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Studenti in sciopero contro leva e guerra: il 5 marzo nuova mobilitazione nazionale in Germania
Il 5 marzo 2026 è in programma una nuova ondata di scioperi e manifestazioni studentesche contro la leva e contro la deriva di militarizzazione del Paese. È la seconda tappa di una mobilitazione che a partire dallo sciopero del 5 dicembre 2025 ha costruito comitati nelle scuole e una rete nazionale di presìdi locali, con l’obiettivo dichiarato di bloccare il ritorno, anche “a tappe”, della coscrizione. Alla giornata del 5 marzo partecipano anche organizzazioni tedesche aderenti alle nostre reti internazionali War Resisters’ International (WRI) ed European Bureau for Conscientious Objection (EBCO). Dal 5 dicembre al 5 marzo: una mobilitazione “in stile clima”, ma contro la coscrizione Il 5 dicembre 2025, mentre il Bundenstag votava una riforma del “servizio militare”, in circa 90 città migliaia di studenti hanno lasciato le aule per manifestare. Le stime più ricorrenti parlano di circa 55.000 partecipanti; a Berlino si è arrivati a diverse migliaia. Una parte rilevante della novità è organizzativa: la preparazione è passata da comitati di sciopero nelle scuole, materiali autoprodotti, coordinamenti locali e una capacità di reggere pressioni e minacce disciplinari da parte di alcune dirigenze scolastiche. Il 5 marzo 2026 è il passaggio successivo, annunciato esplicitamente già nelle settimane successive allo sciopero di dicembre e rilanciato anche in contesti politici e assembleari: alla Rosa Luxemburg Conference di Berlino, a gennaio, si parlava già di nuove “school walkouts” e di una mobilitazione più ampia contro la coscrizione e lo smascheramento dei piani di preparazione della guerra. Come ha gridato il sedicenne Clemens davanti alla folla che ha partecipato alla manifestazione a Berlino: Se il governo ci ama così tanto, perché ci dice quando saremo arruolati, ma non ci chiede mai cosa vogliamo fare della nostra vita?  Cosa contestiamo: “volontario”, ma con obbligo di registrazione e valutazione Il punto di frizione è la riforma che, pur non ripristinando formalmente la leva, introduce meccanismi obbligatori di registrazione e valutazione per i diciottenni (con obblighi più stringenti per i giovani uomini), a partire dal 1° gennaio 2026, e mantiene sullo sfondo la possibilità di un ritorno alla coscrizione se i numeri del reclutamento volontario non bastassero. Il quadro politico dichiarato è in linea con il piano di riamo europeo, che prevede l’aumento degli organici e della cosiddetta “prontezza” militare: nelle cronache internazionali ricorrono obiettivi di crescita delle forze armate e della riserva e nel dibattito pubblico tedesco la coscrizione, sospesa nel 2011, torna ciclicamente come opzione di “sicurezza” e “difesa”. Dalle testimonianze raccolte nelle mobilitazioni emerge un nesso insistito tra militarizzazione e condizioni materiali: scuole in difficoltà, carenza di personale, costo della vita e priorità di spesa pubblica. La critica dei movimenti studenteschi non si limita al “no alla leva”, ma investe l’idea che una generazione già sotto pressione venga chiamata a pagare il prezzo di scelte politiche orientate al riarmo. Perché riguarda anche noi: obiezione di coscienza, diritti, reti transnazionali La mobilitazione tedesca ha un significato europeo immediato: la coscrizione non è un tema “nazionale tedesco”, perché si muove dentro un ciclo continentale di aumento delle spese militari, riforme di reclutamento, normalizzazione del linguaggio bellico. In questo spazio, il diritto all’obiezione di coscienza e la protezione di chi rifiuta di combattere diventano terreno di scontro politico e giuridico, come ricordano reti e organizzazioni europee che lavorano su asilo e tutela dei renitenti e dei disertori. Come Movimento Nonviolento e Campagna di Obiezione alla Guerra esprimiamo il nostro più forte sostegno alla giornata di sciopero contro la coscrizione del 5 marzo 2026 e alle rivendicazioni della sua piattaforma politica: no alla leva, no ai “servizi obbligatori”, stop alla militarizzazione della scuola e della società. Rinnovando il nostro impegno di solidarietà e connessioni tra reti, a partire dai nodi europei dell’obiezione di coscienza e del rifiuto della guerra, diciamo grazie ai giovani tedeschi che affolleranno le piazze, un bagliore di speranza di pace e disarmo nel cuore dell’Europa.   Movimento Nonviolento
March 4, 2026
Pressenza
La rivolta degli ultra-ortodossi scuote Israele
Una città a ferro e fuoco A Bnei-Brak, una delle ‘capitali’ della comunità ultra-ortodossa dello Stato ebraico, domenica si sono vissute ore di terrore. Due soldatesse, spedite in missione dall’Ufficio reclutamento, sono state assaltate da diverse centinaia di ‘haredim (ebrei integralisti), che vedono come fumo agli occhi la possibilità di essere […] L'articolo La rivolta degli ultra-ortodossi scuote Israele su Contropiano.
