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Manifesto di Resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra
PREMESSA L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ritiene che non sia più il momento di limitare l’obiezione di coscienza a un mero diritto individuale, da esercitarsi come eccezione entro i confini del servizio militare. In un momento storico in cui la guerra viene normalizzata e i nostri luoghi del sapere vengono trasformati in avamposti ideologici e tecnologici per il conflitto, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vuole segnalare i rischi che il servizio civile oggi può rappresentare. Infatti, nell’attuale contesto di guerra permanente esso diventa uno strumento utile ai guerrafondai come cavallo di Troia per riportare nei Paesi europei la leva militare: l’obiezione di coscienza in questa fase deve essere totale e farsi scelta collettiva e politica. 1. IL RIPUDIO DELLA GUERRA COME VALORE ASSOLUTO Richiamiamo con forza l’Articolo 11 della Costituzione Italiana: l’Italia ripudia la guerra non solo come strumento di offesa, ma come logica di risoluzione dei conflitti. Questo ripudio non può essere sospeso né subordinato ad alleanze internazionali o logiche di riarmo. Rifiutiamo a priori ogni politica, ogni investimento e ogni decisione che spinga l’umanità verso l’autodistruzione. 2. SCUOLA E UNIVERSITÀ: LUOGHI DI PACE, NON DI GUERRA Denunciamo la penetrazione dei valori bellicisti nei luoghi della formazione. La scuola e l’università devono essere spazi di pensiero critico e di cooperazione. NO alla ricerca scientifica asservita all’industria bellica. NO ai protocolli tra istituzioni scolastiche e forze armate. NO alla militarizzazione e al nazionalismo dei programmi educativi. NO ad ogni forma di schedatura di massa finalizzata alla leva. La conoscenza deve servire alla vita e al progresso della società, non al perfezionamento di strumenti di distruzione e morte. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università considera rilevante l’impatto dell’obiezione non solo nell’ambito di scuole e università, ma anche nel resto della società per le implicazioni che ha sulle comunità e nei luoghi di lavoro. 3. OBIEZIONE DI COSCIENZA TOTALE E COLLETTIVA Rivendichiamo il diritto all’Obiezione di Coscienza Totale e Collettiva e in tutti gli ambiti della società civile: – Nel mondo del lavoro, per il diritto di rifiutare la produzione e il trasporto di armamenti. – Nella ricerca, per il diritto di sottrarsi a progetti “dual-use” o a scopi bellici. – In tutta la società, come barriera civile contro un sistema che prepara il Paese allo stato di guerra. 4. CONTRO LA COMPLICITÀ E IL GENOCIDIO La nostra obiezione è un atto di solidarietà internazionale. Dire NO alla guerra oggi significa: – Dire NO al genocidio del popolo palestinese e ad altri genocidi in atto. – Dire NO al sionismo e al fascismo, basati sulla sopraffazione e sull’esclusione. – Dire NO alle politiche coloniali e alla complicità dell’Occidente nei massacri in corso. – Dire NO alla corsa al RIARMO. 5. CONTRO LA REPRESSIONE DEL DISSENSO Rifiutiamo la narrazione unica. La criminalizzazione di chi manifesta per la pace, il clima di minacce e ritorsioni contro la libertà d’insegnamento, la censura nelle scuole e nelle università e la repressione nelle piazze sono i sintomi di un sistema globale di guerra. Non esiste pace né democrazia senza libertà di dissenso. L’obiezione collettiva è la nostra risposta alla paura. L’Obiezione di Coscienza Totale è oggi un atto di realismo possibile contro la folle corsa verso la guerra. Non basta limitarsi a esercitare questo diritto individualmente solo in funzione del servizio di leva o di un’eventuale chiamata per entrare nell’esercito in caso di guerra, occorre rifiutare di essere ingranaggi del meccanismo bellico anche da un posizionamento civile. Riteniamo che oggi il servizio civile non si configuri più come scelta alternativa al militare: in tutta Europa è lo strumento che i guerrafondai utilizzano per militarizzare tutta la società, applicando la dottrina militare della “difesa totale” per la quale ogni cittadino e ogni cittadina sono considerati “soldati” a partire dai propri posti di lavoro o di studio o di cooperazione sociale. L’Obiezione di Coscienza Totale è la forza collettiva per salvare l’intero Paese dalla guerra in tutti gli ambiti della società nei quali si esercitano i diritti di cittadinanza. Non chiediamo il permesso di restare umani: NOI ESERCITIAMO IL DIRITTO DI RESTARE UMANI. LA NOSTRA PROPOSTA * Invitiamo a mettere in atto azioni di disobbedienza civile contro tutte le misure adottate dal Governo del nostro Paese e dalle altre istituzioni nazionali ed europee per militarizzare la società, incluso il