Lasciare casa per GazaSULLA CONSIDERAZIONE FEMMINISTA CHE “TRADIZIONALMENTE GLI UOMINI HANNO LASCIATO
CASA PER FARE LA GUERRA; È TEMPO CHE LE DONNE ESCANO DALLA CASA PER COSTRUIRE LA
PACE”, È STATO MESSO SU A BRUXELLES UN CAMPO DI DONNE CONTRO IL GENOCIDIO IN
PALESTINA. UNA SETTIMANA DI ASSEMBLEE, DIBATTITI, VITA COMUNITARIA E INIZIATIVE
IN TRE LINGUE DIVERSE: SPAGNOLO, INGLESE E FRANCESE. PER POTER FARE CIÒ SI È
PENSATO INNANZITUTTO A UN ACCAMPAMENTO, CON UNA VENTINA DI TENDE, CHE
VISIVAMENTE RAPPRESENTASSE LA SITUAZIONE ABITATIVA DI GAZA RISTRETTA IN UN
IMMENSO CAMPO PROFUGHI, PIENO DI TENDE E DI INSEDIAMENTI PRECARI. DUE COSE SONO
CERTE: LA QUESTIONE PALESTINESE È ENTRATA FORTEMENTE NEI MOVIMENTI FEMMINISTI.
IL PACIFISMO FEMMINISTA HA UN ENORME PATRIMONIO DI PRINCIPI E PRATICHE PER
CONTRIBUIRE ALLE POLITICHE DI DISARMO E AL RIPRISTINO DEL DIRITTO
Per gentile concessione di Silvia Benacchio
Questo articolo fa parte di Voci di pace (a cura di Bruna Bianchi)
--------------------------------------------------------------------------------
Dal 10 al 18 ottobre scorso si è tenuta a Bruxelles l’iniziativa Lasciare casa
per Gaza, un evento promosso da Wilpf Spagna che ha visto la partecipazione di
donne della Wilpf1 e delle Donne in Nero di diverse località spagnole e di altri
stati europei. Oltre al campo di pace montato in prossimità del Parlamento
europeo, le organizzatrici di Lasciare casa per Gaza hanno promosso una
settimana di assemblee, dibattiti e iniziative aperte al pubblico, con
l’obiettivo di esortare le istituzioni europee a promuovere interventi umanitari
a Gaza e provvedimenti sanzionatori nei confronti di Israele. Le iniziative
pubbliche realizzate hanno visto la partecipazione di parlamentari europee/i,
giuriste/i, relatrici/relatori speciali Onu, nonché di donne palestinesi e
israeliane. Il tutto culminato nella imponente catena umana che il 18 ottobre ha
circondato il Parlamento e Place du Luxenburg, intonando slogan e canzoni.
Particolarmente apprezzati sono stati gli interventi della ministra spagnola
Yolanda Diaz – che ha lanciato l’idea di una conferenza internazionale di pace
sulla Palestina per il 2026 – e del relatore speciale Onu Pedro Arrojo, che ha
descritto gli effetti della privazione dell’acqua usata da Israele come arma
genocidaria. Quando si è svolta l’iniziativa era stato da poco firmato l’accordo
di Sharm el Sheikh, e non sono mancate le manifestazioni di criticità sui
contenuti del documento, di cui si è ampiamente discusso nelle assemblee.
Abbiamo chiesto a Silvia Benacchi (Donne in Nero di Padova), Enrica Lomazzi e
Laura Marcheselli (Wilpf Italia) di raccontarci la loro partecipazione a
Lasciare casa per Gaza.2
--------------------------------------------------------------------------------
Per gentile concessione di Silvia Benacchio
--------------------------------------------------------------------------------
Come si è svolto l’evento? Quali sono state le vostre impressioni
sull’atmosfera, gli scambi di idee e di esperienze durante quelle giornate?
[SB] Lasciare casa per Gaza è l’iniziativa che si è tenuta dal 10 al 18 ottobre
a Bruxelles e a cui ho partecipato, in rappresentanza delle Donne in Nero di
Padova. L’evento, che ha visto la numerosa partecipazione di donne appartenenti
alla Wilpf e alle Donne in Nero di alcune località spagnole, nonché di alcune
rappresentanti delle stesse organizzazioni di altri stati europei, si è
articolato in un “campo” di pace settimanale e altre iniziative pubbliche e
aperte al pubblico, finalizzate a porre in essere azioni di sollecitazione e di
invito alle istituzioni europee affinché assumessero provvedimenti di aiuto
umanitario nei confronti della popolazione di Gaza e sanzionatori verso lo stato
di Israele.
