Tag - tram

Puntata del 10/03/2026@0
Il primo argomento della serata è stato lo sciopero transfemminista globale 2026, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Chiara di Non Una Di Meno Torino: “Quest’anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l’8 sarà una giornata di lotta e mobilitazione. Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta. Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise. Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell’ICE, la repressione del dissenso che ovunque si abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo. L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche, persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in modo crescente bambinə. La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica. L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante. Una politica della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e culturale. Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre. La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori. La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi. Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta. Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri sovraffollate. L’uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di guerra. È stato approvato l’ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell’ordine (che sono ancora senza numeri identificativi). La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e transfemministi. Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia, l’autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori. Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme. La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare pratiche e lotte. Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l’obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie. E quindi, dopo dieci anni, oggi è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere. Scioperiamo perché senza consenso è stupro. Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura. Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un’economia di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite. Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e contro il razzismo di stato. Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell’ordine ma un’educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio. Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro. Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura – siano essi autogestiti o all’interno dei servizi di sanità pubblica – che sappiano farsi carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla salute mentale. Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə. Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e le nostre vite terrone sono dimenticate. Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione. Scioperiamo per l’autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre. Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra. LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Claudio Signore di AL COBAS Milano a fronte dell’incidente del 27 febbraio in cui il tram linea 9 a deragliò finendo contro il muro di un’abitazione e provocando due morti e 54 feriti e di altri deragliamenti di tram avvenuti nei giorni successivi sempre nel capoluogo lombardo. Evidentemente c’è qualcosa che non và nel sistema di trasporto pubblico milanese e come sempre a farne le spese sono i lavoratori e gli utilizzatori del servizio, per questo il sindacato AL COBAS che rappresenta i lavoratori di questo settore, è già da tempo che porta avanti svariate battaglie sindacali, ultimo lo sciopero che è stato proclamato per il 27 marzo. Tra le rivendicazioni di questi lavoratori la riduzione dei carichi di lavoro, una maggiore attenzione alla sicurezza del personale e dei viaggiatori e l’opposizione ad un nuovo accordo in vista che aumenterebbe ulteriormente l’orario di lavoro giornalieri per i tramvieri. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- il terzo argomento della serata ha riguardato il trasporto aereo, ai nostri microfoni abbiamo quindi ospitato Gianni Cervone di CUB Linate e Malpensa. Da lui ci siamo fatti descrivere le motivazioni che hanno portato all’indizione dello sciopero del 18 marzo, sciopero che potrebbe venire “congelato” data l’apertura da parte delle aziende di handling tirate in causa, che si sono dette disponibili all’apertura di un tavolo di trattativa con i lavoratori. Buon ascolto
March 15, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 10/03/2026@1
Il primo argomento della serata è stato lo sciopero transfemminista globale 2026, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Chiara di Non Una Di Meno Torino: “Quest’anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l’8 sarà una giornata di lotta e mobilitazione. Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta. Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise. Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell’ICE, la repressione del dissenso che ovunque si abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo. L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche, persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in modo crescente bambinə. La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica. L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante. Una politica della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e culturale. Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre. La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori. La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi. Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta. Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri sovraffollate. L’uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di guerra. È stato approvato l’ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell’ordine (che sono ancora senza numeri identificativi). La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e transfemministi. Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia, l’autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori. Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme. La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare pratiche e lotte. Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l’obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie. E quindi, dopo dieci anni, oggi è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere. Scioperiamo perché senza consenso è stupro. Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura. Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un’economia di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite. Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e contro il razzismo di stato. Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell’ordine ma un’educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio. Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro. Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura – siano essi autogestiti o all’interno dei servizi di sanità pubblica – che sappiano farsi carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla salute mentale. Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə. Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e le nostre vite terrone sono dimenticate. Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione. Scioperiamo per l’autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre. Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra. LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Claudio Signore di AL COBAS Milano a fronte dell’incidente del 27 febbraio in cui il tram linea 9 a deragliò finendo contro il muro di un’abitazione e provocando due morti e 54 feriti e di altri deragliamenti di tram avvenuti nei giorni successivi sempre nel capoluogo lombardo. Evidentemente c’è qualcosa che non và nel sistema di trasporto pubblico milanese e come sempre a farne le spese sono i lavoratori e gli utilizzatori del servizio, per questo il sindacato AL COBAS che rappresenta i lavoratori di questo settore, è già da tempo che porta avanti svariate battaglie sindacali, ultimo lo sciopero che è stato proclamato per il 27 marzo. Tra le rivendicazioni di questi lavoratori la riduzione dei carichi di lavoro, una maggiore attenzione alla sicurezza del personale e dei viaggiatori e l’opposizione ad un nuovo accordo in vista che aumenterebbe ulteriormente l’orario di lavoro giornalieri per i tramvieri. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- il terzo argomento della serata ha riguardato il trasporto aereo, ai nostri microfoni abbiamo quindi ospitato Gianni Cervone di CUB Linate e Malpensa. Da lui ci siamo fatti descrivere le motivazioni che hanno portato all’indizione dello sciopero del 18 marzo, sciopero che potrebbe venire “congelato” data l’apertura da parte delle aziende di handling tirate in causa, che si sono dette disponibili all’apertura di un tavolo di trattativa con i lavoratori. Buon ascolto
March 15, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 10/03/2026@2
Il primo argomento della serata è stato lo sciopero transfemminista globale 2026, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Chiara di Non Una Di Meno Torino: “Quest’anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l’8 sarà una giornata di lotta e mobilitazione. Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta. Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise. Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell’ICE, la repressione del dissenso che ovunque si abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo. L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche, persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in modo crescente bambinə. La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica. L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante. Una politica della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e culturale. Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre. La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori. La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi. Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta. Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri sovraffollate. L’uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di guerra. È stato approvato l’ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell’ordine (che sono ancora senza numeri identificativi). La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e transfemministi. Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia, l’autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori. Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme. La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare pratiche e lotte. Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l’obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie. E quindi, dopo dieci anni, oggi è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere. Scioperiamo perché senza consenso è stupro. Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura. Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un’economia di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite. Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e contro il razzismo di stato. Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell’ordine ma un’educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio. Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro. Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura – siano essi autogestiti o all’interno dei servizi di sanità pubblica – che sappiano farsi carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla salute mentale. Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə. Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e le nostre vite terrone sono dimenticate. Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione. Scioperiamo per l’autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre. Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra. LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Claudio Signore di AL COBAS Milano a fronte dell’incidente del 27 febbraio in cui il tram linea 9 a deragliò finendo contro il muro di un’abitazione e provocando due morti e 54 feriti e di altri deragliamenti di tram avvenuti nei giorni successivi sempre nel capoluogo lombardo. Evidentemente c’è qualcosa che non và nel sistema di trasporto pubblico milanese e come sempre a farne le spese sono i lavoratori e gli utilizzatori del servizio, per questo il sindacato AL COBAS che rappresenta i lavoratori di questo settore, è già da tempo che porta avanti svariate battaglie sindacali, ultimo lo sciopero che è stato proclamato per il 27 marzo. Tra le rivendicazioni di questi lavoratori la riduzione dei carichi di lavoro, una maggiore attenzione alla sicurezza del personale e dei viaggiatori e l’opposizione ad un nuovo accordo in vista che aumenterebbe ulteriormente l’orario di lavoro giornalieri per i tramvieri. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- il terzo argomento della serata ha riguardato il trasporto aereo, ai nostri microfoni abbiamo quindi ospitato Gianni Cervone di CUB Linate e Malpensa. Da lui ci siamo fatti descrivere le motivazioni che hanno portato all’indizione dello sciopero del 18 marzo, sciopero che potrebbe venire “congelato” data l’apertura da parte delle aziende di handling tirate in causa, che si sono dette disponibili all’apertura di un tavolo di trattativa con i lavoratori. Buon ascolto
March 15, 2026
Radio Blackout - Info
Firenze. Abbiamo perso il Tram per il diritto alla qualità
Marx diceva che l’umanità si pone solo i problemi che può risolvere, ma ci sono problemi facili da risolvere che la gente non si pone. (Henri Lefebvre)   La tramvia risponde alla domanda di mobilità dicendo che, se si … Leggi tutto L'articolo Firenze. Abbiamo perso il Tram per il diritto alla qualità sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Quanti affari con Israele: dalle azioni Hera ai vagoni del tram
Nel rapporto sulla "economia del genocidio" curato da Francesca Albanese, che sarà premiata dal Comune, alcune realtà collegate al territorio bolognese ed emiliano-romagnolo: Vanguard e BlackRock nella pancia della multiutility, insieme a State Street; mentre CAF fornirà i mezzi della tranvia, nei cui lavori era già coinvolta Alstom.
