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Lev Yashin, il Ragno Nero
Nell’anniversario della nascita di Lev Yashin, pubblichiamo un estratto del libro Breve storia sociale dei Mondiali di calcio di Giuseppe Ranieri, uscito per Milieu Edizioni Ci sono calciatori che riescono a diventare il simbolo del proprio club, altri anche della propria Nazionale o addirittura di un intero ciclo generazionale… E poi c’è Lev Yashin che rappresenta tutt’ora un’unicità, essendo un mito per chiunque si approcci al ruolo del portiere, non solo per il movimento calcistico russo ma anche per tutta quell’umanità che per decenni ha coltivato (e sotto sotto magari ci spera ancora) l’idea del riscatto degli ultimi e della vittoria del proletariato mondiale. Tutte queste categorie trovavano nel portierone sovietico un simbolo di umiltà, rivincita e semplicità, lontanissimo dagli standard dei calciatori odierni. Infatti Yashin era solito fumare una sigaretta per allentare la tensione e bere un drink forte per tonificare i muscoli. Nato da una famiglia umile, nessun altro atleta come il “Ragno nero” rappresentò l’ideale dell’uomo nuovo sovietico che accettava di confrontarsi all’interno di quella che era una contesa capitalista come il calcio, ma rivoluzionandone il sentito comune e riuscendo spesso a prevalere.
October 22, 2026
Sport popolare
[2026-10-10] PALLAVOLO DAL BASSO @ CSOA Ex-Snia
PALLAVOLO DAL BASSO CSOA Ex-Snia - Via Prenestina 173 (sabato, 10 ottobre 09:30) 🏐PALLAVOLO DAL BASSO - VOL. 3! 🏐 Ci siamo quasi!! 🔥🔥🔥 Ci vediamo questo sabato al CSOA Ex Snia per una giornata intera di sport popolare, giochi, socialità e impegno politico. Ecco il programma della giornata:  ⏰ H 09:30 – Inizio Torneo Misto Volley Popolare. ⏰ H 12:30 – PRANZO SOCIALE & PRECONCENTRAMENTO: Partecipiamo insieme al CORTEO ANTISIONISTA ✊CON LA RESISTENZA PALESTINESE ⏰ H 14:00 – Si parte tutt3 insieme per il corteo (partenza dall'Ex SNIA) ⏰ H 20:00 – Si torna a SNIA si cena e poi si balla! 🎶  💥 PER TUTTA LA GIORNATA Teqball, Minivolley, Open Volley, Ping Pong, Biliardino, Scacchi, Serigrafia live, Musichetta, Open Console e Banchetti! 🗓 QUANDO: 10 ottobre 📍 DOVE: CSOA Ex Snia – Via Prenestina 173-175, Roma
October 6, 2026
Gancio de Roma
Riprendersi la città, un campo alla volta
UN CAMPO DA CALCIO PUÒ ESSERE MOLTO PIÙ DI UN CAMPO DA CALCIO. PUÒ DIVENTARE UN LUOGO IN CUI UNA COMUNITÀ SI RICONOSCE, IN CUI RAGAZZE E RAGAZZI IMPARANO A STARE INSIEME, IN CUI LO SPAZIO PUBBLICO TORNA A ESSERE DAVVERO PUBBLICO. IL TORNEO DELLE STRADE ORGANIZZATO A ROMA IN QUESTI GIORNI , NASCE ANCHE DA QUESTA CONVINZIONE: CHE RECUPERARE UN GIARDINO, UNA PIAZZA, UN PEZZO DI CITTÀ SIGNIFICHI RICOSTRUIRE RELAZIONI, EDUCAZIONE, PARTECIPAZIONE. E CHE LO SPORT, QUANDO TORNA IN MEZZO ALLE PERSONE, POSSA DIVENTARE UNO STRUMENTO POTENTE PER IMMAGINARE CITTÀ PIÙ APERTE, INCLUSIVE E VIVE La sesta edizione del torneo delle strade è iniziata lo scorso sabato nel parco di Carlo Felice. Proprio su quel pezzetto di terra dove sei anni fa abbiamo immaginato potesse avere senso proporlo a questo territorio. Pezzetto di terra poi diventato anche famoso visto che dopo la rimozione di un bellissimo paio di porte da parte dell’amministrazione, in molti ci avevano contattato inviperiti, increduli di fronte al fatto che un’operazione così apprezzata potesse essere stata ostacolata e oggi, a mesi di distanza, una soluzione ancora non si intravede. Anzi, diciamo che, avendo rifiutato la sovrintendenza la nostra richiesta di rimetterle, chissà quando e se mai lì potranno veramente tornare.   