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Il problema sanitario numero uno in Palestina è l’occupazione israeliana
del Dott. Javid Abdelmoneim,  Al Jazeera, 19 luglio 2026.   Sia a Gaza che in Cisgiordania, le politiche israeliane stanno devastando la salute dei palestinesi con conseguenze letali. Un bambino ferito riceve cure in un ospedale di Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale, il 7 luglio 2026, dopo un attacco israeliano alla zona costiera di al-Mawasi. [Bashar Taleb/AFP] In tutta la Palestina, l’effetto cumulativo delle azioni di Israele sulla popolazione palestinese dal 7 ottobre 2023 è evidente: hanno minato la capacità dei palestinesi di condurre una vita dignitosa e sana. Questo va detto chiaramente. Le politiche applicate nella Striscia di Gaza e la traiettoria degli eventi osservata nella Cisgiordania occupata indicano il più ampio progetto israeliano di colonizzazione della Palestina attraverso l’occupazione. Sono passati più di 1.000 giorni da quando è iniziato il genocidio israeliano a Gaza, e la punizione collettiva dei palestinesi continua ancora oggi. Nel contesto di un cosiddetto cessate il fuoco, il mondo si è abituato a vedere i palestinesi mutilati e uccisi quotidianamente nelle loro tende, negli ospedali e per la strada. La parola «cessate il fuoco» ha perso ogni significato. Mentre scrivo queste righe, il numero delle vittime continua a crescere, così come il disinteresse verso la situazione catastrofica a Gaza, il fallimento politico più eclatante degli ultimi decenni a livello mondiale. Giugno è stato il mese più sanguinoso dall’inizio della tregua, avvenuto in ottobre. Al 18 luglio, Israele ha ucciso 1.144 palestinesi e ne ha feriti 3.703 da quando è stata annunciata la tregua, aggiungendosi al bilancio delle vittime dall’inizio della guerra, che ha superato le 73.200 unità. Israele sta espandendo il controllo militare sulla Striscia con la sua “Linea Gialla” che continua a spostarsi costantemente verso ovest. L’espansione mette chiunque si avvicini alla linea – spesso mentre cerca semplicemente di raggiungere i propri rifugi, raccogliere legna da ardere o procurarsi del cibo – a rischio di essere colpito. Ma non si tratta solo di violenza. Man mano che la «Linea Gialla» si sposta, comprime più di due milioni di persone in appena un terzo della Striscia. Questo non è un caso. Crea condizioni di estremo sovraffollamento in cui le malattie si diffondono facilmente e i bisogni primari rimangono insoddisfatti. Ne vediamo le conseguenze nelle nostre cliniche: infezioni respiratorie, malattie della pelle e malattie diarroiche, causate dalla mancanza di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari e dalle condizioni di vita disumane. Anche la Cisgiordania ha subito una profonda e violenta trasformazione dal 7 ottobre 2023. Il governo israeliano, l’esercito e i coloni sostenuti dallo stato hanno accelerato la pulizia etnica, il furto di terre, l’espropriazione, la frammentazione territoriale e lo strangolamento economico, erodendo ulteriormente la presenza e la continuità palestinese. I palestinesi vengono braccati nelle loro case, nelle scuole e sulle loro terre, mentre gli aggressori godono di totale impunità. A Nablus e Hebron accogliamo pazienti affetti da traumi e depressione legati alla crescente violenza e alle restrizioni alla libertà di movimento, che ostacolano ogni aspetto della loro vita, compreso il raggiungimento di un ospedale. Israele ha continuato a ostacolare sistematicamente l’accesso all’assistenza sanitaria in Cisgiordania e ha deliberatamente smantellato il sistema sanitario a Gaza. Operatori sanitari, pazienti, ambulanze e ospedali sono stati tutti presi di mira. Il 26 ottobre 2024, durante un raid all’ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza, il dottor Mohammed Obeid, un chirurgo che lavora per Medici Senza Frontiere (nota anche con l’acronimo francese MSF), è stato arrestato insieme ad altre 57 persone. È uno degli oltre 95 operatori sanitari palestinesi che rimangono detenuti dalle forze israeliane. Ad oggi, Obeid rimane in una prigione israeliana senza alcuna accusa. Continuiamo a chiedere il suo rilascio incondizionato e immediato. Il genocidio ha decimato il personale sanitario a Gaza e ci vorranno anni per sostituirlo. Almeno 1.700 operatori sanitari sono stati uccisi dall’ottobre 2023, tra cui 15 membri del nostro team di MSF. Nessuno è al sicuro a Gaza. L’accesso dei palestinesi all’assistenza sanitaria è stato ulteriormente limitato da quando, a gennaio, le autorità israeliane hanno revocato la registrazione a 37 organizzazioni umanitarie. Israele ci impedisce di far entrare a Gaza e in Cisgiordania il personale internazionale e i rifornimenti di cui c’è un bisogno urgente. Sebbene alcuni aiuti umanitari siano entrati a Gaza, non sono sufficienti. Queste