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Crisi climatica e migrazioni: uno spettacolo teatrale
Spettacolo teatrale sulle migrazioni climatiche, nato da testimonianze reali. Ingresso gratuito previa registrazione, posti limitati. Per riservare il tuo posto in sala clicca qui Sabato 31 ottobre il progetto di ricerca PersoNa porta a Radio Sherwood in Vicolo Pontecorvo 1/a a Padova, «Crisi climatica e migrazioni», uno spettacolo teatrale nato nel laboratorio di drammaturgia Teatro Utile 2026 dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano. I testi partono da testimonianze reali di persone costrette a lasciare la propria terra per gli effetti della crisi climatica. Li hanno scritti i giovani autori del laboratorio, a partire dalle interviste raccolte dal Centro studi Systasis nell’ambito del progetto Le Rotte del Clima e dalle fotografie di Paolo Poce. Per PersoNa, che studia il ruolo dei racconti personali nelle cause sul clima, è un modo di far ascoltare quelle voci fuori da un’aula di tribunale. Spettacolo prodotto dall’Accademia dei Filodrammatici di Milano, con il patrocinio dell’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), per la regia di Tiziana Bergamaschi. Con la collaborazione di Nalini Vidoolah Mootoosamy. In scena Lorenzo Blaconà, Olivier Elouti, Ibrahima Ndiaye, Allegra Gomiero e Lisa Mignacca. Ingresso gratuito previa registrazione, posti limitati. Porte aperte dalle 19:30 con il rinfresco offerto al pubblico; lo spettacolo inizia alle 20:30. Accessibilità: lo spazio si raggiunge solo con le scale e non è accessibile a persone con mobilità ridotta. Se ti riguarda, segnalalo nel modulo di registrazione: ti ricontattiamo noi. Durante la serata scatteremo alcune foto per documentare l’evento. Organizzato dal progetto di ricerca PersoNa (Personal Narratives in Climate Litigation) grazie al contributo e al patrocinio del Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata (FISPPA) dell’Università di Padova, nell’ambito delle attività di Terza Missione e Public Engagement. Per approfondire: il progetto Le Rotte del Clima e il progetto PersoNa.
Franco Marcoaldi / Teatro di guerra
L’immagine del mondo, in quest’ultimo lavoro di Franco Marcoaldi, prende vita su un palcoscenico attraversato da diversi orrori, così come accade nella realtà in cui siamo immersi e poco protagonisti, se non quando le bombe fanno sfracelli e neppure le selve antiche si salvano. Un universo chiuso e refrattario dove Giulia, protagonista di questo monologo, vive e respira malamente, oppressa dall’enorme struttura metallica dell’archivio. Solo una finestra, in alto, fa entrare una sorta di luce proveniente da un giardino e da pochi alberi, forse uno specchio d’acqua – se ne intravede il tremolio. In quello spazio abitato dall’ex giornalista, due enormi altoparlanti, una grande radio, e due telefoni – uno rosso e uno nero – e svariate piante in vaso. Unica presenza, oltre a quella di Giulia, in passato corrispondente di guerra, un fisarmonicista seduto sul lato destro del proscenio. Mentre all’esterno il mondo è abitato (e governato) da uomini fuori sesto, e ogni traccia di memoria viene svalutata prima e distrutta poi, in quel crogiolo non ci si raccapezza più, e a Giulia (forse pochi altri, chissà dove, oltre la scena qui rappresentata), non resta che attrezzarsi per resistere, con i mezzi rimasti, i telefoni e le emissioni radiofoniche. Notizie efferate, personaggi all’altro capo del telefono che dovrebbero aiutarla ad affrontare acque torbide, filtri sporchi, alberi che si abbattono lì dove lei sopravvive. Marcoaldi ha sempre viaggiato, ce ne ha dato prova in numerosi libri tesi fra memoir e reportage, tra solarità immediate e senso del tragico – ma ora racchiude, in un luogo che presenta gli ultimi brandelli di una civiltà pressoché distrutta, la sua eroina mentre coltiva quel che le rimane. Giulia, si ribella, Giulia allena il suo essere beffarda, poi si stupisce mentre risente le proprie voglie rivoluzionarie. E