Il Comune di Bologna deve fare chiarezza sull’accelerazione estiva dei cantieri del tram
L’evacuazione notturna di un intero condominio su Via San Felice 55 sta gettando luce sulle criticità dei cantieri estivi in città. Sugli organi di stampa si è sviluppata in particolare una polemica tra la proprietà dello stabile che accusa i lavori del tram per i danni alla colonna e il […] L'articolo Il Comune di Bologna deve fare chiarezza sull’accelerazione estiva dei cantieri del tram su Contropiano.
July 17, 2025
Contropiano
Quelli che fanno il ponte… Quelli che fanno il tram
Santificano poche feste, non si conoscono i loro turni e i loro orari, ma nemmeno i loro salari. Quando non lavorano dove abitano a Bologna? Nel manifesto del Comune per il 1° maggio si parla di “lavoro dignitoso per tutti/e”, la vita che fanno gli operai dei cantieri della tranvia ha questa caratteristica?
Archeotram: come farlo diventare una vera opportunità per i romani
DI ANDREA DECLICH SI RIPORTA, QUI DI SEGUITO, L’INTERVENTO DI ANDREA DECLICH, DI ROMA RICERCA ROMA, ALL’INIZIATIVA CONVOCATA DA NUMEROSE ASSOCIAZIONI DELLA CITTADINANZA LO SCORSO 27 MARZO, INTITOLATA “IPERTURISMO: COSA SI STA FACENDO PER CONTRASTARLO?”   E’ DI ALCUNI GIORNI FA LA NOTIZIA CHE A ROMA VERRÀ AVVIATO L’ARCHEOTRAM. IL 28 FEBBRAIO, NE PARLAVA LA CRONACA DI ROMA DI REPUBBLICA. IL GIORNO PRIMA, NE AVEVA PARLATO DIFFUSAMENTE WALTER TOCCI IN UNO DEI NOSTRI “DIALOGHI COSTITUENTI” CHE ABBIAMO CONVOCATO PER PARLARE DI PIAZZALE OSTIENSE. AVEVAMO CONVOCATO QUESTA INIZIATIVA PER PARLARE DI UN LUOGO EMBLEMATICO DI ROMA: * UN LUOGO DI GRANDE BELLEZZA, PERCHÉ LE RIMANENZE DELLA ROMA ANTICA E ALCUNE COSTRUZIONI DELLA ROMA MODERNA PLASMANO IL PIAZZALE OSTIENSE IN MANIERA SIGNIFICATIVA * LA STESSA EDILIZIA POPOLARE, CON RIONI COME SAN SABA E TESTACCIO, TESTIMONIANO DI COME LA QUALITÀ URBANA – A VOLERLO – POSSA ESSERE ACCESSIBILE A TUTTI. QUARTIERI ANCORA ABITATI DAI ROMANI SEBBENE SIANO NUMEROSE LE PRESSIONI PER ESPELLERE GENTE IN FAVORE DI B&B E ABITANTI RICCHI IN GENERALE * NON SOLO BELLEZZA, TUTTAVIA: PIAZZALE OSTIENSE È UN NODO DEL TRASPORTO ROMANO CHE, COME SPESSO SUCCEDE IN QUESTA CITTÀ, È DEL TUTTO NEGLETTO * TUTTO QUESTO PESA SU UN LUOGO CHE HA UN GRANDE SIGNIFICATO PER LA CULTURA CIVILE NON SOLO DI ROMA, MA DI TUTTO IL PAESE. NEL ’43, CON LA BATTAGLIA DI PORTA SAN