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Siamo sulla strada di un’intifada globale contro l’impero
Questa settimana, uno studente, un ex marine statunitense, mi si è avvicinato alla fine di una lezione per chiedermi: “Ma non pensa che l’Iran, la Russia o la Cina potrebbero invaderci?“ “No“, ho risposto. “È un’altra paura instillata dai mercanti di morte. Sono gli imperi che invadono; tutti gli altri […] L'articolo Siamo sulla strada di un’intifada globale contro l’impero su Contropiano.
October 24, 2026
Contropiano
“PROBLEMA COMUNE DELLE PIAZZE EUROPEE È TRADURRE IL DESIDERIO DI RIVOLTA IN ORGANIZZAZIONE E ALTERNATIVA POLITICA”, DA PARIGI INTERVISTA A DAVIDE GRASSO
Radio Onda d’Urto ha intervistato Davide Grasso, ricercatore dell’Università di Torino e dell’École des hautes études en sciences sociales di Parigi sulle mobilitazioni studentesche, ma anche contro il carovita e le conseguenze della crisi del capitalismo, che hanno riempito le strade e le piazze delle città di tutta la Francia nelle ultime settimane. Davide Grasso si trova a Parigi per lavoro durante questo anno accademico. In passato ha già vissuto nella capitale francese, durante altri periodi e potendo osservare altre grandi mobilitazioni. Gli abbiamo chiesto, quindi, che idea si sia fatto di queste settimane di mobilitazione generale in Francia anche guardando a possibili confronti con cicli di lotte e movimenti sociali precedenti. A questo proposito il nostro ospite ipotizza che in Francia si stia assistendo all’espressione di una sorta di potente sintesi delle mobilitazioni degli anni scorsi, ma anche a un accumulo, non solo di esperienze, rivendicazioni e pratiche ma anche, in una certa misura, di frustrazioni. “Anche perché i cicli di lotte precedenti in molti casi non hanno avuto successo”, spiega Davide Grasso ai nostri microfoni. “Si è trattato di movimenti molto ampi che però sono stati frustrati anche da alcune sconfitte. Probabilmente sta emergendo anche una forma di frustrazione rispetto all’impermeabilità del sistema politico istituzionale a riuscire a rispondere alle richieste di movimenti sociali molto radicati nel paese”. La mobilitazione intanto prosegue, anche oltre la giornata “campale” di sabato 17 ottobre. Questo accade nonostante una repressione molto dura da parte del governo, della polizia e degli apparati dello stato. Nei prossimi giorni e settimane, avverte Grasso, potremmo assistere a una situazione di forte tensione in cui il movimento potrebbe crescere, anche attraverso date già annunciate come quella dello sciopero generale chiamato dalla Cgt per il 5 novembre, mentre il governo non sembra intenzionato a offrire risposte diverse da quella repressiva. “La prospettiva – continua il ricercatore – è quella di una sorta di assenza di vie d’uscita dal momento che da un lato Macron ha fondamentalmente detto che le manifestazioni devono fermarsi, annunciando che lo stato farà di tutto per impedirle; dall’altro lato c’è un movimento che non si è formato contro una singola legge che può essere ritirata, ma chiede scuole migliori, più insegnanti, una qualità della vita diversa, maggiore uguaglianza, e che quindi prevederebbe una risposta molto impegnativa da parte di un governo che però ha davanti pochi mesi, per via delle imminenti elezioni presidenziali, e si trova a fare i conti con una serie di correzioni di bilancio, sempre nel segno dell’austerità, che sono previsti dagli impegni internazionali della Francia”. Insomma, “ci sono un esecutivo e un presidente che sono considerati inadeguati e lontani dalla realtà e che, da un punto di vista molto pragmatico, non hanno nessuna carta da giocare se non quella repressiva, che stanno cercando di giocare ma che è molto pericolosa”. A partire dalla situazione della Francia e di Parigi, abbiamo chiesto a Davide Grasso come si può leggere, dal suo punto di vista, quanto accaduto lo scorso fine settimana in Italia, in particolare a Milano, con le rivolte e sommosse urbane agite da giovani e giovanissimi, con ogni probabilità provenienti dalle classi popolari. In un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul sito de Il Fatto Quotidiano il ricercatore ipotizzava che i fatti accaduti nel capoluogo lombardo potrebbero annunciare alcune novità per i prossimi anni. Quel che si è visto, per altro, era già stato in qualche modo anticipato da altre piazze italiane dell’ultimo anno: “penso ai disordini che c’erano stati a Milano in occasione delle manifestazioni per la Palestina e per Gaza; penso anche alla risposta alla morte di Abderrahim Fakir a Bologna alcuni mesi fa. Fenomeni che avevano lasciato intendere l’emergere di soggetti e gruppi di persone che si vogliono rendere protagoniste all’interno dello spazio urbano e che sembrano non essere riconducibili ai raggruppamenti, alle organizzazioni, ai soggetti, ai codici e agli appelli che in Italia sono stati tradizionalmente egemoni in forma abbastanza continuativa per decenni“, osserva Grasso nell’intervento sulla nostra emittente. “Dal punto di vista dell’iniziativa e della decisione di mobilitarsi, in parte anche delle modalità – continua – sembrano essere autonomi, originali, nuovi e lo scorso weekend, forse, determina un salto di qualità, magari non tanto nei numeri ma nel carattere estemporaneo e imprevisto di questo tipo di azioni, nella loro radicalità e nell’impatto che hanno avuto”. A conclusione dell’intervista abbiamo chiesto al nostro interlocutore di provare a tracciare alcune analogie e sottolineare, dall’altra parte, le differenze, tra quanto sta accadendo in Francia e tra quanto accaduto a Milano e – in misura minore – in altre città italiane, tenendo conto anche del fatto che nel frattempo movimenti significativi in termini di partecipazione stanno riempiendo le piazze anche di altri stati europei, come la Spagna, il Belgio o l’Albania. “Forse l’analogia più importante è il desiderio di transnazionalità, di internazionalismo, o comunque di connessione al di là delle frontiere e degli stati”, risponde Davide Grasso. “Qua in Francia – racconta – si percepisce nel fatto che molte persone chiedono cosa succede in Italia e ne sono molto contente, sono consapevoli del fatto che qualcosa avviene anche in Spagna e si menziona spesso l’Albania. In qualche modo c’è come la sensazione che sia necessario riuscire finalmente a far circolare gli appelli e la voglia di manifestare nei diversi paesi, almeno europei”. “Per il resto – osserva però Grasso – tra Francia e Italia prevalgono le differenze, come quella dell’estensione sociale e numerica delle proteste. C’è anche una differenza nel portato degli anni precedenti. Infatti, per quanto anche l’Italia abbia visto dei movimenti in questi anni, quelli francesi sono stati maggiormente di massa e hanno avuto una dialettica più diretta con le istituzioni, ma questo è caratteristico dello spazio francese”. “Quello che invece credo sia la cosa che accomuna davvero i due contesti – conclude lo studioso – è il problema, la domanda su come questo desiderio di rivolta, mobilitazione, rifiuto ma anche richiesta concreta possa da un lato tradursi in una dimensione più organizzata e che sia in grado di sedimentare e prendere una dimensione politica che non si esaurisca nel giro di qualche mese con una sconfitta o con una vittoria parziale, ma che possa essere invece qualcosa che costruisca alternativa attraverso gli anni e le diverse generazioni; dall’altro su come evitare che la destra e l’estrema destra si rafforzino in reazione a queste mobilitazioni“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Davide Grasso, ricercatore dell’Università di Torino e dell’École des hautes études en sciences sociales di Parigi, in collegamento dalla capitale francese. Ascolta o scarica.
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Mezzogiorno di fuoco, e il governo c’entra
Senza che i media diano troppo risalto al fenomeno e mentre il governo Meloni ha approvato i favolosi schemi di intesa definitiva e i relativi disegni di legge per le quattro Regioni del Nord che hanno richiesto l’autonomia, nel Meridione si manifestano numerosi segnali di rivolta sociale. La protesta che […] L'articolo Mezzogiorno di fuoco, e il governo c’entra su Contropiano.
