Tag - spazi sociali

Bisogna inventare forme nuove di partecipazione
-------------------------------------------------------------------------------- Unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- Ci sono elezioni che chiedono di essere guardate ben oltre il risultato delle urne. A volte, dentro una competizione politica, emergono domande importanti che attraversano società intere. Le recenti elezioni in Brasile ce ne pongono una che non riguarda soltanto l’America Latina: che cosa accade quando la paura diventa più credibile della speranza? Sono stata molte volte in Brasile, ospite di persone del posto, e ho toccato con mano una paura della violenza estremamente concreta, trasversale ad ambienti sociali diversi. Ho conosciuto persone che avevano subito un furto con un’arma puntata addosso o che evitavano interi quartieri e strade che sapevano essere troppo pericolosi. Quando mi portavano in giro, mi spiegavano come vestirmi, cosa non mostrare, dove non fermarmi, come comportarmi. Ricordo soprattutto la naturalezza di quelle raccomandazioni. Non erano discorsi teorici sulla criminalità: erano semplicemente le istruzioni per sopravvivere alla vita quotidiana. La paura, quando è così pervasiva, non è soltanto un sentimento. È un modo di abitare il mondo. Modifica gli spostamenti, le abitudini, le relazioni. Ma soprattutto genera un’insicurezza profonda che sfocia spesso nella rabbia. Per questo non possiamo considerarla un’invenzione della propaganda, la paura è tremendamente reale. E proprio perché è reale, è politicamente potentissima. Prenderla sul serio significa ascoltarla, comprenderne le cause e costruire risposte. Cavalcarla, al contrario, significa trasformarla in uno strumento di consenso: indicare un nemico, promettere ordine immediato, far credere che una realtà complessa possa essere risolta da un uomo forte. Ma la paura non va negata, né può essere regalata a chi la usa per propri fini. Per sottrarla alla “politica della paura”, dobbiamo capire cosa si è rotto dentro le nostre società mentre noi continuavamo a usare vecchie mappe per orientarci. Il paradosso del voto: quando i numeri non bastano Come è potuto succedere, per esempio, che, in Brasile, molte donne nere che vivono nelle favelas abbiano scelto di votare per Flávio Bolsonaro, un politico maschilista e razzista che renderà la loro vita ancora più complicata? I governi di sinistra come quello di Lula hanno prodotto risultati e trasformazioni sociali storiche che non possono essere cancellati. Ma sarebbe un errore tragico pensare che quei risultati, per quanto fondamentali, bastino da soli a costruire consenso. Un progresso può essere reale e, allo stesso tempo, parziale. Una statistica può raccontare che la povertà è diminuita, che l’occupazione è cresciuta e che i diritti si sono ampliati. Ma la vita di una persona non è una statistica. Il voto è dettato dalle emozioni, dalle emergenze quotidiane, dallo stato d’animo. Quel miglioramento dello stato generale non migliora in modo significativo la vita delle persone. Molte donne nelle periferie vivono in uno stato di allarme continuo: la paura del marito violento, del figlio arruolato dal narcotraffico, dei proiettili vaganti, dei “banditi” che controllano il quartiere, della solitudine… Sulle spalle portano il peso di un lavoro precario o che manca, e la sensazione angosciante di non avere nessuno a cui rivolgersi. La politica non parla soltanto alla ragione che valuta i programmi: parla al bisogno primario di sentirsi protetti, riconosciuti, visti e ascoltati. E laddove questo ascolto manca, la gente si allontana. Il vuoto riempito dalle Chiese È in questa spaccatura tra il bisogno di protezione e l’assenza dello Stato che la destra ha trovato il suo più grande alleato: la Chiesa Evangelica. Dai primi anni ’80 a oggi, i cristiani evangelici in Brasile sono arrivati a rappresentare quasi un terzo della popolazione. Durante la sua presidenza, Jair Bolsonaro ha consolidato un’alleanza ferrea con potenti telepredicatori e leader religiosi, creando una vera e propria macchina di attivismo politico al servizio della sua famiglia. Ma oltre la macchina politica, c’è un dato umano: la chiesa evangelica ti offre una comunità reale. Ti offre un posto dove andare la domenica, qualcuno che ti ascolta quando sei disperato, una spiegazione chiara del mondo, regole per rimettere insieme una vita che sta crollando. Le politiche sociali e i sussidi statali sono fondamentali, ma spesso vengono percepiti come pratiche burocratiche e astratte. La comunità religiosa invece è lì, oggi, e