PAOLO, SI PUÒ DIRE, NASCE IL RISCATTO DELL’ITALIA E, FORSE LA STESSA REPUBBLICA. NEGLI ANNI È STATO ANCHE IL LUOGO DELLE BATTAGLIE PER LA DIFESA DELLA DEMOCRAZIA UN LUOGO DA RIPENSARE E RISISTEMARE AL SERVIZIO DELLA CITTÀ, DI UNA NUOVA VISIONE, SE NON DI UN NUOVO PARADIGMA, CHE VEDA AL CENTRO I RESIDENTI DI ROMA E LA POSSIBILITÀ PER LORO DI VIVERE LA CITTÀ E DI ACCEDERE ALLA SUA RICCHEZZA ED OPPORTUNITÀ, AFFRANCATI DAL TRASPORTO PRIVATO SU GOMMA. NON MI DILUNGO SU TUTTO CIÒ. MA PERCHÉ PARLARNE QUI OGGI? PERCHÉ, UN TEMA CENTRALE NEL RIPENSAMENTO DI PIAZZALE OSTIENSE È PROPRIO L’ARCHEOTRAM. SI TRATTA DI UNA LINEA TRAMVIARIA ORDINARIA, SOLAMENTE MARCATA DA CARROZZE DI COLORE SPECIALE. IL TITOLO DI VIAGGIO È QUELLO NORMALE. IL TRAGITTO È INTERESSANTE. DA PIAZZALE OSTIENSE, PER VIALE AVENTINO, SI ARRIVA A VIA DI SAN GREGORIO E AL COLOSSEO. POI, DI LI, PER VIA LABICANA E VIA EMANUELE FILIBERTO, SI ARRIVA A SAN GIOVANNI E, PER VIA CARLO FELICE, SI GIUNGE A PORTA MAGGIORE, PER PROSEGUIRE LUNGO VIA DI PORTA MAGGIORE, PIAZZA VITTORIO E VIA NAPOLEONE III, FINO ALLA STAZIONE TERMINI. POI, IL PERCORSO, SI RIFÀ A RITROSO. C’È UN SOLO CAPOLINEA, A PIAZZALE OSTIENSE. LA FREQUENZA INIZIALE SARÀ DI UN PASSAGGIO OGNI MEZZ’ORA. L’AVVIO ERA INIZIALMENTE PREVISTO ENTRO APRILE. CON L’ARCHEOTRAM, SUI BINARI ESISTENTI, SI TOCCANO TUTTI I LUOGHI CENTRALI DELLA ROMA ANTICA. SI TRATTA DI UN MEZZO DI GRANDE IMPORTANZA PER ACCEDERE AL CENTRO DA UN GRANDE SNODO DEL TRAFFICO URBANO SU FERRO, FORSE IL PIÙ IMPORTANTE – PIAZZALE OSTIENSE – E DAL PIÙ IMPORTANTE SNODO DEL TRAFFICO ROMANO – LA STAZIONE TERMINI. SENZA CONTARE TUTTI GLI ALTRI INCROCI IMPORTANTI CON LE LINEE DELLA METROPOLITANA (A VIALE MANZONI, AL COLOSSEO, A PIAZZA SAN GIOVANNI). L’ARCHEOTRAM È UNA NOVITÀ PER QUANTO RIGUARDA IL TRASPORTO A ROMA, CIOÈ PER L’ACCESSO ALLA CITTÀ DA PARTE DI TUTTI E, OVVIAMENTE, ANCHE DA PARTE DEI TURISTI. PER LA CRONACA, SI SAREBBE POTUTO GIÀ FARE AI TEMPI DEL GRANDE GIUBILEO DEL 2000. FU PENSATO ALLORA DAL GRANDE URBANISTA ITALO INSOLERA. L’INTERVENTO È SEMPLICE. SE NON È STATO REALIZZATO È PERCHÉ NON LO SI È VOLUTO FARE. IL PERCHÉ IN 25 ANNI SIA ANDATA COSÌ, LO LASCIO ALLE RIFLESSIONI PERSONALI. IL PUNTO È CHE LE FORZE CHE HANNO TRATTENUTO IL LANCIO DI QUESTA SEMPLICE NOVITÀ, PROBABILMENTE SONO ANCORA ATTIVE. NOI PENSIAMO CHE L’ARCHEOTRAM SIA UNA