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Progetti di colonizzazione: dalla Valsesia in Piemonte alle sfide australiane
I luoghi in cui si stanno svolgendosi i fatti segnalati all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sono tra loro distanti migliaia di chilometri. Eppure, lo spirito che li anima è molto simile. La Valsesia è una zona del Piemonte situata nella provincia di Vercelli, zona di antiche risaie e fuochi fatui, paesi di antica bellezza, abitati nei millenni da valligiani spesso ribelli ai loro padroni, orgogliosi di lingue ibridate dalle vicine contrade oltralpe, abituati all’isolamento, a quella particolare sensazione di chiusura che da una catena montuosa solenne, per contro ospitali con coloro che passavano i valichi, avviati in cerca di fortuna verso le città, Torino, Milano, Genova. Luoghi oggi abbandonati, come lo sono moltissime zone nel cuore delle nostre regioni, al Nord industrioso, al Sud impigrito da secoli di servaggio agli invasori, alle mafie nelle loro mutevoli trasformazioni legate ai cicli economici, ai flussi di quel denaro che non arrivava al popolo minuto. Restava nei forzieri al tempo dei castelli, della grandi tenute contadine dei nobili, oggi va alle banche, ai paradisi fiscali. L’Australia è un continente sterminato, la cui storia è popolata da antichissime civiltà, terra di genocidio delle popolazioni locali, di eugenetica perpetrata con il furto delle bambine e dei bambini da rieducate alla civiltà giunta da oltremare, il modello di pulizia etnica tornato in auge, forse mai davvero dimesso dai colonizzatori. Provo a specificare meglio le due segnalazioni di cui qui commento. Il comune della Valsesia interessato al progetto Baita è Varallo, 7000 abitanti circa. Il fenomeno dell’urbanizzazione ha spopolato le province ed è continuato anche nell’attuale decadenza del centro di attrazione industriale rappresentato, ancora da Torino, Milano, Genova. Secondo l’ideatore del progetto, Ugo Luzzati, riemigrato dopo anni trascorsi in Israele, si sta facendo molto rumore per nulla, visto che qui hanno comprato case e ruderi da ristrutturare anche immigrati ucraini, africani, sudamericani. Gli israeliani sono in fondo una minoranza arrivata dopo il 7ottobre, un piccolo numero rispetto agli oltre 80.000 che hanno lasciato Israele negli ultimi anni (clicca qui; oppure qui; e anche qui). Luzzati sottolinea come lui stesso sia sconcertato dall’attuale collasso democratico israeliano, una tragedia che dura da oltre cento anni, la cui recrudescenza ha fatto sì che un progetto, in atto da alcuni anni, abbia avuto l’attuale risonanza. Bisogna essere pragmatici, suggerisce Luttazzi, cavalcare le emergenze come sempre hanno fatto gli ebrei della diaspora, dal 1492. Si tratta si saper integrare la tradizione con il tradimento della ibridazione, della modernità del tempo attuale, considerato che la popolazione insediata ha fra i 30 e i 50 anni e molte/i sono le/i bambine/i. Intanto, si impara l’ebraico che, l’ho già annotato in un altro articolo, è sia la lingua del libro, sia quella reinventata nel 1948, ed è il vero cemento che unisce gli ebrei di tutto il mondo. Entro nel sito dell’Istituto Comprensivo Tanzio da Varallo per leggere il Piano dell’Offerta della scuola, ma non trovo cenno rispetto all’inclusione (come si deve dire) dei minori della nuova diaspora. Forse qualcosa è annidato alla voce progetti, ma non vedo nulla se non la castagnata e altre ricorrenze locali da festeggiare con le bimbe e i bimbi. Forse Luzzati si riferisce a una scuola privata, paritaria, o una iniziativa del rabbino locale. Mi auguro, visto che le creature piccole devono integrarsi anche nella scuola dell’obbligo con altre/i compagne/i, saranno evitati i famigerati libri agiografici in uso nelle scuole israeliane, di cui abbiamo avuto contezza in alcuni saggi ( Nuri Peled-Elhanan, La Palestina nei testi scolastici di Israele, Gruppo Abele, Torino 2021) e nel film Innocence di Guy Davidi, del 2022. Ma di questo abbiamo già scritto sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. All’insegna del migliore pragmatismo, quello che fa diventare bi-milionari, si muove l’iniziativa dell’australiana Georgine Hope Rinehart, a Perth, West Australiana (https://en.royanews.tv/news/70973). Il suo è un progetto assai più ambizioso e