ritorno della leva obbligatoria in qualsiasi forma (mini-leve, giornate sulle forze armate, questionari, visite mediche, settimane di esercitazioni, servizio civile finalizzato allo sforzo bellico etc.) e diciamo no alla schedatura di massa dei ragazzi e delle ragazze. * Vogliamo difendere le giovani ed i giovani e non lasciarli soli davanti ad un destino di guerra contro chi vuole trasformarli in carne da cannone, proponendo una Obiezione di Coscienza Totale e Collettiva. * Con questo manifesto invitiamo a respingere con determinazione i provvedimenti di chi vuole la guerra, facendo valere la superiorità dei principi della Costituzione della Repubblica alla prospettiva di scivolare in una guerra che distruggerà il nostro Paese. È così che vogliamo difenderlo, seguendo quel Ripudio della guerra espresso nell’art. 11 della nostra Costituzione. Ed è proprio nel solco del ripudio totale della guerra che si colloca il nostro rifiuto nei confronti di qualsiasi ipotesi di difesa militare e civile funzionale o complementare alla logica bellica. Se saremo in tante e in tanti, i progetti di guerra non avranno la meglio e riusciremo a difendere i valori fondanti della nostra Repubblica e i diritti di tutti i popoli. IN GUERRA SI COMBATTE PER LA PATRIA, MA QUANDO SI RIFIUTA LA GUERRA SI COMBATTE PER L’UMANITÀ. Scarica qui il PDF del Manifesto di Resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra e stampalo per diffonderlo. Manifesto obiezione totale2Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Criminalizzazione delle nuove generazioni e leva militare volontaria
Assistiamo con sospetto e preoccupazione al processo in corso di criminalizzazione delle giovani e dei giovani. Parallelamente alla svolta repressiva rappresentata dai decreti sicurezza che hanno aumentato “i crimini” (blocco stradale, occupazioni, manifestazioni sociali, forme di resistenza passiva) la repressione entra nelle scuole camuffandosi per prevenzione. Le continue denunce che come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università pubblichiamo, relative all’ingresso delle forze dell’ordine e delle forze armate nelle scuole, mostrano un volto intimidatorio e punitivo che poco ha a che fare con il mondo dell’istruzione e della formazione.  A fine febbraio abbiamo letto dell’inedito procedimento aperto nei confronti di una studentessa del Liceo “Machiavelli-Capponi”, segnalata dalla Questura di Firenze alla Procura dei minori e da questa ai servizi sociali solo perché l’8 novembre 2025 partecipava a un sit-in in Piazza Duomo a Firenze. Lei si chiama Haji ed era nella decina di studenti e studentesse del collettivo scolastico a sostegno dei lavoratori della stireria L’Alba di Montemurlo, in sciopero da settembre. Lo sciopero in forma pacifica si teneva proprio davanti alle porte del negozio di un importante brand italiano di moda per chiedere che partecipasse al tavolo sindacale in quanto committente della stireria e quindi, per legge, responsabile delle condizioni dei lavoratori. Haji è italiana e i suoi genitori immigrati dal Marocco hanno ottenuto anch’essi la cittadinanza italiana. Questa segnalazione ai servizi sociali sembra essere, appunto, un atto intimidatorio e repressivo. Infatti durante l’incontro tra lei, i suoi genitori e gli assistenti sociali le è stato intimato di non partecipare ad altre manifestazioni perché comporterebbe gravi conseguenze.  Possiamo ritenere che Haji si stia formando alla politica dal basso, partecipando con i collettivi studenteschi agli scioperi e alle proteste delle operaie e degli operai del distretto industriale pratese. Per questo consideriamo la reazione delle autorità preposte un’azione intimidatoria, denigrante e criminalizzante verso la coscienza politica della diciassettenne e le seconde generazioni in generale. All’esatto opposto ci troviamo noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che consideriamo la partecipazione politica attiva un diritto fondamentale e un merito, tutt’altro che un tratto deviante!  Non siamo in linea con la tendenza comune a parlare dei/delle giovani in termini negativi, e poi se leggiamo le evidenze dell’ultimo report dell’associazione Antigone (a p. 10) troviamo che: «I minori stranieri complessivamente in carico al servizio sociale della giustizia, di cui una gran parte per violazioni di ben ridotta gravità, costituiscono lo 0,52% del totale dei minori stranieri residenti in Italia» e (a p. 2) «I dati sono sempre di difficile lettura e non vogliamo piegarci a semplificazioni. Tuttavia, sembrerebbe plasticamente evidente come l’esplosione dei numeri nelle carceri minorili, e non solo, sia dovuta all’esplosione della reazione penale introdotta con le nuove norme e non come si dice troppo frettolosamente a un