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7° PACCHETTO SICUREZZA E GUERRA AI GIOVANI: IL GOVERNO MELONI RENDE IMPUTABILI I MINORI DAI 14 AI 18 ANNI
Guerra ai giovani. Il Governo Meloni, in perenne campagna elettorale, ha varato il settimo pacchetto sicurezza in 4 anni di governo: non sono evidentemente bastati i primi 6 per decidere, ancora una volta, la stretta sui giovani e giovanissimi. Il nuovo provvedimento interviene sull’articolo 98 del Codice penale, introducendo una presunzione capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, abbia compiuto 14 anni e non ancora 18. Il nuovo Ddl prevede che i minori  siano sempre considerati imputabili in caso di reati, fino a prova contraria. Finora il giudice doveva, accertare caso per caso se il minorenne fosse capace di intendere e di volere, con il disegno di legge approvato nel pomeriggio dal Consiglio dei ministri ora “viene invertito l’onere della prova”. Abbiamo raccolto le considerazioni di Michele Miravalle che si occupa di disagio psichiatrico e minorile per l’associazione Antigone. Ascolta o scarica Andrea Savoldi, educatore che si occupa di penale minorile per la Cooperativa Il Calabrone di Brescia. Ascolta o scarica
July 24, 2026
Radio Onda d`Urto
A Bologna la polizia uccide: l’omicidio di Stato come indice della militarizzazione del nostro Paese
Domenica, in una Bologna avvolta dalla calura un vero e proprio incubo si è materializzato in una mattina di mezza estate. Sarebbe stata tutta un’altra storia se quella chiamata alle forze dell’ordine fosse arrivata da una villa sui colli ed avesse riguardato un italiano benestante che chiedeva aiuto in stato confusionale. Ma nella realtà, quella telefonata è arrivata dal Pilastro e quando la polizia è arrivata lì non ha trovato un ricco italiano, ma Abderrhaim Fakir, un lavoratore marocchino titolare di una ditta di facchinaggio. Fakir aveva perso da pochi mesi la madre, aveva qualche problema burocratico col rinnovo del permesso di soggiorno e, per via di difficoltà che attraversava la sua ditta, aveva licenziato alcuni suoi dipendenti. Questi e chissà quanti altri problemi erano per lui fonte di malessere e forse erano proprio le ragioni che avevano portato allo stato confusionale di domenica mattina, quando di fronte alle sue urla in un garage del Pilastro, qualche vicino si è allarmato forse eccessivamente (Fakir non stava facendo male a nessuno) e ha deciso di chiamare le forze dell’ordine. Una volante è accorsa sul posto insieme ai sanitari in uno di quelli che si denominano interventi congiunti. E come da protocollo per questi casi, i sanitari sono rimasti del tutto inermi: in presenza di un soggetto che dà in escandescenze, le forze dell’ordine agiscono per prime, per “creare le condizioni” per consentire ai sanitari di intervenire. E la polizia è riuscita in questo intento, visto che in poco tempo hanno proceduto con le manovre d’arresto che hanno immobilizzato a terra Fakir. Ma a quel punto non c’era nient’altro da fare per i sanitari, visto che ormai Fakir non respirava più. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si unisce al dolore dei suoi cari ed esprime tutta la solidarietà possibile nella tragica occasione deĺla sua scomparsa alla giovane età di 43 anni, una vita interrotta a metà da chi avrebbe dovuto tutelarlo e proteggerlo. La nostra comunità si aspetta verità e giustizia su questo caso e su tanti casi simili già avvenuti in precedenza. Non derubrichiamo questo caso a mero incidente, trovando un modo per minimizzare le conseguenze della violenza razzista e classista che caratterizza questo che è un vero e proprio omicidio di Stato. A tal proposito, si segnala una mappa online degli omicidi e degli abusi commessi dalla polizia nel nostro Paese per far comprendere che non si tratta di poche mele marce, ma che è marcio quasi tutto il frutteto. Pensate che dalle prime comunicazioni della Questura filtravano voci tendenti a classificare la vittima come un senza fissa dimora, allo scopo di sminuire le