privo delle sfumature e dei dubbi di Luzzati. Come ci spiega in un video – cappello da cowboy e sorriso smagliante – e in innumerevoli interviste che qui segnalo solo in parte, la sua accoglienza è decisamente schierata con l’uomo che  è stato definito con la macabra locuzione macabra «io sono la guerra», il primo ministro – criminale internazionale – al governo di Israele e deciso a rimanerci. L’ospitalità di Georgine, padrona del suo territorio come un feudatario, è ai rifugiati, è agli israeliani senza se e senza ma. Meno ovvio, nei suoi territori  ospiterà anche depositi di armi e perché no, visto che gli armamenti fanno fare buoni affari, anche sperimentazioni di nuovi dispositivi. Insomma, estrattivismo di ottimo conio, intellettuale (un buon gruppo di istruiti israeliani fa sempre comodo all’azienda) e delle risorse del luogo, un modello vecchio e un modello nuovissimo. Ma chi è un colono, ci si potrebbe chiedere in questi nostri tempi confusi, di storie frantumate in mitologie e narrazioni meme e bias, di paranoie woke di Musk, di parole abusate fino all’erosione dei significati? I reduci delle guerre della Roma repubblicana e imperiale avevano diritto a una parte del bottino di guerra a seconda del rango rivestito in battaglia, e di un fazzoletto di terra in cui ritirarsi, in fondo un popolo dall’animo contadino e dalla razionalità giuridica, perché i due aspetti, proprietà e diritto proprio allora si sono coniugati. Il colono è il poveraccio che la Francia deportava nelle terre dei possedimenti nordafricani a morire di malattie, di fame come in patria e per gli attacchi armati dei locali. Il colono è quello in grande di cui parla lo scrittore e saggista Amitav Ghosh, predone nelle isole dell’Oceano Indiano, è quello boero in Sud Africa, e la lista si fa lunga e larga come lo sono tutti i continenti: conquiste, pulizia etnica, insediamenti, culture sparite, in alcuni rari casi ibridate, il pidgin, le lingue mescolate, un fenomeno antropologico e storico grandioso. Si leggono, in cartaceo e nel web, notizie accompagnate da commenti anodini, di progetti del post Nakba palestinese (l’altra faccia dell’Aliyah, il ritorno dell’ebrei nella terra dei padri). I resort sulla spiaggia di Gaza e l’assurda dismissione del governo di Hamas diventato, sotto l’egida ONU e USA (e già, si muovono insieme, ormai), solo tecnico amministrativo, per l’impegno israeliano a mandare avanti i pubblici servizi in Palestina (quale? in Cisgiordania? nei bantustan resistenti fra gli insediamenti ortodossi?). Certo Hamas non consegna le armi, come dovrebbe un barbaro sconfitto (Avvenire, 7 luglio 2026, p 11). I palestinesi vogliono restare, del resto non sono nel carnet degli invitati né di Luzzati, né della signora Hope, l’australiana. Una nota per concludere, visto che la stampa locale piemontese lamenta l’isteria antisraeliana a fronte del progetto Baita. Rileggo, in una specie di nostalgia intellettuale, qualche grande scrittore ebreo. Mi capita fra le mani Angel Wagenstein, forse meno letto dei fratelli Singer, la sua drammatica storia degli ebrei bulgari, passati di regime a regime, gli Asburgo, i tedeschi, i sovietici, oggi all’Europa della Ursula von der Leyen, forse non proprio il migliore dei mondi. Nel romanzo I cinque libri di Isacco Blumentel (Baldini Castoldi, MI, 2011) nello shtetl di Kolodez, il rabbino, il pope, l’imam sono compagni di sbornie e di bordello, solo il fine settimana ognuno per sè, con il suo gregge. E torno ad apprezzare l’ironia tragica, la saggezza delle religioni e delle culture che si parlano, mentre oggi torna il massacro e l’ospite, chi ospita e chi è ospitato, diventa l’hostis, che contamina minaccioso una sorta di presunta purezza etnica.   Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Israele costruisce nuovi avamposti nella Striscia, l’occupazione vuole essere permanente
Secondo i termini del cessate il fuoco firmato nell’ottobre 2025, Israele avrebbe dovuto ritirare completamente le sue truppe da Gaza. Chi conosce la storia del regime sionista e i suoi obiettivi sapeva già allora che l’obiettivo invece era rimanere lì e strappare altro territorio ai palestinesi. Un’indagine condotta dall’Open Source […] L'articolo Israele costruisce nuovi avamposti nella Striscia, l’occupazione vuole essere permanente su Contropiano.