progressivo aumento della criminalità». E ancora (a p. 3) «L’azione legislativa inaugurata con il recente decreto Sicurezza 2026, si pone in perfetta continuità con un programma politico volto a ridefinire i confini del controllo sociale in Italia. Legittimato da una narrazione pubblica che, strumentalizzando isolati fatti di cronaca ed esasperando i minimi disordini a margine di ampie manifestazioni democratiche, ha costruito l’alibi per un nuovo intervento normativo che fomenta quel concetto di sicurezza: non orientato ad una sicurezza sociale e dei diritti ma come mero strumento giustificativo al potere punitivo. Molte delle norme colpiscono i giovani in quanto sono coloro in prima linea nelle proteste». In altre parole, questo governo sta agendo una stretta mortale sul corpo giovane della popolazione, con una mano aumenta le fattispecie di reato e con l’altra rafforza i controlli sul territorio. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara hanno fissato in una direttiva la possibilità, per i dirigenti scolastici in accordo con i prefetti, di richiedere un controllo a sorpresa con i metal detector e con unità cinofile all’ingresso delle scuole. E così sono partiti i controlli in alcuni istituti campani (e non solo): le forze dell’ordine accolgono le studentesse e gli studenti con cani poliziotto e metal detector con plausi dei dirigenti (vd. il caso della scuola Marie Curie e la dirigente scolastica Valeria Pirone). Interessante come il Corriere della Sera nell’articolo Napoli metal detector a scuola sottolinei che il problema della criminalità sia trasversale a tutte le classi sociali denunciando così un fenomeno generazionale, giovanile appunto. Queste politiche repressive e di controllo degli spazi scolastici e pubblici contribuiscono alla creazione di un clima di crisi, di insicurezza, di emergenza permanente e strutturale, per dirla con le parole del ministro Guido Crosetto, totalmente strumentale alle politiche di propaganda della cultura securitaria e della difesa. In vista della nuova leva militare volontaria, che il ministro della Difesa annuncerà presto per l’Italia, come Osservatorio pensiamo che questa massiccia criminalizzazione mediatica delle fasce giovanili sia funzionale a indirizzare in senso favorevole l’opinione pubblica verso delle soluzioni rigide di rieducazione delle ragazze e dei ragazzi. Con l’obiettivo dichiarato di reintegrarli nel corpo fattivo della nazione, dare loro un futuro e usare al meglio le loro potenzialità verrà proposto un qualche tipo di arruolamento di massa, con dei bonus, vantaggi e benefits, tipo attestati e crediti nel curriculum. Come hanno scritto i Sudd Cobas Prato Firenze «C’è un filo nero che unisce la storia di Haji con la schedatura degli studenti palestinesi o la proposta di Fratelli d’Italia a Bagno a Ripoli di schedare i docenti di sinistra e antifascisti – o il sistema dei controlli fuori dalle scuole, aggiungiamo noi -. Ma c’è anche un filo rosso che tesse trame solidali di un’alternativa, e che unisce già studentesse, docenti di un liceo e operai. Finché continueremo a tesserlo, non passeranno». Roberta Leoni e Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Milano, 15 aprile: “Noi non ci arruoliamo”, formazione sulle proposte di leva militare
NOI NON CI ARRUOLIAMO! FORMAZIONE SULLE PROPOSTE DI LEVA MILITARE: CONOSCERLE PER COMBATTERLE VERSO LO SCIOPERO DEL MONDO DELLA FORMAZIONE DEL 7 MAGGIO E LA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE CONTRO LA LEVA DELL’8 MAGGIO. MERCOLEDÌ 15 APRILE, ORE 15:00 MILANO, SEDE USB DI VIA PADOVA 234 In tutta Europa e anche in Italia tornano pericolose proposte di reintroduzione della leva militare per preparare le giovani generazioni alla guerra che l’Occidente fomenta nel mondo. Le nuove proposte di leva sono insidiose, vengono infatti presentate come volontarie inizialmente, così da avvicinare i giovani all’idea della militarizzazione della società e preparare le popolazioni alla guerra, iniziando un processo che poi diventerà pervasivo e riguarderà tutti, checché ne dicano Crosetto e compagnia cantante. Da studenti, docenti e lavoratori del mondo della formazione, vediamo che scuole e università restano un terreno privilegiato che il governo Meloni, nel solco di quanto accaduto in altri paesi dell’UE, sta usando per normalizzare la tendenza alla guerra e arruolare ideologicamente e materialmente soprattutto i giovani, nel tentativo di rendere accettabili a fasce sempre più larghe della popolazione proposte guerrafondaie, come è quella sulla leva di Crosetto. PER COMBATTERE QUESTE NUOVE PROPOSTE BISOGNA CONOSCERLE E SMASCHERARLE, CONVOCHIAMO QUINDI UNA FORMAZIONE CON SERENA TUSINI DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ MERCOLEDÌ 15 APRILE NELLA SEDE USB DI VIA PADOVA 234 PER INIZIARE AD ORGANIZZARCI IN VISTA DELLE GIORNATE DI LOTTA DEL 7 E 8 MAGGIO! -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Utilizziamo il nostro potere per combattere la guerra
