Tag - spazi sociali

Torino. Il Comune mette fine all’esperienza del Comala
Dopo 15 anni di aggregazione giovanile, socialità e iniziative politiche il Comala finirà la sua esperienza negli spazi dell’Ex Caserma Lamarmora. Il bando per la gestione di questi spazi, infatti, è stato vinto da una cordata di aziende che dovrebbero favorire, secondo le parole di Paolo Landoni, docente del Politecnico […] L'articolo Torino. Il Comune mette fine all’esperienza del Comala su Contropiano.
February 22, 2026
Contropiano
Napoli. Un “Amore che resiste”, la città in corteo contro repressione e sgomberi
Nel tardo pomeriggio di oggi, Napoli si è trasformata in un fiume in movimento: un corteo lungo, denso, colorato, che ha attraversato le strade intorno a Piazza Garibaldi per difendere gli spazi sociali autogestiti e denunciare la stretta repressiva imposta dal governo. Migliaia di persone hanno risposto alla chiamata degli […] L'articolo Napoli. Un “Amore che resiste”, la città in corteo contro repressione e sgomberi su Contropiano.
February 14, 2026
Contropiano
Le polizie del governo neofascista fra brutalità, “gioco del disordine” e divisione fra “sovversivi” e pacifici grazie all’assist del sindaco PD – di Turi Palidda
Per cercare di capire al meglio i fatti del 31 gennaio scorso a Torino è innanzitutto indispensabile osservare che il governo Meloni e il suo ministro dell’interno hanno agito lo sgombero brutale della sede dell’Askatasuna grazie all’assist del sindaco Lo Russo che ha scelto di assecondare l’obiettivo della criminalizzazione di questo centro sociale come [...]
February 10, 2026
Effimera
[2026-02-14] Campagna di primavera per difendere la città pubblica, per difendere Casale Garibaldi. @ Casale Garibaldi autogestito
CAMPAGNA DI PRIMAVERA PER DIFENDERE LA CITTÀ PUBBLICA, PER DIFENDERE CASALE GARIBALDI. Casale Garibaldi autogestito - Via Romolo Balzani, 87, Roma (sabato, 14 febbraio 21:00) SABATO 14 FEBBRAIO, ospiteremo il primo di un ciclo di eventi artistici e musicali a sostegno delle spese legali relative al ricorso al TAR (a breve attiveremo anche un progetto dedicato di crowdfunding). La serata sosterrà anche la campagna 100X100 GAZA Dalle 21, CHIX e BURNOUT in concerto (punk-rock, post punk, r'n'r heart). /// qui per continuare a sottoscrivere l'appello: https://form.jotform.com/260131835068050
February 5, 2026
Gancio de Roma
[2026-02-09] Campagna di primavera per difendere la città pubblica, per difendere Casale Garibaldi. @ Municipio V
CAMPAGNA DI PRIMAVERA PER DIFENDERE LA CITTÀ PUBBLICA, PER DIFENDERE CASALE GARIBALDI. Municipio V - via Giorgio Perlasca 35 (lunedì, 9 febbraio 10:00) LUNEDI 9 FEBBRAIO, ALLE 1O busseremo alle porte del CONSIGLIO MUNICIPALE (via Giorgio Perlasca 35, zona Collatino/Palmiro Togliatti), per segnalare le responsabilità politiche e amministrative del colpo di mano che vorrebbe cancellare 40 anni di storia, violando il senso, lo spirito, la lettera della Delibera 104, che regolamenta l'utilizzo del patrimonio pubblico. Saremo presenti con una delegazione rappresentativa delle attività sociali, politiche, culturali, mutualistiche che animano il Casale e le sue reti. Invitiamo gli spazi autogestiti e le reti territoriali a sostenere questa battaglia per il diritto alla città.