responsabilità ed il peso per la società, arrivando addirittura a provare a dire che quando erano arrivati i poliziotti lo avessero già trovato morto. Già solo queste falsità danno la misura della gravità della situazione e della volontà “politica” di mettere la polvere sotto il tappeto. MA PERCHÉ L’OSSERVATORIO HA DECISO DI PUBBLICARE QUESTO COMUNICATO? COSA HA A CHE VEDERE QUESTO CASO CON LA NOSTRA ATTIVITÀ? Ebbene, questo tragico evento si iscrive a pieno titolo in quel clima di repressione che sta stringendo sempre più in una morsa la libertà degli e delle italiane (nello stesso giorno della morte di Fakir il Ministro degli Interni Piantedosi ha emanato l’ennesimo decreto sicurezza). E la stretta repressiva, soprattutto nelle periferie, nei quartieri popolari e nei confronti dei ceti subalterni e di chi esprime dissenso, è un elemento chiave del fenomeno di militarizzazione della società. Lo avevamo preannunciato anni fa che la militarizzazione dei luoghi dell’istruzione sarebbe stato solo la prima fase di un processo che si sarebbe poi dispiegato e riversato nel resto della società. E a nostro avviso siamo già da circa un anno in quella seconda fase inaugurata col “pacchetto sicurezza”. E, secondo punto che rileviamo come Osservatorio, gli allievi delle Forze dell’Ordine sono formati attraverso un preciso e studiato “sistema educativo” di cui, come ci insegna il Professor Charlie Barnao, questo evento sarebbe una delle naturali conseguenze (vedi qui). È una vergogna che, invece di lavorare per cambiare al più presto tale sistema, si facciano protocolli per invitare queste persone così formate a tenere lezioni di educazione civica nelle nostre scuole. Ma si va anche oltre la mera militarizzazione della società, con una presenza sempre più minacciosa che in taluni casi sembra voler scimmiottare il “modello ICE” degli USA. In realtà, a nostro avviso siamo davanti ad un fenomeno di israelizzazione della nostra società e il modello dell’ordine pubblico in Italia sembra ispirarsi di più alla polizia israeliana, con la quale peraltro si sono avviate profonde collaborazioni su più ambiti, inclusi quelli “formativi” di cui parlavamo. Quello che forse in tanti non sanno infatti è che da diversi anni la polizia di Stato viene addestrata con tecniche israeliane non solo in ambito investigativo, ma anche nell’uso della forza e nelle manovre d’arresto. Per esempio, molte procedure per immobilizzare e atterrare i cittadini malcapitati vengono mutuate in particolare dal Krav Maga, un sistema di combattimento di origine israeliana che trova ampia diffusione nelle forze dell’ordine anche in Italia. E nella fattispecie, la manovra con cui è stato ucciso Fakir riferisce a un gruppo di tecniche come quella in figura. I ragazzi che assistono alla “lezione” sono allievi poliziotti. Alcuni, nella foto, sorridevano (vedere qui per l’originale, ma anche questo articolo è indicativo). Si tratta di manovre molto rischiose per le conseguenze sul sistema respiratorio e su quello cardiaco. Questo perché alcune di esse prevedono il blocco delle arterie carotidi per indurre la perdita di coscienza, blocco che se non rimosso in pochi secondi (si pensi ad esempio a George Floyd negli USA) può portare alla morte della persona bloccata a terra, impossibilitata a respirare. LA RISPOSTA DELLA GENTE COMUNE L’unica luce nel buio della tragica uccisione è la reazione della gente comune, scesa in centinaia già dalla sera di domenica in un presidio organizzato dal basso dai comitati e dalle realtà attivi al Pilastro. Migliaia di cittadine e cittadini si stanno ritrovando mentre scriviamo in Piazza Nettuno a Bologna in un’iniziativa lanciata dal sindaco e raccolta da tante organizzazioni, anche critiche nei confronti della sua Giunta, perché al momento tutte e tutti pretendono verità e giustizia sulla morte di Fakir. Auspici per il futuro: * basta con l’addestramento delle forze dell’ordine attraverso tecniche e manovre che comportano rischi per l’incolumità delle persone e ripensare il modello