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Inondazioni in Mozambico: una tragedia annunciata
> Ci troviamo di fronte a una crisi umanitaria senza precedenti in Mozambico. Le > acque che oggi sommergono case, strade e vite umane non sono solo un evento > meteorologico, ma anche lo specchio di un Paese esposto nelle sue fragilità > più profonde. Le piogge e le inondazioni appartengono all’ordine naturale, si > ripetono nel corso dei secoli e fanno parte del ciclo della terra. Ciò che non > appartiene alla natura è l’abbandono. Ciò che non è inevitabile è > l’impreparazione di uno Stato che, essendo eletto per proteggere il proprio > popolo, si rivela incapace di farlo nei momenti più decisivi. Si dice spesso che nei momenti di tragedia non è l’ora di puntare il dito. C’è del vero in questo: il dolore richiede prima di tutto solidarietà, riparo, pane e soccorso. Ma la compassione non può servire a imbavagliare la coscienza. Chiudere gli occhi davanti alle responsabilità politiche significherebbe trasformare la sofferenza collettiva in un rituale vuoto, condannato a ripetersi nella prossima stagione delle piogge. La natura provoca le inondazioni; la negligenza le trasforma in catastrofi. Da decenni si sottolinea la necessità di pianificazione urbana, sistemi di drenaggio, politiche abitative serie e protezione civile. Si sa dove i fiumi esondano, si conoscono le zone a rischio. Tuttavia, ogni anno il Paese sembra sorpreso dalla stessa tragedia annunciata. Come se la memoria istituzionale venisse cancellata con il calare delle acque. Questa amnesia selettiva ha un volto e un nome: è l’incompetenza amministrativa, è la priorità data agli interessi privati a scapito del bene comune, è la politica intesa come business e non come servizio. Mentre intere famiglie dormono in centri di accoglienza improvvisati, mentre i bambini perdono quaderni, vestiti e il tetto sotto cui sono cresciuti, i discorsi ufficiali ripetono luoghi comuni su “calamità imprevedibili”. Ma nulla di tutto ciò è veramente imprevedibile. Imprevedibile è solo il grado di indifferenza con cui si accetta come naturale la miseria dei più poveri. Le inondazioni rivelano la geografia sociale del Paese: colpiscono soprattutto chi ha sempre vissuto ai margini, chi ha costruito nelle periferie senza infrastrutture, chi non ha mai avuto accesso a una politica pubblica degna di questo nome. Un governo eletto non è solo un gestore di cerimonie, è un custode della vita collettiva. Quando fallisce nella prevenzione, quando non investe in sistemi di allerta, quando permette che la corruzione divori le risorse destinate alla protezione sociale, viene meno al suo patto fondamentale con il popolo. La legittimità politica si misura proprio in questi momenti di prova. Non basta visitare le zone alluvionate con le telecamere e un bambino in braccio; bisogna essere arrivati lì prima della tempesta, con opere, piani e rispetto per i cittadini. La crisi che stiamo attraversando è quindi duplice: naturale e morale. Le acque si ritireranno, ma la domanda rimarrà: quale Paese vogliamo ricostruire su questo fango? Un Paese che continua a trattare i disastri come fatalità, o un Paese che si assume la responsabilità storica di proteggere i propri cittadini? La risposta non può venire solo dai palazzi del potere. Deve nascere dalla società, dalle comunità colpite, da una cittadinanza che rifiuta di essere ridotta a vittima silenziosa. Solidarietà oggi, sì. Ma domani anche verità, giustizia ed esigenze democratiche. Perché nessuna pioggia, per quanto violenta, spiega l’assenza di ponti, di ospedali attrezzati, di rifugi dignitosi. La natura ci mette alla prova; la politica ci mette a nudo. E ciò che ha messo a nudo è che il diluvio più grande non è quello delle nuvole, ma quello dell’irresponsabilità umana. -------------------------------------------------------------------------------- (Nota della redazione: Le persone colpite sono quasi 600.000, le abitazioni danneggiate 74.000.) -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL PORTOGHESE DI STELLA MARIS DANTE. Redação São Paulo
January 25, 2026
Pressenza
L’equazione dei disastri
