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VERONA: NUOVE INDAGINI SULL’OMICIDIO DIARRA, IL COMITATO “LE NOSTRE PERPLESSITÀ SONO EMERSE”
“Soddisfazione e amarezza” da parte del Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra dopo aver letto le 54 pagine dell’ordinanza della giudice per le indagini preliminari Livia Magri, che ha respinto la richiesta di archiviazione.  Ora il Pubblico Ministero dovrà aprire nuovamente le indagini sulla morte di Moussa, freddato da un poliziotto alla stazione di Verona Porta Nuova il 20 ottobre del 2024. Nell’ordinanza della GIP si chiede tra l’altro di indagare il poliziotto per concorso in depistaggio. La giudice ipotizza infatti che le prove siano state alterate dal poliziotto o da altre persone, oppure che siano state fornite false informazioni agli inquirenti. “Una sberla a come sono state condotte le indagini, parziali e a senso unico” ha dichiarato Daniele Todesco del Comitato ai nostri microfoni, aggiungendo che “è la narrativa completa della ricostruzione che viene messa in discussione”. “Non è nemmeno provato che Moussa nel momento della collutazione con i poliziotti avesse un coltello, le immagini non lo chiariscono”, ha aggiunto. L’approfondimento sull’ordinanza della GIP con Daniele Todesco, del Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra, che rilancia con la raccolta fondi, che servirà, oltre che per sostenere il costo della prosecuzione delle indagini, anche per far tornare a casa la salma di Moussa, da 18 mesi all’ospedale di Borgo Roma. Ascolta o scarica Per sostenere le spese legali e il rimpatrio della salma CC MPS Intestato al Circolo Pink: IBAN: IT65G 01030 11707 0000 11099 492 – PayPal: permoussadiarra@gmail.com Causale: Moussa torna a casa.
April 23, 2026
Radio Onda d`Urto
VERONA: RESPINTA L’ARCHIVIAZIONE DEL CASO MOUSSA DIARRA, IL POLIZIOTTO SARÀ INDAGATO PER DEPISTAGGIO
La giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di archiviazione, quindi il pubblico ministero dovrà riprendere le indagini sulla morte di Moussa Diarra, 26 di origine maliana freddato da un poliziotto alla stazione di Verona Porta Nuova il 20 ottobre del 2024. Lo scorso novembre la Procura di Verona aveva chiesto l’archiviazione del caso, richiesta alla quale si era opposta la famiglia Diarra. Nelle 54 pagine di ordinanza della giudice per le indagini preliminari, si chiede di indagare il poliziotto per concorso in depistaggio. La giudice ipotizza infatti che le prove siano state alterate dal poliziotto o da altre persone, oppure che siano state fornite false informazioni agli inquirenti. La posizione del poliziotto quindi si aggrava, poiché inizialmente era indagato per eccesso colposo di legittima difesa. Quest’ultima ipotesi era stata respinta dalla Procura, secondo la quale il poliziotto agì appunto per legittima difesa. L’avvocato e le avvocate della famiglia Diarra argomentarono da subito che l’indagine fu incompleta e parziale. Infatti le investigazioni sui poliziotti coinvolti nell’omicidio, furono affidate alla Questura. I legali di Diarra avevano anche insistito sulla non proporzionalità del pericolo rappresentato dal coltello da cucina che Moussa aveva in mano prima di essere sparato a morte. Il commento di uno degli avvocati della famiglia Diarra, Fabio Anselmo. Ascolta o scarica
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
A Scampia una strada per Ilaria Alpi, nel nome della verità e della libera informazione