June 7, 2026
Contropiano
“Living despite them”: un documentario che ti prende al cuore
Testimonianza di Clara Reina, nella serata del 18 maggio scorso partecipante all’incontro con il regista al CRO Arci di Viareggio: > Ieri sera ho assistito alla proiezione di Living despite them, cortometraggio > di Alaa Hathleen, attivista, regista, fisioterapista e calciatore: un giovane > pieno di risorse. > > Il documentario fatto con il cellulare ci immerge in uno squarcio di vita > quotidiana in un villaggio di Masafer Yatta, zona meridionale della > Cisgiordania appartenente all’area C, cioè sotto il pieno controllo civile e > militare israeliano in seguito agli accordi di Oslo, pur essendo stata > originariamente assegnata dall’ONU a quello che doveva essere lo Stato di > Palestina. > > Alaa proviene da una numerosa famiglia beduina dedita alla pastorizia, > caratterizzata da fortissimi legami familiari e da una vita semplice. Ma già > dal 1981 il luogo dove vive dal governo israeliano è stato decretato essere > zona di esercitazione militare, quindi soggetto a demolizioni e espropriazioni > che non tengono in conto alcun fattore umano. > > Dopo la proiezione del suo documentario Alaa si intrattiene a lungo con noi. > Con commozione e dovizia di particolari descrive le demolizioni e il tentativo > eroico di ostacolarle ponendo il proprio corpo davanti alle ruspe che > proseguono incuranti, restando feriti o perdendo la vita dopo giorni di > agonia. Così Alaa ha perso zio, cugino, fratello e amici ed, essendo stati > distrutti anche la scuola e l’ospedale, ha perso anche il lavoro. > Ma nessuno rinuncia o perde la speranza, nessuno, a partire dai bambini che > indossano grembiule e zaino e vanno a cantare dove si ergeva la loro scuola, > fino ad Alaa, la cui casa è stata distrutta sei volte e altrettante volte l’ha > ricostruita. Loro continueranno a resistere con incrollabile SUMUD (che > significa ‘fermezza’, ‘resistenza incrollabile’) e nonviolenza attiva. > E, a proposito di SUMUD: ancora una volta hanno bloccato la Flotilla in acque > internazionali. Molte piazze sono state immediatamente chiamate, anche nella > nostra zona, a Lucca e dintorni. Le azioni della Flotilla hanno ormai ottenuto > grande effetto mediatico, prime pagine di giornali, notiziari e > approfondimenti, mettendo alla gogna per pirateria il governo di Israele. > Potenza di Lilliput contro il gigante. > E oggi da Viareggio passa il Giro d’Italia: benché quest’anno dopo le azioni > dello scorso anno non siano più presenti atleti israeliani e la loro squadra > abbia avuto un rebranding, non corra più sotto bandiera israeliana ma > svizzera, qualcuno di noi attivisti non mancherà di esserci, a monito. Il > boicottaggio paga. Redazione Toscana
May 19, 2026
Pressenza
Israele espande l’occupazione a Gaza, nel silenzio dei paesi “democratici”
Israele sta riscrivendo la geografia della zona orientale della Striscia di Gaza, dove un tempo c’erano i campi coltivati dei palestinesi e oggi regna il grigio delle macerie e dell’occupazione sionista. Che continua a espandersi, parola delle stesse IDF, ben oltre i limiti della linea gialla decisa col cessate il […] L'articolo Israele espande l’occupazione a Gaza, nel silenzio dei paesi “democratici” su Contropiano.