GRANDE OPPORTUNITÀ PER I ROMANI, PER DUE MOTIVI GENERALI: * PRIMO MOTIVO: È UNA RISPOSTA ALLA DOMANDA DI ACCESSIBILITÀ ALLE ZONE CENTRALI DA PARTE DEI RESIDENTI. * SI TRATTA, CIOÈ, DI UNA MAGGIORE OFFERTA DI TRASPORTO CHE PUÒ CONTRIBUIRE AD ALTRE POLITICHE DI TRASPORTO, CHE ANDREBBERO FATTE, PER DECONGESTIONARE IL CENTRO DI ROMA DAL TRAFFICO AUTOMOBILISTICO * SECONDO MOTIVO: È UN CONTRIBUTO, POTENZIALMENTE IMPORTANTE, PER SODDISFARE LA DOMANDA DI TRASPORTO TURISTICO, CHE ANCHE GRAZIE A QUESTA INIZIATIVA, PUÒ ESSERE GESTITA SENZA IL RICORSO AL TRASPORTO PRIVATO SU GOMMA DEI PULLMAN. SE PARLIAMO DI LOTTA ALL’IPERTURISMO, DOBBIAMO GUARDARE A QUESTI DUE ELEMENTI. SI DEVE PARLARE, PERÒ, DI POTENZIALITÀ CHE VANNO GESTITE AFFINCHÉ POSSANO ESSERE TRAMUTATE IN FATTI. IL RISCHIO È CHE SI FACCIA LA SOLITA INIZIATIVA VELLEITARIA, DESTINATA A DURARE POCO. ABBIAMO SENTITO LE CRITICHE INFONDATE CHE SI FECERO A SUO TEMPO ALLE LINEE TURISTICHE ISTITUITE PER IL GRANDE GIUBILEO DEL 2000. LE FAMOSE, SECONDO ALCUNI FAMIGERATE, LINEE J. CHE POI VENNERO ABOLITE. L’ARCHEOTRAM POTREBBE ESSERE UNA DELLE TANTE RISPOSTE CHE SI DEVONO DARE PER ESSERE ALL’ALTEZZA DELLA SFIDA DELL’IPERTURISMO. E’ UN MODO CON CUI SI AUMENTA L’ACCESSIBILITÀ, LIBERA E PER TUTTI, ALL’AREA ARCHEOLOGICA, IN PARTICOLARE AL CARME (CENTRO ARCHEOLOGICO MONUMENTALE). POTREBBERO USUFRUIRE DI TALE OFFERTA, NON SOLAMENTE I TURISTI, VARIAMENTE ORGANIZZATI, MA ANCHE * SCOLARESCHE, * ROMANI CHE VANNO AL LAVORO, CHE DEVONO ANDARE IN CENTRO, * GIOVANI CHE VOGLIONO ANDARE IN CENTRO – MAGARI PER PARTECIPARE ALLA MOVIDA -, * ROMANI A PASSEGGIO… L’ARCHEOTRAM È UN TIPO DI SERVIZIO PUBBLICO CHE RENDEREBBE LA CITTÀ OGGETTO DI UNA FRUIZIONE NON STEREOTIPATA, AL CONTRARIO DI QUELLA CHE VIENE OFFERTA ORA, IN PARTICOLARE COL COSIDDETTO TURISMO ESPERIENZIALE. MA PER RENDERE QUESTA IDEA REALTÀ SONO NECESSARIE ALCUNE CONDIZIONI, CHE È BENE METTERE IN EVIDENZA. E’ UTILE, TUTTAVIA, FARE ALCUNE PREMESSE. * INNANZITUTTO, BISOGNA AVERE IN MENTE CHE È UN SERVIZIO LA CUI FREQUENZA DEVE POTER AUMENTARE * IL COLLEGAMENTO CON L’APPIA ATTRAVERSO ALTRI VETTORI- UNA DELLE PARTI DEL PROGETTO ARCHEOTRAM (SI VEDA L’INTERVENTO DI WALTER TOCCI QUI) – È UNA PROMESSA DA MANTENERE * L’INTEGRAZIONE CON GLI ALTRI MEZZI DI TRASPORTO PUBBLICI, IN PARTICOLARE SUL FERRO, DEVE ESSERE RESA EFFETTIVA. DI LI