CARCERE: SITUAZIONE AL LIMITE DEL DISUMANO, “SI VIENE MURATI VIVI”. IL RAPPORTO DI ANTIGONE
È stato presentato martedì 19 maggio, a Roma, il XXII Rapporto di Antigone sulle
condizioni di detenzione in Italia. Un report che fotografa un sistema
penitenziario sempre meno accessibile alla comunità esterna e in cui i detenuti
passano sempre più tempo in cella, al punto che il titolo scelto per questo
nuovo rapporto inerente l’andamento degli ultimi 12 mesi è “Tutto chiuso”.
Il rapporto evidenzia infatti non solo il consolidamento di alcuni dei problemi
ormai strutturali del sistema carcerario italiano – sovraffollamento in primis
– ma per la prima volta registra un rallentamento, e in alcuni casi un vero e
proprio arretramento, del sistema delle misure alternative alla detenzione.
Un sistema penitenziario sempre più punitivo e lontano, quindi, dai dettami
costituzionali in materia, in cui le presenze continuano ad aumentare non per un
effettivo aumento della criminalità – in diminuzione -, bensì per le politiche
messe in atto da questo governo. “Il governo continua ad aggravare l’emergenza
penitenziaria con nuovi reati, aumenti delle pene e nuovi annunci di edilizia
penitenziaria, con i numeri che raccontano il fallimento di questo approccio –
scrive Antigone nella presentazione del rapporto, e aggiunge – Oggi oltre il
60% delle persone detenute trascorre quasi tutta la giornata chiusa in cella.
Solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi
circolari del DAP hanno ulteriormente limitato libertà di movimento, attività e
aperture verso l’esterno. Nel promuovere queste misure si è fatto spesso
riferimento a presunte questioni di sicurezza all’interno degli istituti eppure,
proprio a partire da queste misure, è cresciuta la tensione, come dimostrano
ancora una volta i dati. Più carcere non significa più sicurezza.”
Ai nostri microfoni, Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell’associazione
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