Comunque si va avanti e l’iniziativa di carattere sportivo-culturale che Esquilino FC organizza nel rione e in particolare nei giardini di Piazza Vittorio e in quelli di Carlo Felice è iniziata. Alle partite, aperte, inclusive, rivolte a tutti e tutte, con l’unica accortezza di dividere per fasce d’età i partecipanti, organizzate nel tentativo di dimostrarci che si può giocare a calcio senza eccessi, divertendosi, senza scadere nella competizione più sfrenata, abbiamo da sempre provato ad accompagnare una offerta culturale, ricca, variegata, convinti del fatto che un buon atleta, sia tale solo se è anche un buon cittadino, un cittadino riflessivo, onesto, capace di scegliere tra comportamenti tossici e comportamenti virtuosi. E questo si può fare solo se le agenzie educative, come una scuola calcio, nel nostro caso, presenti in un territorio, accompagnano la scuola in questo difficile percorso di formazione della coscienza civica dei ragazzi in cui essa non può essere lasciata sola perché, semplicemente, da sola non ce la fa. Quest’anno per esempio proprio a fronte di un clima sociale che sul fronte della relazione con gli stranieri, con gli immigrati, con chi è venuto in Italia da un altro paese, si è fatto irrespirabile come forse non era mai stato, neanche in quegli anni di acuti rigurgiti razzisti, nei lontani Novanta, con episodi di manichini neri appesi negli stadi, aggressioni neo-naziste nelle città, si è reso necessario tornare a insistere sull’importanza di valori e ideali che alcuni di noi forse superficialmente consideravano acquisiti. Se invece nel dibattito pubblico, non in una ristretta cerchia di esaltati, pazzi infervorati, si è cominciato veramente a parlare di “remigrazione”, dobbiamo allora intensificare gli sforzi. Non solo, ma anche per questo, ospiteremo all’interno delle nostre giornate di approfondimento Alaa Faraj: un giovane ragazzo quando coltivava il sogno di venire a fare il calciatore in Italia e lasciare la sua Libia oltre dieci anni fa. Come racconta nel suo bellissimo libro autobiografico purtroppo le cose non sono andate come sperava e finito in una situazione più grande di lui, accusato ingiustamente di essere uno scafista e un trafficante di esseri umani, ha dovuto scontare 10 anni di prigione prima che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella decidesse di concedergli la grazia perché almeno l’incubo finisse. Alaa Faraj non sarà mai un calciatore, quel sogno gli è stato strappato via dalla violenza di una giustizia ingiusta che lo ha condannato per un reato che non aveva commesso, ma almeno Alaa, grazie a questa misura straordinaria, ha riacquistato la libertà. Si è sposato e ora può provare nel nostro paese a rifarsi una vita magari allenando, magari scrivendo di calcio, o magari no. Lo incontreremo nel posto dove crediamo avesse più senso incontrarlo: su un campo da calcio per condividere con lui una nostra seduta di allenamento. Sarà una seduta aperta, chiunque volesse unirsi, è benvenuto, è benvenuta, che giochi al calcio, che ami il calcio, oppure no, ma semplicemente ami l’amore, la vita, i sorrisi che il calcio se interpretato correttamente può restituire. Sarà un pomeriggio diverso e siamo sicuri bello, unico. Chi ha voglia di approfondire la storia di Alaa può ricorrere al web, si trovano molte informazioni, tra cui il bellissimo podcast Timbuctù di Marino Sinibaldi , in cui attraverso la lettura delle pagine del libro, si viene a conoscenza di una vicenda assurda, si matura la consapevolezza che sia probabile ce ne siano moltissime di cui non sapremo mai nulla. Il torneo delle strade proseguirà poi lungo tutto il mese di ottobre. Saranno nostri ospiti Christian Raimo con il suo spettacolo su Maradona , ma anche Luca Pisapia con il suo bellissimo libro sul calcio e il potere che dietro al calcio lo corrompe e ne sfrutta la passione. Abbiamo poi un piccolo sogno, cinematografico, di cui vi parleremo più avanti. Se riuscissimo a realizzarlo sarebbe veramente bello. Un mese di partite, un mese di incontri, un mese di lotta e di tanta caparbia insistenza nel dire che le nostre città devono cambiare e che ci dobbiamo riprendere gli spazi che ci sono stati tolti. Che lo sport, ma non solo quello va riportato dove deve stare, in mezzo alla gente. L'articolo Riprendersi la città, un campo alla volta proviene da Comune-info.