mette ordine ai faldoni che compongono il suo archivio, evidentemente cerca qualche senso in quei quaderni neri – numeri e nomi che un tempo significavano molto, se non tutto. E ora devono essere da lei aggiornati, seguendo le ultime bassure del mondo. L’idea che l’avvolge è quella di compilare una “Enciclopedia dei Morti in guerra” (tutti i morti di tutte le guerre) – ideale sepoltura. Il mondo fuori esplode, queste le notizie che escono dalla radio. Lì dentro si agitano Trump & soci, Gaza ha per sinonimo “genocidio” e la parola d’ordine ha come punto di caduta la guerra sempre più vigorosa. Mentre il mondo rovina, gli impresentabili tirano fuori la spada. La “troppa realtà” da sopportare è davvero troppa. La guerra costante impedisce di pensare a un prima e un dopo la guerra. È così che la follia dilaga sul palcoscenico (non dimenticare dove siamo) fino all’esito finale. Giulia dopo aver parlato al telefono, si rivolge al pubblico degli spettatori – siamo noi, all’esterno probabili colpevoli della catastrofe. È probabile che il poeta, lo scrittore che conosciamo come Franco Marcoaldi metta alla prova la scrittura certificandola corpo vivente, creatrice di suoni manifesti, una lingua a favore della memoria e contro l’oblio. Il monologo La vasca andrà in scena l’11 novembre al Teatro Mercadante nell’ambito del Teatro Stabile di Napoli diretto da Roberto Andò, protagonista Anna Bonaiuto e regia di Andrea Renzi. Queste notizie l’autore le rende note nell’introduzione al libretto pubblicato da Elliot. Nel testo Marcoaldi riafferma come occorra muoversi, nell’attualità, su un binario parallelo al disordine e caos mondiali, percorso che conservi un “minimo di ordine nel proprio cosmo domestico”. La fantasia di Giulia riporta alla Enciclopedia dei morti di Danilo Kiš, opera dove compaiono, in ogni dettaglio, coloro che sono stati dimenticati dalla storia. L'articolo Franco Marcoaldi / Teatro di guerra proviene da Pulp Magazine.
September 27, 2026
Pulp Magazine
4 Settembre – Dai monti ai piani partigian*: Memoria resistente, racconti partigiani
Memoria resistente, racconti partigiani dalle 19.00 – intervento: la liberazione di Firenze Nord – racconto: “Ribelli – la resistenza, l’eccidio e la liberazione di Prato” con Lorenzo Tempestini – intervento: microstorie di partigiani stranieri nella lotta di liberazione – letture: lo sciopero delle sigaraie della Manifattura tabacchi del 4 marzo 1944 con Gruppo teatrale la gramigna rossa >> storie cantate con “I suonatori della leggera” h 20.30 cena benefit -------------------------------------------------------------------------------- Il racconto “Ribelli – la resistenza, l’eccidio e la liberazione di Prato” riprende, condensandolo in circa 50 minuti, l’omonimo podcast in sei puntate realizzato da Lorenzo Tempestini per ricostruire la memoria collettiva della Liberazione della città Qui un articolo e l’intervista all’autore https://www.novaradio.info/2025/04/15/ribelli-la-resistenza-leccidio-la-liberazione-di-prato-un-podcast-per-ricostruire-la-memoria-collettiva-a-80-anni-dalla-liberazione-ascolta/ Le letture de “lo sciopero delle sigaraie della Manifattura tabacchi del 4 marzo 1944” sono tratte dal lavoro teatrale del gruppo La Gramigna Rossa Qui https://archivio.ereditadelledonne.eu/edizione-2024/2024/programma-off/le-sigaraie-di-firenze/index.html un articolo su lo spettacolo teatrale
August 19, 2026
NextEmerson
una città perfetta
con l’Autorganizzato Collettivo Teatrale del Pesto presentiamo lo spettacolo “Una città perfetta” tratto dall’omonimo libro di Juri di Molfetta, in scena martedi 28 e mercoledi 29 al Mezcal Squat. Uno spettacolo che attraverso i ricordi del protagonista Guido ripercorre le viccessitudini collettive degli anni ’90 a Torino tra concerti, Radio libere, polemiche, amori e denunce. Per info e prenotazioni: Gancio – Spettacolo teatrale UNA CITTÀ PERFETTA – dal romanzo di Juri di Molfetta e apericena bellavita
Arrevuoto, vent’anni di teatro in movimento