ti dice: «Non sei solo. Sei dentro qualcosa». Se la sinistra si limita a gestire il governo dall’alto, riducendo la democrazia a un’erogazione di servizi, le persone rimangono sole. E quando rimani solo davanti a uno schermo, esposto agli algoritmi, alla propaganda e all’angoscia, la politica reazionaria e identitaria trova un terreno fertilissimo. La presenza nei territori e le infrastrutture della vita comune Dobbiamo allora farci le domande che abbiamo evitato per troppo tempo: dove può una persona raccontare ciò che le sta accadendo senza dover aspettare le elezioni? Dove può trovare qualcuno che ascolti un problema prima che diventi rabbia? Dove può incontrare altri con cui provare a risolverlo? Se la politica arriva nelle vite soltanto attraverso una legge, una conferenza stampa o un post sui social, viene percepita come qualcosa che accade altrove. La democrazia ha invece un disperato bisogno di presenza fisica nei territori. Ha bisogno di associazioni, cooperative, scuole aperte, centri culturali, spazi sportivi, reti di vicinato… Luoghi nei quali non si sia soltanto utenti o elettori, ma persone capaci di partecipare alla costruzione del bene comune. Questo significa anche ripensare il modo in cui guardiamo alle nostre città. Abbiamo lasciato che fossero la speculazione e la rendita a decidere come trasformarle, dimenticando che una città è il luogo in cui si vive insieme. Cosa succede quando un quartiere diventa troppo costoso, quando i servizi si allontanano, quando gli spazi pubblici si restringono e persino incontrarsi diventa difficile perché tutto deve essere consumato? Si impoverisce la possibilità stessa di costruire legami. Ecco perché case accessibili, trasporti, parchi, piazze, biblioteche e presidi sanitari non sono semplici voci di bilancio: sono le infrastrutture della vita comune. Una biblioteca può essere un luogo dove non ci si sente soli, una palestra può far incontrare ragazzi con storie diverse; una piazza è uno spazio in cui una comunità torna a vedersi. Anche la sicurezza cambia segno: non è soltanto controllo di polizia, ma è la certezza che nel tuo quartiere esistono relazioni, che una donna che subisce violenza trova un riparo, che un anziano non è isolato, che i giovani hanno un luogo in cui incontrarsi. La vera sicurezza è fatta di legami. Non una nuova promessa, ma una pratica Certamente non si tratta di tornare al passato. Bisogna inventare forme nuove di partecipazione. Lo Stato democratico può garantire scuola, sanità e giustizia, ma la democrazia non può vivere soltanto dentro le istituzioni. Ha bisogno di una società capace di organizzarsi, cooperare e assumersi responsabilità dal basso. Quando i luoghi intermedi scompaiono, il rapporto tra l’individuo e il potere diventa drammaticamente diretto: da una parte una persona sola con le proprie paure, dall’altra un leader che promette di proteggerla. La democrazia dovrebbe fare l’opposto: moltiplicare i legami tra le persone, non lasciarle sole davanti al potere. Il compito della politica progressista oggi non è dire alla gente «dovete tornare a credere nella politica», ma creare le condizioni perché le persone possano tornare a fare esperienza della politica. Non come spettacolo, non come scontro permanente, non soltanto come voto ogni cinque anni, ma come possibilità concreta di intervenire sulla propria vita. Allora la domanda iniziale cambia. Non è più soltanto: perché la paura diventa più forte della speranza? La vera domanda diventa: che cosa abbiamo smesso di costruire perché una persona impaurita possa trovare nella democrazia un luogo in cui sentirsi protetta, senza aver bisogno di affidarsi a un uomo forte? La risposta non può essere l’ennesima promessa elettorale. Deve essere una pratica quotidiana: essere presenti, ascoltare, rendere le città abitabili, difendere gli spazi comuni, costruire reti di mutualismo… La speranza non è l’opposto della paura. La paura continuerà a esistere: ci saranno sempre la precarietà, l’incertezza, il dolore. La speranza comincia nell’esatto momento in cui una persona scopre che non deve affrontare tutto questo da sola. È proprio questa la sfida della democrazia oggi: non promettere un mondo ipocritamente privo di paure, ma costruire una società nella quale le paure non diventino mai la porta attraverso cui consegnare tutto il potere a qualcuno. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI RAUL ZIBECHI: > La sfida comunitaria -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Bisogna inventare forme nuove di partecipazione proviene da Comune-info.