May 6, 2026
Contropiano
In Perù, alle api vengono riconosciuti diritti propri
> Le api senza pungiglione autoctone del Perù sono i primi insetti al mondo a > godere di una protezione speciale come soggetti giuridici. Gli indigeni Asháninka le chiamano «Shinkenka» o, in spagnolo, «Angelitos» (angioletti). Appartengono al genere Melipona e sono la prima specie di insetti al mondo a non essere considerata un oggetto, ma ad avere un diritto «personale» all’esistenza, alla rigenerazione e alla protezione. Nell’ottobre 2025, la provincia peruviana di Satipo ha dichiarato le api amazzoniche senza pungiglione soggetti giuridici. L’ape senza pungiglione è un importante impollinatore locale e fa parte dell’ecosistema tropicale da milioni di anni. Il suo miele ha proprietà antibatteriche, antivirali e antinfiammatorie ed è utilizzato nella medicina tradizionale. La legge, che si applica nella biosfera UNESCO di Avireri-Vraem, ha lo scopo di proteggere la popolazione di api, che negli ultimi anni ha subito un forte calo. L’aumento delle temperature dovuto alla crisi climatica, la deforestazione, la coltivazione di droghe, i pesticidi e le specie invasive minacciano la loro sopravvivenza. LE API MELLIFERE CHE PUNGONO SONO ARRIVATE SOLO CON LA COLONIZZAZIONE Le Meliponini non possono pungere, ma possono mordere. Ne esistono circa 600 specie in tutto il mondo, di cui almeno 175 vivono in Perù. Le api mellifere pungenti conosciute in Europa sono arrivate in Sudamerica solo con gli europei. Alla fine degli anni ’50 è stato introdotto un incrocio tra specie di api africane ed europee, che da allora si è rapidamente diffuso e rappresenta una minaccia per le api autoctone. La nuova legge è essenzialmente un successo della biochimica Rosa Vásquez Espinoza, che insieme ad altri scienziati e alle comunità indigene degli Asháninka ha promosso la protezione delle api e, di conseguenza, anche la protezione della regione amazzonica. La maggior parte delle piante importanti per l’agricoltura viene impollinata dalle api selvatiche. TUTTE LE PARTI COINVOLTE PIANIFICANO INSIEME MISURE DI PROTEZIONE L’organizzazione Amazon Research International di Espinoza è stata sostenuta, tra gli altri, dall’organizzazione statunitense Earth Law Center e dalla biologa marina Callie Veelenturf, secondo quanto riportato dal media statunitense «Inside Climate News». Veelenturf è diventata famosa quando ha ottenuto diritti specifici per una specie di tartaruga marina a Panama. Rosa Vásquez Espinoza durante un workshop in una comunità Asháninka. Espinoza, premiata dall’UNESCO per il suo impegno, con l’aiuto di abitanti indigeni, ricercatori e funzionari governativi locali ha mappato in una spedizione dove si trovano le api minacciate e cosa si può fare per preservarle. Le popolazioni si sono fortemente ridotte, ha dichiarato a «Inside Climate News». Mentre prima bastava mezz’ora per trovare un alveare, oggi a volte non se ne trova nemmeno uno in un’intera giornata. LE SPECIE DI API AUTOCTONE SPESSO SOCCOMBONO ALLE MISURE DI PROTEZIONE In un workshop, rappresentanti del governo, ricercatori e indigeni hanno discusso misure pratiche per scongiurare le minacce alle api selvatiche, promuovere la biodiversità e preservare le conoscenze indigene. Ad esempio, le colonie di api possono essere insediate in modo mirato in aree disboscate per ripristinare la biodiversità. Espinoza e i suoi colleghi promuovono l’allevamento di api senza pungiglione come fonte di reddito in una zona prevalentemente dipendente dall’agricoltura di sussistenza e come misura di protezione. Donne come l’apicoltrice Asháninka Micaela Huaman Fernandez insegnano ad altri come allevare api senza pungiglione e come estrarre il miele in modo delicato. Huaman vende il miele come ingrediente di prodotti medicinali tradizionali. Il progetto è esemplare di un movimento internazionale in crescita che attribuisce diritti giuridici alla natura. Gli attivisti criticano il fatto che la protezione delle api spesso riguarda solo la loro funzione di impollinazione o esclusivamente l’ape mellifera Apis mellifera. Le api autoctone, il loro diritto all’esistenza e il loro ruolo nella società e nell’ecosistema vengono spesso trascurati. Gli attivisti vorrebbero che la legge sulla protezione delle api senza pungiglione fosse applicata in tutto il Perù. Le possibilità che ciò avvenga non sono male: in questo Paese sudamericano, il fiume Marañón e il famoso lago Titicaca sono già riconosciuti come soggetti giuridici. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid con l’ausilio di traduttore automatico. INFOsperber