February 5, 2026
Gancio de Roma
Il fiume e gli argini
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Milano in movimento -------------------------------------------------------------------------------- “Era già tutto previsto”, scrive nel suo editoriale sui fatti di Torino il direttore della Stampa: e ha ragione da vendere. Tutto previsto, dalla marea umana che ha invaso la città fino agli inevitabili scontri. Tutto annunciato e preventivato, inclusi i commenti e le reazioni dei media, della politica e delle platee social: tutti monchi, miopi, parziali. Tutti all’insegna di quella verità raccontata a metà che è vizio inestinguibile di questo paese. Gli editorialisti e i politici raccontano a metà la violenza, condannando – lo diciamo qui e ora, chiaramente e a scanso di equivoci: giustamente – il pestaggio di un poliziotto ma sorvolando su quelli operati dagli uomini della polizia sui manifestanti inermi a terra. Dicono di una Torino “sola e abbandonata”, questi commentatori che sono gli stessi che non raccontano mai l’abbandono di intere zone della città come Barriera di Milano, Aurora, Mirafiori sud né la solitudine di chi ci vive anzi fatica a viverci. Parlano della “città ferita dagli scontri” dopo aver fatto come se niente fosse di fronte al progressivo smantellamento di quella che fu la Fiat e di tutte le attività collegate. Come se Elkann che se ne va lasciandosi alle spalle un cimitero postindustriale e un’emorragia di circa 50mila posti di lavoro non fosse una ferita. Arrivano a paragonare i manifestanti agli agenti dell’Ice (ancora Malaguti su La Stampa), in un ribaltamento dei ruoli e delle posizioni che suonerebbe come una provocazione fine a sé stessa se solo non fosse una dichiarazione di parzialità e di complicità in piena regola. Invocano Bella ciao e la memoria della Resistenza fingendo di non sapere che i partigiani non erano gente che manifestava pacificamente. Perché la cultura della mezza verità è questa: ricorda solo ciò che le è funzionale e che soprattutto è funzionale al potere, quindi non rammenta la ragione per la quale quasi 50mila persone sabato hanno scelto di scendere in piazza, non dice nulla degli sgomberi attuati e di quelli minacciati, delle politiche repressive, della chiusura di qualsiasi spazio di dialogo. Non dice di queste città sempre più esclusive e inaccessibili nelle quali gli spazi sociali rappresentano l’unica alternativa per chi non ha e non può. Non dice di questo sistema che ti spinge ai margini e poi ti aggredisce se hai il coraggio dell’insubordinazione. Tutti sapevano quello che sarebbe accaduto, è vero; ma è tempo di dire, se la verità ci interessa raccontata per intero, che lo scontro è stato voluto – anzi, cercato – da un governo che continua a restringere le possibilità e gli spazi per il dissenso, a partire dal quel pacchetto sicurezza che parlando di democrazia ha il suono di una bestemmia in chiesa e che arriva nei fatti a negare o condizionare diverse libertà garantite dalla Costituzione. E a proposito di Costituzione, è monca perfino la solidarietà del suo garante, quel presidente Mattarella che telefona a Piantedosi per esprimere la sua solidarietà agli agenti mentre non ritiene di dover spendere una parola che sia una per i manifestanti aggrediti. Lo stesso mutismo messo in mostra il giorno prima, quando non ha ritenuto di dire nulla riguardo alla presenza dei nazisti del Comitato Remigrazione alla Camera dei deputati (leggi anche Individuare un capro espiatorio). Era già tutto previsto, tutti sapevano cosa sarebbe accaduto a Torino semplicemente perché qualcuno ha alzato il livello dello scontro oltrepassando la linea rossa che ci separa dall’autoritarismo. Era prevista quella che chiamano violenza e che nasce sempre e comunque dalla mancanza di dialogo e di ascolto. Era previsto che qualcuno decidesse di disobbedire e di resistere, in quella che più di tutte è la città della Resistenza. Era previsto che il giorno dopo sarebbe stato quello della verità raccontata a metà: tutti a dire della violenza del fiume in piena, nessuno di quella degli argini che lo costringono. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI EMILIA DE RIENZO: > Torino e il dissenso come problema del potere -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il fiume e gli argini proviene da Comune-info.