October 8, 2026
Comune-info
Spin Time: un’altra idea di città prende forma
Nonostante le condizioni climatiche romane la notte del 29 luglio, come abbiamo raccontato, uno sgombero ha costretto  gli e le abitanti di Spin Time a uscire dall’edificio che per tredici anni era stata la loro casa. Quella che stiamo vivendo è l’estate più calda di sempre. Un “picco” dietro l’altro con la temperatura percepita che ha superato spesso la soglia dei  40°. Tutti i sanitari sconsigliano alle persone più fragili di uscire di casa, le invitano a rifugiarsi dove c’è l’aria condizionata. A Roma l’iniziativa comunale “Il Grande Freddo” ha offerto  proiezioni gratuite in sale cinematografiche climatizzate per difendersi dalle ondate di calore. Le biblioteche sono rimaste aperte con la stessa funzione. Invece quasi 400 persone, di ogni età e condizioni fisiche, si sono ritrovate in mezzo alla strada a passare notte e giorno su quell’asfalto rovente che raggiungeva punte di 60 gradi. > Erano lì senza potersi lavare, cambiare gli abiti, rimasti dentro l’edificio, > senza acqua e cibo. Solo l’attivazione della società civile, l’enorme > solidarietà dimostrata dalla città intera ha consentito la sopravvivenza di > tanti e tante. Sono arrivati beni di prima necessità, generatori per fornire energia elettrica, tende e teli per creare zone d’ombra, giochi per bambini e bambine, incapaci di capire cosa stesse succedendo. La Protezione Civile ha dato un piccolo contributo con l’allestimento di alcuni punti per l’assistenza. Tutto questo però non ha impedito che si vivessero giorni drammatici. Da anni pendeva la minaccia di sgombero (nel 2019 avevamo raccontato del distacco della luce) nonostante il valore di questa esperienza fosse stato riconosciuto dall’amministrazione capitolina, tanto da inserire nel Piano Strategico per il Diritto all’Abitare 2023-2026, Spin Time, insieme a Metropoliz-MAAM, fra gli immobili da acquisire e riproporre quello che è già avvenuto per l’occupazione di Porto Fluviale per la quale, dopo l’acquisto, è stata compiuta la ristrutturazione utilizzando i fondi del bando europeo Pinqua. E oggi le case sono di nuovo abitate! Ma di nuovo nell’ottobre 2023 si manifesta l’intenzione del Ministro degli Interni Matteo Piantedosi di voler sgomberare il palazzo, per renderlo disponibile alla proprietà che non ha mai nascosto la volontà di trasformarlo in un albergo, uno dei tanti “cinque stelle” che stanno sorgendo a Roma. Lo sgombero è infine avvenuto, con l’inganno, la notte del 29 luglio. Ci sarebbero potute essere conseguenze drammatiche. Il 4 agosto un bambino di un anno e mezzo è stato trasportato in ospedale in codice rosso per crisi respiratoria. Non è stato l’unico caso di emergenza, più volte è stato necessario l’intervento di ambulanze per assistere anziani, malati cronici, donne in gravidanza, tutti e tutte colpiti da disidratazione e colpi di calore. > Sarebbe bastato far rientrare le persone nelle loro case, come chiedeva la > comunità di Spin Time, ma la proprietà ha opposto un irremovibile rifiuto sia > alla proposta avanzata dall’amministrazione Gualtieri di acquisire l’immobile, > sia  alla concessione temporanea di quegli spazi per garantire il rientro > delle famiglie nello stabile dopo alcuni interventi di messa in sicurezza. Ma chi è questa potente proprietà dello stabile di via Santa Croce in Gerusalemme? Il palazzo di dieci piani nel quartiere Esquilino era stata sede dell’Inpdap, l’Istituto nazionale di previdenza e assistenza dei dipendenti dell’amministrazione pubblica, poi confluito nell’Inps. La chiusura degli uffici dell’ente avviene fra il 2003 e il 2010, dopo che lo stabile è diventato oggetto di un processo di cartolarizzazione per opera della cosiddetta “finanza creativa” del ministro Tremonti. Viene acquisito dal fondo di investimenti immobiliari Investire SGR consentendo al Gruppo Banca Finnat Euroamerica S.p.A. di incassare oltre 1 miliardo di euro > Investire SGR, per il sindaco Gualtieri è “senza cuore” ma in compenso ha un > portafoglio gonfio di 7 miliardi di euro distribuito su 60 fondi suddivisi > nelle macro-categorie: abitare, infrastrutture sociali, uffici,  commerciale e > ospitalità. Insomma ovunque! Sono sue molte operazioni immobiliari in tutta > Italia, portate avanti sempre in accordo con le amministrazioni locali.. A Roma ha trasformato un grande complesso immobiliare in via Cavour in un nuovo «“eco-luxury lifestyle hotel», naturalmente 5 stelle. Per farlo ha usufruito di un permesso di costruire in deroga motivato da “interesse pubblico”. Adesso non c’è più bisogno di “andare in deroga” per queste operazioni. L’amministrazione ha modificato le Norme Tecniche del Piano Regolatore consentendo la crescita sulla redditività degli investimenti privati e facilitando le procedure. Contro ogni interesse pubblico! A Milano, a Firenze, a Torino e non solo, SGR dispone di un grande patrimonio immobiliare attraverso il quale crea valore per gli investitori, i clienti e le istituzioni che gli affidano i loro capitali. Coprono l’intera filiera immobiliare dalla pianificazione urbanistica, che a Roma