February 20, 2026
Contropiano
I “fatti di Torino” e l’abisso tra lo spazio pubblico e la rappresentazione istituzionale
“I fatti di Torino”, così li chiamano con la dichiarata intenzione di porre un tema di scottante attualità nell’agenda setting delle istituzioni che si stanno affannando a cercare soluzioni ai problemi dell’Italia, come ad esempio la violenza esecrabile di alcuni manifestanti. Ma, al netto di tutto quello che emerge dai social e dalla stampa che non si piega ai ricatti, è chiaro che stiamo assistendo a un valzer di interpretazioni politiche strumentali, una campagna elettorale permanente, brandita poi insensatamente proprio da chi è al Governo di questo Paese. Si tratta di una strategia ben architettata, ma decisamente malriuscita, che intende svuotare lo spazio pubblico infestando lo spazio mediatico di notizie e narrazioni distorte sulla presunta pericolosità insita nella partecipazione della società civile a manifestazioni e cortei. E questa strategia appare ancor più grossolana perché s’infrange proprio contro i fatti. Quelli che vedono uno spazio pubblico sistematicamente e democraticamente riempito dalle manifestazioni veramente politiche (22 settembre, 3 ottobre, 28 e 29 novembre 2025… decine di migliaia di persone hanno manifestato pacificamente a Torino il 31 gennaio 2026…) di una società civile frustrata da scelte politiche che, semplicemente, non condivide. Siamo in piena deriva autoritaria, questo a noi è piuttosto chiaro. La Democrazia che respinge il dèmos è ridotta a sordo esercizio del Kratos. L’individuo è lasciato solo nella crisi e, allorquando vada alla ricerca di una necessaria solidarietà, trova di fronte a sé spazi pubblici sempre più serrati, securizzati. Ogni slancio collettivo viene parallelamente demonizzato, deriso all’interno di discutibili siparietti da Talk show. La politica ha assunto la forma di una sordida rappresentazione istituzionale, perlopiù sotto forma di passerella. Ogni altrove sociale viene tacciato come luogo indesiderabile, violento. Occorre, tuttavia, avere una visione d’insieme per poter riuscire a leggere la fase e incastrare tutti i tasselli di un processo istituzionale che vira decisamente verso la conclamata deriva autoritaria sotto l’urgenza dello stato d’eccezione. Far credere che ci sia un’emergenza nazionale inerente alla sicurezza dei cittadini e delle cittadine è uno degli obiettivi principali di questo Governo ed è anche, in generale, l’universo simbolico intorno al quale, da sempre, la destra ha creato consenso intorno a quelli che sono i suoi cavalli di battaglia, vale a dire l’ordine, la difesa, la disciplina o il disciplinamento, la sicurezza nazionale. E, come in altre circostanze, “i fatti di Torino” mostrano che l’architettura della propaganda, mascherata da presenza istituzionale, plaude alle iniziative repressive proprio mentre criminalizza la piazza, la manifestazione del dissenso e la partecipazione democratica e popolare dal basso negli spazi pubblici, che restano perlopiù invisibili e inascoltati anche per molti giornali. Di pari passo viaggia la criminalizzazione del disagio giovanile che si manifesta negli spazi pubblici, la stigmatizzazione del maranza, diventato problema di sicurezza piuttosto che fenomeno sociale nato nelle periferie delle metropoli a causa della mancata integrazione. E anche per questo si ha la soluzione a portata di mano, in linea con la classica logica del patrimonio retorico di destra: il ritorno della naja con il suo corredo di pratiche addestrative che dovrebbero condurre a instillare nei giovani lealtà, disciplina, rispetto degli ordini dei superiori, spirito di servizio e difesa della Patria. Eccovi fornito l’universo simbolico funzionale al ritorno della leva obbligatoria, prossima iniziativa di questo Governo in linea, del resto, con la maggior parte dei Paesi europei. Ma non è solo la piazza, in quanto spazio pubblico, a farne le spese, ad essere demonizzata e criminalizzata è anche la