[EL] L’evento è stato organizzato molto bene dalla Wilpf Spagna che ha ottenuto
da una chiesa di Bruxelles uno spazio esterno dove sono state montate una
trentina di tende da campeggio. L’atmosfera è stata molto positiva,
coinvolgente, anche gioiosa malgrado si dovesse parlare di un genocidio
perpetuato dal governo israeliano a Gaza. Tutte le partecipanti avevano
esperienze militanti sulla Palestina in termini di realizzazione di progetti in
loco, organizzazione di manifestazioni nei paesi di provenienza, raccolta fondi,
dibattiti sulla questione.
[LM] L’evento si è svolto in uno spazio che consisteva in un’area esterna, dove
sono state piantate le tende e in un’ampia biblioteca in cui si svolgevano le
assemblee e gli incontri con ospiti esterni/e. C’era anche una caffetteria in
cui si pranzava e dove si sono svolti diversi momenti conviviali come la cena
dell’ultimo sabato, preparata da due ospiti, una palestinese e una
israeliana. L’atmosfera, molto cordiale e rilassante, grazie alla bravura delle
compagne spagnole, ha consentito un’interazione senza inibizioni: ci si
ascoltava reciprocamente con attenzione e rispetto. La maggior parte delle
partecipanti erano visibilmente attiviste di lungo corso che lavoravano sul tema
della Palestina già da molto prima del 7 ottobre.
Quali sono state le ragioni che hanno motivato la scelta di organizzare un campo
di pace fuori dal Parlamento Europeo? E quali le specificità della prospettiva
femminista emersa da quelle giornate in relazione alla situazione nella Striscia
di Gaza?
[SB] Sulla considerazione femminista che “tradizionalmente gli uomini hanno
lasciato casa per fare la guerra; è tempo che le donne escano dalla casa per
costruire la pace”, le donne delle Wilpf e delle Wib3 avevano deciso ancor prima
dell’accordo di Sharm el Sheikh di portare all’attenzione dell’Unione europea la
situazione della striscia di Gaza richiedendo, in primis, il cessate il fuoco
permanente da parte dell’esercito israeliano e una giusta e duratura pace nella
terra di Palestina, inoltre il rispetto del diritto internazionale e la fine
della complicità nel genocidio, nei crimini e nella violazione dei diritti umani
commessi da Israele. Per poter fare ciò si è pensato innanzitutto a un
accampamento che visivamente rappresentasse la situazione abitativa della
striscia ristretta in un grande campo profughi, pieno di tende e di insediamenti
precari: di qui l’allestimento di un accampamento di oltre una ventina di tende
dove hanno alloggiato le donne riunite, in prossimità del Parlamento Europeo.
[EL] L’evento è stato concepito quando non vi era in prospettiva alcuna
possibilità di cessate il fuoco. Quando si è realizzato vi era stato da pochi
giorni l’accordo sulla tregua ma comunque si è ritenuto necessario mantenere
l’attenzione sulle vicende di Gaza. L’obiettivo era di porre la questione con
forza alle istituzioni europee e per questo si sono svolte numerose
manifestazioni davanti al Parlamento europeo e alle sedi della UE. Ci siamo
anche unite a una manifestazione organizzata da lavoratori della UE che si
svolge una volta alla settimana. La pace è il mandato che la Wilpf porta in
tutte le istanze, essendo un’associazione di donne nata nel corso della prima
guerra mondiale, che si è sempre dichiarata contro tutte le guerre e per il
disarmo generale e recentemente in particolare contro il nucleare sia bellico
che civile. Gli attacchi di Israele inoltre colpiscono in modo particolare donne
e bambini, e la preclusione al cibo è una pratica ignobile che colpisce la
popolazione più fragile.
[LM] L’atteggiamento pilatesco, anzi palesemente complice dell’Ue e della gran
parte dell’Occidente nel genocidio a Gaza, ci ha spinto a chiedere con forza un
cambio di rotta da parte delle istituzioni europee. D’altra parte la ragione
d’essere di Wilpf è proprio quella di contrastare la guerra e agire per la
risoluzione dei conflitti attraverso la mediazione e la diplomazia. Il ruolo
delle donne è stato ben delineato nella risoluzione 1325 dell’ONU, intitolata
Donne, pace e sicurezza, adottata il 31 ottobre 2000. È stata il primo documento
del Consiglio di Sicurezza dell’Onu a riconoscere l’impatto dei conflitti armati
sulle donne. La risoluzione chiede: di coinvolgere le donne in modo paritario
nella prevenzione dei conflitti, nei processi di pace e nella politica di
sicurezza; di proteggere le donne durante e dopo i conflitti in particolare
dalla violenza sessualizzata basata sul genere; di tenere conto della
prospettiva di genere durante gli interventi umanitari; di formare chi opera nel
mantenimento della pace, in particolare per quanto riguarda i diritti e le
necessità specifiche delle donne.