dovrebbe essere in mano all’assessore Maurizio Veloccia, al posizionamento commerciale, alla gestione del progetto per valorizzare il patrimonio. Così gli urbanisti delle città sono diventati i fondi immobiliari. Si sono impadroniti del patrimonio pubblico dismesso dallo Stato, per fare cassa. Saranno loro a rimodellare le città. > Questa gestione urbana neoliberale dipendente dai capitali finanziari è > facilitata da incentivi e deroghe urbanistiche concesse da tutte le > amministrazioni, senza distinzione di colore politico. Anche da quella romana. > Grandi spazi urbani, come l’area degli Ex Mercati generali, sono diventati > mezzi di produzione di profitto privato. Come poteva pensare il sindaco Gualtieri che vendessero il loro immobile ispirati da una forte sensibilità etica e umana?  È toccato all’amministrazione trovare una soluzione, seppur temporanea, per tutte quelle famiglie. Alloggi lontani dal quartiere Esquilino dove avevano vissuto per 13 anni, con i bambini che frequentavano le scuole di zona, costringendo una comunità a disgregarsi e rendendo ancora più fragili le persone coinvolte. È stato riconosciuto il diritto ad avere una casa popolare a chi ha i requisiti, ma la lista di chi ne ha diritto è molto lunga e le case popolari non ci sono. Intanto attorno all’esperienza di Spin Time continua la mobilitazione, in via di Santa Croce in Gerusalemme sono stati montati alcuni gazebo dove poter svolgere le attività che erano nell’edificio che non era solo la casa per tante persone ma una realtà sociale in grado di configurare un’altra idea di città. > Per il 19 settembre è stata lanciato un appello per una manifestazione > nazionale con un corteo che partirà da Santa Croce in Gerusalemme per arrivare > in via Po dove è la sede di Investire SGR. Il giorno dopo si terrà > un’assemblea per il diritto alla casa fuori del palazzo dove fino ad allora ci > sarà un presidio permanente. Si scende in piazza contro il modello repressivo del governo Meloni, che continua a sgomberare, criminalizzare e svuotare i luoghi del dissenso e gli spazi in cui si costruiscono pratiche e visioni alternative di società. Si scende in piazza anche perché le amministrazioni delle città ripensino totalmente le politiche urbanistiche, di rigenerazione urbana e abitative abbandonando l’idea che attrarre investimenti che garantiscono profitti a privati sia la soluzione. Le tante battaglie che si sviluppano nel nostro paese devono riconoscersi, unirsi e diventare una battaglia comune per un’altra idea di città che sia in grado di rispondere ai bisogni di chi la città la abita. Il 19 e il 20 sarà l’occasione per confrontarsi. la copertina è di Renato Ferrantini Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Spin Time: un’altra idea di città prende forma proviene da DINAMOpress.
September 10, 2026
DINAMOpress
VICENZA:IL BOCCIODROMO DIVENTA JUNA. AZIONARIATO POPOLARE PER L’ACQUISTO DEL NUOVO SPAZIO
Terminata l’occupazione dell’ex Baronio in viale Trento a Vicenza inizia ora una nuova fase. Tramite azionariato popolare è stato infatti acquistato un capannone dove ospitare concerti, una palestra popolare, laboratori, assemblee e attività culturali. Cambia anche la denominazione, con il nome ispirato alla partigiana vicentina, Luisa Urbani. Come annunciato dagli attivisti, il capannone è stato acquistato tramite azionariato popolare. Un acquisto collettivo che, come spiega il Bocciodromo in una nota, «non rappresenta una rottura, ma uno strumento diverso per rafforzare autonomia, radicamento e capacità di organizzazione». «Abbiamo acquistato collettivamente con un azionariato popolare e ribelle un capannone nella zona del “Mercato Nuovo” – si legge -. La scelta di un acquisto collettivo nasce dalla volontà di dare da un lato stabilità e continuità al percorso costruito in questi 15 anni di lotte e relazioni nel territorio e dall’altro rafforzare la capacità di incidere maggiormente in città». L’acquisto e la ristrutturazione del capannone saranno sostenuti da una grande campagna di azionariato “popolare e ribelle”. «Sarà una sfida collettiva che coinvolgerà tutta la città. Non chiediamo semplicemente un contributo economico: proponiamo di costruire insieme un bene comune, indipendente dalle logiche della rendita e del profitto, capace di durare nel tempo e di restare patrimonio collettivo di chi lo attraverserà ogni giorno». Il nome è ispirato dal nome di battaglia di una partigiana vicentina, Luisa Urbani, che a seguito della sua incarcerazione e successiva fuga si unì prima alla Brigata “Sette Comuni” e poi alla brigata Mameli della divisione “Garemi”, dove ebbe il ruolo di vice commissario e capo servizio stampa della brigata e guidò una squadra che la notte del 25 aprile 1945 liberò Caltrano. L’intervista con Eleonora dello spazio sociale Juna di Vicenza Ascolta o scarica 
July 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Ridisegnare un’altra città
