti di solidarietà frammentate.
In alcune zone periferiche e rurali tali criticità tendono a sommarsi, dando
origine a quelle che nel volume vengono definite “aree di blackout alimentare”:
territori nei quali la sovrapposizione di più forme di fragilità economica,
sociale e territoriale determina un vero e proprio blocco del sistema di accesso
al cibo, rendendo la multidimensionalità dell’insicurezza alimentare
particolarmente evidente e tangibile.
Roma emerge così come una metropoli policentrica e fortemente diseguale, in cui
il diritto al cibo dipende in misura significativa dal luogo in cui si vive.
Il volume analizza infine le politiche di risposta all’insicurezza alimentare.
Il sistema italiano di aiuto alimentare appare capillare ma frammentato e
risente dell’assenza di una strategia nazionale organica e di una governance
integrata.
Sarebbe invece necessario adottare una visione di lungo periodo che consideri la
sicurezza alimentare come un obiettivo di benessere collettivo e strutturale,
piuttosto che come una risposta emergenziale. In questo quadro, le food policy
urbane, come ad esempio quella di Roma Capitale, possono rappresentare strumenti
fondamentali per ridurre i divari territoriali e promuovere un accesso equo al
cibo, soprattutto se coordinate con le politiche sociali e sanitarie.
La ricerca, dal canto suo, è chiamata a fornire dati territoriali solidi e
modelli innovativi in grado di orientare l’azione pubblica, mettendo in
relazione risorse economiche, differenze sociali e culturali, salute e
sostenibilità.
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[1] Il volume è open access e si può scaricare al link:
https://www.francoangeli.it/Libro/Povertà-e-insicurezza-alimentare-in-Italia-Dalla-misurazione-alle-politiche?Id=30045.
> Questo articolo nasce nell’ambito del progetto “Solidarietà Circolare: Un
> Progetto Contro lo Spreco e per la Comunità!”
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