October 22, 2026
Contropiano
LA RISPOSTA DEL GOVERNO MELONI ALLA RABBIA SOCIALE: VARATO L’ENNESIMO DL “SICUREZZA” CONTRO LE PROTESTE
Alle rivolte dei giovani delle periferie e alle mobilitazioni degli studenti il governo Meloni risponde con un’ulteriore stretta repressiva. Il Consiglio dei ministri di martedì 20 ottobre ha licenziato l’ennesimo decreto “sicurezza”. La norma estende il fermo preventivo (già introdotto dallo scorso ddl sicurezza) anche ai minorenni, inventa il reato di partecipazione violenta a una manifestazione, l’aggravante di aver utilizzato i social per organizzare una proteste, il dovere dei genitori di risarcire eventuali danni provocati dai figli minori e 500 militari in più dell’operazione “Strade sicure” nelle vie del centro di Milano. A questi le destre al governo avrebbero voluto dare poteri di polizia giudiziaria, quindi di intervento diretto in ambito civile, ma l’intervento di Mattarella avrebbe contribuito – per ora – a rinviare questo passaggio. Su Radio Onda d’Urto sono intervenuti per un commento: * Giovanni Russo Spena, giurista e costituzionalista, già senatore per Rifondazione Comunista. Ascolta o scarica * Susanna Marietti di Antigone Onlus, associazione che si occupa di carcere e diritti dei detenuti e che cura anche un Osservatorio specifico sulla Giustizia minorile.Ascolta o scarica  Nel frattempo restano in carcere 4 dei 5 maggiorenni fermati a Milano, per i quali i giudici hanno disposto l’arresto. Il quinto è agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Per quanto riguarda i minori, 10 sono rinchiusi nel carcere minorile Beccaria. Alcuni di loro verranno trasferiti altrove perché la struttura è già piena, mentre per altri è stato deciso per gli arresti domiciliari e potranno frequentare la scuola.  Due minori sono già stati trasferiti nel carcere minorile di Genova. Lo ha riferito la direzione del Beccaria a Luca Paladini, consigliere regionale lombardo di “Patto Civico” e vice-presidente della commissione carcere del Pirellone che si è recato ieri proprio al Beccaria, dove però non gli hanno fatto incontrare i ragazzi fermati. Ascolta o scarica il suo intervento su Radio Onda d’Urto
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto
CARCERE: RIVOLTE, SUICIDI, SOVRAFFOLLAMENTO E CALDO ESTREMO. “L’ESTATE E’ IL PERIODO PEGGIORE DELL’ANNO”
Carceri in rivolta. A Enna. 24 ore di proteste provocate dall’ennesimo blackout. I detenuti hanno occupato la struttura, distruggendo le telecamere di sorveglianza, prima dell’arrivo dei manganelli di polizia e carabinieri; 8 persone arrestate, mentre i restanti detenuti sono stati stipati nelle poche celle utilizzabili, 10 per cella. Altra rivolta, tra sovraffollamento e condizioni di detenzione, a Taranto e all’Ipm di Casal del Marmo a Roma, con 8 minorenni a scavalcare le recinzioni, restando appesi per ore alle reti. Il sovraffollamento, lo stop estivo di molte attività e il caldo feroce rende in queste settimane le galere un girone dantesco, che in Toscana raggiunge livelli oltre il drammatico. Il sequestro del fiorentino Sollicciano, disposto dalla Procura per le violazioni strutturali, ha spinto la Direzione delle carceri a diramare una circolare che dispone come in caso di mancanza di letti…si