(foto di arrevuoto – xx movimento) A fine maggio è andato in scena, al teatro San Ferdinando, XX Movimento. Sospesi tra le stelle, spettacolo annuale del progetto di arte e pedagogia Arrevuoto. Per qualche mese ho seguito alcuni dei laboratori, in particolare quello di Scampia, che si svolge da Chikù – Cibo e cultura, ristorante di donne rom e napoletane che si trova esattamente sopra l’Auditorium Fabrizio De André (i laboratori si svolgono in un ristorante perché il teatro c’è, ma è chiuso a causa di vicissitudini burocratiche, talvolta grottesche, dal 2017). Insieme al gruppo di Scampia hanno partecipato scuole come la Madonna Assunta di Bagnoli e il Casanova-Costantinopoli del centro storico di Napoli, e poi associazioni, centri educativi, cooperative sociali come Stelle sulla Terra (Materdei) e L’Orsa Maggiore (Rione Traiano). Per capire Arrevuoto bisogna tornare indietro di vent’anni: «Era un momento cupo, con una guerra di camorra in atto», racconta Emma Ferulano, una delle coordinatrici del progetto. Arrevuoto nasce infatti negli anni della faida di Scampia, quando nel quartiere – parallelamente al diffondersi di un morboso interesse mediatico – artisti, educatori, insegnanti e operatori culturali iniziano a interrogarsi su come intervenire nei territori senza appiattirsi sulle logiche emergenziali legate alle politiche repressive. Da quella domanda nasce un incontro inedito. Da una parte ci sono le realtà che da anni lavorano nel quartiere, come il Gridas e altri gruppi informali educativi. Dall’altra Goffredo Fofi, che insieme ad altri pensa di portare a Napoli l’esperienza della Non scuola del Teatro delle Albe di Ravenna, un metodo teatrale che viene rielaborato per coinvolgere non solo le scuole, ma anche i centri educativi (formali e informali) che operano nei differenti territori e i ragazzi che la scuola non la frequentano affatto. Il progetto trova il sostegno di Roberta Carlotto, all’epoca direttrice del teatro Mercadante, in un’alleanza per una volta lungimirante tra istituzioni e realtà territoriali. Arrevuoto si concretizza sulla base di un’idea semplice e radicale insieme: mescolare le carte, attraversare la città, portare gruppi di adolescenti provenienti da contesti diversi a condividere lo stesso spazio scenico. «Mischiare i ragazzi del campo rom e napoletani di Scampia con quelli del centro, i ricchi ai poveri, e così via», spiega Ferulano. Già molte ore prima, il giorno dello spettacolo, in platea si riuniscono ragazze, ragazzi e guide teatrali, guide pedagogiche, registe e registi, e con loro tutte le persone, molte delle quali sono attivisti dei differenti quartieri, che negli ultimi mesi hanno lavorato alla costruzione dello spettacolo. Prima che il pubblico entri in sala c’è il rito. Lo richiama Maurizio Braucci, che in Arrevuoto funge da direttore artistico, alzando l’indice verso l’alto. «Quindi…». La parola passa di bocca in bocca, fino a trasformarsi in coro. Braucci racconta una storia su Maradona, e in riferimento alla prima del giorno precedente, conclude: «Ieri è andato in scena un miracolo. Se si ripete non è più un miracolo, ma Arrevuoto». Vent’anni dopo il primo movimento, quel nome continua a raccontare qualcosa del progetto. Il sostantivo deriva dal verbo “arrevotare”, che significa in napoletano rivoltare, ribaltare, mettere sottosopra. Secondo uno dei racconti che circolano tra i “vecchi” del progetto, nacque durante uno dei primi laboratori, a Scampia, quando E., adolescente del quartiere, minacciava continuamente di far saltare il banco, di “fare arrevotare tutto”. Quella parola, che raccontava insieme insofferenza, energia e desiderio di rompere gli schemi, finì per dare il nome a un’intera esperienza. Anche la geografia dei laboratori è cambiata col tempo. A partire dai quattro gruppi iniziali Arrevuoto ha coinvolto via via educatori e ragazzi di diversi quartieri, spesso proprio quando questi attraversavano momenti particolarmente difficili. Ma la scelta non è mai stata casuale. «A