scuola, quel poco che resta ancora di scuola pubblica, anch’essa oggetto di cronaca nera che diventa materia di emergenza istituzionale. E, allora, la combinazione di criminalizzazione giovanile e pericolosità pubblica impone la stretta repressiva, il controllo fuori dagli istituti scolastici, un ulteriore tassello verso la militarizzazione dei luoghi della formazione. La scuola, tempio del sapere critico e autonomo dei soggetti, diventa un terreno di scontro ideologico davvero peculiare, presa di mira non soltanto dal Ministero dell’Istruzione e del merito, che dovrebbe sostenerla nel suo pluralismo democratico, invece di sanzionare, censurare, ispezionare, ma anche dalle associazioni partitiche giovanili, come Azione studentesca, che emanano direttamente dal Governo, il quale, da parte sua, invece di stigmatizzare un’operazione francamente imbarazzante che puzza di schedatura, utilizza e diffonde come vessillo di conclamata verità fattuale i report del questionario. Non è la prima volta che assistiamo ad una cosa del genere. È chiaro che Azione studentesca non è che una propaggine non istituzionale che serve al Governo per fare il lavoro sporco ed entrare nella società civile di lato. La confusione tra istituzionale non istituzionale, tra militare e paramilitare è un elemento del controllo autoritario e serve per intimidire, per instaurare un clima di sospetto che imponga l’allineamento. Con questo clima l’istruzione diventa psicotica, muta in Psicoistruzione. Gli/le insegnanti sono nella maggior parte dei casi ridotti/e a meri/e funzionari/e, esecutori/esecutrici materiali di prove prodotte altrove, standardizzate e livellanti, proprio nel mentre si richiede di personalizzare e individualizzare. Insomma, la frattura che si è aperta tra la partecipazione democratica negli spazi pubblici, costantemente e strutturalmente ignorata, e la rappresentazione istituzionale di un Governo all’opera per dare più sicurezza e ordine a questo Paese non è che la cornice ideologica in cui si farà strada, a breve, lo scudo penale per le forze armate, un ulteriore atto istituzionale che sancisce la sospensione dell’attività politica e l’inizio dello stato di polizia, «di uno stato di eccezione permanente che allarga il perimetro di coloro che, in ragione della loro funzione, godono di uno status di immunità», come sostiene non un pensatore antagonista come Giorgio Agamben e nemmeno due professori che in funzione del loro non velato antifascismo potrebbero essere facilmente schedati come docenti di sinistra, ma lo dice Franco Gabrielli, ex capo della polizia, assolutamente contrario sia allo scudo penale sia al fermo preventivo. Chissà se il prossimo passo di Azione studentesca sarà quello di avviare un questionario tra le forze armate per stanare eventuali commilitoni e generali in odore di sinistra! Michele Lucivero, Andrea Petracca Michele Lucivero
February 4, 2026
Pressenza
“E’ solo l’inizio: a marzo di nuovo in piazza contro l’arruolamento. Intervista a Hannes Kramer
Finalmente qualcuno si è mosso. Nella palude dalla quale giovani e lavoratori europei assistono, apparentemente impotenti, al riarmo europeo, al ritorno del militarismo e all’ascesa del “partito unico della guerra”, gli studenti tedeschi hanno lanciato un segnale, mostrando che reagire è possibile. Lo hanno fatto in occasione dell’approvazione del Neuer Wehrdienst, la legge con cui il Reichstag tedesco nei giorni ha approvato la reintroduzione del servizio militare, ufficialmente volontaria, ma se non verranno raggiunti gli obiettivi scatterà l’obbligo e la selezione mediante estrazione a sorte, un meccanismo che rende la misura ancor più odiosa agli occhi di molti giovani tedeschi. Gli organizzatori dicono di puntare a coinvolgere sempre più studenti in una mobilitazione che, osservano, è appena iniziata e, promettono, punta ad andare avanti a lungo. Hannes Kramer, studente e tra gli organizzatori dello sciopero di venerdì, a cui abbiamo chiesto dati e valutazioni a