possono mettere brandine e materassi per terra. Situazione non dissimile anche in altri grandi carceri, come il napoletano Poggioreale, il più grande d’Italia, con 2.243 persone a fronte di 1.600 posti teorici, dato che quelli reali, tra lavori e aree chiuse, sono decisamente di meno. Oggi, lunedì 6 luglio 2026, proprio a Poggioreale ispezione dell’europarlamentare Ruotolo e del deputato Sarracino (entrambi Pd), che hanno denunciato “9 detenuti in celle per 3 persone, mentre in piena estate non funzionano nemmeno i ventilatori”. L’intervista su Poggioreale (ma non solo) con Paolo Conte di Antigone Campania. Ascolta o scarica Secondo lo stesso Ministero di Giustizia, dietro le sbarre ci sono a oggi 64.850 detenuti, a fronte di 51.267 posti regolamentari, ma quelli davvero disponibili sono molti di meno, poco più di 46mila. Il sovraffollamento medio è quindi al 140%, con condizioni limite, come Lucca, maglia nera, con il 265%. Poi il femminile di San Vittore, Lodi, Foggia e al quinto posto tra i peggiori carceri per sovraffollamento Canton Mombello, a Brescia; qui 385 persone con 181 posti e sovraffollamento al 213%. L’intervista con Marco Dotti, lavoratore sociale per la cooperativa Bessimo che opera all’interno dell’istituto carcerario bresciano. Ascolta o scarica
July 6, 2026
Radio Onda d`Urto
[2026-02-18] IRAN: La piazza non arretra @ Zazie nel metrò
IRAN: LA PIAZZA NON ARRETRA Zazie nel metrò - Via Ettore Giovenale 16, Roma (mercoledì, 18 febbraio 19:00) IRAN: LA PIAZZA NON ARRETRA Le piazze dell’Iran sono tornate a riempirsi, nonostante la repressione, nonostante gli arresti di massa e nonostante un numero altissimo e crescente di morti che segnano queste proteste con il sangue. Studenti, lavoratori, donne sfidano apertamente il potere, consapevoli dei rischi. È una mobilitazione che non arretra, che si rigenera e che continua a incrinare l’immagine di controllo totale del regime. Nelle piazze si levano slogan che colpiscono le fondamenta del regime, chiedendo la fine della dittatura religiosa, mentre continua a risuonare il grido: Donna Vita Libertà. La crisi è ormai strutturale, il regime risponde uccidendo innocenti, parlando di complotti e interferenze straniere.Le tensioni geopolitiche si intrecciano così con la crisi interna, rafforzando la linea securitaria, la stretta repressiva e alimentando una narrativa di accerchiamento che cerca di giustificare la repressione. Eppure, mentre la società si muove, l’opposizione resta divisa. All’interno agiscono reti femministe, movimenti studenteschi, sindacati indipendenti e organizzazioni legate alle minoranze etniche, in particolare curde e baluche; all’estero la diaspora è frammentata tra monarchici che fanno riferimento a Reza Pahlavi, il movimento dei Mujaheddin-e Khalq (MEK), gruppi repubblicani e forze della sinistra storica. La sfida politica decisiva è questa: trasformare la forza delle piazze — pagata a caro prezzo — in un progetto condiviso di transizione capace di andare oltre la sola caduta del regime. Ne parleremo con Parisa Nazari, interprete, mediatrice culturale e attivista, con Shiva Boroumand, attivista del movimento Donna, vita, libertà. Entrambe in prima linea a sostenere il coraggio e la resilienza delle donne iraniane.