September 28, 2026
Comune-info
Lo spettro di NBA Europe e la sfida dello sport popolare
Uno spettro si aggira per l’Europa. E no, non è quello di cui parlavano Marx ed Engels: si  chiama NBA Europe. NBA Europe non è altro che un progetto messo in atto dalla National Basketball Association americana per colonizzare il basket europeo. Un fantasma che non si è ancora materializzato, eppure sta già lasciando macerie sul suo cammino. In Italia, le prime vittime sacrificali di questa operazione estrattiva sono state due piazze storiche della Serie A, come Brescia e Cremona, letteralmente cancellate dal campionato. Al loro posto, seguendo una pura logica di mercato, sono frettolosamente apparse dal nulla due nuove squadre a  Roma, la capitale che dal 2020 non era presente nella massima serie. Questo sbarco predatorio, tuttavia, non nasce per caso. Da una parte, la necessità del carrozzone statunitense di allargare e mantenere un bacino d’utenza quando probabilmente il picco si è già saturato. Negli States c’è, infatti, una continua necessità di rinnovamento volta ad aumentare lo spettacolo. Pensiamo all’NBA Cup durante la regular season del campionato, ma anche alle diverse formule tentate nel corso degli anni per ridare lustro all’All-Star Game, che sta perdendo appeal di giorno in giorno. Dall’altra parte c’è il basket europeo, dove la situazione, specialmente in alcuni Paesi come l’Italia, è a dir poco disastrosa: franchigie che falliscono ogni anno, imprenditori impresentabili che investono in squadre di basket con obiettivi poco limpidi: basti pensare al caso di Trapani, dove il progetto del patron Valerio Antonini è imploso nel giro di pochi mesi tra irregolarità amministrative, penalizzazioni, partenze dei giocatori, fino all’esclusione della Trapani Shark dal campionato di Serie A nel gennaio 2026. Un epilogo grottesco, arrivato dopo gare disputate con roster ridotti all’osso e culminato nella sanzione da 600.000 euro e nell’annullamento di tutte le partite giocate in quella stagione. Una combinazione di necessità (in casa) e di opportunità (in Europa) troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. LO STATUS QUO DELL’EUROLEGA E GLI AMBASCIATORI DI NBA EUROPE E così il fantasma sta piano piano cercando di materializzarsi, di prendere forma, di rendersi concreto. Colonizzare l’eurobasket, però, non è cosa semplice. Certo ci sono casi come quelli di Trapani o società “piccole” come Brescia e Cremona, ma ci sono anche corazzate tra loro confederate, come il sistema Eurolega. Proprio l’Eurolega, che in questo scenario di paura si contrappone a NBA Europe, non è che l’altra faccia della medaglia. Quell’Eurolega targata Turkish Airlines che fa da sport-washing al regime di Erdogan, che dà spazio e legittimità alle squadre israeliane, che è arrivata ad accogliere la squadra Dubai Basketball, un’altra creatura mostruosa che ha preso vita dal nulla nel 2024 e che nel 2025 è già stata ammessa nell’esclusiva Eurolega, solo per avere appoggio economico dal regime degli emirati arabi. Per affrontare questi ostacoli, in Italia si sta muovendo Luka Dončić, ventisettenne giocatore sloveno in forza ai Los Angeles Lakers, arrivato a Roma per fare le veci della cordata guidata dall’ex-general manager dei Dallas Mavericks Donnie Nelson, della quale lo stesso Dončić fa parte. È proprio questo gruppo ad aver acquisito il titolo sportivo della Vanoli Cremona per trasferirlo nella Capitale e dare vita al Basketball Club Roma SPQR, con l’obiettivo dichiarato di candidarsi a entrare nella futura NBA Europe. E qui il fantasma comincia effettivamente ad assumere sembianze umane. Non quelle di un oscuro fondo d’investimento o di qualche