Vi siete mai chiesti chi decide i nomi degli uragani? In molti ricordano l’uragano Katrina, che nel 2005 devastò la zona nei pressi di New Orleans negli Stati Uniti. Nel 2024 hanno fatto molto parlare di loro gli uragani Beryl, Helene e Milton. I nomi degli uragani non sono stabiliti sul momento in modo casuale, bensì provengono da liste predeterminate, diverse a seconda della zona del globo dove avviene lo specifico evento naturale. Nel 1953 il National Hurricane Centre (NHC) degli Stati Uniti dedicata alla previsione degli uragani stabilì delle liste di nomi annuali da associare agli uragani. Inizialmente, si trattava di una lista alfabetica predeterminata per ogni anno, di nomi unicamente femminili: il nome della lista, che viene associato al primo uragano dell’anno, aveva un nome proprio femminile che iniziava con la A, ad esempio Anna, il secondo con la B, come Betty, e così via fino all’ultima lettera dell’alfabeto, la W. Questo è il motivo per cui molte persone pensano tutt’oggi che gli uragani posseggano solo nomi femminili, ma non è più così. Dal 1979 in poi, su richiesta del Women’s Liberation Movement, sono stati introdotti anche i nomi maschili alternati a quelli femminili per i cicloni atlantici, mantenendo sempre l’ordine alfabetico delle iniziali. Il processo per determinare i nomi degli uragani è condotto da specifici organismi regionali del WMO che selezionano dei nomi in base alla loro familiarità con le lingue parlate in ogni specifica regione, con l’obiettivo di rendere la comprensione di tali nomi più chiara possibile a seconda della zona del mondo in cui ci troviamo. Esistono comunque delle regole generali che vengono seguite nell’attribuzione: - i nomi non devono provenire da specifici individui (cioè non sono"dedicati") - devono essere sufficientemente brevi da poter essere utilizzati con facilità - devono essere nomi facili da pronunciare (per ogni lista, esiste anche uno specifico elenco delle pronunce) - i nomi devono essere unici: non possono essere usati gli stessi nomi in zone diverse del globo Il 18 novembre, al telefono con Antonello Pasini, fisico climatologo del CNR, docente di Fisica del clima all’università Roma Tre, abbiamo parlato di eventi climatici estremi, della loro frequenza e distruttività in relazione all’attività umana, di equazioni dei disastri. La puntata, di un mese fa, torna terribilmente attuale alla luce di quanto sta avvenendo a Gaza. La tempesta Byron si è abbattuta sul terreno della Striscia, massacrato dai bombardamenti, e sui campi degli sfollati di Gaza, che dopo due anni di distruzione e massacri si appresta ad affrontare l’inverno in tende vecchie e logore e con abbigliamento inadeguato. Mentre Israele continua a fermare gli aiuti ai valichi di confine dell’enclave. Ascolta la puntata. Citati nella puntata: > Crisi climatica, le alluvioni in Pakistan denunciano il nostro tempo: chi > inquina meno paga più di tutti Pakistan, inondazioni, cambiamento climatico e tensioni internazionali – diretta all’info di Blackout
December 13, 2025
Radio Blackout - Info
[Da Roma a Bangkok] Filippine - La telenovela dell'acqua che scorre
La trasmissione è dedicata alla questione degli scandali legati ai progetti di controllo delle inondazioni e alla gestione dell'acqua nelle Filippine. Mentre le persone continuano a morire per via delle inondazioni, sono emersi gravi irregolarità e scandali nell'uso improprio di circa almeno 9 miliardi di dollari (ma c’è chi parla di cifre più alte), destinati al Dipartimento dei Lavori Pubblici negli ultimi tre anni, relativi a progetti di irreggimentazione delle acque che si sono rivelati incompleti, scadenti o addirittura ghost projects. Tutto ciò ha provocato massicce proteste nel paese ma la crisi filippina ha ripercussioni globali e riguarda anche il resto del mondo.
December 3, 2025
Radio Onda Rossa
ASIA: OLTRE 1500 VITTIME, CENTINAIA DI DISPERSI E MILIONI DI SFOLLATI TRA INDONESIA E SRI LANKA PER LE ALLUVIONI
Il bilancio delle vittime delle alluvioni, inondazioni e frane che hanno colpito Sumatra, in Indonesia, è salito a 1.100, con centinaia di dispersi e un milione di evacuati. Cicloni, piogge e frane anche in Sri Lanka, dove il bilancio parziale delle vittime è salito a 410, con 340 dispersi e un milione e mezzo di sfollati, soprattutto nella zona centrale. Il peggior disastro dai tempi dello tsunami del 2004 ha prodotto un’immediata mobilitazione di solidarietà internazionale lanciata dalla folta comunità srilankese all’estero, compresa quella che vive in Italia. Proprio nel nostro Paese l’Associazione Vivara (della quale fanno parte anche compagne-i che conducono “Radio Vivara”, su Radio Onda d’Urto, ogni sabato alle ore 20) chiama alla solidarietà attraverso la campagna “Umanità in mezzo al disastro”. Il riferimento per donazioni è: IBAN IT38M0873554340008000817146 (CODICE BIC CCRTIT2TBTL) della banca BTL. L’aggiornamento su Radio Onda d’Urto con Vijit, dell’Associazione Vivara e conduttore della trasmissione Radio Vivara in onda ogni sabato sulla nostra emittente. Ascolta o scarica. Per fare il punto della situazione nei paesi del sud est asiatico colpiti dalle alluvioni, su Radio Onda d’Urto è intervenuto anche il giornalista Emanuele Giordana, di Lettera 22 e dell’Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo. Ascolta o scarica.  
December 2, 2025
Radio Onda d`Urto