IL DIRITTO ALLA CITTÀ, DICONO TANTI SPAZI SOCIALI E OCCUPAZIONI ABITATIVE DI ROMA, PRENDE FORMA E SI ESPANDE QUANTO PIÙ BENI E RELAZIONI SONO SOTTRATTE AL PROFITTO. PER QUESTO C’È CHI NEGA IN TUTTI I MODI QUEL DIRITTO. IN QUESTO CONTESTO DALL’ANGELO MAI E LUCHA Y SIESTA, DA ACROBAX A CASALE GARIBALDI, PASSANDO PER CASALE FALCHETTI, ESC ATELIER, PALESTRA POPOLARE SAN LORENZO, CASETTA ROSSA, ARARAT, LSA100CELLE, BRANCALEONE, SPIN TIME NON SMETTONO DI IMMAGINARE, RIDISEGNARE E CREARE IN BASSO, LÌ DOVE È ANCORA POSSIBILE CAMBIARE IN PROFONDITÀ LE RELAZIONI SOCIALI, UN’ALTRA CITTÀ, DA SOTTRARRE AI PRIVATI CHE SPECULANO SU BENI E TERRITORI PER RESTITUIRLA A CHI LA VIVE E LA ABITA: IN QUESTE SETTIMANE, PER QUEL GRANDE “DISEGNO” COLLETTIVO, HANNO INDIVIDUATO ANCHE UNA LORO AGENDA Foto Andrea Valeri (che ringraziamo) -------------------------------------------------------------------------------- La città che vogliamo? L’eccedenza di fa programma, si potrebbe dire, in un sistema che ormai mette a profitto anche l’aria. Si scherza su ciò che di base è la verità, all’assemblea sit-in indetta nel parco San Sebastiano da3 protagonist3 della vita artistica e culturale dell’Angelo Mai dopo i sigilli apposti dalla questura la notte tra il 27 e il 28 giugno. L’ennesimo atto proditorio che è diventato l’occasione per ricomporre i percorsi dei tanti spazi sociali così come delle occupazioni abitative, e fare fronte comune per rivendicare il diritto alla città a misura della vita delle persone. La chiamata è stata immediata, e la risposta è stata generale. Tantissim3, furios3, determinat3. Perché l’Angelo Mai sconta dalla sua prima occupazione nel 2004 a Monti un atteggiamento persecutorio fatto di sgomberi, sigilli, labirinti burocratici per non arrivare mai all’assegnazione, perché questa è la modalità fotocopia che tutti gli spazi subiscono, a cominciare da quelli ormai sgomberati, perché questa volta si è attivata la questura, brandendo l’obbligo del certificato di prevenzione incendi (CPI) stringente dopo la tragedia di Crans Montana. Lecito, se non avessero chiuso il teatro (non soggetto al provvedimento) ma solo la parte dove la messa a norma deve essere ultimata. Continuiamo l’elenco? Eccolo: perché che intervenga la questura sa di scelta politica e non amministrativa, perché infilarsi nel labirinto kafkiano delle norme amministrative vuol dire rimanere impantanati a produrre documenti, un tempo rubato alle attività, alle iniziative, all’organizzazione, alla sistemazione, alla vita degli spazi sociali della città. E sono tanti, va detto (lo avevamo raccontato nell’AmMappa! prodotta durante l’occupazione del Globe nel 2021, una preziosissima mappa di tutti gli spazi sociali, e delle diverse condizioni in cui si trovavano). Un tema su cui in tant3, a cominciare da Lucha y Siesta, hanno posto l’accento: la solitudine – e quindi gli ostacoli decuplicati – dei percorsi che ciascuno ha fatto, una conseguenza della delibera 104 approvata poi nel 2022, ma fondamentalmente disapplicata nella sua sostanza: essere uno strumento per legittimare queste esperienze, rovesciando il valore di mercato misura di tutte le cose con il valore dell’attività umana di servizio. La cura contro lo sfruttamento. Ecco l’eccedenza, tutto ciò che non può essere messo a profitto. Ed è esattamente il perno dell’inclusione di tutte le esperienze presenti, comprese quelle come LOA Acrobax che hanno scelto di non misurarsi con la delibera. Ma che sono a tutti gli effetti determinanti per la vita sociale di questa città. E che insieme agli altri, Casale Garibaldi, Casale Falchetti, Esc Atelier, Palestra Popolare San Lorenzo, Casetta Rossa, Ararat, LSA100celle, Brancaleone, tanto per elencarne alcuni fra gli altri, comprese le occupazioni abitative come Spin Time, pretendono di ridefinire le regole. A cominciare dall’inosservanza della delibera 104: dalla sostenibilità dei canoni in termini di economia sociale alla questione bandi inesistente mentre è prevista l’assegnazione e persino la condivisione se c’è più di una richiesta sullo stesso spazio, previa accordo fra le parti; quel “comma 22” che è l’imputazione di lavori e costi “senza titolo di possesso” neanche fossero vuoti a perdere; il “diritto di prelazione” di chi è già occupante; l’assegnazione gratuita di tutti gli spazi, occupati e liberi, seguendo la stessa procedura messa in atto per l’ex Rialto. Questi i punti messi a fuoco nelle successive due assemblee tenute a Spin Time, che hanno prodotto la necessità di stilare un documento comune che metta insieme tutte le esigenze, sociali, culturali e abitative per ridisegnare un’altra città, da sottrarre ai privati che speculano su beni e territori per restituirla a chi la vive e la abita. Un programma comune, che consenta di restituire tempo alla cura e all’immaginario, al gioco e alla condivisione, ora così compresso e sottratto alle tantissime attività e alle altrettante potenzialità da mettere in campo. La prima tappa di questo percorso sarà il 30 luglio, quando a Casale Garibaldi la direzione tecnica del Municipio V si presenterà “per un sopralluogo” indipendentemente dalla presenza dell3 attivitst3. Una vera provocazione, non solo perché di sopralluoghi ne sono stati fatti a iosa, ma perché vuol dire ritenere di poter agire impunemente solo per il fatto di