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Ugo Dessy: ostinatamente contrario
100 anni fa nasceva l’intellettuale libertario sardo, testimone attivo del suo tempo. E del nostro. “Con l’avvento del nucleare, la potenza distruttiva delle armi è tale da costituire di per sé il problema più drammatico tra quanti l’umanità ne ebbe mai affrontato, perché è messa in gioco, concretamente, la sua sopravvivenza. Inoltre, ancor prima del loro impiego nella guerra, gli
Da Bagnoli a Gaza: una visione internazionalista sull’America’s Cup a Napoli
A Villa Medusa, i comitati civici e le reti antimilitariste organizzano un dibattito sul furto di territori e diritti. Il 5 gennaio, a Villa Medusa a Bagnoli, si è tenuto un incontro molto denso e interessante dal titolo “Da Bagnoli a Gaza – stop genocidio, no America’s Cup, difendiamo i nostri territori”, in cui le realtà di base antimilitariste e ambientaliste napoletane e campane hanno ragionato dell’impatto dei grandi progetti, come l’America’s Cup, sulla vita dei bagnolesi e sull’intera città. La cornice dell’iniziativa era però molto più ampia e trasversale, al punto da indagare quali connessioni vi siano tra il livello locale, il genocidio che sta avvenendo nella Striscia di Gaza e l’attuale configurazione geopolitica mondiale. In particolare, le realtà che hanno ispirato e attraversato l’iniziativa – Comitato No Coppa America, Mare Libero, Assemblea antimilitarista, Comitato pace e disarmo, BDS Napoli e Salerno, Sanabel per Gaza e altre – hanno evidenziato che, spesso, ciò che ci viene presentato come un’opportunità di sviluppo per i nostri territori non lo è: se questo sviluppo è basato su logiche di profitto, e non sui bisogni delle persone, non serve alla giustizia sociale e ambientale. Anzi, tale paradigma macroeconomico rappresenta il terreno su cui possono avvenire le più aberranti speculazioni e generare insanabili sperequazioni. Quella che, leggendo il titolo, poteva sembrare una forzatura è stata invece immediatamente presentata per ciò che è: una connessione necessaria. Tra le progettazioni calate dall’alto sulla nostra costa, come l’America’s Cup, con una logica – denunciano i comitati – da “mani sulla città”, e ciò che sta avvenendo nel mondo, c’è un filo rosso nemmeno così sottile: il modello economico a cui si rifanno i poteri forti per realizzare i propri interessi, a discapito del bene comune. Per usare il termine giusto: il neoliberismo. Dagli anni ’70 in poi, come sappiamo, nel condannare gli inconvenienti pratici dell’intervento dello Stato, ritenuto spesso inefficace e incline a degenerare in limitazioni alla libertà d’impresa, alcuni economisti hanno teorizzato questa corrente filosofica e tanti sono i governi, per lo più occidentali, che l’hanno seguita. Celebre la frase di Margaret Thatcher secondo cui la società non esiste, ma esistono solo gli individui. In questo sistema, i mercati finanziari e i monopoli di capitale la fanno da padroni: anche se i teorici del neoliberismo, in una prima fase, avevano condannato le grandi imprese per violazioni della libera concorrenza, è proprio alla concentrazione di enormi ricchezze nelle mani di pochi che, alla vigilia della terza decade del terzo millennio, siamo arrivati. Il legame fra le speculazioni che avvengono sul piano territoriale e quello globale appare nettamente evidente quando si analizzano i comportamenti delle multinazionali nel settore della logistica e della produzione di armamenti. Si è parlato, ad esempio, del caso MSC, nota per la sua importanza nel settore crocieristico ma che, invece, come si legge dal sito di BDS Italia, “Mediterranean Shipping Company S.A., meglio nota con la sigla MSC, oggi è la prima compagnia di gestione di linee cargo a livello mondiale. Movimenta annualmente 27 milioni di TEU (stima), ha più di 200.000 dipendenti, 675 uffici nel mondo, e trasporta merci su 300 rotte con 520 porti di scalo in 155 Paesi; con una flotta dalla capacità di 6.716.575 TEU, gestisce il 20,6% del mercato mondiale, seguita dalla Maersk con il 14,1%. MSC Italia è presente in 13 porti italiani, ha 16 uffici