generale di riferimento per l’addestramento delle forze dell’ordine sulla base del principio primum non nuocere; * nei casi di interventi congiunti dare la priorità ai sanitari nella valutazione del caso per comprendere la priorità dell’emergenza sanitaria (Farik era in evidente stato confusionale); * istruire i sanitari sugli effetti e sui rischi delle manovre affinché possano limitare l’intervento delle forze dell’ordine laddove ravvedano criticità sanitarie (non è possibile che il protocollo preveda che i sanitari debbano astenersi dall’intervenire quando è in gioco la vita di una persona); * non utilizzare le misure di sicurezza per militarizzare ed israelizzare la nostra società, ma solo per tutelare e proteggere i cittadini di ogni quartiere, di ogni etnia e di ogni ceto. Se c’è un senso che possiamo dare alla morte di Fakir, oltre al garantirgli verità e giustizia, è quello di far sì che da questo punto in poi si tracci una linea a chiare lettere: “MAI PIÙ!” Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
DISSENSO SOTTO ATTACCO. AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE DI ABROGARE LA LEGGE 54/2026
Amnesty International ha pubblicato martedi 30 giugno una dettagliata analisi in cui denuncia la Legge n. 54/2026 in materia di sicurezza pubblica come una grave minaccia ai diritti umani e alle libertà fondamentali. Secondo l’organizzazione, numerose disposizioni della legge sono incompatibili con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia e rischiano di comprimere in modo significativo il diritto alla libertà di espressione, di riunione pacifica, di associazione, alla vita privata e alla libertà di movimento. La nuova normativa amplia in modo senza precedenti i poteri delle forze di polizia, rafforza il ricorso a misure preventive e amministrative, riduce le garanzie giudiziarie e introduce nuovi strumenti che espongono attiviste, attivisti, cittadine e cittadini al rischio di controlli, restrizioni e sanzioni arbitrarie. Tra le disposizioni più preoccupanti figurano il nuovo fermo preventivo fino a 12 ore nel contesto delle manifestazioni pubbliche, l’estensione dei poteri di fermo, identificazione e perquisizione senza preventiva autorizzazione dell’autorità giudiziaria, l’ampliamento delle misure di prevenzione e dei cosiddetti “Daspo”, nonché l’introduzione di nuovi divieti che possono impedire la partecipazione a manifestazioni e assemblee pubbliche. Amnesty International denuncia inoltre il rafforzamento di un modello di sicurezza fondato sulla presunta “pericolosità” delle persone piuttosto che sull’accertamento di responsabilità individuali, consentendo l’adozione di misure restrittive sulla base di semplici segnalazioni o denunce e in assenza di adeguate garanzie procedurali e di un controllo giudiziario effettivo. Particolare preoccupazione suscita la nuova disciplina delle manifestazioni pubbliche. Sebbene alcune condotte siano state formalmente depenalizzate, la legge introduce pesanti sanzioni amministrative per l’organizzazione di manifestazioni non preavvisate, per il mancato rispetto di prescrizioni imposte dalle autorità e persino per la promozione di iniziative attraverso piattaforme digitali e gruppi online. Secondo Amnesty International, tali misure rischiano di avere un forte effetto intimidatorio e deterrente sull’esercizio del diritto di protesta. A pochi mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme, si registrano già centinaia di procedimenti e misure applicati nei confronti di sindacalisti, attiviste e attivisti e persone che hanno partecipato a manifestazioni pacifiche. Diverse procure hanno avviato procedimenti penali e amministrativi legati a iniziative di solidarietà con la popolazione palestinese e ad altre proteste non violente, contestando illeciti legati alla mancata notifica delle manifestazioni e applicando le nuove disposizioni sul blocco stradale e ferroviario. “Questa legge rappresenta un pericoloso arretramento nella tutela dei diritti fondamentali e segna un ulteriore passo verso la normalizzazione di misure eccezionali che trattano il dissenso come una minaccia alla sicurezza anziché come un elemento essenziale di una società democratica. L’applicazione delle nuove norme sta contribuendo a consolidare una tendenza preoccupante alla criminalizzazione del dissenso”, ha detto Debora Del Pistoia, ricercatrice di Amnesty International Italia. Ascolta o scarica 