February 15, 2026
Gancio de Roma
Reagire alla violenza razzista: Minneapolis contro l’ICE@0
La risposta nella città di Minneapolis alla violenza dell’Immigration and Customs Enforcement (detta ICE), sta riuscendo a mettere in difficoltà le incursioni delle milizie federali impegnate nei rapimenti e nelle deportazioni ai danni di persone immigrate o semplicemente razzializzate. L’omicidio di Reene Good, avvenuto il 7 Gennaio a poche centinaia di metri di distanza da dove fu ucciso George Floyd, è stato seguito il 14 Gennaio da una sparatoria ai danni di un’altra persona. Nonostante l’escalation della brutalità federale, talvolta coadiuvata dalla polizia locale, forme di organizzazione dal basso non esitano a reagire e a restituire al mittente un piccola parte di questa violenza razzista, dimostrando la capacità di adattare pratiche e strumenti di lotta ad un attacco in costante mutamento. Dopo la diretta da Chicago del 19 Dicembre torniamo a parlare con una compagna che si trova a Minneapolis per ricostruire quanto sta accadendo e inizialmente ragionare sul ruolo simbolico della città di Minneapolis nella strategia dell’Immigration and Customs Enforcement. Qui la prima parte: Proviamo, inoltre, a capire come si esprime ed evolve la reazione dei gruppi di risposta rapida contro le milizie dell’ICE, attraverso forme di acculturazione e autoformazione collettive (qui qualche spunto) e capacità di adattamento alle tattiche del nemico. Vale la pena mettere in risalto, poi, se il riflesso delle rivolte per l’omicidio di George Floyd riesca a sedimentare una generalizzata diffidenza rispetto alle relazioni con le aree progressiste istituzionali a vantaggio del rafforzamento di relazioni di comunità. Di sicuro, per effetto delle pressioni delle proteste si registrano negli ultimi anni defezioni tanto dai corpi di polizia, quanto, più di recente, dai reparti delle milizie federali: fare lo sbirro paga, ma evidentemente non abbastanza! Infine, dalla diffusione e pluralità delle azioni messe in campo arriviamo a ragionare sul ruolo dei gruppi di estrema destra e l’internità dei loro militanti negli apparati governativi impegnati nella caccia al migrante. Sebbene al potere, però, di recente l’estrema destra ha ricevuto l’accoglienza meritata nella città di Minneapolis, dove l’influencer suprematista e islamofobo Jake Lang è stato assalito dalla folla, senza avere il benché minimo spazio di agibilità o seguito. Ascolta qui la parte finale della puntata: NOTA di aggiornamento: mentre pubblichiamo questo articolo, il 24 gennaio, all’alba di una giornata di mobilitazione e di sciopero cittadino, gli agenti della Border Patrol (polizia di frontiera) hanno ucciso, forse meglio dire giustiziato, un’altra persona, il suo nome era Alex Pretti. “only good agent is a dead one”
January 26, 2026
Radio Blackout - Info
Reagire alla violenza razzista: Minneapolis contro l’ICE@1
La risposta nella città di Minneapolis alla violenza dell’Immigration and Customs Enforcement (detta ICE), sta riuscendo a mettere in difficoltà le incursioni delle milizie federali impegnate nei rapimenti e nelle deportazioni ai danni di persone immigrate o semplicemente razzializzate. L’omicidio di Reene Good, avvenuto il 7 Gennaio a poche centinaia di metri di distanza da dove fu ucciso George Floyd, è stato seguito il 14 Gennaio da una sparatoria ai danni di un’altra persona. Nonostante l’escalation della brutalità federale, talvolta coadiuvata dalla polizia locale, forme di organizzazione dal basso non esitano a reagire e a restituire al mittente un piccola parte di questa violenza razzista, dimostrando la capacità di adattare pratiche e strumenti di lotta ad un attacco in costante mutamento. Dopo la diretta da Chicago del 19 Dicembre torniamo a parlare con una compagna che si trova a Minneapolis per ricostruire quanto sta accadendo e inizialmente ragionare sul ruolo simbolico della città di Minneapolis nella strategia dell’Immigration and Customs Enforcement. Qui la prima parte: Proviamo, inoltre, a capire come si esprime ed evolve la reazione dei gruppi di risposta rapida contro le milizie dell’ICE, attraverso forme di acculturazione e autoformazione collettive (qui qualche spunto) e capacità di