e circa 600 dipendenti”. Purtroppo, dietro tutto questo, sembrano esserci accuse avanzate dai media e dalle organizzazioni internazionali di complicità della MSC con il genocidio a Gaza. Fondata a Napoli nel 1970, per stessa ammissione di giornali israeliani, MSC sembra avere un coinvolgimento nella logistica di guerra negli ultimi anni: “Il gigante delle spedizioni MSC Cargo continua a consegnare in Israele nonostante la guerra. La società annuncia che non imporrà sovrapprezzi di guerra o spese di sosta”, notizia comparsa il 1 novembre 2023 sul quotidiano israeliano “The Jerusalem Post”, media notoriamente vicino al partito di governo Likud, il cui presidente è Benjamin Netanyahu. Altre fonti giornalistiche hanno inoltre reso noto che l’azienda sarebbe stata protagonista di una scalata al settore del trasporto marittimo israeliano, tentando di acquisire direttamente il controllo della compagnia di navigazione Zim. Notizia poi smentita, ma comunque conferma del fatto che, nello scenario della riorganizzazione del settore shipping mondiale, MSC non è per nulla distante da ciò che accade in Israele. A fronte di queste informazioni, MSC è stata inserita nella blacklist del movimento BDS, in cui figurano altri nomi, ad esempio ENI, l’azienda globale dell’energia, su cui Francesca Albanese ha condotto le sue indagini come relatrice speciale ONU per i Territori Palestinesi occupati. Il caso di specie che gli attivisti e le attiviste hanno portato all’attenzione della platea lunedì pomeriggio a Bagnoli è stato trattato come esempio di terreno su cui si possono compattare le lotte ambientali e sociali con la battaglia contro le violazioni dei diritti umani nel mondo. Una visione che potremmo chiamare internazionalista, poiché promuove l’intersezione fra le lotte per i diritti umani, in un’ottica di cooperazione tra gli abitanti del mondo, a partire dall’analisi delle esigenze concrete dei luoghi e delle persone che li abitano. Un’impostazione che, considerata la fase attuale in cui le necessità della gente comune sono sempre meno presenti nelle agende politiche dei governi, ci sentiamo ampiamente di condividere. In chiusura, si è parlato della bella iniziativa Sanabel per Gaza, progetto di sostegno alle persone con disabilità fisiche, sensoriali e intellettive e alle bambine e ai bambini con autismo e altre neurodivergenze nella Striscia di Gaza, a cui sarà il caso di dedicare un altro approfondimento. APPROFONDIMENTI E FONTI America’s Cup e Bagnoli America’s Cup a Napoli fino al 2029, affare da oltre un miliardo (la Repubblica): https://www.repubblica.it/sport/rubriche/spycalcio/2025/12/25/news/america_s_cup_a_napoli_fino_al_2029_un_affare_da_oltre_un_miliardo-425060199/ Comune di Napoli – documentazione ufficiale: https://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/54365 America’s Cup e polemiche su Bagnoli (NSS Sports): https://www.nss-sports.com/it/lifestyle/43702/americas-cup-2027-napoli-polemiche-bagnoli Tutti i dubbi di Bagnoli sull’America’s Cup (il manifesto): https://ilmanifesto.it/tutti-i-dubbi-di-bagnoli-sullamericas-cup Rassegna critica su America’s Cup: https://www.google.com/search?q=america%27s+cup+critiche&ie=UTF-8&oe=UTF-8&hl=it-it&client=safari Neoliberismo Il neoliberismo – Storia contemporanea: https://it.wikipedia.org/wiki/Neoliberismo La società oltre il neoliberismo. Intervista a Giorgia Serughetti – Pandora Rivista: https://www.pandorarivista.it/articoli/la-societa-oltre-il-neoliberismo-intervista-a-giorgia-serughetti/ MSC, Israele e logistica di guerra https://www.jpost.com/israel-news/article-771157 MSC – sede Israele: https://www.msc.com/en/local-information/middle-east/israel ICE – settore shipping Israele: https://www.ice.it/it/news/notizie-dal-mondo/280342 MSC sfida Hapag-Lloyd e presenta un’offerta per acquisire Zim (ShipMag): https://www.shipmag.it/msc-sfida-hapag-lloyd-e-presenta-unofferta-per-acquisire-zim/ Sanabel per Gaza https://www.associazionesanabel.org/ Nives Monda
[Gramigna] Soffia il vento antifascista