July 1, 2026
Radio Onda d`Urto
“L’USO DEI REATI ASSOCIATIVI CONTRO I MOVIMENTI SOCIALI”: A TORINO IL CONVEGNO DELLA RETE DI RESISTENZA LEGALE
La Rete di resistenza legale è un coordinamento nazionale di avvocate e avvocati che, in seguito al primo “decreto sicurezza” del governo Meloni, hanno avviato un confronto su “come opporsi all’attuale torsione autoritaria in ambito giudiziario, soprattutto in riferimento ai processi legati alla conflittualità e alla protesta sociale“. In particolare, l’esigenza di un piano di ragionamento e discussione collettiva tra penalisti che difendono militanti, attiviste e attivisti, nella aule dei tribunali italiani è nata dalla “consapevolezza della fase regressiva che stanno subendo i diritti fondamentali, in particolare il diritto al dissenso“. Una prima occasione di confronto nazionale organizzata dalla Rete di resistenza legale è il convegno “Vecchi e nuovi dispositivi della repressione penale: l’uso dei reati associativi contro i movimenti sociali”, che si svolgerà sabato 14 marzo 2026 nella sede dell’associazione Volere la luna, in via Trivero 16 a Torino. Il dibattito si svilupperà – attraverso gli interventi di avvocati/e di movimento e militanti imputati nei processi – a partire da alcuni casi in cui i teoremi contro le lotte sociali sono stati costruiti intorno all’accusa di associazione a delinquere come, per citarne alcuni, il processo Sovrano contro il centro sociale Askatasuna, le inchieste contro i movimenti per il diritto all’abitare di Roma, Venezia e del Giambellino a Milano, e quelle contro il movimento dei disoccupati di Napoli. Su Radio Onda d’Urto abbiamo presentato l’iniziativa insieme all’avvocato Giuseppe Romano, del foro di Venezia, esponente della Rete di resistenza legale e tra i relatori del convegno.  Ascolta o scarica. Di seguito il programma del convegno:
March 11, 2026
Radio Onda d`Urto
Il paradigma repressivo del governo
L’insieme di provvedimenti che il governo Meloni ha inanellato sin dai primi mesi del proprio mandato disegna un paradigma repressivo, che, pur in una cornice formalmente universalista, mira a settori della società, definiti intrisecamente pericolosi, al di là delle condotte per cui potrebbero essere perseguiti. Nel mirino immigrati e profughi, oppositori politici e sociali, e giovani delle periferie. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Eugenio Losco, che venerdì sarà a Torino per parlare dell’ultimo pacchetto sicurezza. L’appuntamento Sorvegliare e punire: il nuovo pacchetto sicurezza Venerdì 6 marzo ore 21 corso Palermo 46 Ascolta la diretta:
BRESCIA: AUDIO DEL DIBATTITO SU PACCHETTO SICUREZZA DI GIOVEDI 19 FEBBRAIO AL MAGAZZINO 47
Giovedì 19 febbraio presso il C.S.A. Magazzino 47 di Brescia si è tenuto l’incontro pubblico sul nuovo pacchetto (in)sicurezza con gli avvocati di movimento Sergio Pezzucchi e Manlio Vicini. Obiettivo del governo Meloni da un lato punire con violenza chi manifesta, chi sciopera, chi non si disciplina. Dall’altro alimentare le paure, gridare al nemico, criminalizzare i migranti. “Conosciamo nel merito il nuovo pacchetto di misure repressive insieme agli avvocati del movimento bresciano e costruiamo collettivamente un futuro, invece che distruggerlo. La lotta è adesso” scrivono dal Magazzino 47. Di seguito gli audio dell’incontro: Introduzione di Gabriele Bernardi del Magazzino 47 Ascolta o scarica  L’intervento di Sergio Pezzucchi sul decreto sicurezza Ascolta o scarica  L’intervento di Manlio Vicini su decreto sicurezza Ascolta o scarica  Sergio Pezzucchi su DL Migranti Ascolta o scarica  Manlio Vicini su DL Migranti Ascolta o scarica  