Caivano ci abbiamo provato per una vita», racconta Emma Ferulano. «Non ci siamo riusciti perché mancava una rete sul territorio». Prima ancora dei laboratori, Arrevuoto costruisce infatti relazioni: con associazioni, scuole e realtà educative, condividendo quello che Ferulano definisce il «senso politico e pedagogico profondo del progetto. Quando è mancata questa cosa, i laboratori non sono andati bene». Se la storia di Arrevuoto nasce dentro la faida di Scampia, anche il ventesimo movimento, così come hanno fatto tutti gli altri, prova a riportare alcune delle contraddizioni del presente della città sul palco. Durante lo spettacolo, per esempio, Mirella La Magna, storica attivista del Gridas, incontra finalmente il sindaco di Napoli. È un incontro immaginario, ovviamente, che richiama una vicenda reale: dal 2021 il Gridas ha chiesto un confronto con l’amministrazione senza aver mai ricevuto risposta, in riferimento alle ordinanze di sgombero che pendono sul destino dello storico spazio sociale. La scena si muove tra ironia e denuncia, due elementi che attraversano da sempre tanto il lavoro del Gridas quanto quello di Arrevuoto. La finzione diventa un luogo in cui ciò che nella realtà continua a non accadere può avere visibilità pubblica. Alla fine, in scena arrivano gli alieni. La domanda che ha accompagnato la costruzione di Sospesi tra le stelle è semplice: cosa accadrebbe se centinaia di navicelle spaziali accerchiassero la Terra? In realtà gli extraterrestri non hanno alcuna intenzione di invadere il pianeta, anzi la loro tecnologia ha la forza di disinnescare ogni arma e a fermare ogni conflitto. Non cercano presidenti, generali o capi di Stato, vogliono soltanto bere un caffè, quello più buono di Napoli, preparato da Totore l’Asteroide, un giovane barista disposto a tutto pur di liberarsi dell’acne che gli copre il volto. Quando finalmente ottiene ciò che desidera, rinunciando al proprio talento, il ragazzo viene accolto e riconosciuto da una società che fino a quel momento lo aveva ignorato. Qualcosa però si rompe. Il dono che rendeva speciale il suo caffè scompare e con esso l’equilibrio che aveva costruito intorno a sé. Il sipario si chiude mentre i partecipanti cantano una delle canzoni parte del rito. La platea si svuota lentamente, abbracci e sorrisi accompagnano attori, pubblico ed educatori verso l’uscita. Nel piazzale antistante al teatro una domanda ritorna più di tutte: «L’anno prossimo si fa Arrevuoto?». (pasquale frattini)
July 2, 2026
Napoli MONiTOR
In Italia cresce il valore dello spettacolo: nel 2025 la spesa è arrivata a 4,3 miliardi
Nel 2025 il sistema dello spettacolo, dell’intrattenimento e dello sport in Italia ha consolidato il proprio peso nell’economia del Paese, registrando una crescita significativa della spesa a fronte di volumi sostanzialmente stabili. È quanto emerge dal Rapporto SIAE 2025, che fotografa un ecosistema capace di rafforzarsi sul piano economico, pur dentro una fase di trasformazione dei consumi culturali e di selezione dell’offerta. Nel corso dell’anno sono stati realizzati 3.343.656 eventi, con 253.067.237 spettatori e una spesa complessiva di 4.299.846.591 euro, in aumento del 7% rispetto al 2024. A fronte di una leggera riduzione degli eventi (–0,8%) e di un pubblico sostanzialmente stabile (–0,1%), il sistema ha mostrato una crescente capacità di generare valore. Sono cresciuti infatti tutti i principali indicatori economici: la spesa media per spettatore è salita a 16,99 euro (+7%), l’introito medio per evento ha raggiunto 1.286 euro (+7,8%) e quello per locale è arrivato a 78.334 euro (+17,3%). Il quadro restituisce l’immagine di un mercato più maturo, che riduce la dispersione e valorizza maggiormente ogni esperienza proposta. Il tessuto organizzativo si razionalizza, con la diminuzione dei locali attivi (–8,8%) e degli organizzatori (–10,9%), ma con il rafforzamento dei soggetti capaci di garantire continuità, qualità e capacità attrattiva. Anche la presenza territoriale resta molto ampia, pur in lieve contrazione, con 6.629 comuni attivi pari all’84% dei comuni italiani.  