adattamento alle tattiche del nemico. Vale la pena mettere in risalto, poi, se il riflesso delle rivolte per l’omicidio di George Floyd riesca a sedimentare una generalizzata diffidenza rispetto alle relazioni con le aree progressiste istituzionali a vantaggio del rafforzamento di relazioni di comunità. Di sicuro, per effetto delle pressioni delle proteste si registrano negli ultimi anni defezioni tanto dai corpi di polizia, quanto, più di recente, dai reparti delle milizie federali: fare lo sbirro paga, ma evidentemente non abbastanza! Infine, dalla diffusione e pluralità delle azioni messe in campo arriviamo a ragionare sul ruolo dei gruppi di estrema destra e l’internità dei loro militanti negli apparati governativi impegnati nella caccia al migrante. Sebbene al potere, però, di recente l’estrema destra ha ricevuto l’accoglienza meritata nella città di Minneapolis, dove l’influencer suprematista e islamofobo Jake Lang è stato assalito dalla folla, senza avere il benché minimo spazio di agibilità o seguito. Ascolta qui la parte finale della puntata: NOTA di aggiornamento: mentre pubblichiamo questo articolo, il 24 gennaio, all’alba di una giornata di mobilitazione e di sciopero cittadino, gli agenti della Border Patrol (polizia di frontiera) hanno ucciso, forse meglio dire giustiziato, un’altra persona, il suo nome era Alex Pretti. “only good agent is a dead one”
January 26, 2026
Radio Blackout - Info
Reagire alla violenza razzista: Minneapolis contro l’ICE@2
La risposta nella città di Minneapolis alla violenza dell’Immigration and Customs Enforcement (detta ICE), sta riuscendo a mettere in difficoltà le incursioni delle milizie federali impegnate nei rapimenti e nelle deportazioni ai danni di persone immigrate o semplicemente razzializzate. L’omicidio di Reene Good, avvenuto il 7 Gennaio a poche centinaia di metri di distanza da dove fu ucciso George Floyd, è stato seguito il 14 Gennaio da una sparatoria ai danni di un’altra persona. Nonostante l’escalation della brutalità federale, talvolta coadiuvata dalla polizia locale, forme di organizzazione dal basso non esitano a reagire e a restituire al mittente un piccola parte di questa violenza razzista, dimostrando la capacità di adattare pratiche e strumenti di lotta ad un attacco in costante mutamento. Dopo la diretta da Chicago del 19 Dicembre torniamo a parlare con una compagna che si trova a Minneapolis per ricostruire quanto sta accadendo e inizialmente ragionare sul ruolo simbolico della città di Minneapolis nella strategia dell’Immigration and Customs Enforcement. Qui la prima parte: Proviamo, inoltre, a capire come si esprime ed evolve la reazione dei gruppi di risposta rapida contro le milizie dell’ICE, attraverso forme di acculturazione e autoformazione collettive (qui qualche spunto) e capacità di adattamento alle tattiche del nemico. Vale la pena mettere in risalto, poi, se il riflesso delle rivolte per l’omicidio di George Floyd riesca a sedimentare una generalizzata diffidenza rispetto alle relazioni con le aree progressiste istituzionali a vantaggio del rafforzamento di relazioni di comunità. Di sicuro, per effetto delle pressioni delle proteste si registrano negli ultimi anni defezioni tanto dai corpi di polizia, quanto, più di recente, dai reparti delle milizie federali: fare lo sbirro paga, ma evidentemente non abbastanza! Infine, dalla diffusione e pluralità delle azioni messe in campo arriviamo a ragionare sul ruolo dei gruppi di estrema destra e l’internità dei loro militanti negli apparati governativi impegnati nella caccia al migrante. Sebbene al potere, però, di recente l’estrema destra ha ricevuto l’accoglienza meritata nella città di Minneapolis, dove l’influencer suprematista e islamofobo Jake Lang è stato assalito dalla folla, senza avere il benché minimo spazio di agibilità o seguito. Ascolta qui la parte finale della puntata: NOTA di aggiornamento: mentre pubblichiamo questo articolo, il 24 gennaio, all’alba di una giornata di mobilitazione e di sciopero cittadino, gli agenti della Border Patrol (polizia di frontiera) hanno ucciso, forse meglio dire giustiziato, un’altra persona, il suo nome era Alex Pretti. “only good agent is a dead one”
January 26, 2026
Radio Blackout - Info