avere un ruolo. Qui sta un nodo determinante, che la stessa delibera 104 contiene: parlare di “Roma Capitale proprietaria” degli spazi come se quest’ente non fosse incarnato da tutt3 3 cittadin3, ma una superfetazione del potere chissà come determinato dal voto. Una dinamica patriarcale che deve finire, per fare posto ad un’autentica condivisione ben più orizzontale. Di questo anche si parlerà a settembre, per il ventennale di Renoize, il festival organizzato da Acrobax nel nome di Renato Biagetti, ucciso dai fascisti il 27 agosto 2006 a Focene. “Colpire uno vuol dire colpire tutt3”: è il segnale che arriva da questo essersi ritrovat3, vale per 3 compagn3 come per gli spazi. Ed è chiaro a tutt3 che l’intervento della questura è il segnale d’allarme di una fase politica su un brutto crinale. Forse lo sanno anche dall’amministrazione comunale, dal momento che pochi giorni dopo la mobilitazione un comunicato stampa dell’assessorato al patrimonio fa sapere di aver istituito una “task force” (e già la definizione è insopportabile, se il linguaggio è importante) per gli spazi sociali e culturali, a cui segue una telefonata all’Angelo Mai per informare che è stata fatta domanda per il dissequestro dello spazio. Che queste prese di posizione siano la conseguenza della mobilitazione? O magari della denuncia ormai generalizzata dello scandalo dell’assegnazione gratuita dell’ex Rialto S. Ambrogio? Se non è un gioco delle parti seguiranno sicuramente atti concreti, a cominciare dall’ascolto finalizzato ad un radicale cambiamento nella gestione della città. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Ridisegnare un’altra città proviene da Comune-info.
July 12, 2026
Comune-info
Il Collettivo Angelo Mai chiede l’aiuto di tutti e tutte
Fino al 2006 il Collettivo Angelo Mai ha occupato gli spazi dell’ex-Istituto storico del rione Monti a Roma, poi dopo lo sgombero al Collettivo è stata assegnata dall’amministrazione comunale una ex-bocciofila nel Parco di San Sebastiano, che dal 2009 è diventato il nuovo centro del loro lavoro. La vecchia sede, che era stata inserita nell’elenco dei beni pubblici da cartolarizzare, è stata  acquisita dal Comune e destinata a scuola. A utilizzare lo spazio è il “Viscontino”, una scuola media del rione Monti dotata di spazi insufficienti e in cattivo stato di conservazione. Nonostante la Delibera 104 fin dal 2022 regolamenti la concessione di spazi comunali alle associazioni senza fini di lucro per finalità sociali, culturali e formative, le assegnazioni procedono a rilento e anche l’Angelo Mai non ha ancora chiuso l’iter burocratico per il contratto definitivo. Nella nuova sede alle Terme di Caracalla il Collettivo continua le sue attività di sperimentazione artistica e attivismo politico. Sotto la continua minaccia di sgombero e numerose azioni giudiziarie l’Angelo Mai resiste e continua a produrre concerti e spettacoli, laboratori e prove, invenzioni e incontri. Diventa il simbolo di resistenza culturale a livello nazionale producendo spettacoli, concerti, performance e tanto altro. In tutti questi anni gli sono stati assegnati  importanti riconoscimenti proprio per le attività portate avanti con artisti di diverse generazioni e nazionalità. > Poi un fulmine a ciel sereno! Nella notte fra il 27 e il 28 giugno lo spazio > culturale di viale delle Terme di Caracalla è stato posto sotto sequestro e > chiuso dalla Polizia Locale a seguito di alcuni controlli di sicurezza. Lo spazio è stato dichiarato inadeguato, nonostante il faticoso e oneroso percorso di adeguamento alle norme previste che da un anno era in atto. Adesso con il blocco delle attività tutto è ancora più difficile. > Continua l’attacco a Roma e in tutto il paese agli spazi sociali che hanno > rappresentato uno spazio politico per la difesa dei diritti, contro le > ingiustizie e le frontiere, dove si è costruita un’idea di città inclusiva e > solidale. In quei luoghi ci si è opposti alla gestione dello spazio urbano con > una continua privatizzazione dello spazio pubblico ed è proprio questo che si > vuole colpire. Per sostenere le spese e per non lasciare solo l’Angelo Mai è stata lanciata una sottoscrizione. Gli attivisti del Collettivo scrivono nel loro appello: «L’Angelo Mai rischia di non riaprire. Per ottenere il dissequestro e riaprire al pubblico dobbiamo affrontare subito lavori di messa a norma, interventi tecnici, pratiche amministrative e certificazioni. Nel frattempo, però, affitto, rate e spese continuano a correre, mentre lo spazio è chiuso e non può sostenersi con la sua programmazione. Da 22 anni l’Angelo Mai è un luogo indipendente di cultura, ricerca artistica, diritti e comunità. Non possiamo permettere che questa storia si fermi». Sulla piattaforma https://www.gofundme.com/ vai a: SOSTIENI LA RIAPERTURA DELL’ANGELO MAI  e partecipa alla raccolta fondi per fare in modo che lo spazio torni a produrre cultura e attività sociali come ha fatto per 22 anni! La copertina è di Facebook Angelo Mai Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Il Collettivo Angelo Mai chiede l’aiuto di tutti e tutte proviene da DINAMOpress.
