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La nave Oyvon soccorre 65 persone, quasi la metà minori non accompagnati
Il team di Medici Senza Frontiere a bordo della nave di ricerca e soccorso Oyvon ha soccorso 65 persone, in due diverse operazioni avvenute il 16 ottobre. Quasi la metà sono minori non accompagnati; uno di loro ha appena 8 anni. “Le persone erano esauste e mostrano i segni delle sofferenze subite. Alcune presentano cicatrici compatibili con episodi di violenza ripetuta” afferma Claire San Filippo, responsabile di MSF per le attività di ricerca e soccorso a bordo di Oyvon. Originari dell’Eritrea, del Mali, del Sudan, della Somalia, della Nigeria e del Sud Sudan, tutti i sopravvissuti erano partiti dalla Libia. Entrambi i soccorsi, il primo di 37 persone e il secondo di 28, sono stati effettuati da gommoni non idonei alla navigazione. Le persone soccorse sono sbarcate ad Augusta, il porto sicuro assegnato dalle autorità.       Medecins sans Frontieres
October 19, 2026
Pressenza
La nave Oyvon di Medici Senza Frontiere soccorre 31 persone
Oggi il team di Medici Senza Frontiere (MSF) a bordo dell’Oyvon ha soccorso 31 persone. “Abbiamo temuto che i naufraghi venissero respinti in Libia” dichiara Chiara Milanese, capo progetto di MSF. Dopo aver fatto salire tutte le persone a bordo della Oyvon, l’equipaggio ha visto arrivare alcune motovedette, che hanno raggiunto l’imbarcazione su cui viaggiavano le persone soccorse e le hanno dato fuoco. Tra i naufraghi ci sono 6 donne e 12 minori, 9 dei quali non accompagnati. La maggior parte è originaria dell’Eritrea. L’Oyvon è diretta a Catania, il porto di sbarco che le è stato assegnato. “Le persone soccorse in mare non dovrebbero essere rimpatriate in Libia, dove corrono rischi molto gravi, tra cui estorsioni, detenzioni arbitrarie, violenze e sfruttamento” aggiunge Milanese di MSF. Medecins sans Frontieres
September 20, 2026
Pressenza
CPR – Medici indagati: MSF chiede alla Procura di Ravenna di acquisire il Giuramento di Ippocrate
Medici Senza Frontiere (MSF) ha deciso di rivolgersi alla Procura di Ravenna per chiedere che il Giuramento di Ippocrate venga acquisito agli atti dell’inchiesta, a richiamo dei principi di indipendenza e responsabilità che guidano la professione medica. “Con questo gesto simbolico esprimiamo la nostra solidarietà ai colleghi e colleghe indagati e ribadiamo che un medico debba sempre agire secondo scienza e coscienza, nell’interesse esclusivo della salute delle persone” dichiara Chiara Montaldo, infettivologa e responsabile medica di MSF. “Primum non nocere”, prima di tutto non nuocere, è il principio cardine della pratica medica. I CPR sono luoghi in cui il diritto alla salute è sistematicamente compromesso e rappresentano un sistema patogeno, dove le persone si ammalano, si suicidano e i diritti vengono sistematicamente calpestati. È indispensabile che ai medici venga riconosciuta la libertà di svolgere il proprio ruolo senza condizionamenti, curando e tutelando ogni persona, indipendentemente dalla sua condizione, mettendo la salute al centro di ogni decisione clinica”. MSF segue e denuncia da anni le condizioni delle persone trattenute nei CPR in Italia. Nel 2025, insieme alle organizzazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione, MSF ha visitato diversi CPR sul territorio nazionale, osservando le condizioni di vita e di salute delle persone trattenute. Da questo lavoro è nato un rapporto che documenta le criticità del sistema e l’impatto della detenzione sulla salute. MSF ha inoltre sottoscritto l’appello promosso dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni sul ruolo e sull’autonomia dei medici nei CPR. Questa esperienza si inserisce nel lavoro che l’organizzazione porta avanti da oltre 20 anni anche in altri Paesi, da Malta alla Grecia, dalla Libia a Nauru, dove ha documentato le gravi conseguenze della detenzione amministrativa delle persone migranti sulla salute fisica e mentale.   Medecins sans Frontieres
September 17, 2026
Pressenza
Il 6 settembre “Torino corre verso Gaza”