caldo subito dopo le manifestazioni svoltesi in decine di città tedesche, ci ha annunciato che il prossimo appuntamento sarà il 5 marzo. Puoi darci alcuni dati sulla diffusione e sulla partecipazione allo sciopero scolastico? Siete soddisfatti e avete già ragionato sui prossimi passi? In tutta la Germania allo Schulstreik contro il servizio militare obbligatorio hanno preso parte oltre 55.000 persone. In città come Berlino, Amburgo, Monaco e Dresda erano migliaia di persone, ma anche in molti centri più piccoli sono scesi in piazza a centinaia. Per noi questa adesione è un grande successo, che si somma al fatto che nei mesi e nelle settimane precedenti tanti studenti si siano attivati, abbiano imparato a preparare uno sciopero e, così facendo, a difendere i propri interessi. In questo modo sono state gettate le basi per la nascita di un movimento dei giovani, grande e di lungo respiro, contro il servizio militare obbligatorio. I prossimi passi verranno discussi nei comitati di sciopero. Ma una cosa è certa: la prossima giornata di sciopero in tutta la Germania sarà il 5 marzo. Nel frattempo dobbiamo far crescere il nostro attivismo e convincere ancora più studenti. Chi ha organizzato questa campagna e in che modo? Ci è parso che ci sia un livello centrale, il sito web, e che gli studenti di ogni città abbiano aderito allo sciopero, ma allo stesso tempo si siano organizzati autonomamente. È così? Lo Schulstreik gegen die Wehrpflicht – sciopero contro l’obbligo di leva – è nato per iniziativa di studenti di diverse città. A livello locale siamo organizzati in comitati di sciopero in cui collaborano studenti di diverse scuole e anche organismi di rappresentanza studentesca. A livello locale i comitati ricevono, con modalità diverse a livello locale, il sostegno di varie organizzazioni giovanili e dalle sezioni locali della campagna “No al servizio militare obbligatorio!” Un ruolo importante viene ricoperto dalle organizzazioni di rappresentanza degli studenti, tra cui la LSV NRW, ma anche da altre organizzazioni giovanili come i Falken o la SDAJ. Come ha reagito la società attorno a voi: studenti, giovani in generale, lavoratori e altre classi sociali? La reazione da parte della società è perlopiù positiva. Abbiamo ricevuto il sostegno dei genitori, dei nonni, degli insegnanti, degli studenti, dei sindacati, delle organizzazioni politiche giovanili e di molti altri soggetti. Il governo sta lavorando contro di noi cercando di diffondere la narrazione secondo cui il servizio militare obbligatorio verrà reintrodotto per permetterci di continuare a condurre un’esistenza libera, che significa anche, ad esempio, il diritto di manifestare e di scioperare. Ma è un’uscita di cattivo gusto, dal momento che a Rostock le autorità competenti non hanno autorizzato una sola assemblea in orario scolastico e che in alcune città presidi e insegnanti hanno attivamente ostacolato l’esercizio del diritto degli studenti di riunirsi in assemblea. Il ritorno del militarismo e la reintroduzione della coscrizione obbligatoria sono un fenomeno europeo – se ne discute anche in Francia e in Italia: pensate di creare delle relazioni internazionali per sviluppare iniziative comuni con studenti di altri paesi? Il nostro obiettivo è impedire la reintroduzione della coscrizione obbligatoria in Germania. È su questo possiamo esercitare un’influenza più diretta. Ma naturalmente siamo solidali con tutti coloro che nei loro paesi scendono in piazza contro il riarmo e contro la leva obbligatoria. Abbiamo già ricevuto i primi messaggi di solidarietà da altri paesi. Ne siamo felici e saremmo lieti se in futuro sarà possibile creare una rete internazionale e promuovere uno scambio di idee.  