Due notizie molto preoccupanti: La Germania, dopo aver già approvato il ritorno alla leva semi-obbligatoria, oggi in virtù di quella legge impone ai giovani tedeschi dai 17 ai 45 anni di informare e chiedere l’autorizzazione dell’Esercito per allontanarsi dal Paese per più di tre mesi. Cinque Paesi dell’Europa, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Finlandia, vogliono togliersi dal trattato internazionale di Ottawa del 1997, che proibisce la produzione, vendita ed utilizzo delle mine antiuomo per tornare ad usarle. Questo anche se è noto che il 90% delle vittime di mine sono civili, fra cui molti bambini, perché lo scopo principale oggi non è uccidere, ma ferire per provocare paura e far crescere i costi sociali ed economici della cura delle persone ferite. Le due notizie si inseriscono in un quadro generale che vede l’Europa impegnata nel Re-Arm Europe da più di 800 miliardi di euro, che per le esigenze di “difesa” spolperà lo stato sociale, l’istruzione, la sanità e la ricerca dei Paesi dell’UE. Inoltre rimane aperta la guerra provocata dall’invasione russa dell’Ucraina, pur essendo passati quattro anni; il genocidio dei palestinesi e la distruzione totale di Gaza che proseguono dall’ottobre 2023, dopo il grave attentato terroristico di Hamas ed infine la recente guerra mossa dagli USA e da Israele contro l’Iran, ma che coinvolge ormai quasi tutto il cosiddetto Medio Oriente. Se si fa lo sforzo di “unire i puntini” delle notizie ci si renderà conto che la prospettiva di una o più guerre si fa sempre più chiara e possibile anche per chi potrebbe pensare di non essere coinvolto. L’altra consapevolezza che deve essere chiara è che le guerre le fanno i RICCHI e chi GOVERNA, ma colpiscono al 95% i POVERI e la classe media e chi è GOVERNATO. Per contrastare questa corsa al riarmo e alla guerra, che vede anche Paesi come la Svezia o il Canada “piegarsi” a queste logiche, ci sono alcune cose che dobbiamo fare: informarci per conoscere ed informare chi non sa o non vuole sapere; mobilitarci (per non essere mobilitati) con la partecipazione attiva nelle realtà, con le associazioni che si oppongono alla guerra (come Stop Re-Arm Europe e Rete Italiana Pace e Disarmo), sostenendo la proposta di legge di iniziativa popolare “Un’altra difesa è possibile” e poi votare politici e partiti che nei fatti e a tutti i livelli si oppongono alla guerra. A chi può obiettare che è impossibile per singoli individui fare qualcosa, rispondo che sicuramente è difficile, ma non impossibile.  L’esempio del Referendum costituzionale di marzo 2026 ce lo insegna: al di là della posizione che ognuno può avere avuto sull’argomento, i fautori del “NO”  partivano grandemente svantaggiati nei pronostici, avendo contro il governo, parte delle opposizioni e molti organi di informazione che remavano in direzione opposta. Eppure, con un lavoro che ha impegnato le persone, che è stato capillare, che ha utilizzato le nuove tecnologie di informazione senza tralasciare i “vecchi” volantinaggi, che soprattutto ha parlato alle persone con dibattiti, incontri, banchetti, ecc. il risultato è stato ribaltato. Ognuno ha un pezzettino di potere, bisogna usarlo, anche perché la guerra o la pace sono temi ancora di più fondamentali e vitali. Raffaele Barbiero, Centro Pace Forlì   Fonti: https://it.euronews.com/2026/04/06/nuova-legge-tedesca-su-leva-militare-cosa-cambia-su-permesso-per-lestero-per-chi-ha-piu-di https://europa.today.it/attualita/germania-permesso-esercito-lasciare-paese.html https://valori.it/mine-antipersona-europa-convenzione-ottawa-ritiro/?mtm_campaign=valori&mtm_kwd=0404&mtm_source=newsletter https://stoprearmitalia.it/ https://retepacedisarmo.org/ https://www.difesacivilenonviolenta.org/   Raffaele Barbiero
April 9, 2026
Pressenza
Ritorno della leva militare in Croazia: dettagli e implicazioni