Torino corre verso Gaza. Torino corre per la libertà e l’autodeterminazione del popolo palestinese. Torino corre perché non c’è pace senza giustizia. Domenica 6 settembre a Torino è organizzata la Run To Gaza una camminata corsa non competitiva in sostegno della popolazione gazawi. L’iniziativa è promossa da Uisp Torino, Arci Torino, Torino per Gaza, Global Sumud Italia, Freedom Flottilia, Emergency, e Azeytouna – L’Olivo di Torino, con il patrocinio della Città di Torino. Tutto il ricavato sarà destinato a Emergency e Medici Senza Frontiere, a sostegno dei loro interventi in Palestina. Con le parole degli organizzatori la Run To Gaza vuole essere “non solo una corsa non soltanto una raccolta fondi ma un momento di mobilitazione capace di unire sostegno umanitario, consapevolezza denuncia e impegno politico”… A Gaza non c’è solo un’emergenza sanitaria. E’ il luogo nel quale la crisi del diritto imnternazionale, l’impunità e il silenzio della comunità internazionale mostrano oggi il loro volto più drammatico. Ridurre tutto a un’emergenza senza cause significherebbe cancellare la storia e rendere invisibili le responsabilità politiche.” Il ritrovo sarà per le 9 al Parco del Valentino, si proseguirà per i Murazzi, corso San Maurizio per giungere in piazza della Repubblica. Per iscriversi è necessario compilare il form. È possibile effettuare il percorso correndo o camminando. Sarà possibile partecipare anche in situazioni di mobilità ridotta o con carrozzine, passeggini, cani al guinzaglio. Ma la giornata non finisce qui. Al Bunker Wake in via Paganini 0/200 alle ore 18.30 inizierà “Voice of Gaza” una serata di musica, spettacolo e condivisione con la Palestina a fare da filo conduttore. Tra gli ospiti che hanno già confermato la loro presenza: Cheb Bachir, Afrodream, Max Casacci – Earthphonia Live, Kalergi Kids, Marmellata Set, Luca Morino & VoodooFolk Orkestra, Collettivo Sinapsi, Emiliano Comollo, Enea Pascal. La serata ospiterà anche un estratto da “Questa terra è la tua terra”, lo spettacolo-canzone di Carsico, con Roberta Lanave e Simone Pozzi, introdotto dalle Veiled Spies. Il biglietto lo si può acquistare qui, volendo si può acquistare anche il biglietto sospeso, in questo caso è necessario comunicare quali sono quelli sospesi scrivendo a vanchiglietta.bocciofila@gmail.com Sara Panarella
September 1, 2026
Pressenza
La nave Oyvon di Medici senza Frontiere salva 18 persone
Stamattina, 18 persone sono state salvate in acque internazionali da un’imbarcazione in fiberglass alla deriva e non idonea alla navigazione. 11 dei sopravvissuti sono minori non accompagnati, tra cui una giovane donna. Sono stati tutti portati in salvo a bordo della Oyvon e stanno ricevendo cure mediche dal nostro team. I superstiti erano in mare da oltre un giorno. La maggioranza delle persone tratte in salvo proviene dall’Eritrea. Medecins sans Frontieres
August 31, 2026
Pressenza
Gaza, MSF su archiviazione inchieste: “Questa non è giustizia”
Medici Senza Frontiere (MSF) condanna con fermezza la decisione dell’Avvocatura Generale Militare israeliana (MAG) di archiviare, senza aprire alcuna indagine penale, i casi presentati da MSF per una revisione: i numerosi attacchi contro un convoglio di MSF avvenuti a Gaza City nel novembre 2023, che hanno causato la morte di 2 persone e l’attacco del febbraio 2024 contro un alloggio di MSF a Khan Younis, che ha ucciso 2 persone e ne ha ferite altre 6. Purtroppo, questa decisione non sorprende. Le risposte delle autorità arrivano quasi due anni dopo la richiesta di revisione presentata da MSF, a cui è seguito un ricorso presso l’Alta Corte di Giustizia israeliana per contestare la mancata risposta alle richieste formali dell’organizzazione. Questa non è giustizia. Due anni di silenzio, seguiti da archiviazioni che sollevano più interrogativi di quanti ne risolvano, sono inaccettabili. Tuttavia, rappresentano l’esito prevedibile di un apparato militare che indaga su sé stesso: un sistema che ha dimostrato di non essere disposto a rispondere alla portata delle violazioni che potrebbero configurare crimini di guerra commessi a Gaza. Membri dello staff di MSF e loro familiari hanno perso la vita. I loro nomi sono noti. Le loro posizioni erano state condivise. I loro veicoli erano chiaramente identificabili. MSF ha sempre sostenuto che tutti gli elementi indicano una chiara responsabilità dell’esercito israeliano negli attacchi che li hanno uccisi. Eppure, coloro che sono responsabili della loro morte hanno deciso di non avviare alcuna indagine penale. Con questa decisione, l’Avvocatura Generale Militare israeliana ha chiarito