restrizioni arbitrarie fanno parte di una politica punitiva di lunga data da parte di Israele nei confronti del popolo palestinese e delle organizzazioni che cercano di aiutarlo. Che sia attraverso la violenza diretta, lo smantellamento del sistema sanitario o l’ostacolo agli aiuti umanitari, l’induzione della carestia, l’uso dell’acqua come arma, l’aumento dei livelli di prematurità e mortalità tra i neonati e gli alti tassi di aborto spontaneo, o il rifiuto delle cure, Israele sta distruggendo la salute dei palestinesi. Da dove mi trovo, è chiaro: il problema sanitario numero uno in Palestina è l’occupazione israeliana. I metodi di Israele sono ormai accettati. I leader mondiali hanno normalizzato la condotta di Israele. Attraverso il sostegno politico, gli aiuti militari o il silenzio, hanno permesso il proseguimento delle sue politiche. La situazione è intollerabile. A Gaza, il genocidio continua, e in Cisgiordania la pulizia etnica accelera. È urgentemente necessario un drastico cambiamento di politica, che dia priorità alla dignità dei palestinesi e alla protezione dei civili, garantisca un accesso umanitario senza ostacoli e chiami tutti i governi a rispondere delle proprie azioni. Senza tale cambiamento, i prossimi 1.000 giorni porteranno il protrarsi dell’attuale realtà devastante, che costerà altre vite palestinesi Il dott. Javid Abdelmoneimè il presidente internazionale di Médecins Sans Frontières (MSF). Nel 2024 ha lavorato come medico di pronto soccorso a Gaza, principalmente presso l’ospedale Nasser. https://www.aljazeera.com/opinions/2026/7/19/the-number-one-health-issue-in-palestine-is-the-israeli-occupation Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
July 19, 2026
Assopace Palestina
Palestina è anche poesia
Oggi: una poesia di Zineb Saaid Anbamed: aggiornamenti 8 e 9 maggio Roberto Seghetti sulla seconda Flottilla Majd Jawad sulle Guardie della notte in Cisgiordania Alessio Giordano: una palestra… Flavio Novara: attacco alla sanità Claudia Carpinella: le confessioni dei soldati IDF Shatha Yaish su espulsioni da Gerusalemme ROdU sui sequestrari flottilla in Israele Alessia Grossi su Sanchez e Albanese Kate
Antonella Mecenero e altre meraviglie della fs
Un affollato Marte-dì con la recensione di db a «Ombre di sogni di stelle», con Fabrizio Melodia che torna sull’antologia «Immaginando Gaza» e con la presentazione di «Il tempo dei girasoli» di Claudio Aorta che a leggere la sinossi pare assai intrigante. Quanti libri avrò letto – o studiato – nei primi 25 anni (e rotti) del secol nuovo o
«Immaginando Gaza»: 37 storie
Daniele Barbieri legge la bellissima antologia uscita per Delos. E ve la consiglia di cuore, di testa, di penna. Due racconti hanno per titolo un numero e basta: «335» di Alessandro Giannotta e «418» di Nicoletta Vallorani Leggendo «335» molte persone appena incontreranno il nome Hind ricorderanno qualcosa o tutto.  Hind (Rjab) era in un auto e chiedeva aiuto per
MIGRANTI: IL TRIBUNALE DI SALERNO ANNULLA IL TERZO FERMO DELLA GEO BARENTS. “ERA ILLEGITTIMO”
Il Tribunale di Salerno ha annullato il terzo fermo imposto alla nave Geo Barents. Il fermo in questione, avvenuto nell’agosto 2024, era il terzo dei 4 fermi imposti per effetto del Decreto Piantedosi all’imbarcazione di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere (Msf), operativa tra il giugno 2021 e il settembre 2024 e poi costretta a fermarsi proprio a seguito della lunga sequenza di fermi e dei relativi processi. La sentenza del Tribunale ha dichiarato illegittimo il provvedimento di fermo e – come spiegato da Msf – ha ribadito due principi fondamentali, ovvero che “l’onere della prova delle violazioni spetta alle autorità italiane” – mai riuscite di fatto a fornire elementi a sostegno delle loro accuse – e che gli ordini dati dalla cosiddetta Guardia costiera libica “non possono essere considerati di «coordinamento da parte dell’autorità competente»”.  Il Tribunale ha pertanto confermato che la condotta dell’equipaggio di Medici Senza Frontiere era del tutto legittima e conforme al diritto internazionale e nazionale. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Juan Matias HGil, capomissione di Msf per la ricerca e il soccorso in mare Ascolta o scarica
March 30, 2026
Radio Onda d`Urto
Tribunale annulla il terzo fermo della Geo Barents, dichiarandolo illegittimo