Continua il ritorno della leva nei vari Paesi europei. Ora è la volta della Croazia il cui governo ha reintrodotto la leva obbligatoria con una legge approvata lo scorso novembre 2025 ed entrata in vigore all’inizio del 2026 seguendo un modello in parte diverso rispetto a quello impostato dai paesi scandinavi e recentemente dalla Germania. Il primo aspetto che colpisce, e che rappresenta la differenza principale, è che la Croazia ha optato per un obbligo generalizzato per la popolazione maschile, senza ricorrere al meccanismo del questionario o della lotteria, come invece sta avvenendo praticamente in tutti i Paesi europei. Ci interrogheremo alla fine di questa breve analisi sulle possibili cause di questa scelta, ma prima è necessario analizzare gli aspetti principali della legge. Il provvedimento croato introduce l’obbligo generalizzato del servizio militare o civile per tutta la popolazione maschile (le donne solo su base volontaria) di 18-19 anni, estendibile fino ai 30 anni di età. Si tratta dunque di uno strumento pervasivo, che bilancia però questo obbligo con la sua durata limitata: solamente due mesi, facendo della Croazia il Paese in Europa – e forse nel mondo – con il servizio militare più breve. E necessariamente deve essere così, perché tutte le classi dirigenti d’Europa hanno da un lato la necessità strutturale di reintrodurre la leva e dall’altro il problema della resistenza che potrebbero opporre le opinioni pubbliche; in ogni Paese si adottano dunque  meccanismi “leggeri” e la Croazia, obbligando tutti i propri giovani a servire la patria per “soli” due mesi, sceglie una via diversa, ma che risponde alle stesse necessità strutturali. Inoltre, la scelta di ridurre a due mesi il servizio militare permette al governo croato di scaglionare l’annata di leva in più periodi in modo da poter utilizzare le infrastrutture che sarebbero insufficienti per addestrare contemporaneamente l’intera annata di leva (al momento verranno utilizzate solo tre caserme). Il ritorno della leva di massa infatti richiede investimenti ingenti nelle infrastrutture che sono state smantellate un po’ in tutta Europa al momento del passaggio agli eserciti volontari. Un elemento comune ai Paesi europei è anche l’incentivo economico: per il servizio militare si parla di 1.100/1.200 euro al mese, in pratica uno stipendio medio per quel paese, elemento che ovviamente incentiva i giovani a scegliere l’addestramento; è d’altra parte questo uno strumento praticato ampiamente: anche la Germania ha aumentato fortemente (+33%) gli stipendi di chi sceglierà l’arruolamento e nella stessa direzione è andata la Polonia (+ 20%); la disoccupazione giovanile, che va di pari passo con la precarietà e il lavoro povero a cui sembrano condannate le giovani generazioni, è infatti un ulteriore elemento strutturale su cui puntano i guerrafondai per attirare i ragazzi e le ragazze nei sistemi di reclutamento. Un altro aspetto importante (e anzi decisivo), anch’esso in perfetta continuità con il resto d’Europa, è la possibilità di scegliere il servizio civile, un diritto previsto anche dalla Costituzione croata. Chi non vorrà svolgere il servizio militare, ha due possibilità: o un reclutamento di tre mesi nella protezione civile (gestione emergenze, calamità naturali, ecc.) pagato 340 euro al mese o quattro mesi presso la pubblica amministrazione (ospedali, enti locali, ecc.) pagato 170 euro al mese. Dunque il servizio civile è punitivamente più lungo e meno retribuito di quello militare, un meccanismo non nuovo ed esistente anche in anni passati. Ma ciò che va assolutamente attenzionato è il nuovo ruolo che assume il servizio civile: esso viene sì  presentato come un’opzione pienamente perseguibile (e d’altra parte nessun governo potrebbe in questo momento storico imporre la leva generalizzata), ma esso è parte integrante del sistema militare: la legge croata parla esplicitamente di “servizio militare in veste civile” e infatti anche coloro che sceglieranno di non fare il servizio militare vengono definiti “coscritti”; d’altra parte si fa riferimento alla Costituzione croata che, analogamente a quella italiana, definisce un dovere per ogni cittadino la difesa della patria. In linea con la “israelizzazione” delle società e con il concetto di “difesa totale” per il quale ogni cittadino deve essere addestrato per poter essere utilizzato in caso di guerra in base alle proprie competenze e al ruolo che occupa nella società. Inoltre, hanno fatto discutere le anticipazioni giornalistiche di un decreto attuativo che, se saranno confermate, prevedono l’istituzione di una commissione ad hoc che possa rifiutare la domanda di servizio civile se non adeguatamente motivata con elementi religiosi ed etici; in pratica lo Stato si riserva di verificare la “sincerità” dei cittadini e in questo modo apre alla possibilità, se sarà necessario, di aumentare il numero dei soldati. Siccome si tratta di un obbligo generalizzato, per chi rifiuta sia il servizio militare che quello civile sono previste multe di entità variabile (da 250 euro a 5.000) che però, anche se pagate, non esonerano dall’obbligo: lo Stato si riserva di convocare nuovamente ed applicare ulteriori multe; in ogni caso però non è al momento previsto il carcere. L’altro elemento comune alle politiche europee che emerge dalla legge croata è l’obiettivo di costruire una riserva imponente e diffusa, sempre sul modello israeliano, così come dichiarato anche dal nostro