dirigente americano sconosciuto al grande pubblico, ma quelle di uno dei giocatori più forti e riconoscibili al mondo. Dončić arriva a Roma, incontra il sindaco Roberto Gualtieri in Campidoglio, palleggia sul Centrale del Foro Italico, si concede ai tifosi e annuncia Nico Mannion come primo giocatore del nuovo progetto. Una vera e propria operazione di legittimazione mediatica: il progetto ancora non esiste nella forma definitiva, ma il suo volto sì, ed è difficilmente contestabile. La scelta non è casuale. Per entrare in un ecosistema come quello europeo, profondamente legato alla storia dei club, alle rivalità cittadine e a un’identità sportiva costruita nel corso di decenni, non basta presentarsi con un business plan e qualche centinaio di milioni di dollari. Serve costruire consenso. Serve rendere desiderabile qualcosa che, almeno per una parte del movimento cestistico europeo, potrebbe rappresentare una minaccia diretta all’assetto esistente. E allora quale corpo migliore, per il fantasma, di quello di Luka Dončić? Europeo, cresciuto cestisticamente nel Real Madrid, superstar assoluta negli Stati Uniti: praticamente la personificazione perfetta del ponte che NBA Europe vorrebbe costruire tra i due mondi. LA CAMPAGNA NO NBA EUROPE Che ruolo abbiamo noi, appassionatə del gioco del basket, attivistə dello sport popolare? Come prendiamo parola e, come entriamo in azione in questo campo di battaglia del terrore, dove si contrappongono figure mostruose? Non possiamo essere spettatori e spettatrici dell’ennesimo gioco al massacro speculativo sulla pelle del nostro amato sport. E non perché la pallacanestro sia un feticcio da difendere, ma perché tra i palleggi con la palla a spicchi e i rimbalzi sotto canestro, crescono e cambiano le vite di milioni di persone (circa 400.000 sono i tesserati FIP solo in Italia). > È proprio a partire da questa domanda che, negli ultimi mesi, abbiamo iniziato > a costruire la campagna No NBA Europe. Oggi ne fanno già parte Lokomotiv > Prenestino di Roma, Aurora Vanchiglia di Torino, San Precario di Padova e Rete > Teste Mobili di Genova. Realtà diverse, in città diverse, accomunate però da > una convinzione molto semplice: lo sport non può essere lasciato nelle mani di > chi lo considera esclusivamente un mercato da conquistare. È da qui che dobbiamo partire, dall’accesso allo sport. Perché mentre ci raccontano che l’arrivo di NBA Europe porterà investimenti, visibilità e finalmente “grande basket” nelle nostre città, migliaia di persone fanno i conti ogni giorno con tutt’altra realtà: palestre insufficienti, impianti pubblici in condizioni precarie, costi di iscrizione sempre più alti, società di base costrette a contendersi gli spazi e famiglie che semplicemente non possono permettersi di far praticare sport ai propri figli. E ancora una volta vogliono venderci la vecchia favola della trickle-down economics: lasciate entrare i grandi investitori, lasciateli fare affari, costruire arene, spostare squadre e mettere a valore le nostre città, perché prima o poi qualcosa ricadrà anche su di noi. Qualche briciola, qualche ora di palestra, qualche iniziativa per i quartieri, qualche progetto per i giovani. E dovremmo pure ringraziare, raccogliendo le poche gocce lasciate cadere dall’alto mentre il grosso del valore viene estratto dal nostro sport, a discapito di tifosə e dei territori. È la stessa logica di sempre: privatizzare i profitti e socializzare i costi, presentando come sviluppo ciò che molto spesso è soltanto un processo estrattivo, calato dall’alto e costruito sugli interessi di chi dispone del capitale. TAPPETI ROSSI PER IL CAPITALE, PALESTRE CHIUSE PER I TERRITORI La contraddizione è enorme. Mancano soldi e strutture per garantire concretamente il diritto allo sport, ma quando si presenta un grande investitore privato le istituzioni improvvisamente trovano