Dopo lo sciopero di ieri che messaggio volete inviare al governo tedesco? Che continueremo a far sentire la nostra voce. La lotta non si è conclusa con l’approvazione della legge sulla modernizzazione del servizio militare anzi, è solo all’inizio. Non è nel nostro interesse tornare al riarmo e al servizio militare obbligatorio. Il messaggio però dovrà raggiungere soprattutto un numero ancor più elevato di studenti e di sostenitori provenienti da ampi settori della società. Soltanto in questo modo avremo una chance di cambiare le cose. Volete dire qualcosa anche agli studenti e ai giovani italiani? Non dobbiamo accettare passivamente qualsiasi cosa. Se il vostro governo vuol mandarvi in guerra, uscite, fatevi sentire, lottate contro questa decisione. Noi giovani tedeschi e italiani condividiamo gli stessi interessi, non vogliamo la guerra e vogliamo avere un futuro. Se ci impegniamo per questo, ciascuno nel proprio paese, ci rafforziamo a vicenda. Redazione Italia
December 7, 2025
Pressenza
GERMANIA: “NON SIAMO CARNE DA CANNONE”, SCIOPERO STUDENTESCO CONTRO IL SERVIZIO MILITARE. IL BUNDESTAG APPROVA LA LEVA
Nuova giornata di sciopero contro il servizio militare da parte di studenti e studentesse tedeschi, mentre si votava nelle aule del Bundestag la riforma della leva del governo di Friedrich Merz. Approvata, nella tarda mattinata di venerdì, la leva militare che resta volontaria, ma tutti i giovani di sesso maschile tedeschi saranno obbligati a rispondere ai formulari dell’esercito e sottoporsi alla visita di leva. 323 sì, 272 no e una astensione. Contro il riarmo, la guerra e la militarizzazione della società, studenti-esse portano avanti uno sciopero storico, visto che normalmente gli istituti superiori non sono attraversati da un particolare attivismo e protagonismo. La nuova legge del Governo tedesco, però, è riuscita a mobilitare oltre 100 piazze oggi. Il collegamento dalla mobilitazione studentesca a Berli con Ivana, studentessa italiana in Germania e della rete Youth Struggle. Ascolta o scarica.
December 5, 2025
Radio Onda d`Urto
Contro il ripristino del servizio militare anche in Italia. Campagna di Obiezione alla guerra
Ci avviciniamo alla fine dell’anno 2025, momento di consuntivo anche per la Campagna di Obiezione alla guerra, sia per quanto riguarda il “fronte italiano” con la raccolta e la consegna delle Dichiarazioni di obiezione di coscienza, sia per quanto riguarda i “fronti di guerra” con le relazioni con i nostri partner in Israele e Palestina (Mesarvot, New Profile, CPT-Palestine), in Ucraina (Movimento Pacifista Ucraino), in Bielorussia/Lituania (Our House), in Russia (Movimento degli Obiettori di Coscienza Russi) e con il lavoro di rete con la War Resisters’ International e l’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (Ebco-Beoc). Dichiarazioni di obiezione di coscienza Purtroppo soffia forte il vento di guerra. I governi europei vogliono che i popoli si preparino, reintroducendo il servizio militare obbligatorio per i giovani. L’ultima in ordine di tempo a ripristinare la leva è stata la Croazia, che segue la decisione già presa in Norvegia e Svezia. La Francia sta spingendo per allargare il reclutamento per il servizio militare volontario, come sta avvenendo anche nei Paesi Bassi. La Germania ha approvato una legge che facilita il reclutamento, per ora volontario, nelle file dell’esercito e la leva obbligatoria se non bastassero i volontari. E in Italia? Il dibattito è aperto e già si parla di attivare una forza di riserva, per arrivare a un modello autonomo di difesa militare europea che considera la possibilità generalizzata di un servizio militare per donne e uomini come obiettivo di adeguamento numerico delle forze armate. Questo prospettiva è gravissima. La nostra risposta è l’obiezione di coscienza. Il rifiuto, anche preventivo, di partecipare a qualsiasi forma di preparazione della guerra prossima ventura. Rifiuto del servizio militare, rifiuto della militarizzazione nell’informazione, nella cultura, nelle scuole e nelle università, rifiuto delle spese militari, rifiuto della generalizzata “chiamata alle armi”. Tutto questo lo possiamo fare a partire dalla firma della Dichiarazione di obiezione di coscienza. Dal 1° marzo 2022 al 15 