ministro della difesa Guido Crosetto. Si tratta appunto di “riserve leggere” per quanto riguarda i tempi, le modalità di addestramento e di richiamo; ciò permette di abbassare notevolmente i costi e, nuovamente, di far percepire in meno possibile l’obbligo alle opinioni pubbliche. In Croazia il richiamo è previsto fino ai 55 anni e così, anno dopo anno, la riserva andrà a coincidere quasi completamente con l’intera popolazione. E come ha avuto modo di dichiara il generale Pietro Serino in un’intervista rilasciata a Difesa online «La sostituzione del personale è un’esigenza purtroppo in guerra e quindi la formazione di riserve addestrate è importante […]. Noi abbiamo paura a dire le cose con il loro nome […], chiunque si trovi ad affrontare queste cose con responsabilità di governo ha difficoltà, ma le riserve addestrate servono per sostituire gli uomini delle unità di combattimento, non servono, come leggo sui giornali, per compiti di retrovia». E parallelamente a quanto accade in altri Paesi, anche chi opta per il servizio civile entra a far parte di una riserva che potrà essere mobilitata in caso di necessità. È nuovamente il concetto di “difesa totale” per il quale ogni cittadino, in qualunque posizione si trovi nella sua vita civile, deve essere considerato “al fronte” e da lì contribuire allo sforzo bellico. Avviciniamo ora la discontinuità che la leva croata ha inserito rispetto ai modelli europei: il governo ha scelto di non fare ricorso a meccanismi quali il questionario e la lotteria, ma di imporre tout court un obbligo totale o civile o militare. Come mai il governo croato può “permettersi” con la propria opinione pubblica una legge di questo tipo? Non è una risposta semplice e probabilmente concorrono a questa scelta politica una pluralità di fattori. Da un lato, infatti, occorre porre l’attenzione sul fatto che i Balcani sono l’unico luogo d’Europa ad avere memoria collettiva e soprattutto recente di una guerra e dunque questo ha probabilmente reso più semplice il lavoro dei guerrafondai croati. A dimostrazione della diversa condizione dell’opinione pubblica, possiamo confrontare alcuni sondaggi svolti a livello europeo sul ritorno della leva; benché ci siano, come sempre, difficoltà nella comparazione dei dati, emerge che l’opinione pubblica croata ha una percentuale di favorevoli a forme di addestramento militare obbligatorio molto più alta rispetto agli altri Paesi europei (oltre il 75%, in base a un sondaggio effettuato nel 2024 da HRejting e condotto da Promocija plus). Il governo croato, dunque, sapeva che non avrebbe incontrato una grande opposizione nell’opinione pubblica, e ha potuto permettersi di fare un passo avanti rispetto ad altri governi europei. E che la scommessa sia stata vincente lo dimostra il tono trionfante del comunicato che il Ministero della Difesa croato ha diffuso nel corso di una conferenza stampa dello scorso 2 marzo: sugli 800 giovani chiamati per il primo scaglione solo 10 hanno optato per il servizio civile, mentre la grande maggioranza affronterà i due mesi di addestramento militare che comporteranno prevedibilmente un aumento netto dei volontari che decideranno poi di prolungare il servizio (è questo d’altra parte un obiettivo immediato dei guerrafondai europei vista la “sindrome da caserme vuote” e l’età avanzata di cui vi vive). Ciò che sta succedendo in Croazia ci conferma che il ritorno alla leva nei vari Paesi europei avviene con gradualità e che le classi dirigenti sono da un lato ben consapevoli di non poter realizzare velocemente il loro vero obiettivo (tornare alla leva di massa) e dall’altro si spingono fin dove lo permettono le proprie opinioni pubbliche. Vedremo in Italia quale sarà la via scelta dal ministro Guido Crosetto che ha difronte un problema più complesso visto che, a differenza dei governanti della Croazia, ha l’opinione pubblica più contraria alla leva di tutta Europa. Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Germania, 5 marzo: mobilitazione studentesca contro la leva obbligatoria e la guerra