Terza puntata di una nuova trasmissione dedicata alla condivisione di cori e canti di lotta. menù del giorno: > À bas l'État policier > È partita la Sumud Flotilla > Gallo rojo gallo negro scrivici sul pad: https://pad.cisti.org/p/tuteincoro :)
Leva militare in Europa e sciopero studentesco@0
Alcuni dei maggiori membri europei della NATO si stanno muovendo per rafforzare i propri eserciti professionali attraverso programmi di servizio nazionale volontario. La coscrizione è in vigore per nove stati europei membri della NATO: Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia, Lituania, Norvegia, Svezia e Turchia. In Turchia, che ha il secondo esercito più grande nell’alleanza di sicurezza dopo gli Stati Uniti, gli uomini di età compresa tra 20 e 41 anni sono obbligati a prestare servizio militare per un periodo compreso tra sei e dodici mesi. La Norvegia arruola sia uomini che donne, generalmente per 12 mesi. Anche in Svezia e Danimarca vige il servizio militare obbligatorio per le donne. La Croazia prevede di reintrodurre la coscrizione obbligatoria l’anno prossimo: per gli uomini di età compresa tra 19 e 29 anni sarà obbligatorio sottoporsi a due mesi di addestramento militare di base. Dopo l’introduzione, abbiamo parlato al telefono con una studentessa berlinese dell’introduzione del servizio militare in Germania e dello sciopero antimilitarista studentesco che c’è stato in opposizione ai piani di riarmo europei. Intro: Diretta con Ivana, studentessa berlinese che fa parte di young struggle, organizzazione giovanile studentesca.
Leva militare in Europa e sciopero studentesco@1
Alcuni dei maggiori membri europei della NATO si stanno muovendo per rafforzare i propri eserciti professionali attraverso programmi di servizio nazionale volontario. La coscrizione è in vigore per nove stati europei membri della NATO: Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia, Lituania, Norvegia, Svezia e Turchia. In Turchia, che ha il secondo esercito più grande nell’alleanza di sicurezza dopo gli Stati Uniti, gli uomini di età compresa tra 20 e 41 anni sono obbligati a prestare servizio militare per un periodo compreso tra sei e dodici mesi. La Norvegia arruola sia uomini che donne, generalmente per 12 mesi. Anche in Svezia e Danimarca vige il servizio militare obbligatorio per le donne. La Croazia prevede di reintrodurre la coscrizione obbligatoria l’anno prossimo: per gli uomini di età compresa tra 19 e 29 anni sarà obbligatorio sottoporsi a due mesi di addestramento militare di base. Dopo l’introduzione, abbiamo parlato al telefono con una studentessa berlinese dell’introduzione del servizio militare in Germania e dello sciopero antimilitarista studentesco che c’è stato in opposizione ai piani di riarmo europei. Intro: Diretta con Ivana, studentessa berlinese che fa parte di young struggle, organizzazione giovanile studentesca.
Leva militare in Europa e sciopero studentesco
Alcuni dei maggiori membri europei della NATO si stanno muovendo per rafforzare i propri eserciti professionali attraverso programmi di servizio nazionale volontario. La coscrizione è in vigore per nove stati europei membri della NATO: Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia, Lituania, Norvegia, Svezia e Turchia. In Turchia, che ha il secondo esercito più grande nell’alleanza di sicurezza dopo gli Stati Uniti, gli uomini di età compresa tra 20 e 41 anni sono obbligati a prestare servizio militare per un periodo compreso tra sei e dodici mesi. La Norvegia arruola sia uomini che donne, generalmente per 12 mesi. Anche in Svezia e Danimarca vige il servizio militare obbligatorio per le donne. La Croazia prevede di reintrodurre la coscrizione obbligatoria l’anno prossimo: per gli uomini di età compresa tra 19 e 29 anni sarà obbligatorio sottoporsi a due mesi di addestramento militare di base. Dopo l’introduzione, abbiamo parlato al telefono con una studentessa berlinese dell’introduzione del servizio militare in Germania e dello sciopero antimilitarista studentesco che c’è stato in opposizione ai piani di riarmo europei. Intro: Diretta con Ivana, studentessa berlinese che fa parte di young struggle, organizzazione giovanile studentesca.