Il tribunale di Salerno ha annullato il terzo provvedimento di fermo della Geo Barents, nave di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere (MSF) operativa tra giugno 2021 e novembre 2024. Il fermo, emesso nell’agosto 2024, era stato sospeso dal tribunale a settembre 2024 a seguito di un ricorso presentato da MSF. La sentenza del tribunale ha dichiarato illegittimo il provvedimento di fermo e ha ribadito due principi fondamentali. In primo luogo, l’onere della prova delle violazioni spetta alle autorità italiane, che non sono riuscite a fornire elementi a sostegno delle loro accuse contro la condotta dell’equipaggio di MSF a bordo della Geo Barents. In secondo luogo, gli ordini della Guardia Costiera libica che impongono alle navi di soccorso di allontanarsi dai luoghi di salvataggio – come è avvenuto in questo caso e in altri – non possono essere considerati “coordinamento da parte dell’autorità competente”. Al contrario, questi contraddicono il dovere internazionale di prestare soccorso in mare. Pertanto, il tribunale ha confermato che la condotta dell’equipaggio di MSF era del tutto legittima e conforme al diritto internazionale e nazionale. “Si tratta di un’altra sentenza che ribadisce il dovere di salvare vite in mare e mette in luce l’ostruzionismo sistematico delle autorità italiane nei confronti delle operazioni umanitarie di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale” ha dichiarato Juan Matías Gil, capomissione di MSF per la ricerca e soccorso in mare. “Eppure, nonostante le ripetute vittorie in tribunale, gli operatori e le operatrici umanitari coinvolti nelle operazioni di ricerca e soccorso continuano a subire vessazioni amministrative e a essere criminalizzati, mentre le persone continuano ad annegare a causa delle politiche fallimentari dell’Europa in materia di migrazione e soccorso”. Il fermo in questione era il 3° dei 4 imposti alla Geo Barents ai sensi del punitivo Decreto Piantedosi (Decreto Legge n. 1/2023). Introdotto nel gennaio 2023, il decreto ha stabilito restrizioni operative mirate e sanzioni per le navi civili di ricerca e soccorso. Obbliga le navi a dirigersi direttamente verso un porto assegnato dopo ogni salvataggio, vieta i salvataggi multipli senza previa autorizzazione e applica sanzioni in caso di inadempienza, tra cui fermi da 10 a 60 giorni e la possibile confisca della nave. Operata da MSF tra giugno 2021 e novembre 2024, la Geo Barents ha salvato più di 12.600 persone mentre gli Stati europei trascuravano sempre più la loro responsabilità di coordinare e condurre operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Nel dicembre 2024, MSF è stata costretta a porre fine alle sue operazioni sulla Geo Barents dopo più di due anni in cui la sua attività è stata soggetta a queste leggi e politiche restrittive. MSF è attiva e impegnata in operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale dal 2015, ha operato su nove diverse navi di soccorso (da sola o in collaborazione con altre ONG) e ha salvato più di 94.200 persone. Nel novembre 2025 MSF ha iniziato a utilizzare  Oyvon, una piccola imbarcazione di soccorso veloce che finora ha salvato 68 persone in pericolo in mare.     Medecins sans Frontieres
March 30, 2026
Pressenza
Blocco navale. Un sudario su profughi e migranti
Il governo ha varato un disegno di legge che segna un ulteriore passo nella persecuzione dei migranti. Viene istituito il “blocco navale”, che prevede che “nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, l’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno”. L’interdizione – diretta alle ong pur senza nominarle, visto che non è applicabile ai barconi – potrà essere disposta in quattro casi: rischio terrorismo, pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie, eventi internazionali che richiedano misure di sicurezza. I blocchi sono declinati in base a circostanze tanto vaghe ed estese da consentire all’esecutivo ampi margini di arbitrio. Il blocco è decretato per 30 giorni, rinnovabili sei volte. Ma nulla esclude, visto che il testo non lo dice, che poi possa essere disposto ancora, a catena, cambiando le motivazioni. Va da se che la norma è incompatibile con il divieto di respingimento collettivo, peraltro già ampiamente aggirato dalla normativa attuale. Di certo non basta a chiarirlo il fatto che l’interdizione sia legata alla possibilità di trasportare i migranti «in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza» con i quali l’Italia ha accordi che ne prevedono assistenza, accoglienza trattenimento. Si alza un muro davanti alle navi delle ONG che effettuano operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. Ne abbiamo parlato con Riccardo Gatti di Medici senza Frontiere Ascolta la diretta:
February 23, 2026
Radio Blackout - Info
Israele, profilo di un paese suprematista. Pena di morte, censure e divieti a Ong e media
A una settimana dall’inizio del 2026, può essere utile fare il punto sul profilo delle forme di organizzazione politica che ha assunto Israele negli ultimi due anni, in concomitanza con l’aver messo allo scoperto il suo intento genocidiario. Prima la pulizia etnica avveniva più “silenziosamente”, ma ora il sionismo è […] L'articolo Israele, profilo di un paese suprematista. Pena di morte, censure e divieti a Ong e media su Contropiano.
December 27, 2025
Contropiano