Per quanto riguarda la musica dal vivo, nel 2025 i Concerti hanno superato per la prima volta la soglia simbolica del miliardo di euro di spesa, confermandosi il principale motore economico dello spettacolo italiano. Con appena il 2% degli eventi complessivi, il macro-settore ha concentrato il 12,5% degli spettatori e il 27% della spesa totale dell’intero sistema. Il comparto ha chiuso l’anno con 67.890 eventi (+3,6%), 31.512.325 spettatori (+8,7%) e 1.162.064.376,7 euro di spesa (+17,5%). Cresciuti anche gli indicatori di rendimento: la spesa media individuale è salita a 36,88 euro e l’introito medio per evento a 17.117 euro. A trainare è stato soprattutto il settore Pop, Rock e Leggera, che da solo ha raccolto il 57,7% dell’offerta, l’83,8% del pubblico e il 91,6% della spesa del macro-aggregato. Il live si è confermato sempre più centrale nel panorama culturale italiano, anche per la sua capacità di intercettare un pubblico ampio e trasversale e di generare un’esperienza non replicabile altrove. Anche il Cinema ha confermato la propria tenuta economica, seppure con una flessione della partecipazione. Le proiezioni sono restate sostanzialmente stabili a 2.746.498 (+0,1%), mentre gli spettatori sono scesi a 71.750.837 (–2,3%), con una spesa complessiva di 539,9 milioni di euro (+0,1%). Gli incassi si sono tenuti soprattutto grazie al prezzo medio del biglietto, che è salito a 7,52 euro (+2,5%), compensando in parte il calo delle presenze. Ma il settore continua a scontare trasformazioni strutturali nei consumi culturali: l’accorciamento delle finestre di distribuzione, la crescita delle piattaforme di streaming, il miglioramento della qualità dei dispositivi domestici e una più generale trasformazione delle abitudini di fruizione. In questo contesto, è emerso però un segnale incoraggiante sul fronte del prodotto nazionale: nella top ten dei film più visti, 4 titoli su 10 sono stati italiani, e insieme hanno raccolto oltre 9,9 milioni di spettatori, pari al 46% delle presenze dei film in classifica. È un dato che segnala una rinnovata forza competitiva del cinema italiano, capace di presidiare il botteghino in un anno segnato da una minore spinta dei blockbuster internazionali. Quanto al Teatro, nello scorso anno si è confermato uno dei pilastri del sistema dello spettacolo italiano, sia per articolazione interna sia per capacità di generare valore: 154.900 spettacoli (+1,2%), per 29.747.210 spettatori (+5,3%) e 641.172.118 di euro di spesa (+10,8%). Cresciuti anche la spesa media per spettatore – pari a 21,55 euro – e l’introito medio per spettacolo, superiore a 4.139 euro. La Prosa continua ad essere la spina dorsale del comparto, ma segnali molto positivi arrivano anche da Arte varia, Rivista e Musical e Balletto. La Lirica, pur con volumi più contenuti, si è distinta ancora una volta per il profilo premium, con la spesa media per spettatore più alta del macro-settore. Nel comparto sportivo, il Calcio ha continuato ad occupare una posizione dominante, confermando la propria centralità culturale ed economica nell’esperienza sportiva del Paese, con l’82,6% degli eventi sportivi totali, il 75,1% degli spettatori e il 71,7% della spesa del macro-aggregato Sport. La spesa complessiva ha raggiunto 626.246.807 euro, in crescita del 3,1%, mentre eventi e spettatori hanno fatto registrare una lieve flessione, soprattutto per effetto delle dinamiche di rilevazione delle partite delle categorie dilettantistiche e per il minor numero di competizioni internazionali giocate nei grandi stadi rispetto all’anno precedente. Accanto al calcio, gli sport individuali si sono confermati uno dei comparti a più alta intensità economica dell’intero sistema dello spettacolo e dell’intrattenimento, con 2.962 eventi, 2.460.495 spettatori e 159.411.228 euro di spesa, in crescita del +13,6%. A trainare il comparto è soprattutto il