Consistenza del pacifismo in Italia: mostrata, e dimostrata, nella mappa online su Pressenza
Concepita ed elaborata da due praticanti il silenzio per la pace, continuamente aggiornata con le informazioni riferite dai coordinatori dei gruppi che praticano continuativamente le iniziative, dai partecipanti alle manifestazioni sui social-media oppure nelle notizie pubblicate da PEACE LINK e PRESSENZA, dal 9 giugno inserita nelle produzioni dell’agenzia stampa, la mappa oggi recensisce 66 attività organizzate da altrettante aggregazioni in 56 città e località e alle 12:00 ha registrato 1˙262˙576 visualizzazioni. consistènza – 1. a. Solidità, resistenza relativa alle deformazioni o alla pressione, densità… c. Con sign. più generico, l’aver corpo…; fig., fondamento, concretezza, rispondenza alla realtà… 2. In matematica, c. di un sistema di postulati, la sua non contraddittorietà [Enciclopedia Treccani / Vocabolario]   COMUNICATO STAMPA LA MAPPA CHE RILEVA, E RIVELA, LA CONSISTENZA DEL PACIFISMO IN ITALIA   In questi giorni di fine anno si fanno bilanci su molte ‘cose’… anche sulle opinioni riguardo ai conflitti bellici e sulla partecipazione alle proteste pacifiste e anti-militariste che hanno scandito il 2025. A tali valutazioni però sfugge un dato che merita attenzione, specialmente in questo periodo in cui le festività natalizie sollecitano tutti – in tutto il mondo e soprattutto in Italia, la ‘patria del presepe’ – a riflettere sul valore della pace in Terra e dell’impegno degli uomini, e delle donne, di buona volontà a debellare la guerra. Oltre ad alcuni sondaggi effettuati di recente, quanto il pacifismo sia diffuso tra gli italiani si rileva dalla mappatura delle iniziative periodicamente e continuativamente svolte in numerose località: a Comiso e a Longare dal 1986 e a Verona dal 1990, ora ben 38 e 35 anni consecutivi; a Genova dal 2001, già quasi un quarto di secolo; a Rovereto dal 2003, oltre vent’anni; a Brescia dal 2017; a Ivrea, Milano, Palermo, Parma dal 2022; a Lodi e Torino dal 2023 e in molte altre città e località dal 2024 o dall’inizio di quest’anno, in cui inoltre alle manifestazioni del 3 ottobre hanno partecipato circa 500 MILA persone e circa 70 MILA alla marcia PerugiAssisi ‘inaugurata’ nel 1961. L’idea di visualizzare in una mappa i gruppi pacifisti che manifestano costantemente ogni anno, mese, settimana o giorno è stata concepita da due praticanti il ‘silenzio per la pace’, rispettivamente a Casale Monferrato e a Sartirana Lomellina, dal 2024: «Abbiamo confrontato le nostre esperienze – spiegano  Maddalena Brunasti e Luisa Dallera – Poi abbiamo cercato di sapere dove e come agiscono altri gruppi simili ai nostri, quindi abbiamo pensato che posizionando tutte le realtà locali in una cartina geografica si vedessero raffigurate in un colpo d’occhio la loro quantità e la loro diffusione». La rilevazione elaborata, e continuamente aggiornata, con le informazioni ricevute dai referenti dei gruppi, pubblicate sui social-media oppure riferite nei repertori di PEACELINK e PRESSENZA, è illustrata nella mappa online dal maggio scorso e dal 9 giugno inserita nelle rubriche fisse del portale dell’agenzia stampa internazionale PRESSENZA: «La mappa che stiamo costruendo è uno strumento concreto in mano alla base sociale per far sentire la propria voce  – commenta Olivier Turquet, coordinatore della redazione italiana di PRESSENZA  – Quella voce che Pressenza cerca di mettere in evidenza tutti i giorni». La mappatura delle iniziative (presidi e sit-in, marce, festival e rassegne) svolte periodicamente ha permesso di rilevare la numerosità delle manifestazioni e le caratteristiche dei gruppi che le praticano. Analizzando le informazioni riportate nelle schede collegate ai segnali che indicano ciascun gruppo sulla carta geografica si riscontrano analogie e differenze tra le varie aggregazioni e un dato rilevante: la loro persistenza e recente proliferazione. SI PUÒ SOSTENERE CHE NELL’INSIEME CONFIGURINO UN MOVIMENTO O FENOMENO SOCIALE ? Il sociologo Mauro Ferrari conferma: «Possiamo senz’altro affermare che si tratta di un fenomeno sociale con le caratteristiche di un movimento plurale, caratterizzato da numerose differenze». Le descrizioni delle aggregazioni forniscono informazioni sulle specificità e sulle modalità espressive