Domande dal pubblico Ascolta o scarica    DECRETO LEGGE IN BREVE: FERMO PREVENTIVO: come prima del 1945, la polizia può decidere di «accompagnare nei propri uffici» persone per le quali «sussista il fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento» di una manifestazione. Per procedere al fermo preventivo basta avere «elementi di fatto», cioè sospetti. Il trattenimento può durare «per non oltre 12 ore». Il fermo va convalidato da un magistrato, ma solo dopo che è iniziato. SCUDO PENALE per gli agenti (ma può riguardare pure chi non indossa una divisa). È un allargamento delle maglie della legittima difesa, che diventa tale ogni qualvolta sia rilevabile un generico “stato di necessità”. Il magistrato «procede all’annotazione preliminare, in separato modello, del nome della persona cui è attribuito il fatto, disciplinando l’attività di indagine». DISEGNO DI LEGGE IN BREVE: BLOCCO NAVALE: è una novità assoluta. L’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno». Questo può avvenire in quattro casi: rischio terrorismo, pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie, eventi internazionali che richiedano misure di sicurezza. Insomma, circostanze vaghe ed estese, che lasciano all’esecutivo ampi margini di arbitrio. Il blocco è decretato per 30 giorni, rinnovabili sei volte. E nulla esclude, visto che il testo non lo dice, che poi possa essere disposto ancora, a catena, cambiando le motivazioni. Come questo possa essere compatibile con il divieto di respingimento collettivo stabilito dal diritto internazionale non è chiaro. Di certo non basta a chiarirlo il fatto che l’interdizione è legata alla possibilità di trasportare i migranti «in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza» con i quali l’Italia ha accordi che ne prevedono assistenza, accoglienza o trattenimento. C’è da scommettere che si apriranno contenziosi giuridici a diversi livelli. Probabile che il governo ci conti per alimentare la retorica dei nemici interni che ostacolano la difesa dei confini. Per le navi che dovessero disobbedire scatterà prima una multa tra 10mila e 50mila euro e poi direttamente la confisca del mezzo. ALTRE MISURE CONTRO I MIGRANTI: semplificazione delle procedure di diniego ed espulsione per i richiedenti asilo, allargamento della lista dei paesi considerati sicuri (anche Tunisia ed Egitto), stretta sulla protezione complementare (al fine di abbattere il numero di permessi di soggiorno rilasciati a migranti che dimostrano un inserimento socio-lavorativo) e sui ricongiungimenti familiari (più stringenti i requisiti reddituali e alloggiativi, esclusione di figli maggiorenni e genitori, anche se a carico). I ragazzi stranieri dovranno lasciare il centro di accoglienza al massimo entro i 19 anni, mentre prima potevano restare fino ai 21 se il tribunale dei minori lo riteneva utile a proteggerli e favorirne il percorso di crescita. Viene introdotta, per la prima volta, anche una disciplina dei modi della detenzione nei Cpr: tra le misure previste il divieto dei telefoni cellulari e delle visite non programmate di parlamentari. Il ddl introduce poi una serie di reati per cui i giudici hanno l’obbligo di espellere i migranti: tra questi anche la violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale aggravata, reato spesso contestato in occasione delle manifestazioni di piazza. Al ternine dell’incontro è stata proposta una nuova assemblea per giovedì 12 marzo alle 20 a Magazzino 47  che coinvolga tutte le realtà interessate a convergere in una grande iniziativa pubblica comune di piazza, da discutere, definire, rendere operativa proprio in quella prossima assemblea e da svolgere all’inizio di aprile.
February 20, 2026
Radio Onda d`Urto
Disobbedienza, sabotaggio, resistenza
Torino, Askatasuna, pacchetto sicurezza: non cronaca, ma prova generale. Una riflessione per uscire dalla contabilità morale sugli scontri e guardare la macchina sicuritaria: legge, repressione, nemico interno. Tre parole chiave …
February 9, 2026
Osservatorio Repressione