Molti soggetti hanno sostenuto e preso parte all’iniziativa, di cui purtroppo
non si è quasi per nulla parlato in Italia.
[SB] Nella settimana trascorsa si sono svolte assemblee pressoché quotidiane,
che hanno visto anche la partecipazione di vari parlamentari europei, esperti,
giuristi, relatori speciali ONU, nonché di donne palestinesi e israeliane.
Infine vi sono state le manifestazioni esterne di sensibilizzazione territoriale
davanti al Parlamento, culminate il giorno 18 con una grande catena umana che ha
cinto la stessa istituzione e la prospiciente Place du Luxenburg, lanciando
slogan e canzoni significative, immancabile la nostra Bella ciao.
[EL] È stato nostro compito far circolare l’informazione nei movimenti pro
palestinesi e in genere delle organizzazioni contro la guerra come Stop Rearm
Europe e altre pacifiste. Naturalmente i media istituzionali si sono ben
guardati dal segnalare l’evento.
[LM] Non possiamo meravigliarci del fatto che i nostri media, sempre proni di
fronte al potere, così come la politica italiana, ormai apertamente autoritaria
e antidemocratica, cerchino di oscurare in ogni modo qualunque voce che vada
contro la scelta bellicista del nostro paese che punta al riarmo e alla
riconversione dell’economia in economia di guerra. Caso mai dobbiamo chiederci
perché le voci di sinistra siano così flebili nel nostro paese. Forse perché il
peso della propaganda filo-israeliana è molto forte anche all’interno del
Partito Democratico.
L’iniziativa di Bruxelles si inserisce all’interno di una costante attività di
denuncia e mobilitazione della Wilpf su quanto sta accadendo in Palestina. Il
campo di pace di ottobre aprirà nuove possibilità di sinergie con altre realtà
impegnate nel sostegno al popolo palestinese?
[SB] Un’altra cosa che ha fatto apprezzare l’iniziativa è stata la linea e il
dialogo comune di tutte le donne presenti, che seppure provenienti da stati,
realtà, percorsi e lingue diversi, erano tutte molto unite in comuni “parole
d’ordine” e considerazioni condivise: sebbene nelle assemblee e incontri si
parlassero normalmente tre lingue diverse – spagnolo, inglese e francese – dove
finiva l’intervento di una partecipante iniziava quello dell’altra e tutte hanno
concordato sulle stesse conclusioni. Ossia che era più che mai necessario fare
unitamente pressione sugli stati di appartenenza affinché si attivassero
fattivamente a porre fine al genocidio palestinese, a dare sostegno umanitario e
porre fine alla carestia in atto, a sanzionare e interrompere i rapporti con
Israele, compreso l’accordo di associazione europeo, sino al completo cessate il
fuoco e all’instaurazione di una giusta pace, a dare impulso a una giustizia
riparativa, dissuadendo Israele dal proseguire nella sua politica coloniale e di
occupazione, in tutti i territori palestinesi.
[EL] Ci adoperiamo sempre perché ciò avvenga e partecipiamo a tutti gli eventi
che avvengono in Italia anche organizzati da altre realtà. Continuiamo, per
quello che è possibile a implementare progetti nella striscia con l’aiuto della
Chiesa valdese.
[LM] Sicuramente sì. Wilpf partecipa sempre alle iniziative promosse da altre
realtà che sui territori sono impegnate nel sostegno della causa palestinese.
L’attuale situazione mondiale, il disprezzo per il diritto internazionale e il
consenso generalizzato a un’idea di sicurezza armata lasciano presagire scenari
foschi per il futuro. Quali sono gli spazi che il movimento pacifista femminista
può aprire per proporre una politica di disarmo e ripristino del diritto
umanitario?