tempo, disponibilità, interlocutori, impianti e tappeti rossi. A Roma lo abbiamo visto in maniera plastica. Dončić, volto di una cordata imprenditoriale interessata al mercato cestistico romano, in una sola giornata incontra FIP, Sport e Salute, il ministro dell’Economia e il sindaco Roberto Gualtieri; visita gli impianti e discute del futuro della nuova società. Gualtieri definisce l’incontro «cordiale e positivo» e parla apertamente della volontà di vedere nascere un «top team di basket a Roma». > Tradotto politicamente: benvenuti, accomodatevi. Prima ancora di capire quale > sarà l’impatto di questa operazione sul basket romano, sulle società già > presenti, sull’utilizzo degli impianti pubblici e sull’intero movimento > cittadino, l’amministrazione sembra aver già scelto da che parte stare. Questa disponibilità preventiva verso chi porta capitale stride ancora di più se confrontata con le difficoltà che attraversano quotidianamente le realtà sportive territoriali. È significativo osservare quali interlocutori riescono ad avere immediatamente accesso ai luoghi del potere e quali, invece, devono lottare per ottenere qualche ora in una palestra. POLISPORTIVE POPOLARI DI TUTTA EUROPA: UNIAMOCI! Le realtà dello sport popolare esistono, sono tante, ma troppo spesso lavorano isolate. Esperienze diverse che però affrontano problemi molto simili: accesso agli spazi, concessioni, costi, scarsità di strutture, rapporti con le amministrazioni, progressiva privatizzazione dello sport. Dobbiamo metterle in rete, non soltanto per opporci a NBA Europe, ma per essere abbastanza forti da intervenire ogni volta che lo sport viene trasformato in qualcosa che esclude anziché includere. Condividere informazioni, organizzare iniziative comuni, costruire momenti pubblici, entrare nelle assemblee e nei quartieri, fare pressione sulle amministrazioni, sostenersi quando uno spazio viene messo in discussione. E soprattutto affermare una cosa molto semplice: prima delle grandi arene, dei grandi eventi e delle nuove franchigie deve venire la possibilità per tuttə di giocare. Per una volta, inoltre, abbiamo un vantaggio che raramente abbiamo avuto: ci stiamo muovendo prima. NBA Europe ancora non esiste. Il fantasma non si è ancora completamente materializzato. Il progetto ha una strategia, degli obiettivi chiari, dei primi soggetti coinvolti, ma non è ancora diventato qualcosa di inevitabile. > Ed è proprio adesso che sarebbe un errore rilassarsi, aspettare che tutto sia > definito e cominciare a protestare soltanto quando squadre, impianti, > calendari e investimenti saranno già stati decisi. Siamo abituatə troppo spesso a mobilitarci quando il danno è già fatto: quando uno spazio è stato privatizzato, quando una palestra è stata chiusa, quando una società è scomparsa, quando un progetto è stato approvato e ci viene spiegato che ormai non si può più tornare indietro. Questa volta possiamo provare a fare il contrario, prepararci prima, organizzarci prima, fare rete prima. Non sappiamo ancora quale forma definitiva prenderà questo fantasma. Proprio per questo dobbiamo continuare a seguirne ogni movimento, costruire legami tra le realtà che praticano sport popolare e farci trovare prontə nel momento in cui proverà davvero a mettere le mani sulle nostre città. Perché se NBA Europe vuole trovare davanti a sé soltanto amministrazioni disponibili, mercati da conquistare e tifosə da trasformare in clienti, dobbiamo fare in modo che trovi anche qualcos’altro: una rete organizzata di persone che considera lo sport un diritto e che non ha nessuna intenzione di consegnarglielo. per aderire alla campagna o avere più informazioni si può scrivere a no.nba.europe@tutamail.com la copertina è di Markus Spiske via Pexels Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Lo spettro di NBA Europe e la sfida dello sport popolare proviene da DINAMOpress.