tennis, protagonista di un autentico boom nel 2025 anche sull’onda dei grandi risultati azzurri: 893.092 spettatori (+30,7%) e 73.105.344 euro di spesa (+23,5%). Infine, quanto alle Mostre, nel 2025 il settore ha confermato la propria capacità attrattiva, tra il richiamo dei grandi maestri e la crescita di format immersivi sempre più ibridi tra esposizione e intrattenimento. L’anno si è chiuso con 84.519 giornate di apertura, 16.278.462 visitatori e 157.543.567 euro di spesa: volumi in lieve calo rispetto al 2024, ma con una sostanziale tenuta sul piano economico. A crescere è stato soprattutto il valore medio dell’esperienza, con una spesa per visitatore di 9,68 euro (+3,6%), mentre i comuni raggiunti salgono a 313, a conferma di una presenza territoriale ancora ampia e in lieve espansione. Qui il Rapporto SIAE 2025. Tutti i numeri dello Spettacolo in Italia – Novantesima edizione: https://d2aod8qfhzlk6j.cloudfront.net/SITOIS/SIAE_ANNUARIO_Impaginato_DIGITAL_e357ecdf9e.pdf.  Giovanni Caprio
June 29, 2026
Pressenza
Un cerchio, alcune sedie e molte storie
LI TROVATE OVUNQUE: NEI TEATRI, NELLE SEDI DI COMITATI E ASSOCIAZIONI, SPESSO IN POSTI OCCUPATI, MA ANCHE IN CASE PRIVATE, BOTTEGHE, RETROBOTTEGHE, CORTILI, ORTI… QUELLI DEL COLLETTIVO TEATRO NO! CERCANO SOLTANTO LUOGHI NEI QUALI SIA POSSIBILE CREARE UN CERCHIO E DIALOGARE, INCONTRARSI E A VOLTE SCONTRARSI CON GLI SPETTATORI, CHE LORO PREFERISCONO CHIAMARE TESTIMONI. INSOMMA, VAGANO PER L’ITALIA A RACCONTARE STORIE,”USANDO” IL TEATRO – TUTTO QUELLO CHE FANNO SI BASA SULL’AUTOPRODUZIONE – PER CREARE RELAZIONI, CONDIVIDERE DOMANDE, IMPARARE A RAGIONARE INSIEME, SCOPRIRE LA VOGLIA DI METTERSI IN GIOCO -------------------------------------------------------------------------------- Il collettivo Teatro NO! é formato da un’attrice, Cinzia Laganà, un regista, Simone Capula, un artista visivo, Claudio “Fade” Fadda, e ospiti vari. Vivono e agiscono nella periferia di Torino, l’unica città al modo che rimpiange il grigiore degli anni Ottanta, quando la Fiat la faceva da padrona. I tre si sono trasformati in storytellers, riscoprendo l’essenza del teatro riunendo attorno a loro, su qualche fila di sedie, un gruppetto di spettatori/testimoni. I componenti del Collettivo continuano a fare Teatro perché esso permette di incontrare donne e uomini che non si sentono a proprio agio nelle loro condizioni e continuano ad alzarsi in punta di piedi come se un giorno potessero volare. Il lavoro teatrale, di narrazione, è un tentativo di fare in modo che gli spettatori, pur sapendo benissimo che quel che vien narrato é finzione, finché ci stanno dentro lo prendano per vero. Questo gruppo di persone, attraverso la finzione del racconto guardano e analizzano il mondo. Come dice John Berger: “Volevo scrivere sull’importanza di guardare il mondo, e ho scritto questo libro per aiutare le persone a vedere cosa c’è intorno a loro: il meraviglioso e il terribile”. Cinzia, Simone e “Fade” continuano a vagare per l’Italia a raccontare storie,”usando” il teatro per creare relazioni. Il Collettivo Teatro NO!, ha al suo attivo tre spettacoli teatrali: Vermi inermi (Drammetto Grottesco Orecchiabile), Io sono come voi (Appunti teatrali da un libro) e Dalle belle città (La Resistenza vista con gli occhi di una donna libera, una madre in apprensione per il figlio Partigiano) e due performance legate alle opere dell’artista Claudio “Fade” Fadda Facce (Là dove domina lo spettatore concentrato domina anche la polizia). Ma anche tre racconti teatrali: Hanamichi (racconto per due maestri con un omaggio a un Amico) Nando/Renzo/Beppe; Sull’orlo del precipizio (Pellegrinaggio teatrale di un “Reduce”); Col cuore in mano (Storia vera piena di bugie di un bambino, che non amava andare a scuola). Il Collettivo Teatro NO! Per un periodo, ha anche curato una trasmissione di Teatro alla Radio, intitolata “Gli Artigiani degli interstizi” (per ascoltare i podcast: radiobandito.it), trasmissione che poi è stata interrotta per divergenze