[SB] Di particolare rilievo sono state, a mio parere, alcune partecipazioni che
si sono svolte nel corso dell’evento, quali: la visita al Parlamento con
l’accoglienza da parte di alcuni parlamentari, per lo più parlamentari spagnole,
e la conferenza stampa congiunta che ne è seguita; la visita all’accampamento e
la partecipazione all’assemblea delle donne da parte di parlamentari europee e
politiche spagnole, peraltro giuriste-avvocate (Estrella Galan, Ana Miranda,
Irene Montero, parlamentari; Teresa Ribera, vice presidente esecutiva della
commissione europea; Yolanda Diaz, vice presidente e ministra del governo
spagnolo), che hanno trattato della situazione attuale di Gaza e di quanto si
dovrebbe fare da parte europea per il ripristino della legalità e dei diritti
umani del popolo palestinese; la partecipazione e gli interventi dei
relatori/relatrici speciali Onu, che si occupano di diritti umani e di crisi
idrica e igienico sanitaria nella striscia di Gaza (Francesca Albanese,
collegatasi on line e Pedro Arrojo intervenuto in presenza).
[EL] Ritengo che iniziative come quella del campo siano molto importanti per
mantenere viva l’attenzione su Gaza. Un’altra iniziativa che a mio avviso è
stata assai determinante per l’avvio della tregua è stata quella della
flottiglia. A questo proposito è stato molto interessante sentire il racconto
che una femminista belga ci ha fatto sulla sua esperienza sia durante la
navigazione che poi quando è stata fermata insieme ad altri ed altre con modi a
dir poco bruschi dai soldati israeliani e incarcerata per alcuni giorni in un
carcere nel deserto con pochissimi viveri a disposizione e molto affollamento.
Ci ha raccontato della forte reazione delle donne arrestate che sono sempre
state unite e non si sono perse d’animo. Dobbiamo anche insistere sulla
partecipazione delle donne ai processi di pace, perché il nostro sguardo è
senz’altro rivolto all’abbandono delle armi e alla creazione di un mondo senza
più guerre.
[LM] La domanda è davvero cruciale. Quello che possiamo notare è che la
questione palestinese è entrata nell’agenda di altri movimenti femministi, come
Nonunadimeno in Italia; inoltre, il protagonismo delle giovani palestinesi della
diaspora, all’interno delle associazioni palestinesi, fa pensare che il discorso
femminista avrà uno spazio di manovra sempre maggiore nel prossimo futuro.
È ancora possibile immaginare una mobilitazione femminista globale in favore
della pace al di là dei nazionalismi e del clima generale di paura generato
dalla minaccia del ritorno del nucleare, mai come ora così vicina?
[SB] I lavori dell’iniziativa si sono conclusi il 18 ottobre con l’intento di
mantenere alta la pressione popolare sui governi e sull’Ue per giungere a una
“pace giusta”, accompagnata da un serio piano di ricostruzione e reinserimento
dei palestinesi e da una giustizia riparativa che veda Israele e i suoi complici
comparire davanti alla Corte Internazionale Penale, per rispondere dei crimini
commessi e pagarne le dovute conseguenze personali e patrimoniali. Inoltre le
donne presenti si sono lasciate con la promessa di contribuire ad attivare una
conferenza internazionale di pace per la Palestina, al fine di far passare il
messaggio che la pace per il popolo palestinese deve essere un obbiettivo di
tutti i paesi (e non solo di quelli coinvolti nell’accordo di Sharm el Sheikh)
perché il destino dei popoli deve vedere la partecipazione di tutti e la presa
in carico di tutti. A chiusura dei lavori una lunga catena umana ha racchiuso il
Parlamento europeo prima, e Place de Luxemburg poi, in una grande catena
femminista che invocava una pace giusta per tutta la Palestina.
[EL] Sarebbe bellissimo e credo non irrealizzabile. La Wilpf ha sezioni in quasi
tutti i paesi del mondo e potrebbe essere motrice di una tale iniziativa.
[LM] Con l’ottimismo della volontà risponderei decisamente di sì. Lo vediamo
nelle discussioni anche all’interno di Wilpf Internazionale, dove donne russe e
ucraine, azere e armene tengono aperta una disponibilità all’ascolto delle
ragioni dell’altra, nonostante la torsione verso la guerra che sta oscurando
molte coscienze nell’Europa del nord (Svezia, Finlandia, Paesi Baltici, tanto
per citarne alcuni).
--------------------------------------------------------------------------------
1 Women International League for Peace and Freedom.
2 Le interviste sono state condotte fra il 31 ottobre e il 24 novembre 2025. A
tutte e tre le intervistate va il nostro ringraziamento per il prezioso
contributo e la disponibilità.
3 Women in Black.
--------------------------------------------------------------------------------
Foto di WILPF España:
--------------------------------------------------------------------------------
L'articolo Lasciare casa per Gaza proviene da Comune-info.