che non vi è alcuna prospettiva di assunzione di responsabilità all’interno del sistema giuridico israeliano per l’uccisione del personale di MSF, proprio come non vi è stata alcuna assunzione di responsabilità per il genocidio in corso perpetrato da Israele contro i palestinesi. Da ottobre 2023, un totale di 15 membri del personale di MSF sono stati uccisi a Gaza dalle forze israeliane. Si tratta solo di una parte dei 1.700 operatori sanitari che sono stati uccisi in quel periodo. Le forze israeliane continuano a uccidere civili impunemente, come dimostrano chiaramente queste decisioni della MAG. La decisione di “archiviare” questi episodi deve essere compresa nel giusto contesto: a Gaza sono state uccise decine di migliaia di palestinesi. Le strutture sanitarie sono state distrutte. I convogli umanitari sono stati colpiti. Giornalisti, personale medico, personale delle Nazioni Unite e operatori umanitari sono stati uccisi in numero senza precedenti in qualsiasi conflitto recente. MSF ribadisce quanto affermato sin dall’inizio di questa violenza: non esiste alcun obiettivo militare che giustifichi il sacrificio indiscriminato di civili. E non esiste alcuna indagine militare interna che possa sostituirsi a un’autentica, indipendente e imparziale assunzione di responsabilità. Chiediamo che i casi che coinvolgono i nostri colleghi siano esaminati da un organo investigativo imparziale. Ai colleghi che abbiamo perso e agli innumerevoli civili e operatori e operatrici umanitari che hanno perso la vita a Gaza: non permetteremo che le vostre morti vengano archiviate come incidenti procedurali inevitabili. Meritavate protezione. Meritate giustizia.     Medecins sans Frontieres
August 20, 2026
Pressenza
Il problema sanitario numero uno in Palestina è l’occupazione israeliana
del Dott. Javid Abdelmoneim,  Al Jazeera, 19 luglio 2026.   Sia a Gaza che in Cisgiordania, le politiche israeliane stanno devastando la salute dei palestinesi con conseguenze letali. Un bambino ferito riceve cure in un ospedale di Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale, il 7 luglio 2026, dopo un attacco israeliano alla zona costiera di al-Mawasi. [Bashar Taleb/AFP] In tutta la Palestina, l’effetto cumulativo delle azioni di Israele sulla popolazione palestinese dal 7 ottobre 2023 è evidente: hanno minato la capacità dei palestinesi di condurre una vita dignitosa e sana. Questo va detto chiaramente. Le politiche applicate nella Striscia di Gaza e la traiettoria degli eventi osservata nella Cisgiordania occupata indicano il più ampio progetto israeliano di colonizzazione della Palestina attraverso l’occupazione. Sono passati più di 1.000 giorni da quando è iniziato il genocidio israeliano a Gaza, e la punizione collettiva dei palestinesi continua ancora oggi. Nel contesto di un cosiddetto cessate il fuoco, il mondo si è abituato a vedere i palestinesi mutilati e uccisi quotidianamente nelle loro tende, negli ospedali e per la strada. La parola «cessate il fuoco» ha perso ogni significato. Mentre scrivo queste righe, il numero delle vittime continua a crescere, così come il disinteresse verso la situazione catastrofica a Gaza, il fallimento politico più eclatante degli ultimi decenni a livello mondiale. Giugno è stato il mese più sanguinoso dall’inizio della tregua, avvenuto in ottobre. Al 18 luglio, Israele ha ucciso 1.144 palestinesi e ne ha feriti 3.703 da quando è stata annunciata la tregua, aggiungendosi al bilancio delle vittime dall’inizio della guerra, che ha superato le 73.200 unità. Israele sta espandendo il controllo militare sulla Striscia con la sua “Linea Gialla” che continua a spostarsi costantemente verso ovest. L’espansione mette chiunque si avvicini alla linea – spesso mentre cerca semplicemente di raggiungere i propri rifugi, raccogliere legna da ardere o procurarsi del cibo – a rischio di essere colpito. Ma non si tratta solo di violenza. Man mano che la «Linea Gialla» si sposta, comprime più di due milioni di persone in appena un terzo della Striscia. Questo non è un caso. Crea condizioni di estremo sovraffollamento in cui le malattie si diffondono facilmente e i bisogni primari rimangono insoddisfatti. Ne vediamo le conseguenze nelle nostre cliniche: infezioni respiratorie, malattie della pelle e malattie diarroiche, causate dalla mancanza