September 14, 2026
DINAMOpress
L'ultimo round di Katie Taylor
I guantoni al centro del ring. Lo stadio gremito che applaude. Sotto i riflettori Katie Taylor che saluta con il sorriso discreto. È stato il suo ultimo incontro quello contro Flora Pili, gli ultimi colpi della pugile più influente del XXI secolo. La scenografia è quella delle grandi occasioni, con il Croke Park di Dublino gremito e tutto organizzato nei minimi particolari. Un evento pop e popolare, in cui musica, sport e intrattenimento si sono fusi con l’obiettivo, neanche troppo velato, di realizzare un evento capace di rimanere impresso nella storia dello sport irlandese e mondiale. Un investimento economico notevole da parte di Eddie Hearn, l’organizzatore, con una serie di sponsor importanti che hanno svelato il grande movimento di capitali attorno a questo evento. È tutto bello, emozionante, ma si vede che è mosso da colossali investimenti.
September 7, 2026
Sport popolare
Lo sport e Carlo Giuliani: un ricordo
Nell’estate di 25 anni fa Genova visse una delle pagine più drammatiche della sua storia. Da giovedì 19 a domenica 22 luglio 2001 il capoluogo ligure fu infatti teatro della cosiddetta “riunione dei grandi della Terra”: evento conosciuto con il termine di G8. Sappiamo tutte e tutti come andò a finire. Ciò che successe nelle strade della città è sotto gli occhi di chiunque voglia informarsi. In quei vicoli e in quelle piazze si svolse il contro-vertice che vedeva riunite numerose sigle sociali, sotto lo slogan semplice ma efficace che recitava “un altro mondo è possibile”, degli ambiti più diversi: dall’ecologismo al cattolicesimo passando per il movimento per il terzo mondo ma anche tante sigle politiche e sindacali. Molti descrissero questa grande corrente multiculturale e che si auto-organizzava orizzontalmente con il termine “No Global”: parola usata per la prima volta dopo ciò che accadde a Seattle nel novembre 1999.