February 1, 2026
Comune-info
Torino: l'assemblea nazionale contro gli sgomberi
Torino, nel pomeriggio di Sabato 17 Gennaio si è svolta l'assemblea nazionale a seguito dello sgombero del 18 Dicembre del centro sociale Askatasuna e contro l'accanimento statale contro qualsiasi spazio sociale sul territorio italiano.  Con una compagna di Askatasuna ripercorriamo i temi dell'assemblea dal titolo "Governo nemico del popolo. Il popolo resiste" e parliamo delle prospettive come il corteo nazionale del 31 Gennaio che si terrà proprio nel capoluogo torinese.
January 24, 2026
Radio Onda Rossa
Guardando il cielo negli occhi
“MENTRE LA MAMMA GIULIA STRAPPA CON MAESTRIA LE LENZUOLA, I FIGLIOLI INIZIANO A SCRIVERE I NOMI… NUR, LA LUCE, TRE ANNI… ZAMZAM COME LE ACQUE PRIMORDIALI… SABR, DUE ANNI, LA PAZIENZA… MI FERMO OGNI TANTO PER PARLARE CON IL FIGLIOLO CHE MI CHIEDE SE L’ARABO SIA DIFFICILE, O CON LA MAMMA CHE RACCONTA DI COME HA SCOPERTO IL NOSTRO GIARDINO… O CON GLI INSEGNANTI E I BABBI CHE HANNO RESO POSSIBILE LA VITA DI QUESTO LUOGO – SCRIVE MIGUEL MARTINEZ – E CIASCUNO DI LORO È UNA STORIA, COME LO SONO LE BAMBINE E I BAMBINI CHE STIAMO COMMEMORANDO. E TRA I MORTI E I VIVI, MI VIEN QUASI DA PIANGERE…”. A FIRENZE C’È UN GIARDINO COMUNITARIO GESTITO DAGLI ABITANTI DEL RIONE CHE NON SMETTE DI ACCOGLIERE IL MONDO: QUALCHE GIORNO FA, ISPIRANDOSI A UNA POESIA MERAVIGLIOSA, CHE PARLA DEGLI AQUILONI DI GAZA, HANNO TROVATO IL MODO PER ABBRACCIARE LE BAMBINE E I BAMBINI UCCISI IN PALESTINA Nel 2011, ben prima del 7 ottobre 2023 che si inventa come “inizio di tutto”, un poeta di Gaza, il cui nome viene trascritto anglicamente come Refaat Alareer, scrisse un poema breve e semplice, in arabo classico, Se io devo morire (إذا كان لا بدّ أن أموت). Se io devo morire, tu devi vivere per raccontare la mia storia, per vendere le mie cose, per comprare un pezzo di stoffa e qualche cordicella, (che sia bianca con una lunga coda) così che un bambino, da qualche parte a Gaza, guardando il cielo negli occhi, aspettando suo padre che se n’è andato in un incendio – senza dire addio a nessuno, nemmeno alla sua carne nemmeno a se stesso – veda l’aquilone, il mio aquilone che hai costruito, volare in alto e pensi per un attimo che ci sia un angelo che riporta l’amore. Se devo morire che porti speranza che sia una favola. Non possiamo raccontare la storia di tutti gli sterminati di Gaza, solo quella dei bambini, diciamo dagli zero ai quindici anni. Ci sono 12.000 nomi di bambine e di bambini, scritti in lettere latine, ma messi alla araba. Cioè il nome, quello del padre, del nonno e quello del bisnonno, senza cognome: un arabo che si fa i documenti in Italia mette di solito come “cognome” il nome del bisnonno. Ma uno di loro si chiama solo طفل , “bambino”, numero 228. Mentre la mamma Giulia strappa con maestria le lenzuola, i figlioli iniziano a scrivere i nomi. Solo il primissimo nome. Io mi offro per scrivere in lettere arabe, i nomi che riesco a