BDS Italia sostiene la mozione per sospendere la vendita dei prodotti Teva nelle farmacie comunali di AreseBDS Italia dichiara il proprio convinto sostegno alla mozione elaborata
dall’associazione Prospettiva 2023, nata come laboratorio di promozione
culturale politica a partecipazione civica. L’ associazione chiede la
sospensione della vendita nelle farmacie comunali di Arese dei prodotti
farmaceutici della multinazionale israeliana Teva Pharmaceutical, leader
mondiale nella produzione di farmaci generici.
La mozione nasce dalla vocazione pacifista di Prospettiva 2023, che si è fatta
interprete della crescente consapevolezza della società civile locale sulla
necessità di opporsi in modo efficace al genocidio in corso a Gaza ed alla
violenza sistematica esercitata da parte del regime israeliano nel Territorio
Palestinese Occupato (Cisgiordania, Gerusalemme Est, Striscia di Gaza).
Con questa iniziativa l'associazione esercita una legittima pressione sulle
istituzioni locali, affinché vengano adottate misure che interrompano la
collaborazione con soggetti coinvolti in gravi violazioni del diritto
internazionale e umanitario, recependo in tal modo il parere consultivo della
Corte Internazionale di Giustizia nel suo pronunciamento del 19 luglio 2024.
La mozione sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale, presentata dai gruppi
consiliari di minoranza del centro-destra.
Campagna già adottata da altri Comuni
La mozione si inserisce nella campagna nazionale di boicottaggio promossa da BDS
Italia, dalla Rete Sanitari per Gaza e da Digiuno Gaza, che ha già portato
diversi Consigli e/o Giunte comunali a deliberare di richiedere alle farmacie
comunali la sospensione degli approvvigionamenti di farmaci prodotti da aziende
che sostengono violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. In
particolare hanno deliberato in tal senso i Comuni di Sesto Fiorentino,
Poggibonsi, Calenzano, Corinaldo, Rosignano Marittimo, Campi Bisenzio, Barberino
Tavarnelle, San Gimignano, Livorno, Carrara, Pesaro, Jesi, Castelnuovo Rangone,
Scicli e Monza.
Questa forma di boicottaggio resterà in vigore fino al ripristino del rispetto
del diritto internazionale nel Territorio Palestinese Occupato.
Le misure adottate tengono comunque conto del diritto alla cura dei malati: le
delibere chiedono ai farmacisti che tutti i farmaci essenziali rimangano
disponibili qualora prescritti dal medico, senza alcuna limitazione di accesso
per i pazienti.
Le ragioni del boicottaggio
Teva, insieme alle sue controllate (Cephalon, Ratiofarm e Dorom), è stata
individuata come complice del regime israeliano dal Comitato Nazionale
Palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione della società civile
palestinese, che coordina a livello globale il movimento BDS (Boicottaggio,
Disinvestimento e Sanzioni).
Secondo dati raccolti dal Centro di ricerca indipendente WhoProfit, l'azienda
trae vantaggio dal regime di occupazione nel Territorio Palestinese Occupato. In
base al Protocollo di Parigi del 1994, Israele controlla frontiere, dogane e
commercio dei Territori, impedendo l'ingresso di farmaci a basso costo da paesi
terzi e imponendo o favorendo la distribuzione dei prodotti commercializzati in
Israele, tra cui molti di Teva.
Le aziende farmaceutiche palestinesi, nel contempo, subiscono pesanti
limitazioni nella produzione e nella vendita.
Fonti pubbliche, raccolte in un dossier pubblicato sul sito Bdsitalia.org,
segnalano inoltre che Teva sostiene attivamente l'esercito israeliano (IDF), con
donazioni, e con la partecipazione a programmi di supporto ai suoi soldati come
"Support the Soul" e "Thank Israeli Soldiers" (quest’ultimo sponsorizzato da
Teva almeno fino al febbraio 2026), senza mai condannare le violazioni dei
diritti umani commesse a Gaza e altrove. Teva pratica pertanto politiche
discriminatorie dal punto di vista sanitario, in totale contraddizione con
quanto proclamato nel suo codice etico, in cui afferma “Ci prendiamo cura del
benessere dei pazienti, dei caregivers e delle comunità. Le nostre famiglie
possono essere estremamente orgogliose della differenza che facciamo nella vita
delle persone di tutto il mondo. (…) Sosteniamo e rispettiamo la tutela dei
diritti (…) e ci impegniamo a non essere complici di abusi”. Tutto questo,
evidentemente, non vale per i Palestinesi.
Per questi motivi, la campagna italiana "TEVA? No grazie!", promossa da BDS
Italia, Sanitari per Gaza e Digiuno Gaza, invita cittadini, operatori sanitari e
istituzioni locali a cercare alternative ai prodotti Teva, quando ciò sia
possibile senza ledere il diritto alla salute dei pazienti, e a proseguire il
boicottaggio finché l'azienda continuerà a sostenere il regime israeliano.