July 20, 2026
Sport popolare
El robo del siglo: nascita della più grande rivalità dei mondiali
Nella sua storia quasi centenaria la Coppa del Mondo ha visto la nascita di diverse rivalità. A quelle spiccatamente regionali, si sono aggiunte quelle per questioni meramente sportive e poi anche quelle politiche. Quella tra Argentina e Inghilterra merita un capitolo a parte per la ferocia e l’intreccio di trame in cui si è avvolta nel corso dei decenni, quando veniva rinfocolata da interpreti sublimi in campo, politici spietati e scrittori graffianti. Sebbene si possa dire che una rivalità come questa sia atavica, esiste una data a cui far risalire la radice di quest’odio ed è il 23 luglio 1966, il giorno dei quarti di finale dei mondiali. Com’era facilmente preventivabile, quella tra Argentina e Inghilterra fu un incontro molto ruvido, d’altronde la Seleciòn, sotto la guida del ct Juan Carlos Lorenzo, aveva abbracciato in toto i dettami del catenaccio e del dogma del “prima non prenderle”. I padroni di casa provarono da subito a fare la partita, ma i sudamericani che dopo i primi minuti aumentavano gradualmente i giri del proprio motore, puntavano sempre a spezzettare il gioco per rallentare il ritmo degli avversari. Ma la svolta avvenne al trentacinquesimo minuto. A seguito di un fallo fischiato vicino al limite dell’area di rigore argentina, il capitano sudamericano Rattìn, mostrando la fascia si avvicinò verso l’arbitro, il tedesco Krettlein, per chiedere spiegazioni. Ma c’era un problema: il calciatore parlava solo in spagnolo, mentre l’arbitro non conosceva proprio quella lingua e per questo il capitano argentino chiedeva un interprete. L’arbitro si fece impressionare dalla mimica di Rattin e lo espulse senza capire ciò che voleva dirgli!
July 15, 2026
Sport popolare
[2026-07-09] Ivy Roots Night - festa di chiusura @ CSOA Ex-Snia
IVY ROOTS NIGHT - FESTA DI CHIUSURA CSOA Ex-Snia - Via Prenestina 173 (giovedì, 9 luglio 18:00) FINE STAGIONE — IVY ROOTS Si chiude la stagione in bellezza nella palestra IVY Roots  ci salutiamo alla nostra maniera tra ronchie, svase, ed esibizioni canore discutibili, ma prima di tutto vi presenteremo il libro di Marco Lapenna, un compagno di cordata e scrittore con il suo "Ruvido Tempo" per Momo Edizioni 18:30 → 21:00 Arrampicata libera + musica by Trix e Eddy 21:00 → 22:00 Presentazione "Ruvido Tempo" di Marco Lapenna, Momo Edizioni 22:00 → Karaoke pazzo Cibo  bevande  Merch In collab con Ex-Snia Ruvido Tempo — Marco Lapenna, Momo Edizioni 2026 Una distopia post-artificiale: il crollo dell'informatica ha spaccato il mondo in due. Le élite nella Cupola, tutti gli altri fuori. Umo, arrampicatore urbano cresciuto all'ombra della guerra civile, ha abbandonato il suo nucleo clandestino per sparire tra gli indesiderati. Ma la distopia non concede tregua — e il tempo sta per scadere. Fantascienza sociale su potere, memoria e resistenza. Verticale come una parete. #arrampicata #sportpopolare
July 7, 2026
Gancio de Roma
[2026-07-08] Perra x La separata della Palestra Popolare @ LOA Acrobax
PERRA X LA SEPARATA DELLA PALESTRA POPOLARE LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (mercoledì, 8 luglio 19:00) Perra per La Popolare Dopo due fantastici workshop con @twerkmovement__  ospitati dall’assemblea separata della @lapopolarepalestra, il modo migliore per festeggiare è twerkare tutt3 insieme con il collettivo di Perra. Sí, avete capito bene una serata di collaborazione tra Perra e la separata della palestra popolare ad Acrobax, vi aspettiamo esagerat3 e sudat3 💦🔫 DJ SET: ︎ PEN NY @forever__penny ✰ SANTA FEROCE @santaferoce LA REINA DEL FOMENTO @claudiadelfomento P︎ERFO︎RMA︎NCE B︎Y: NINNI DESEO @ninnideseo ❥ CANDY GINA @candy.ginaa KRISTALLINA @kristallina.quing ➶︎ BOUQUET GARNI @iam_bouquetgarni ద TWERK MOVEMENT @twerkmovment_ STA︎RT: 19:00 Ricordiamo che lo spazio davanti allx dj e separato. Autogestiamoci per rendere lo spazio sicuro e accessibile.
June 30, 2026
Gancio de Roma