peculiari di ciascuna, in particolare dei gruppi praticanti il silenzio e il digiuno connotativi della pacifica e non-violenta protesta pacifista. Molte formazioni sono ‘animate’ da donne e collettivi femminili – in particolare dai gruppi locali del movimento delle DIN / DONNE IN NERO – e ognuna ha una storia, una composizione e un’identità propria e opera a modo proprio all’interno della propria comunità, nel cui ambito interviene interagendo con le locali associazioni umanitarie, culturali ed ecologiste, relazionandosi con le istituzioni e autorità territoriali e, soprattutto, dialogando direttamente con i propri concittadini. Infatti nei racconti dei loro referenti e dei partecipanti alle loro iniziative ricorre la ‘narrazione’, a volte illustrata con immagini, che evidenzia le reazioni della gente alla vista dei pacifisti radunati in piazze e strade delle città: talvolta, ma raramente, i gruppi vengono derisi, insultati o aggrediti; più spesso, sempre più frequentemente, tanti automobilisti li approvano ‘strombazzando’ e facendo segni con la mano (pollice alzato, OK o dita a V) e molti passanti si soffermano a fotografarli o si uniscono spontaneamente a loro.   GLI ITALIANI DAVVERO PACIFICI, E VERAMENTE PACIFISTI – COMUNICATO STAMPA in file word e pdf  con collegamenti ipertestuali alle fonti informative e i materiali illustrativi in esso contenuti, l’ELENCO delle attività recensite fino al 10 DICEMBRE 2025 e le IMMAGINI raffiguranti la mappa (le sue fotografia scattate il 10 e l’11 DICEMBRE 2025) sono a disposizione nella CARTELLA STAMPA online UFFICIO STAMPA ● LISISTRATA NEL XXI SECOLO +39 345 0 6 7 4 0 3 5 – lisistratanelxxisecolo@gmail.com Redazione Italia
Anarres del 5 dicembre. Il reuccio dem di New York. Trump e il ritorno della frontiera. La Città dell’aerospazio non decolla. Novembre antimilitarista a Torino. Venaus vent’anni dopo…
ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in streaming Ascolta e diffondi l’audio della puntata: Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti: Il reuccio dem di New York L’elezione di Mamdani a sindaco di New York City ha ridato un certo entusiasmo a una sinistra riformista che vive in uno stato di prostrazione e confusione dal momento della vittoria di Trump alle presidenziali. Le proposte di espansione della spesa sociale sono state il cavallo vincente di Mamdani così come la sua capacità di parlare a un elettorato demograficamente assai composito. Ma potranno questi figliocci della borghesia intellettuale, perché questo è Mamdani e questo è il suo entourage, rappresentare una via d’uscita dalla traiettoria autoritaria che il neoliberismo sta compiendo da anni? Le proposte politiche socialdemocratiche – ma sarebbe più corretto chiamarle demo-socialiste in quanto neanche a livello teorico viene posto l’obiettivo di superamento della società mercantile, come invece faceva la socialdemocrazia storica – nel corso del novecento hanno svolto il ruolo di puntello sinistro del capitale, garantendo, con un’apertura a fisarmonica data dai rapporti di forza tra classi, la ridistribuzione di una quota parte dei profitti. Ma questo era possibile con un’economia basata su di una produzione industriale, spesso ad alto valore aggiunto, e con l’apporto del valore estratto dalla periferia del sistema mondo mediante la spoliazione coloniale. Con la fine delle grandi concentrazioni industriali in Occidente, il ridisegnarsi post-coloniale dei rapporti con i territori della periferia, e con nuove dinamiche nei rapporti tra le classi grandemente favorevoli alla classe dominante il meccanismo di ridistribuzione è entrato in una crisi da cui non si è mai ripreso. Ne abbiamo parlato con Lollo Stati Uniti. Trump e il ritorno della frontiera Trump alle nostre latitudini appare come elemento di rottura rispetto all’immagine edulcorata che gli States riescono ancora a vendere. Se si guarda più da vicino è facile cogliere che Trump non fa che riproporre il mito wasp della frontiera, con tutto il suo portato di violenza simbolica e morale. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Eva, geografo politico La Città dell’aerospazio non decolla Il più grande progetto di Leonardo per il settore aerospaziale in Piemonte da tempo dimostrava delle crepe. In occasione della decima edizione degli Aerospace and defence meetings, nella cornice dell’Oval Lingotto di Torino è stato presentato un aggiornamento del progetto presentato all’ottava edizione del mercato delle armi nel 2021 e sostenuto da Leonardo, il Politecnico, la Regione Piemonte, l’Unione industriali di Torino e la Camera di commercio. La parola chiave è “aggiornamento”, che dimostra che il protagonismo di Leonardo è più nelle parole che nei fatti. In realtà è quasi tutto fermo. Annunciare in pompa magna l’apertura di quattro nuovi laboratori con 30 addetti nella vecchia palazzina di corso Francia dopo sei anni è il segno inequivocabile che le crepe nella Cittadella delle armi sono ormai ben visibili. Vediamo di capire meglio cosa sta succedendo. Torino Un lungo novembre di informazione e lotta antimilitarista Venaus. Vent’anni dopo Nonostante la primavera, al tempo della Repubblica della Maddalena il paese di Chiomonte era grigio, buio, silente. Al di là del fiume che si stringe nella gorgia, nello spazio libero fatto di vigne, barricate, cibo condiviso, assemblee c’era il rumore delle vite della comunità resistente, comunità d’elezione e non di terra, di sangue, di identità escludenti e del loro tremendo portato di violenza. Lì imparammo a camminare nella notte. Insieme e da soli, incespicando e rialzandoci. Tanta gente in quegli anni, sin dall’insurrezione di Venaus, aveva scoperto che riscrivere una storia già scritta era possibile, che i tempi che ci era dato vivere non erano un destino ineluttabile. Poi arrivarono l’occupazione, la repressione, i processi: la nostra comunità perse la sua forza creativa, la resistenza venne ridotta a logoro rituale e prevalse la delega istituzionale. Ma. Quelle notti di veglia, essere stati parte di quella comunità d’elezione continua a ricordarci di una possibilità che dobbiamo saperci dare. Appuntamenti: Sabato 20 dicembre ore 20 corso Palermo 46 Cena Antinatalizia Menù vegan Benefit lotte Quanto costa? Tantissimo per chi ne ha, meno per chi ha meno, poco per chi ha poco. Sosteniamo le lotte qui e in ogni dove, diamo solidarietà a chi è colpito dalla repressione, mettiamo un mattone nella direzione di una società libera, autogestita, solidale. Porta la tua statuetta per il pres-empio autogestito! Per prenotazioni scrivere a antimilitarista.to@gmail.com A-Distro e SeriRiot ogni mercoledì dalle 18 alle 20 in corso Palermo 46 (A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini! Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato! Informati su lotte e appuntamenti! Federazione Anarchica Torinese corso Palermo 46 Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30 per info scrivete a fai_torino@autistici.org Contatti: FB @senzafrontiere.to/ Telegram https://t.me/SenzaFrontiere Iscriviti alla nostra newsletter mandando una mail ad: anarres@inventati.org www.anarresinfo.org
Sciopero studentesco a Berlino: «Il vostro dovere è la nostra morte»
> Venerdì scorso a Berlino migliaia di studenti hanno partecipato allo sciopero > scolastico nazionale contro il servizio militare obbligatorio. Secondo i dati forniti dai gruppi partecipanti, a partire dalle ore 12 si sono radunati quasi diecimila scioperanti. Da Halleschen Tor il corteo ha proseguito verso Oranienplatz. Lì, a partire dalle ore 16, si sono uniti sempre più adulti solidali, tra cui molti sindacalisti. Da Oranienplatz, dopo una pausa piuttosto lunga, il corteo ha proseguito verso Neukölln. Il corteo era guidato dal nucleo duro degli studenti, che sembravano non risentire del freddo. Accompagnato da slogan di lotta di classe, il corteo ha superato Kottbusser Tor. Dal tetto del “Zentrum Kreuzberg” la manifestazione è stata accolta con uno striscione. Chi guardava il cielo notturno sopra di sé poteva leggere a grandi lettere: “No al servizio militare obbligatorio” sopra la strada, mentre sotto si intonavano i cori appropriati. Alcuni passanti hanno manifestato il loro consenso, altri hanno guardato con interesse i cartelloni. A Hermannplatz c’è stato un ulteriore ritardo e la manifestazione si è ridotta al nucleo duro, che alla fine di una lunga giornata di sciopero ha raggiunto con successo il municipio di Neukölln. Durante la manifestazione pomeridiana si è formato un blocco sindacale. I membri di Junge GEW (Sindacato del settore educazione e scienza) e Arbeitskreis Internationalismus