November 12, 2025
Pressenza
Mozione IC “Sauro-Errico-Pascoli” di Napoli contro discriminazione, segregazione e colonizzazione del popolo palestinese
Il Collegio Docenti dell’IC “Sauro-Errico-Pascoli” si dichiara CONTRO la politica di discriminazione, segregazione e colonizzazione che lo Stato di Israele utilizza nei confronti del popolo palestinese e che viola i principi e i dettami del diritto internazionale e le risoluzioni ONU sui Diritti Umani. Oggi in particolare, di fronte ai massacri ed al genocidio in atto nella striscia di Gaza ad opera dell’esercito israeliano, vogliamo evidenziare questa posizione in modo chiaro, aderendo alla campagna internazionale “Spazi Liberi dall’apartheid israeliana” che promuove la creazione di una rete di strutture pubbliche e private libere da ogni forma di discriminazione. Questi luoghi, che prendono ispirazione dalla lotta contro l’apartheid in Sudafrica, e rappresentano una Rete oggi attiva in diversi paesi del mondo, sono contro l’occupazione militare e le politiche di apartheid in Palestina come in ogni parte del globo, e si impegnano a non contribuire in alcun modo alle gravi violazioni delle libertà fondamentali del popolo palestinese. Come Istituzione scolastica impegnata da sempre nella lotta contro ogni tipo di razzismo, discriminazione e segregazione e ispirata, com’è doveroso che sia, ad educare le giovani generazioni ai valori di rispetto, solidarietà, giustizia, spirito critico, propri della nostra Costituzione, intendiamo quindi prendere posizione rispetto al genocidio in atto, impegnandoci a non restare in silenzio ed a continuare nella nostra missione di costruttori di pace e dialogo tra le persone ed i popoli. Napoli, 13/05/2025 Mozione-PalestinaDownload
Il patriarcato precede la colonizzazione
STUDIARE LA MASCOLINITÀ È COMPRENDERE IL POTERE. STUDIARE GLI STUPRI DI GUERRA È RICONOSCERE LA VIOLENZA COME ULTIMA RISORSA DISPONIBILE PER COLORO CHE NON POSSONO “PROVARE” IL LORO POTERE IN ALTRI MODI. STUDIARE IL PATRIARCATO È RIPENSARE LA STORIA E METTERE IN DISCUSSIONE L’AFFERMAZIONE CHE IL PATRIARCATO SIA UN’INVENZIONE DELLA COLONIZZAZIONE: IL PRIMO HA SECOLI DI STORIA, ANCHE SE LA COLONIZZAZIONE, NON C’È DUBBIO, L’HA INTENSIFICATO E RICONFIGURATO. APPUNTI DI UNA CONVERSAZIONE CON L’ANTROPOLOGA FEMMINISTA ARGENTINA RITA SEGATO Messico, Chiapas (Selva Lacandona). Foto di Massimo Tennenini -------------------------------------------------------------------------------- Invitata dal Coordinamento di Scienze Umane dell’UNAM e dal Programma Universitario di Studi sulla Democrazia, Giustizia e Società (PUEDJS), l’antropologa e scrittrice Rita Segato ha tenuto una conversazione pubblica nella quale ha condiviso alcune delle chiavi del suo recente pensiero. L’incontro, realizzato nel quadro dell’ottantesimo anniversario del Consiglio Tecnico delle Scienze Umane, ha visto la partecipazione di Miguel Armando López Leyva, coordinatore delle Scienze Umanistiche; John M. Ackerman, direttore del PUEDJS; Amneris Chaparro, titolare del Centro di Ricerche e Studi di Genere, e Leticia Flores Farfán, coordinatrice del Corso di Laurea in Studi di Genere. Il potere della parola “Nominare è tracciare la rotta della storia”, ha detto Rita Segato all’inizio della sua conversazione all’UNAM. Con umorismo e critica, la pensatrice femminista, nota a livello internazionale per i suoi studi su genere, violenza e colonialità, ha aperto uno spazio di riflessione collettiva che è stato, nelle sue parole, un esercizio di pensiero vivo. “Le discipline umanistiche sono le più potenti che ci siano, anche se ci fanno credere il contrario. Creando vocabolario, scegliendo quali esperienze nominare e quali no, le scienze