Il Madagascar si riapproprierà delle terre sottratte durante la colonizzazione
Come diceva Frantz Fanon, la liberazione del colonizzato non si esaurisce nel
momento dell’indipendenza. Quello, piuttosto, rappresenta soltanto l’inizio di
un percorso fatto di ricostruzione dell’identità e riappropriazione sostanziale
della propria terra. Il Madagascar ha smesso di essere una colonia francese il
26 giugno 1960. Oggi, a distanza di oltre 65 anni, è stata approvata una nuova
legge che permetterà allo Stato di riprendersi i terreni appartenuti a soggetti
stranieri durante l’epoca coloniale e che oggi risultano di fatto sottratti al
demanio, generando una situazione di incertezza. La legge prevede alcune deroghe
alla nazionalizzazione dei terreni, escludendo ad esempio i beni immobili
appartenenti alle sedi diplomatiche (ambasciate e consolati) straniere.
Il Parlamento malgascio ha approvato la legge n. 2026-007, relativa al
trasferimento automatico allo Stato dei terreni sottratti dai coloni e rimasti
intestati a cittadini stranieri in questi ultimi 66 anni. La norma ha avuto il
via libera dell’Alta Corte Costituzionale (HCC), che ha sottolineato come sia
facoltà del Parlamento difendere l’inalienabilità del territorio nazionale.
Secondo l’HCC, l’intervento del Legislatore «porta a compimento il processo di
decolonizzazione fondiaria», trasferendo sotto il controllo statale ettari ed
ettari di territorio. La sfida successiva riguarderà la loro (eventuale)
ridistribuzione, determinando le condizioni di accesso da parte dei cittadini
malgasci.
Nella legge n. 2026-007, il Parlamento ha previsto alcune deroghe alla
nazionalizzazione dei terreni che risultano ancora intestati a soggetti
stranieri grazie a registrazioni effettuate nell’epoca coloniale. Ad esempio, i
beni immobili appartenenti ad ambasciate e consolati manterranno il proprio
status. Situazione analoga per le proprietà appartenenti a stranieri che però
hanno successivamente ottenuto la cittadinanza malgascia, registrando tale
naturalizzazione presso il catasto.
La legge n. 2026-007 del Madagascar si inserisce in una più ampia tradizione che
vede le ex colonie riappropriarsi gradualmente della propria sovranità. Misure
analoghe sono state applicate ad esempio dal Sudafrica per riparare i pregiudizi
causati da colonialismo e apartheid. Anche lo Zimbabwe, dal 2000, ha proceduto
con un programma di espropriazione delle proprietà appartenenti agli ex coloni,
salvo invertire parzialmente la rotta nei mesi scorsi, quando è stata annunciata
la restituzione di 67 aziende agricole appartenute a cittadini stranieri.
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