hanno sfilato insieme nella manifestazione, mostrando la loro solidarietà agli studenti. GLI STUDENTI PARLANO CHIARO Secondo la televisione tedesca ARD, il ministro SPD Pistorius “nel suo discorso al Bundestag non ha preso posizione contro gli scioperi” e li ha definiti ‘fantastici’, perché oltre a dimostrare “l’interesse e l’impegno degli studenti”, gli scioperi dimostrano che essi sanno “di cosa si tratta”. Si può concordare con questa affermazione, in quanto gli studenti hanno effettivamente dimostrato ottime capacità di analisi in diverse interviste. Hanno ripetutamente chiarito che ritengono che la situazione di minaccia sia stata esagerata. In questo modo dimostrano una maggiore lucidità rispetto a molti commentatori dei grandi media, i cui spettatori sembrano in parte credere ciecamente alle narrazioni del governo. Gli studenti in sciopero hanno inoltre sottolineato di non sentirsi affatto in dovere morale di “difendere” un Paese che non ha nulla da offrire loro se non delusioni e ingiustizie sociali. Dopo una domanda tendenziosa, il dodicenne Carl ha chiarito in un’intervista alla radio berlinese RBB che persone come il cancelliere Friedrich Merz dovrebbero assumersi personalmente il compito di difendere il Paese. LA CONFEDERAZIONE SINDACALE TEDESCA (DGB) DEVE SCOPRIRE LE SUE CARTE Il dibattito è appena iniziato. I socialdemocratici al governo continuano a sottolineare quanto siano benvenute le proteste democratiche. Tuttavia, le lusinghe di Pistorius e dell’SPD difficilmente avranno effetto, vista la linea dura adottata. Allo stesso modo, la fuga nella produzione di armamenti non garantirà l’occupazione e il tenore di vita, ma finirà per diventare una minaccia per tutti noi. Il vento quindi presto diventerà molto più forte. A quel punto sarà fondamentale il ruolo della base dei sindacati, che dovrebbe già ora richiamare i propri leader alle loro responsabilità. Il DGB deve finalmente schierarsi in modo chiaro e senza compromessi dalla parte dei lavoratori dipendenti e guardare in faccia la realtà. Con questo governo e con questo SPD non c’è parità di condizioni. Solo gli scioperi potranno ottenere qualcosa. Le azioni di massa dei lavoratori possono portare a un ripensamento da parte dei capitalisti, che spingono sempre più apertamente per una partecipazione dell’AfD al governo. Se i sindacati tedeschi non si preparano finalmente con determinazione agli scioperi generali, corrono il rischio di arrivare ancora una volta troppo tardi. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL TEDESCO DI THOMAS SCHMID CON L’AUSILIO DI TRADUTTORE AUTOMATICO. Forum Gewerkschaftliche Linke Berlin
Pace e disarmo e smilitarizzazione del territorio Campania
NASCE A NAPOLI LA RETE ANTIMILITARISTA PER LA PACE L’Assemblea Cittadina contro la guerra e il militarismo, promossa dal Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione della Campania si è svolta a Napoli sabato 6 dicembre 2025 – presso il Centro Missionario Giovanile. L’incontro – introdotto da padre Alex Zanotelli (missionario comboniano) e moderato da Vittorio Moccia – ha registrato oltre 50 partecipanti, con interventi personali e di appartenenti a più di una quindicina di organizzazioni: Comitato Pace e Disarmo Campania, Sezione ANPI Napoli Lenuccia, Movimento Nonviolento, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Gruppo D.S., Centro Culturale “Handala Ali”, Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e della università, Rete per la Palestina, Rete Costituzione e Antifascismo, Rete contro la guerra e il militarismo Campania, Presidio Pace ‘IoCiSto’, Comunità Palestinese Campania, Pax Christi, Tavolo Uniti contro la guerra, Coordinamento No Nato, COBAS. Erano inoltre presenti rappresentanti di ex Asilo Filangieri, BDS, Rete Rione Sanità, Scuola di Pace, TerradiLei, Ancora Italia, Mani sulla roccia, Microcredito Sanità, Uniti contro la guerra, La Comune. Le analisi degli intervenuti hanno rilevato che viviamo una fase di allarmante riarmo, col ritorno della minaccia nucleare unito e collegato all’aggravamento della crisi climatica. Il rischio del ripristino della leva è un ulteriore e grave elemento della più generale militarizzazione della società e delle istituzioni formative, ma anche della diffusa violenza interpersonale e sociale, come nel caso di