riconoscere. Mohammed, Fatima, Nur, Mahmoud… e poi il bellissimo Muhannad, che la prima volta che l’ho incontrato anni fa, pensavo fosse un errore per Muhammad. Ricordiamo che gli arabi che conquistarono in pochi anni mezzo mondo, avevano avuto la rivelazione divina, a loro dire, per un solo motivo: erano analfabeti, erano la popolazione più ignorante del mondo: e proprio per questo possedevano la lingua perfetta, quella che Dio scelse per dettare, tramite l’arcangelo Gabriele, il Corano. E quindi il mondo islamico coglieva la superiorità degli altri, in altre cose, come una prova della verità del Corano. Ecco che Hind, la mitica India, era patria della perfezione insieme matematica e artigiana, e infatti i numeri che noi chiamiamo “arabi”, gli arabi stessi modestamente li chiamano “indiani”. Muhannad vuol dire proprio, fatto all’indiana, noi diremmo, a regola d’arte. Io scrivo questi nomi, per quelli che capisco… Msk o Nghm non mi significano niente, ma c’è la bambina Nur, la luce, tre anni… Maryam come la madre vergine del profeta Isa (sarà stata poco più grande delle bimbette delle medie) che tenera tacque con il bimbo in mano davanti a chi la accusava, e il bimbetto appena nato parlò… Zamzam come le acque primordiali… Sabr, due anni, che è la pazienza… Un paio di anni fa, mi arrabbiai moltissimo con una piccola donna, curva, con il hijab in testa, che evidentemente faceva le pulizie per qualche sfruttatore proprietario di B&B del nostro condominio, perché buttava i rifiuti nel luogo sbagliato… mi sono sentito un mostro dopo… e poi un giorno ho incontrato di nuovo lei, e le ho chiesto scusa, e le ho detto , al-sabru min al-Llahi wa l’ajlu min al-Shaytan, “la pazienza viene da Dio e la fretta viene da Satana”. E lei mi rispose, che davvero è così. E mentre scrivo in arabo, mi fermo ogni tanto per parlare con il figliolo che mi chiede se l’arabo sia difficile, o con la mamma che racconta di come ha scoperto il nostro Giardino, o con il Calciante di Parte Bianca, e con gli insegnanti e i babbi e tutti gli esseri umani che hanno reso possibile la vita di questo luogo. E ciascuno di loro è una storia, come lo sono i bambini che stiamo commemorando. E tra i morti e i vivi, mi vien quasi da piangere, tra lutto e gioia. Qui, in arabo e in inglese, la poesia che ci ha ispirati. -------------------------------------------------------------------------------- * Miguel Martínez è nato a Città del Messico, è cresciuto in giro per l’Europa e soprattutto in Italia, ed è laureato in lingue orientali (arabo e persiano). Di mestiere fa il traduttore e trascorre molto tempo in un giardino comunitario del borgo San Frediano Oltrarno di Firenze. Questo il suo prezioso blog, dove questo articolo è apparso con il titolo Dodicimila cadaveri in un giardino -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Se un bambino smette di disegnare -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Guardando il cielo negli occhi proviene da Comune-info.