umane disegnano il percorso della storia. Sono più importanti della politica“. Una vita tra le lingue Anche se è argentina, Segato ha costruito la sua carriera accademica in Brasile, che ha segnato profondamente la circolazione della sua opera. “Nessuno legge in portoghese. Ci sono pochissimi lettori. È come se ci fosse una riserva di mercato teorica: se uno si chiama John Smith, lo traducono; se si chiama Juan Pérez, no”. In questo senso, ha apprezzato profondamente che la sua parola abbia trovato risonanza in tanti paesi dell’America Latina e, in particolare, in Messico. Da Tilcara, nella valle di Humahuaca, dove vive con il suo compagno, Segato ha difeso uno sguardo critico e decolonizzatore della teoria e della pratica accademica. Per questo, quando è stata invitata all’UNAM, ha proposto che il formato fosse quello di una conversazione aperta: “Quando converso penso meglio, penso cose che prima non avevo pensato”. È importante sottolineare che la sessione si è tenuta nell’ambito del “Seminario permanente (Re)pensando la democrazia nel XXI secolo” del PUEDJS. Frontiera delle civiltà “Il Messico non è il confine tra il Messico e gli Stati Uniti. È il confine tra un’intera civiltà e il nord”, ha detto con enfasi. Nella sua visione, il Messico ha una posizione geopolitica e simbolica unica nel continente: “È il paese più importante dell’America Latina, e lo dico sempre. Ha un ruolo chiave nella disputa civile che stiamo vivendo”. Questa affermazione non è solo geografica: è politica. Per Segato, la storia dei popoli dell’America Latina è attraversata da molteplici forme di colonialismo e il Messico, con la sua ricchezza culturale, storica e demografica, è un attore centrale nella disputa per il senso dell’umano. Mascolinità, il suo tema di studio Anche se ampiamente nota come femminista, Segato ha chiarito che il suo oggetto di studio non è la femminilità, ma la mascolinità come forma strutturale del potere; “comprenderla è capire il potere, il patriarcato è la struttura fondante di tutte le forme di espropriazione, di valore, di prestigio”. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI RAUL ZIBECHI: > Demolire il mandato di mascolinità -------------------------------------------------------------------------------- Da questa prospettiva, ha messo in discussione le teorie che affermano che il patriarcato è stato un’invenzione della colonizzazione: “Non può essere sostenuto né dai dati antropologici né dalla storia. Il patriarcato precede la colonizzazione, anche se questa l’ha intensificato e riconfigurato”. Attraverso esempi etnografici, ha spiegato come le “case degli uomini” -spazi di formazione maschile nelle diverse culture tribali – esistevano nei cinque continenti, molto prima del contatto coloniale. Dallo stupro alla guerra Uno dei concetti più profondi e trasformativi di Segato è quello del mandato di mascolinità, che ha spiegato come si è evoluto dalla sua idea iniziale del “mandato di stupro”, che descrive l’esigenza di dimostrare la mascolinità attraverso la violenza sessuale. “Abbiamo intervistato molti giovani condannati per stupro in Brasile. Tutti ripetevano una narrazione: dovevano provare qualcosa, dimostrare qualcosa agli altri. Quel qualcosa è la mascolinità”. Secondo Segato, la violenza è spesso l’ultima risorsa disponibile per coloro che non possono “provare” il loro potere in altri modi. “Sempre meno uomini hanno accesso ad un patrimonio, ad un posto nell’economia. Allora non resta che la violenza”. Con acutezza, umorismo e impegno, Rita Segato ha lasciato una lezione profonda: nominare, scrivere, parlare non sono atti neutri. Sono atti politici che modellano il futuro. -------------------------------------------------------------------------------- Fonte: Desinformémonos (traduzione di Comune). Publicado originalmente en Gaceta UNAM -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI CRISTINA FORMICA: > Lasciarsi alle spalle il patriarcato -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il patriarcato precede la colonizzazione proviene da Comune-info.
May 22, 2025
Comune-info
Il popolo MAPUCHE la terra la difende, non l’accende!