quella rivolta alle donne. Alla repressione del dissenso contro il genocidio in Palestina e alle minacce di guerra – è stato osservato – si accompagna da anni una preoccupante tendenza al disciplinamento dei cittadini in chiave militarista ed un evidente intreccio tra politica ed affari, col crescente peso del complesso militare-industriale. Si è rilevata anche la debolezza ed ambiguità delle tradizionali forze politiche di sinistra e la frammentazione della sinistra antagonista. Viceversa, mentre sembra scemare la mobilitazione in favore della Palestina, cresce l’impulso bellicista e riarmista, stimolando la creazione di nemici da battere, formando nuove aree critiche di tensione e rinforzando personale e dotazioni delle forze armate, laddove la NATO continua a minacciare equilibri strategici sempre più precari e delicati. Ultimo dato emerso è il riaffiorare d’una mentalità neocolonialista, con la pretesa di ridefinire con la forza le sfere d’influenza economico-politico-militare delle attuali superpotenze ed una evidente disinformazione, mistificazione e semplificazione della realtà, a scopi propagandistici. I presupposti per coordinare in rete le realtà aderenti, dunque, sono il superamento delle distinzioni e differenze e l’unità operativa attraverso azioni condivise, per organizzare campagne comuni su: obiezione di coscienza, difesa non armata e civile, azioni di boicottaggio e disinvestimento, lotta alla militarizzazione delle scuole ed università e della ricerca. In particolare, sono state proposte le seguenti azioni: costruire un’aggregazione attiva e organizzata di movimenti integrando pace e antimilitarismo, superando divisioni, frammentazioni e personalismi dei gruppi già attivi sul tema; ricostruire un pensiero comune e non ideologico contro la guerra e istituire una ‘accademia della pace’; fare controinformazione tra i giovani, con volantinaggi nelle scuole e nelle università e mediante interventi nelle realtà formative; promuovere una dichiarazione preventiva di obiezione di coscienza contro l’ipotesi di ripristino della leva; coinvolgere docenti e studenti nel movimento contro la guerra, liberando scuole e università dal militarismo e combattendo i collegamenti tra mondo accademico e ricerca militare; elaborare documenti condivisi per lo sviluppo di una consapevolezza dell’incalzante processo di militarizzazione della società, della cultura e perfino della comunicazione, denunciando gli intrecci tra gli interessi economico-finanziari e quelli bellici e demistificando l’idea del ruolo positivo dell’industria militare rispetto all’occupazione; aumentare tra i cittadini la percezione della delicatezza del momento; appoggiare le campagne B.D.S. (boicottaggio industrie collaterali al sistema di guerra) e rafforzare quelle di disinvestimento dalle ‘banche armate’; fare iniziative di opposizione all’invadenza della NATO e delle nostre forze armate; fare un lavoro comune sulla questione porti per “scardinare” logistica e trasporti legati alla filiera militare, produzione e commercio delle armi con sostegno alle lotte dei lavoratori portuali che tengano conto della tutela occupazionale; promuovere mobilitazioni che colleghino le lotte locali alle lotte internazionali contro i sistemi di oppressione denunciando ogni forma di neocolonialismo e suprematismo culturale; trovare collegamenti unitari su scala nazionale. Altri possibili terreni per iniziative condivise sono: proporre azioni che contrastino le conseguenze ambientali delle guerre e della militarizzazione di territorio e mari; diffondere una cultura alternativa, sia con maggiori iniziative di base, sia stimolando in tal senso anche le istituzioni locali; diffondere la “Carta delle donne contro la violenza”; ripristinare il Ministero per la Pace e l’Archivio regionale Pace, Disarmo e Diritti Umani; fare appello alle istituzioni ecclesiastiche su percorsi di pace condivisi; fare controinformazione e opposizione alla mistificazione linguistica; ridiscutere la logica delle sanzioni tutelando gli interessi della piccola industria locale. Al termine dell’Assemblea, è stata proposta ed approvata a maggioranza dei presenti la denominazione di tale coordinamento come Rete Antimilitarista per la Pace. Comitato Pace e disarmo e smilitarizzazione del territorio Campania. Redazione Napoli