di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari e dalle condizioni di vita disumane. Anche la Cisgiordania ha subito una profonda e violenta trasformazione dal 7 ottobre 2023. Il governo israeliano, l’esercito e i coloni sostenuti dallo stato hanno accelerato la pulizia etnica, il furto di terre, l’espropriazione, la frammentazione territoriale e lo strangolamento economico, erodendo ulteriormente la presenza e la continuità palestinese. I palestinesi vengono braccati nelle loro case, nelle scuole e sulle loro terre, mentre gli aggressori godono di totale impunità. A Nablus e Hebron accogliamo pazienti affetti da traumi e depressione legati alla crescente violenza e alle restrizioni alla libertà di movimento, che ostacolano ogni aspetto della loro vita, compreso il raggiungimento di un ospedale. Israele ha continuato a ostacolare sistematicamente l’accesso all’assistenza sanitaria in Cisgiordania e ha deliberatamente smantellato il sistema sanitario a Gaza. Operatori sanitari, pazienti, ambulanze e ospedali sono stati tutti presi di mira. Il 26 ottobre 2024, durante un raid all’ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza, il dottor Mohammed Obeid, un chirurgo che lavora per Medici Senza Frontiere (nota anche con l’acronimo francese MSF), è stato arrestato insieme ad altre 57 persone. È uno degli oltre 95 operatori sanitari palestinesi che rimangono detenuti dalle forze israeliane. Ad oggi, Obeid rimane in una prigione israeliana senza alcuna accusa. Continuiamo a chiedere il suo rilascio incondizionato e immediato. Il genocidio ha decimato il personale sanitario a Gaza e ci vorranno anni per sostituirlo. Almeno 1.700 operatori sanitari sono stati uccisi dall’ottobre 2023, tra cui 15 membri del nostro team di MSF. Nessuno è al sicuro a Gaza. L’accesso dei palestinesi all’assistenza sanitaria è stato ulteriormente limitato da quando, a gennaio, le autorità israeliane hanno revocato la registrazione a 37 organizzazioni umanitarie. Israele ci impedisce di far entrare a Gaza e in Cisgiordania il personale internazionale e i rifornimenti di cui c’è un bisogno urgente. Sebbene alcuni aiuti umanitari siano entrati a Gaza, non sono sufficienti. Queste restrizioni arbitrarie fanno parte di una politica punitiva di lunga data da parte di Israele nei confronti del popolo palestinese e delle organizzazioni che cercano di aiutarlo. Che sia attraverso la violenza diretta, lo smantellamento del sistema sanitario o l’ostacolo agli aiuti umanitari, l’induzione della carestia, l’uso dell’acqua come arma, l’aumento dei livelli di prematurità e mortalità tra i neonati e gli alti tassi di aborto spontaneo, o il rifiuto delle cure, Israele sta distruggendo la salute dei palestinesi. Da dove mi trovo, è chiaro: il problema sanitario numero uno in Palestina è l’occupazione israeliana. I metodi di Israele sono ormai accettati. I leader mondiali hanno normalizzato la condotta di Israele. Attraverso il sostegno politico, gli aiuti militari o il silenzio, hanno permesso il proseguimento delle sue politiche. La situazione è intollerabile. A Gaza, il genocidio continua, e in Cisgiordania la pulizia etnica accelera. È urgentemente necessario un drastico cambiamento di politica, che dia priorità alla dignità dei palestinesi e alla protezione dei civili, garantisca un accesso umanitario senza ostacoli e chiami tutti i governi a rispondere delle proprie azioni. Senza tale cambiamento, i prossimi 1.000 giorni porteranno il protrarsi dell’attuale realtà devastante, che costerà altre vite palestinesi Il dott. Javid Abdelmoneimè il presidente internazionale di Médecins Sans Frontières (MSF). Nel 2024 ha lavorato come medico di pronto soccorso a Gaza, principalmente presso l’ospedale Nasser. https://www.aljazeera.com/opinions/2026/7/19/the-number-one-health-issue-in-palestine-is-the-israeli-occupation Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
July 19, 2026
Assopace Palestina
Palestina è anche poesia
Oggi: una poesia di Zineb Saaid Anbamed: aggiornamenti 8 e 9 maggio Roberto Seghetti sulla seconda Flottilla Majd Jawad sulle Guardie della notte in Cisgiordania Alessio Giordano: una palestra… Flavio Novara: attacco alla sanità Claudia Carpinella: le confessioni dei soldati IDF Shatha Yaish su espulsioni da Gerusalemme ROdU sui sequestrari flottilla in Israele Alessia Grossi su Sanchez e Albanese Kate