Sovraffollamento delle carceri e torture all’Istituto penale minorile di Casal del Marmo
Agosto ha continuato a porre con evidenza i temi più urgenti che interessano
oggi il sistema penitenziario italiano.
Solo in questo mese le presenze in carcere sono cresciute di oltre 800 unità: al
30 agosto erano 65.650, a fronte di 51.220 posti regolamentari e di appena
46.193 posti effettivamente disponibili.
Il tasso di affollamento medio nazionale è così arrivato al 142,1%.
Sono numeri che ci riportano ai livelli che, tra il 2010 e il 2013, causarono
all’Italia la condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. A
questi ritmi, senza interventi realmente capaci di decongestionare le carceri,
il picco di 68.258 presenze raggiunto allora potrebbe essere superato in tempi
brevi.
Tuttavia, mentre ci avviciniamo all’autunno che precede le elezioni, la
direzione sembra opposta e continua a farsi spazio il populismo penale. È invece
necessario che la questione carceraria entri subito, e con tutta la sua gravità,
nel dibattito pubblico. Chiunque vincerà le elezioni del 2027 rischia di
ricevere in eredità un sistema penitenziario profondamente in crisi. Ignorarlo
oggi significa soltanto rendere più difficile affrontarlo domani.
Un altro tema che agosto ci ha portato ha riguardato l’indagine in merito alle
violenze denunciate nell’Istituto penale minorile di Casal del Marmo.
IL GIP PARLA DI TORTURA. ANTIGONE: “AVEVAMO PRESENTATO UN ESPOSTO PER DENUNCIARE
QUANTO SAREBBE ACCADUTO”
Dieci agenti sono indagati in un episodio emerso anche grazie alle denunce di
Antigone.
Dodici ragazzi detenuti nell’Istituto penale per minorenni di Casal del Marmo
sarebbero stati vittime di violenze e torture da parte di alcuni agenti della
polizia penitenziaria.
È quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Roma e, oggi, trova una
qualificazione particolarmente significativa nelle parole del giudice per le
indagini preliminari che, nell’ordinanza con cui tre agenti sono stati
interdetti dal servizio per un anno, parla esplicitamente di tortura.
Per Antigone si tratta di un passaggio di enorme gravità, che impone una
risposta istituzionale immediata.
“Quello che emerge oggi dalle carte della magistratura è di una gravità inaudita
– afferma Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – Antigone aveva ricevuto,
anche da alcuni operatori, segnalazioni su possibili violenze all’interno di
Casal del Marmo e, sulla base di quelle informazioni, già nel luglio 2025 aveva
presentato un esposto alla Procura. Avevamo inoltre segnalato quanto emerso alle
autorità istituzionali, compreso il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di
Comunità”.
La vicenda di Casal del Marmo, che segue quella relativa all’IPM Beccaria di
Milano, secondo Antigone non può però essere affrontata soltanto come una
vicenda giudiziaria. L’ordinanza del gip richiama infatti una situazione di
profondo degrado dell’istituto e sottolinea come le condotte contestate non
possano essere giustificate dalle condizioni in cui versava il carcere minorile.
“Se un giudice arriva a scrivere che dei ragazzi minorenni sono stati torturati,
la risposta non può essere limitata alla sospensione di alcuni agenti e
all’attesa del processo – precisa Patrizio Gonnella – C’è una responsabilità
politica e istituzionale che deve essere affrontata. Bisogna intervenire
immediatamente sugli istituti penali per minorenni, sulle condizioni di lavoro
degli operatori, sulla formazione, sui meccanismi di controllo e soprattutto
sulla cultura della pena che, a partire dalle riforme introdotto dal governo
Meloni, sta progressivamente trasformando la giustizia minorile in un sistema
sempre più carcero-centrico e repressivo”.
Nell’ambito del procedimento Antigone preannuncia la propria intenzione di
costituirsi parte civile, così come già fatto in altri casi analoghi, a tutela
dei principi e dei diritti che l’associazione da decenni difende nelle carceri
italiane.
L’associazione chiede:
• una discussione parlamentare sulla violenza e sulle condizioni di vita
all’interno degli istituti penali per minorenni, con particolare attenzione ai
sistemi di prevenzione, controllo e denuncia degli abusi;
• al Governo, al Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, al Garante
nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e al Sindaco
di Roma di valutare e promuovere la costituzione di parte civile nel
procedimento;
• un intervento complessivo sulle condizioni degli IPM, che restituisca
centralità alla loro funzione educativa e al superiore interesse del minorenne.
“Non possiamo continuare a parlare di emergenza – aggiunge Susanna Marietti – Da
mesi diciamo che la giustizia minorile ha bisogno di un cambio di paradigma e,
per questo, abbiamo promosso insieme a Defence for Children Italia e Libera gli
Stati Generali della Giustizia Minorile, ai quali hanno aderito circa 500
persone tra magistrati, avvocati, operatori, educatori, ricercatori e
organizzazioni della società civile. Segno della forte preoccupazione condivisa
sulla terribile crisi della giustizia minorile italiana. In tutti i tavoli di
lavoro è emersa la necessità di rafforzare la dimensione educativa e di
ripensare il sistema, non di renderlo semplicemente più punitivo. Gli Stati
Generali rappresentano oggi un patrimonio di analisi e proposte che non può
essere ignorato. Il 26 novembre, a Roma, presenteremo i risultati di questa
grande elaborazione collettiva, che metteremo a disposizione per un percorso
riformatore non più rimandabile. Ci auguriamo – conclude Marietti – che le
nostre proposte diventino prospettive di governo”.
Redazione Italia