dicembre 2023 abbiamo raccolto 2.165 dichiarazioni (947 in cartaceo, 1.218 tramite il modulo) che abbiamo consegnato alla Presidenza del Consiglio a Palazzo Chigi. Dal 1° gennaio 2024 al 18 maggio 2025 abbiamo raccolto altre 5.306 dichiarazioni (2.866 in cartaceo e 2.440 attraverso il modulo telematico) che il 20 maggio 2025 abbiamo inviato al Presidente della Repubblica chiedendo nel contempo un incontro per illustrare i contenuti costituzionali della nostra Campagna. Il 7 novembre dal Quirinale ci è stato comunicato che: -il Presidente è informato della nostra iniziativa; -gli uffici hanno preso atto di quanto da noi inviato; -le firme sono state ricevute e protocollate; ma l’incontro non viene concesso. Ne prendiamo atto, con dispiacere per un’occasione persa dalla massima istituzione della Repubblica. Fino ad oggi abbiamo inviato alle istituzioni un totale di 7.471 dichiarazioni. La raccolta prosegue e il nostro prossimo obiettivo è la consegna di nuove Dichiarazioni direttamente al Ministero della Difesa, sottolineando la richiesta di istituzione di un Albo dove siano elencati tutti gli uomini e tutte le donne che obiettano alla guerra e alla sua preparazione, che non potranno essere arruolati per servizi militari e armati. Dai fronti di guerra  Israele/Palestina La distruzione di Gaza ha determinato una crescita senza precedenti nel numero degli obiettori israeliani e un cambiamento radicale nella loro identità politica. Prima della guerra, gli obiettori alla leva costituivano un piccolo gruppo etichettato come “traditore” dall’opinione pubblica dominante. Oggi il rifiuto non è più un fenomeno marginale. Molti giovani si rivolgono alla rete Mesarvot, in cerca di aiuto per evitare una complicità in crimini di guerra, così come un numero crescente di soldati attivi, anche di reparti da combattimento, chiedono assistenza per rifiutare la destinazione a Gaza. La crisi è visibile anche all’interno dell’esercito con l’aumento di disertori, riservisti e nuovi obiettori haredi (ultra-ortodossi) che scelgono il carcere piuttosto che la partecipazione alle stragi. La rete Mesarvot sostiene sia gli obiettori totali (ne segue circa 200), sia gli obiettori selettivi, che si oppongono esclusivamente ai crimini di guerra o all’occupazione di Gaza, come coloro che hanno prestato servizio finora ma la cui coscienza impone un’immediata interruzione e anche gli ortodossi haredi, che ritengono religiosamente proibita la partecipazione alla guerra. Il sostegno legale, politico ed emotivo che Mesarvot fornisce è essenziale per la sopravvivenza del movimento per l’obiezione di coscienza in Israele, Cisgiordania e Gaza. Ucraina, Russia e Bielorussia In Ucraina aumenta il numero degli obiettori di coscienza perseguitati, specialmente tra i maschi arruolati con la forza. Caso esemplare quello dell’avventista del settimo giorno e obiettore di coscienza Andrii Skliar, che è stato sottoposto a tortura da parte dei reclutatori militari e arruolato con la forza nel novembre 2024. Gli hanno rotto il naso, torto il mignolo, lo hanno strangolato fino a fargli perdere conoscenza. Attualmente è ancora detenuto presso il centro di addestramento militare di Desna, nonostante le ripetute richieste di rilascio da parte della Conferenza di Kyiv della Chiesa Avventista. Andrii continua a rifiutare di portare armi, prestare giuramento militare, indossare l’uniforme, nonostante la pressione e le violenze continue. E come lui molti altri che il Movimento Pacifista Ucraino e in particolare il suo segretario Yurii Sheliazenko, anche lui sotto processo, continuano a difendere sia con dichiarazioni pubbliche sia sul piano legale. In Russia migliaia di ragazzi si rifiutano di prestare servizio e andare al fronte in Ucraina, affrontando persecuzioni, prigionia o esilio. Il Movimento degli Obiettori di Coscienza Russi (StopArmy) fornisce loro assistenza legale. Sostenere gli obiettori di coscienza in Russia significa sfidare il militarismo. Ci chiedono aiuto