January 21, 2026
Comune-info
[2026-01-31] Askatasuna vuol dire Libertà - Torino è Partigiana @ Torino
ASKATASUNA VUOL DIRE LIBERTÀ - TORINO È PARTIGIANA Torino - 10121 Torino TO (sabato, 31 gennaio 14:30) PIATTAFORMA VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 31 GENNAIO A TORINO A conclusione dell'assemblea di sabato 17 gennaio è stata stilata una piattaforma a cui aderire "GOVERNO NEMICO DEL POPOLO, IL POPOLO RILANCIA", di seguito le firme in aggiornamento delle realtà che chiamano alla mobilitazione. Da Torino al Sud, dalla Val di Susa al Nord Est, dalle isole al centro, tutta Italia è unita nelle differenze, nelle generazioni, nelle specificità territoriali, per portare una sola voce: il governo Meloni ha sbagliato i suoi calcoli, il popolo resiste. Nonostante i segnali chiari che arrivano dal governo, un governo ch odia e che struttura una stretta repressiva ben precisa e ben oliata, è altrettanto chiaro che una parte del Paese non è disposta a chinare la testa. Dai lavoratori e dalle lavoratrici, dagli spazi sociali colpiti, dai comitati territoriali, dai comitati di quartiere ai collettivi studenteschi, dalle università alle scuole, da chi lotta nei quartieri popolari a chi lotta contro le basi militari e le grandi opere inutili, dalle donne che lottano agli abitanti sotto sfratto: IL POPOLO RILANCIA IL 31 GENNAIO SARA' UNA MOBILITAZIONE POPOLARE a cui ognuno potrà partecipare con le proprie specificità e le proprie differenze, rappresentandole tutte, creando una massa eterogenea, come la Valle di Susa ci ha insegnato. Il 31 sarà un passaggio importante per ribadire che c'è una parte di questo Paese, quella che in milioni è scesa in strada per bloccare tutto in solidarietà al popolo Palestinese, che non è disponibile ad avallare i piani previsti di riarmo, militarizzazione, chiusura e disciplinamento voluti da Meloni e dai suoi ministri. Un passaggio che rilanciamo insieme verso nuovi appuntamenti, verso la primavera in cui ritrovarci, continuare a ragionare collettivamente sulle urgenze di questo momento storico e cogliere quali siano le possibilità per riaprire spazi, costruire percorsi, intuire mobilitazioni, passando per i momenti di sciopero che ci saranno. La repressione del Governo passa per nuovi decreti sicurezza, cerca di rinchiudere le mobilitazioni e gli spazi sociali autogestiti ad un problema di ordine pubblico, quando invece il loro significato è profondamente politico e sociale. Arresti e operazioni di polizia quasi settimanali, colpiscono indiscriminatamente superando e forzando ogni confine legale, trasformando le leggi nella logica feroce della "legge del più forte". ESSERE PARTIGIANI vuol dire schierarsi e prendere posizione, Torino è una dimostrazione di come le lotte possano essere al tempo stesso incisive e riproducibili. Oggi il significato e la pratica dell'antifascismo assumono nuova attualità. FIRME IN AGGIORNAMENTO Network Antagonista Torinese Movimento No Tav Torino per Gaza Centri Sociali del Nord Est Non Una Di Meno Torino Giovani Palestinesi d'Italia Spazio Popolare Neruda Giorgio Cremaschi Potere al Popolo Assemblea Studentesca Torino Ex Opg Officina 99 Brahim Baya, Nur - Narrazioni Umane di Resilienza Coordinamento Collettivi Autorganizzati Universitari Ecologia Politica Napoli Cantiere Milano Quarticciolo Ribelle Libere di lottare contro lo stato di guerra e polizia Movimento di lotta disoccupati, 7 novembre Centri sociali delle Marche Studenti Autorganizzati Marche Colpo Centro Sociale Talpa e l'Orologio Collettivo Spiraglio Collettivo ohm Gruppo Pensionati Vanchiglietta APS Cobas Scuola Torino CSOA Ex Snia Viscosa Coordinamento Antifascista Universitario - Torino Rifondazione Provinciale Torino Fronte Popolare Torino Cub Sinistra Anticapitalista Radici del Sindacato alternativa in Cgil Vogliamo Tutto Assemblea per il Diritto alla Casa Pavia Partito Comunista dei Lavoratori - Torino Gabrio Associazione a Resistere Pisa Cobas Carc Immaginiamo insieme il corteo del 31 gennaio come l'inizio di un percorso comune che possa costruire uno spazio largo di mobilitazione contro il Governo Meloni e la sua manovra economica lacrime e sangue. Oltre la retorica populista e sovranista, quello che rimane sono misure di austerity, sudditanza ai diktat di Trump, attacchi al lavoro, alle pensioni, ai migranti e a chiunque non sia allineato. E' tempo di portare avanti un conflitto plurale, inteso come esercizio di trasformazione e di riconoscimento di coloro che stanno ai margini. E' tempo di tenere insieme quello che loro vogliono allontanare, di rifiutare la loro divisione di bene e male e costruire un'alternativa credibile. RESISTERE E' POSSIBILE RESISTERE E' UN DOVERE!
January 20, 2026
Gancio de Roma