Oggi, 5 marzo 2026 è prevista in Germania una nuova giornata di scioperi e manifestazioni studentesche contro la leva e contro il processo di militarizzazione in atto. L’iniziativa rappresenta la seconda tappa di una mobilitazione lanciata dallo sciopero del 5 dicembre 2025 cioè quando il Bundestag votava una riforma del servizio militare: circa 55.000 studenti scesero in piazza in circa 90 città tedesche; a Berlino si sono registrate diverse migliaia di presenze. A partire da quella giornata si sono costituiti comitati di sciopero nelle scuole e una rete nazionale di presìdi locali, con l’obiettivo dichiarato di impedire il ritorno, anche se graduale, della coscrizione obbligatoria  e al suo interno dell’odioso sistema del sorteggio. Il nuovo appuntamento del 5 marzo 2026 era stato annunciato già nelle settimane successive allo sciopero di dicembre ed è stato rilanciato pubblicamente a gennaio, durante la Rosa Luxemburg Conference di Berlino, dove si è discusso di ulteriori “school walkouts” e di un ampliamento della mobilitazione contro la coscrizione e i piani di “preparazione alla guerra”. Al centro delle contestazioni vi è la riforma che, pur non reintroducendo formalmente la leva, introduce obblighi di registrazione e valutazione per i diciottenni — con vincoli più stringenti per i giovani uomini — a partire dal 1° gennaio 2026, lasciando aperta la possibilità di un ritorno alla coscrizione qualora il reclutamento volontario non raggiungesse i numeri previsti. Il provvedimento si colloca in un quadro europeo di rafforzamento degli apparati militari e di aumento degli organici, in cui la coscrizione, sospesa in Germania nel 2011 come del resto da noi ma molto più anni addietro, torna periodicamente nel dibattito pubblico. La mobilitazione collega il rifiuto della leva a una critica più ampia delle priorità politiche e di spesa, sottolineando il nesso tra militarizzazione, condizioni delle scuole, carenze strutturali e aumento del costo della vita. La giornata del 5 marzo 2026 assume inoltre una dimensione internazionale grazie alla partecipazione di organizzazioni aderenti alle reti “War Resisters International” e “European Bureau for Conscientious Objection”, evidenziando la centralità del diritto all’obiezione di coscienza nel contesto europeo. Il Movimento Nonviolento e la Campagna di Obiezione alla Guerra esprimono sostegno alla mobilitazione del 5 marzo 2026 e alla sua piattaforma politica, che chiede il rifiuto della leva, dei servizi obbligatori e della militarizzazione della scuola e della società, rilanciando una rete di solidarietà europea per la pace e il disarmo. Clicca qui per approfondire su www.pressenza.com. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il futuro del settore militare in Europa: la Germania ripristina la visita di leva
Alcuni servizi di Report spiegano come il progetto di costruire una sinergia tra aziende europee stia incontrando non poche difficoltà e allo stato attuale alcuni paesi della UE, tra i quali l’Italia sono impegnati in un gravoso, per le casse pubbliche, riarmo di cui beneficeranno le imprese USA. Sia ben chiaro: non esiste un Riarmo buono, se avviene con i sistemi di arma prodotti dalla UE e uno cattivo derivante dall’acquisto in altri Paesi, ma resta innegabile che la scommessa di rilanciare la economia del vecchio continente attraverso il complesso industrial militare sta trovano non pochi inciampi e difficoltà. Le previsioni del Piano Draghi sono in parte smentite da ritardi e contrasti interni ai Paesi UE e ai loro complessi industrial militari che hanno nel tempo concluso accordi commerciali e produttivi con multinazionali USA che alla fine intascheranno la stragrande maggioranza dei proventi di queste vendite. La UE si riarma con i sistemi USA e permette a quel paese di avere continue commesse per tenere in piedi il loro egemonico complesso industrial militare. Un altro servizio si occupa invece della Germania, del resto lo scorso 5 dicembre il Bundestag ha approvato la riforma della leva militare. Ad oggi l’arruolamento sarà su base volontaria, nel frattempo tutti i diciottenni tedeschi dovranno sottoporsi obbligatoriamente alla visita militare. La leva ancora obbligatoria non è, ma stando a politici e importanti esponenti delle forze armate e del Governo è solo questione di tempo se la Germania intende raggiungere un numero di effettivi pari ad almeno 260 mila soldati. Le telecamere di Report hanno documentato nei servizi la grande kermesse annuale che si tiene negli USA con tutti i produttori di armi (erano presenti tanti italiani dai vertici delle forze armate fino a imprenditori del settore) fino a un’esercitazione nelle foreste tedesche per invogliare i ragazzi ad arruolarsi. Il riarmo tedesco è una politica industriale a tutti gli effetti, è il classico esempio dell’economia di guerra con la produzione degli armamenti che include e coinvolge altri settori industriali fagocitandoli progressivamente, stiamo parlando dell’ingegneria meccanica ed elettronica, della robotica fino ai software militari e la cyber–sicurezza. Le commesse statali creano continuità produttiva e stabilità, il Riarmo assicura anni e anni di ordinazioni ma per raggiungere questi risultati devono prima superare la concorrenza statunitense. La Germania è forse il Paese più avanti nella UE nella costruzione di  una nuova piattaforma industrial militare, quella che era la locomotiva della manifattura europea potrebbe diventare il traino