per continuare il lavoro in esilio e rafforzare la capacità di comunicazione e advocacy con le istituzioni nazionali ed europee. In Lituania il lavoro di Our House e di Olga Karach a favore degli obiettori bielorussi continua quotidianamente. Dopo la nostra missione estiva a Vilnius, stiamo supportando la diffusione delle storie e la difesa legale di alcuni casi critici, tra cui quello di Hleb Smirnou, obiettore di coscienza e programmatore. Dopo aver assistito e partecipato alle proteste e alla repressione del 2020 in Bielorussia, è fuggito in Lituania, che lo ha classificato come “minaccia alla sicurezza nazionale”. Per tre anni il sistema lo ha torturato: ha perso la Carta Blu e quindi il diritto di lavorare, è stato minacciato di espulsione in Bielorussia — cosa estremamente pericolosa per lui, avendo partecipato alle proteste — e ha trascorso questi anni senza documenti, senza casa, senza assistenza medica, cercando di sopravvivere con piccoli lavori illegali. Da una condizione professionale privilegiata è stato spinto ai margini estremi della società. È attesa molto presto una decisione sulla sua domanda di asilo. Temiamo che le possibilità di successo siano quasi zero. Abbiamo analizzato altri 101 casi simili e dobbiamo fare pressione sulla Lituania affinché conceda uno status legale, o almeno l’asilo, che permetta loro di vivere normalmente e poi trasferirsi in altri Paesi UE quando sarà possibile. Raccolta e utilizzo fondi in Italia Fino ad oggi la Campagna ha raccolto 106.562,73 € donati da singoli e gruppi, arrivati con donazioni volontarie tramite bonifici, oppure raccolti durante iniziative o ai tavoli per le raccolte firme. Una parte di questi fondi è stata così utilizzata: 5.023,00 € in Ucraina per sostegno alla difesa legale degli obiettori e per aiuti umanitari; 4.000,00 € a sostegno degli obiettori russi; 7.840,00 € a Our House, in Lituania, a sostegno delle spese legali degli obiettori bielorussi; 3.070,00 € sono stati destinati a Mesarvot e a CPT-Palestine; 5.000,00 € per le spese legali degli obiettori israeliani sono in corso di trasferimento; 25.213,25 € sono stati utilizzati per le due missioni di pace in Ucraina nel 2022 (Carovana di pace e missione legale dell’avvocato Canestrini), per i due tour in Italia realizzati nel 2023 (tre rappresentanti degli obiettori russi, ucraini, bielorussi) e 2024 (con 4 esponenti degli obiettori israeliani e resistenti palestinesi), per la missione di pace in Lituania (incontro con Our House e gli obiettori bielorussi), e per l’organizzazione di iniziative di conoscenza e aggiornamento della situazione degli obiettori nei diversi paesi, con testimonianze dirette. 5.725,22 € sono stati utilizzati per strumenti comunicativi e di diffusione della Campagna stessa, e 6.000,00 € sono stati necessari, in tre anni, per lavoro di coordinamento, segreteria, organizzazione. Nel fondo di solidarietà della Campagna restano 47.328,00 €, non sufficienti per coprire i progetti per il 2026, che sommano a 100.000,00 €, richiestici dai nostri partner nonviolenti in Israele/Palestina e Ucraina/Bielorussia/Russia anche a sostegno delle loro organizzazioni (stampa, spostamenti, affitto sedi, strumenti e comunicazione, ecc.) che spesso lavorano in condizioni estreme. La nonviolenza costa, anche se immensamente meno della guerra. Contribuisci con un versamento su IBAN IT35 U 07601 117000000 18745455, intestato al Movimento Nonviolento, causale “Campagna Obiezione alla guerra”. Grazie. Dobbiamo raccogliere altri 50.000,00 €, che saranno utilizzati per finanziare i movimenti nonviolenti di Russia, Bielorussia, Ucraina, Israele e Palestina nelle loro attività, per garantire la difesa legale agli obiettori e disertori dei Paesi coinvolti, per organizzare le missioni di pace e solidarietà con le vittime della guerra, per ospitare in Italia esponenti nonviolenti coinvolti nel conflitto e per il lavoro di testimonianza e informazione.   Movimento Nonviolento
November 24, 2025
Pressenza