Urgente: Criminalizzazione del Popolo Mapuche in Argentina Chiamata alla solidarietà internazionale Abbiamo bisogno urgentemente dell’attenzione e dell’appoggio internazionale perché si visibilizzino le violazioni dei diritti umani che si stanno attualmente producendo contro il popolo mapuche nella patagonia, in argentina. In questi giorni enormi incendi hanno devastato migliaia di ettari di boschi e distrutto case. Le uniche persone che si sono mosse sono state quelle delle brigate comunitarie autorganizzate visto che il governo argentino non ha fatto nulla. Adesso, invece dell’appoggio queste stesse comunità si scontrano con una brutale repressione. Lo stato ha lanciato una campagna di criminalizzazione. contro il popolo mapuche e le persone volontarie del servizio di Vigilanza del Fuoco. (*) accusandol3, senza alcuna prova, di aver causato gli incendi. (*) i pompieri in Argentina sono volontari Cosa sta succedendo: video condiviso da Moira Millan, sottotitoli in italiano a cura di Patricia e Mari * Detenzioni e retate arbitrari: Molte comunità indigene, comprese persone anziane residenti, sono state oggetto di retate senza testimoni ufficiali. La polizia ha piazzato armi e materiali infiammabili nelle loro abitazioni per incolparle. ● Detenzioni in corso: Il pompiere volontario Nicolás Heredia è in carcere accusato di reati inventati con “prove” basate solo su testimoni non ufficiali. ● Persecuzione giudiziaria: Victoria Nuñez Fernandez, donna mapuche de Lof Pillán Mahuiza, è stata condannata a due mesi di custodia cautelare in carcere nonostante non esistano prove che la relazionino a reati. ● Militarizzazione e repressione: Le forze di sicurezza argentine, compresa la GEOP (Gruppo Speciale di Operazioni di Polizia antiterrorismo), si sono dispiegate per reprimere e intimidire le comunità indigene con azioni che ricordano le tattiche delle dittature militari del passato. Tutto questo fa parte di una strategia più ampia per screditare le persone delle comunità indigene che difendono la terra e per proteggere le industrie dell’estrattivismo a scapito dei diritti di chi su quelle terre vive. È ciò che abbiamo visto in Palestina, in Brasile e nel mondo intero, dove si accusano falsamente i popoli indigeni e oppressi di reati che non hanno commesso per giustificare la violenza dello Stato contro di loro. Abbiamo urgente bisogno di: ● Copertura mediatica internazionale per rendere evidente la persecuzione e le accuse fabbricate contro il popolo Mapuche. ● raccogliere adesioni internazionali di solidarietà per le irruzioni poliziesche e militari nella provincia di CHUBUT, ARGENTINA utilizzando questo modulo ● Pressione Legale e Politica da parte di organismi internazionali per esigere la liberazione delle persone detenute arbitrariamente e la fine della criminalizzazione della resistenza Indigena. Condividiamo questa informazione, diffondiamo nelle reti e spazi che attraversiamo, chiediamo giustizia. Il popolo Mapuche difende la sua terra, non la incendia. documentario sulla storia del popolo mapuche di Mari Casalucci, Valeria Patané, Ramon Gaete. Per favore, mettetevi in contatto se avete bisogno di altri particolari o se si desidera ampliare e approfondire questa urgente richiesta. Grazie per la vostra solidarietà Questo il comunicato che abbiamo tradotto e che data febbraio 2025 ma vogliamo ricordare quanto proprio la comunità del lof Paillan-Mahuiza ha fatto e proprio per rigenerare il bosco natio originario ed evitare gli incendi. Siamo assolutamente orgogliosi di aver partecipato alla campagna testimoniata da questo nostro articolo. Riferimenti e contatti: ● Moira millán ● XR Argentina ● Presentes Latam ● Sisas Medio ● Mujeres Indígenas ● Resumen Latinoamericano News about this: ● CELS – Criminalización de brigadistas y hostigamiento a comunidades indígenas ● Agencia Presentes – Violentos allanamientos a comunidades mapuche y a una radio comunitaria de Chubut ● ANRed – Actividades en todo el país contra los incendios y la criminalización de brigadistas y comunidades mapuche foto di copertina di Mari, settembre 2024 ************** RADIOSONAR.NET SI BASA SULL’AUTOFINANZIAMENTO. SE VUOI AIUTARCI A CONTINUARE A TRASMETTERE, PUOI EFFETTUARE UNA DONAZIONE ATTRAVERSO IL NOSTRO CONTOCORRENTE O PAYPAL  
February 25, 2025
RadioSonar.Net