July 9, 2026
DINAMOpress
A Milano “Giù le mani dalla città”
Il progetto “Giù le mani dalla città” è nato a Milano un anno fa con l’intento di mappare i processi di speculazione edilizia e le trasformazioni urbane che espellono le persone dai loro quartieri. Promossi dallo spazio sociale il Cantiere e da Cura Lab, il laboratorio di ricerca territoriale guidato da Francesca Cognetti del Politecnico di Milano, si sono svolti alcuni itinerari per attraversare e capire la complessità del territorio, le trasformazioni in atto e le ricadute sulla vita dei quartieri. Dopo i tour di mappatura nella zona di Villa Pizzone, Bindellina e Portello e quello tra il Parco delle Cave e Piazza d’Armi  dei mesi scorsi, sabato 6 giugno si è svolta la terza tappa. Appuntamento alle 11 davanti lo stadio di San Siro, sotto un cielo reso limpido dal temporale notturno mentre si diffonde la musica delle prove di Tiziano Ferro per il concerto serale. Il numeroso gruppo dei “mappatori” si mette in marcia. Si parte con la ricostruzione della storia dell’iconico stadio Sandro Meazza destinato adesso alla demolizione. Costruito nel 1926 dal Milan, diviene di proprietà del comune di Milano nel 1935 e tale è rimasto  fino al 5 novembre 2025, quando è stato firmato il rogito che cede la proprietà dell’impianto e di tutte le aree circostanti alle due società sportive Inter e Milan, ovvero ai fondi gestiti da Oaktree e RedBird, per la misera cifra di 197 milioni di euro. Sulla legittimità della vendita sta indagando la magistratura. Ma non si parla solo dello stadio, guardandosi intorno si capisce che l’operazione che riguarda questo   quadrante milanese è molto più grande. C’è l’area dello Stadio del Trotto con i suoi manufatti che Italia Nostra ha tentato dagli anni ‘90 di proteggere chiedendo l’apposizione di un vincolo ambientale, ma con una mossa a sorpresa l’amministrazione nel 2014 con una semplice determinazione dirigenziale, senza sottoporre la decisione al voto del Consiglio comunale, ha deciso di procedere con il cambio di destinazione d’uso dei terreni. Ora è possibile costruire residenze. Non ha perso tempo la società Hines che ha immediatamente presentato un progetto per la costruzione di 1300 appartamenti, di cui  700 destinati all’affitto. Intanto lì attorno ci sono cantieri quasi ultimati e appartamenti in vendita a prezzi non accessibili alla gran parte della popolazione. Anche questo viene presentato come un “esempio di avanguardia di rigenerazione urbana” che «diventerà una vibrante destinazione urbana collettiva ricca di verde, sport, esperienze da vivere e capace di offrire momenti da condividere. Il verde fa da ricucitura al contesto residenziale, connettendo nuovi residenti e il quartiere esistente in una comunità connessa e contemporanea. Un’ innovativa chiave di lettura degli spazi pubblici si sviluppa in sintonia con l’identità unica del contesto storico per creare un’esperienza di quartiere senza precedenti che accoglie un mix intergenerazionale ad alto valore sociale». Si pensa a un intervento analogo a quanto è già stato realizzato nell’adiacente area di via dei Rospigliosi dove accanto a un edificio in linea di 8 piani svetta una torre di 22 piani. Sull’intervento è in corso un’indagine per presunta lottizzazione abusiva e abusi edilizi. Ancora in cammino si lambisce il quartiere di edilizia pubblica San Siro realizzato alla fine degli anni ’30 conosciuto come “il quadrilatero”. È uno dei più grandi complessi di edilizia residenziale pubblica di Milano (con oltre 6.000 alloggi) gestito principalmente da ALER Milano. Il quartiere quando è nato  era ai margini della città, oggi non è più così. È racchiuso come un’isola e circondato dalla trasformazione in atto di questa parte di città. Nel quartiere lavora da più di dieci anni un gruppo di studio dell’università, che ha creato un vero e proprio distaccamento nel territorio che dà la possibilità di sperimentare liberamente progettualità e cooperazione. Anche il quadrilatero è minacciato dalla “rigenerazione”. Si parla di demolizione, di risanamento, di recupero. Ovunque si privatizza ogni proprietà pubblica, come è avvenuto al