etiche ed ideologiche con una parte della redazione di Radio Bandito. Tutte le produzioni, la distribuzione, tutta l’attività del Collettivo è basato sull’autoproduzione. I componenti del Collettivo credono profondamente nell’etica del DiY (Do it yourself). Gli spettacoli vengono presentati, ovunque teatri, comitati, associazioni, posti occupati, case private, botteghe, retrobotteghe, cortili, orti, orti urbani, in ogni luogo dove sia possibile creare un cerchio intorno e dialogare, incontrarsi e a volte scontrarsi con gli spettatori o sarebbe meglio chiamarli testimoni. Cerchiamo quello “scontro” che nasce dal dialogo, dal confronto e che quindi serve a costruire idee, opinioni, e a creare uno spirito critico, che può aiutare a crescere e a essere partecipi non allineati, a tratti antagonisti, sicuramente capaci di agire intellettualmente. Il nostro piccolo, ma onesto progetto si prefigge di far affiorare nei partecipanti, nei testimoni, la volontà di indagare, ascoltare, osservare, ragionare; in particolare scoprire o meglio riscoprire la voglia di mettersi in gioco e il desiderio di incontrare diverse “culture”, mentalità ed esigenze. Forse il progetto non ha bisogno di così tante parole e spiegazioni, basterebbe solamente la citazione di Edoardo Galeano : “Quando le bruciano le sue casette di carta, la memoria trova rifugio nelle bocche che cantano le glorie degli dei e degli uomini, canti che rimangono di gente in gente, e nei corpi che danzano al suono dei tronchi cavi, dei gusci di tartaruga e dei flauti di canna” Il Collettivo Teatro NO! È a disposizione di tutte le realtà, le individualità che sono interessate al loro progetto, di quelle persone che cercano di alzarsi in punta di piedi come potessero volare. È ora di smetterla di fare Teatro che parla di politica ed è ora di fare Teatro in modo politico. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Imparare a pensare insieme -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Un cerchio, alcune sedie e molte storie proviene da Comune-info.
June 28, 2026
Comune-info
Addio a Mario Santella: l’avanguardia tra teatro e politica
«Sono nato a Campobasso poco dopo l’inizio del secondo conflitto mondiale. Degli anni di guerra ricordo poco: ero troppo piccolo. Ma ricordo bene quelli del dopoguerra, anni di fame e di miseria. Malgrado ciò, ho avuto una infanzia felice e libera, in grandi spazi all’aperto, senza traffico e senza automobili, […] L'articolo Addio a Mario Santella: l’avanguardia tra teatro e politica su Contropiano.
June 24, 2026
Contropiano
Il mondo di Muhammad
-------------------------------------------------------------------------------- Se un giorno il mondo smettesse improvvisamente di essere raccontato da giornalisti dei grandi media, esperti di geopolitica o storici delle guerre, potremmo affidarci ai rifugiati. Le loro storie, i loro saperi sulla storia e sulla geografia, i loro sogni offrirebbero uno sguardo sul mondo inedito e straordinariamente ricco di senso. Nella poesia Profugo, Maḥmūd Darwīsh scrive: «La terra mi riconosce come le sue spighe, e il cielo sa che sono un figlio della pioggia». Chi opera nei percorsi di accoglienza cerca spesso di mettere al centro proprio le storie dei rifugiati. Unouno è uno spettacolo nato dalla collaborazione tra alcuni progetti di accoglienza dell’ong GUS in Salento e Ippolito Chiarello, attore e regista noto per alcuni spettacoli portati strada o in spazi non convenzionali (“barbonaggio teatrale”). Le vicende raccontate in scena si ispirano alla storia di Muhammad, un ragazzo partito dal Sudan a 13 anni e arrivato in Italia a 23, dopo un lungo viaggio segnato da violenze e torture che lo hanno reso cieco. Il 20 giugno, presso NASCA Teatri di Terra, a Lecce, Unouno è andato in scena in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. Qui un’intervista a Ippolito Chiarello. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il mondo di Muhammad proviene da Comune-info.
June 20, 2026
Comune-info