L’IMPORTANZA DEI DUE ESTREMI DEL PERCORSO DELL’ARCHEOTRAM, VALE A DIRE, DI: * PIAZZALE OSTIENSE, CHE ANDREBBE RIPENSATA ANCHE TENENDO CONTO DI QUESTA SUA CENTRALITÀ COME PORTA DI ACCESSO AL CENTRO * TERMINI, DOVE POTREBBE SCAMBIARE CON IL TVA (L’ASSESSORE AI TRASPORTI PROMETTE CHE IL TVA SI FARÀ. PER ORA, A ROMA VEDIAMO NUOVE LINEE DI TRAM MA ANCHE VECCHIE LINEE CHE VENGONO TRONCATE, COME IL 19 A PIAZZA RISORGIMENTO) LE CONDIZIONI PER REALIZZARE CON SUCCESSO QUESTO PROGETTO, DUNQUE, SAREBBERO LE SEGUENTI: * PRIMA CONDIZIONE: FAR CONOSCERE L’ARCHEOTRAM; POTREBBE ESSERE OFFERTO GRATIS OGNI PRIMA DOMENICA DEL MESE, QUANDO SONO GRATIS ANCHE I MUSEI. I ROMANI POTREBBERO CAPIRE CHE, COME I MUSEI SONO PER TUTTI, LO È ANCHE IL MEZZO PER ARRIVARCI. * IN QUESTO QUADRO, L’ARCHEOTRAM DOVREBBE ESSERE FATTO CONOSCERE AI TURISTI ATTRAVERSO INIZIATIVE MIRATE. * SECONDA CONDIZIONE: AGGIORNARE E INCREMENTARE L’OFFERTA, QUINDI MONITORARE L’ANDAMENTO DEL SERVIZIO, RACCOGLIERE L’OPINIONE E I SUGGERIMENTI DEGLI UTENTI. A QUESTO PROPOSITO, ESISTONO PROPOSTE CHE POTREBBERO PORTARE AD AUMENTARE IL NUMERO DI VETTURE IN BREVE TEMPO E CON POCA SPESA (ODISSEA QUOTIDIANA PROPONE ALCUNI RESTAURI DI VECCHIE CARROZZE) * TERZA CONDIZIONE: NON TRADIRE L’ARCHEOTRAM, CIOÈ FARE IN MODO CHE RIMANGA UN SERVIZIO PER TUTTI, CIOÈ NON UN COMPLEMENTO A SERVIZI BRUTTI E INQUINANTI COME I PULLMAN HOP-OFF * QUARTA CONDIZIONE: L’ARCHEOTRAM DEVE RISPETTARE I LUOGHI PREZIOSI IN CUI TRANSITA. QUESTO È PARTICOLARMENTE VERO PER QUANTO RIGUARDA PIAZZALE OSTIENSE E I QUARTIERI LIMITROFI. L’EVENTUALE SCAMBIO COI PULLMAN TURISTICI NON DEVE ESSERE REALIZZATO A SCAPITO DELLA VIVIBILITÀ DEL PIAZZALE E DEI QUARTIERI ATTORNO AL CAPOLINEA. SU QUESTO BISOGNA ESSERE MOLTO CHIARI. INSOMMA, NON SARÀ METTENDO TRE VECCHI TRAM “STANGA” RESTAURATI E RIDIPINTI CHE SI INNOVA LA MOBILITÀ A ROMA NELLE ZONE DI PREGIO ARTISTICO E CULTURALE. SE SI RISPETTANO LE CONDIZIONI DI CUI SOPRA – NATURALMENTE, ANDREBBE DISCUSSO IL COME – L’ARCHEOTRAM POTREBBE DIVENTARE IL SEME DI UN MODO NUOVO DI PROPORRE LA CITTÀ AI RESIDENTI E AI TURISTI, IN MODO SOSTENIBILE. PURTROPPO, SAPPIAMO CHE TUTTO CIÒ NON È SCONTATO (SI VEDA IL CASO DEL TRAM DI PIAZZA RISORGIMENTO). L'articolo Archeotram: come farlo diventare una vera opportunità per i romani proviene da Roma Ricerca Roma.
April 24, 2025
Roma Ricerca Roma