Lido di Milano. La sosta  di fronte al centro balneare progettato negli anni ’30 serve a ricostruire la storia di questo imponente impianto pubblico inaugurato nel 1931 e acquistato dal Comune di Milano nel 1936. Il Lido è stato per anni uno dei luoghi più frequentati dai milanesi, divenendo, assieme all’Idroscalo,  il posto dove praticare sport o fuggire dall’afa estiva. A prezzi popolari in questi centri balneari comunali si poteva trascorrere l’estate in città. «Una nuova vita per il Lido di piazzale Lotto», dichiara la Giunta che ha approvato «fattibile e rispondente  all’interesse pubblico la proposta di progetto per l’affidamento in concessione per la realizzazione di un nuovo centro sportivo nell’area nonché la successiva gestione per un periodo di 42 anni presentata da parte della società iberica Ingesport health and SPA consulting S.A., leader dei centri Go fit». Il canone annuale della concessione è stato quantificato in 80mila euro. Si parla anche in questo caso di rigenerazione, ma si sottrae alla città  servizi essenziali e spazio pubblico. La lunga camminata si conclude in piazza Stuparic 18 nello Spazio di Mutuo Soccorso, questo si rigenerato! Un complesso edilizio dal quale 30 anni fa sono state sfrattate tutte le famiglie con l’intenzione di demolire e ricostruire. Un vincolo ha impedito la demolizione e tutto è caduto in abbandono. Fino a quando  nel 2013 dopo anni di lotte e di progetti che si sono sviluppati a partire dal Centro Sociale Cantiere e dal Comitato abitanti di San Siro la struttura è stata occupata, per dare casa a chi non l’aveva e per dare vita alle molte attività sociali e solidali che oggi fanno vivere lo spazio. Nel grande cortile con un pranzo sociale si è chiusa la mappatura  in attesa dell’appuntamento per le prossime tappe. Intanto il 12,13 e 14 giugno si festeggiano  i 25 anni di vita del Centro Sociale Cantiere a via Monterosa 84. La copertina proviene dal sito www.cantiere.org. Le foto all’interno dell’articolo sono dell’autrice Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo A Milano “Giù le mani dalla città” proviene da DINAMOpress.
June 12, 2026
DINAMOpress
[2026-06-08] ASSEMBLEA - IL QUADRATO - PARCO DELLE ENERGIE - EX SNIA @ Casa del Parco delle Energie
ASSEMBLEA - IL QUADRATO - PARCO DELLE ENERGIE - EX SNIA Casa del Parco delle Energie - Via Prenestina, 175, 00176 Roma RM (lunedì, 8 giugno 19:00) ASSEMBLEA IL QUADRATO - PARCO DELLE ENERGIE - EX SNIA Il Quadrato è un bene comune e uno spazio vivo di sport, socialità e cultura. Vogliamo prendercene cura insieme e costruire il suo futuro collettivamente. Ordine del giorno: 1. Cura e manutenzione dello spazio 2. Idee e visioni per il futuro dello spazio e della struttura 3. Progetto sportivo e convivenza tra realtà Lokomotiv e esterne Partecipa! Porta le tue idee. Costruiamo insieme il futuro del nostro spazio!
June 6, 2026
Gancio de Roma
CATANIA: NASCE UN NUOVO SPAZIO LIBERATO, SI CHIAMA LAMPO – LABORATORIO MELTING POT OCCUPATO
Nasce un nuovo spazio sociale a Catania. “Lavoratori, migranti, studentesse e studenti, medi e universitari, ed esponenti di associazioni del terzo settore” hanno occupato uno stabile di proprietà comunale nel quartiere San Berillo. Gli e le occupanti stanno rimettendo in sesto lo stabile abbandonato. Le prossime attività – scrivono – saranno decise dalle assemblee pubbliche “per capire le necessità degli abitanti, a elaborare idee e individuare chi gestirà un’esperienza pensata all’insegna dell’antirazzismo, della prospettiva di classe, e del contrasto al modello di città che il governo nazionale e quelli locali stanno imponendo ai centri italiani”. “Stanno impiegando i soldi del Pnrr – denunciano attiviste e attivisti – per trasformare il centro storico in una vetrina per turisti e soddisfare gli interessi dei privati“. Le parole su Radio Onda d’Urto di Rosa, attivista di Catania. Ascolta o scarica.
June 4, 2026
Radio Onda d`Urto
Roma, sgomberato L38 Squat
Polizia e ATER demoliscono uno storico luogo di lotta e mutualismo mentre il quartiere resta segnato da case vuote, degrado e assenza di manutenzione. All’alba di questa mattina Roma si …