della produzione bellica. Il riarmo viene presentato come ammortizzatore contro la recessione e di conseguenza si cerca di attrarre giovani verso la carriera militare facendo loro credere che questa scelta presenta indubbi vantaggi che vanno dalla certezza del posto di lavoro, alla alta retribuzione, a misure di welfare appositamente pensate per il settore militare oltre al prestigio derivante dal ruolo sempre più centrale nella società del settore bellico. Se il riarmo viene presentato come una garanzia di stabilità economica, la scelta della carriera militare diventa la opzione lavorativa per eccellenza. E questa realtà in Germania si sta consolidando, è risaputo che Berlino punti a guidare la produzione militare come faceva fino a poco tempo fa con la manifattura meccanica e civile, per farlo ha bisogno di coesione sociale, di nuove narrazioni rassicuranti, di acquisire una tecnologia ancora più avanzata. E in questa strada dovranno superare alcune difficoltà derivanti dalle frizioni con altri paesi europei, dalla continua pressione esercitata dagli Usa, anche a tutela delle loro aziende belliche fino alla sostenibilità fiscale perché il fondo straordinario da 100 miliardi è stato creato al di fuori dei ordinari, ma presto arriveranno problemi per sanità, istruzione e welfare. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Germania. Primi passi verso la leva obbligatoria
Il Bundestag ha approvato, con 323 voti a favore, 272 contrari e una astensione, la riforma della leva. La nuova legge, tra le altre cose, mantiene il servizio militare volontario, ma tutti i giovani di sesso maschile saranno obbligati a rispondere ai formulari dell’esercito e sottoporsi alla visita di leva. L’obiettivo dichiarato è quello, in un contesto di potenziamento del comparto della Difesa, di portare il numero dei soldati attivi della Bundeswehr dagli attuali 183mila a 270mila entro il 2035. A questi verranno affiancati anche 200mila riservisti. Dal 2026, tutti gli uomini e le donne che hanno compiuto 18 anni riceveranno un questionario che verrà compilato online e nel quale dovranno indicare se hanno intenzione di arruolarsi o meno. Solo i giovani di sesso maschile saranno obbligati a fornire una risposta, mentre le donne potranno scegliere se farlo o meno. Si tratta di una platea di 680mila persone nate nel 2008. Dal 1 luglio 2027, inoltre, sarà introdotta la visita di leva per tutti gli uomini nati nello stesso anno. Coloro che la Bundeswehr riterrà poi adatti, riceveranno una proposta che potrà comunque essere rifiutata. Chi accetta rimarrà in servizio per almeno sei mesi. L’aspirazione del governo è quella di riuscire a far iscrivere almeno 20mila giovani già dal prossimo anno, quasi il doppio dei 12mila all’anno attuali. L’idea è quella che questo numero continui comunque ad aumentare negli anni: 23.000 nel 2027, 38.000 all’anno entro il 2030, circa un giovane su otto ogni anno. Se gli obiettivi prefissati non dovessero essere raggiunti, però, non è esclusa l’opzione del servizio militare obbligatorio che sarà deciso dal Bundestag. In questo caso, il Parlamento dovrà prima riattivare il servizio militare obbligatorio (sospeso nel 2011) e poi decidere una formula di sorteggio. Pistorius sta avviando la costruzione entro il 2031 di più di 270 nuove caserme per un costo di 3,5 miliardi di euro. Ne abbiamo parlato con l’attivista Antonio Mazzeo Ascolta la diretta:
December 16, 2025
Radio Blackout - Info
Collettivo studentesco CRAVOS contro il ritorno della leva obbligatoria
Dopo le proteste in Germania anche nel nostro Paese studenti e studentesse iniziano a mobilitarsi per contrastare il ripristino della leva obbligatoria. La proposta di reintroduzione della leva obbligatoria è attualmente ferma, ma esiste anche nel Parlamento italiano e prevede sei mesi di servizio militare o civile per i giovani tra i 18 e i 26 anni. A inizio 2026 avremo maggiori dettagli quando il Ministro fella Difesa Guido Crosetto presenterà una proposta di riorganizzazione del servizio militare, recentemente annunciata in audizione al Parlamento. L’esercito sarà diviso tra una Sezione Combat e una Cyber, la pensione è prevista a 50 Anni quando gli altri dipendenti pubblici dovranno arrivare a quasi 68. La legge 248 del 2012 sarà superata dalle nuove norme che prevedono un forte aumento degli organici in ogni divisione e corpo dell’Esercito, si punta sulla ferma volontaria ma alla occorrenza un ricorso a quella obbligatoria non sarebbe impossibile. In attesa del testo della Legge si moltiplicano le prese di posizione degli studenti e delle studentesse, come quella che abbiamo raccolto da parte di Caterina Costanzo, rappresentante degli studenti all’università di Siena nel dipartimento di Scienze del collettivo CRAVOS.