Nel trentaduesimo anniversario dell’uccisione della giornalista del Tg3 e del cineoperatore Miran Hrovatin, Napoli dedica a Ilaria Alpi una via nel quartiere di Scampia. Un omaggio che lega memoria, diritto all’informazione e impegno civile. Ci sono memorie che non possono restare confinate nelle cerimonie. Per continuare a parlare hanno bisogno di entrare nei luoghi della vita quotidiana, di farsi nome visibile nello spazio pubblico, di incontrare ogni giorno gli sguardi di chi passa. È anche per questo che l’intitolazione di una strada a Ilaria Alpi, a Scampia, assume un significato che va oltre l’omaggio formale. Nel giorno del trentaduesimo anniversario della sua uccisione, Napoli ha dedicato una via alla giornalista del Tg3 assassinata a Mogadiscio il 20 marzo 1994 insieme al cineoperatore Miran Hrovatin. I due stavano lavorando a un’inchiesta sui traffici illeciti di armi e rifiuti tossici tra l’Italia e la Somalia, una vicenda ancora oggi legata a molte domande irrisolte e a una richiesta di verità che non si è mai spenta. La nuova area di circolazione, parallela a via Bakù e viale della Resistenza, si colloca nel cuore di Scampia, un quartiere che negli anni ha legato il proprio percorso di trasformazione urbana anche a una forte domanda di memoria, dignità e riscatto. La scelta del luogo non è secondaria: affidare proprio qui il nome di Ilaria Alpi significa legare il suo ricordo a un territorio che continua a cercare futuro attraverso presìdi concreti di legalità e coscienza civile. Nel corso della cerimonia, la vicesindaca e assessora con delega alla toponomastica Laura Lieto ha sottolineato il valore di una giornata che richiama la memoria, il rispetto e l’affetto della città per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Ma il senso dell’iniziativa, ha ricordato, riguarda anche il presente: il sostegno alla libera stampa, il diritto dei cittadini a essere informati, la vicinanza a chi continua a fare inchiesta in tempi difficili, spesso dentro scenari di guerra e di violenza. Napoli non è stata sola in questo ricordo. Nello stesso giorno iniziative e momenti commemorativi si sono svolti anche in altre città italiane, tra cui Roma e Trieste, a conferma di una memoria che continua a coinvolgere giornalisti, istituzioni e cittadini. Un segno che la vicenda di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non appartiene soltanto al passato, ma resta una ferita aperta della coscienza democratica del Paese. Ed è proprio qui il punto più profondo. Ricordare Ilaria Alpi non significa soltanto rendere omaggio a una giornalista coraggiosa, ma riconoscere il valore del giornalismo d’inchiesta e il prezzo che, ancora oggi, molti cronisti pagano quando cercano verità scomode su fatti di interesse pubblico. Per questo la memoria non può ridursi a una ricorrenza: deve continuare a vivere come responsabilità civile, come domanda di verità, come difesa quotidiana del diritto all’informazione. Da oggi, a Scampia, il nome di Ilaria Alpi sarà anche questo: non solo un ricordo inciso su una targa, ma un segno affidato alla città e soprattutto alle nuove generazioni. Lucia Montanaro
March 20, 2026
Pressenza
Il Righi non sarà mai fascista. La doppia verità tanto cara alle destre di governo
«Il Righi è fascista, la scuola è nostra», la notizia degli avvenimenti arriva dalla stampa del Lazio e da un articolo di Fanpage (clicca qui per il link). L’ennesimo raid presso la sede del liceo romano ha provocato la chiusura dell’istituto e l’annullamento delle attività didattiche dopo l’incursione vandalica avvenuta nel weekend con tanto di scritte nazifasciste e danneggiamenti alle infrastrutture scolastiche. Hanno preso di mira una scuola che aveva assunto iniziative a favore della Palestina e contro i processi di militarizzazione, la solita incursione con danni e scritte che inneggiano al fascismo. Le lezioni sono poi riprese, ma le condizioni in cui si trova la scuola sono ancora precarie, costringendo a doppi turni perché alcune aule risultano inagibili. Si tratta di una vergognosa azione squadristica compiuta da ignoti durante notte, ma certamente di provenienza neofascista, infatti ha colpito proprio una scuola nella quale ci sono state nette le prese di posizioni contro le cosiddette schedature dei docenti di sinistra. Liste di proscrizione vere o presunte, avvertimenti, accuse velate e palesi, azioni squadristiche: tutto va nella medesima direzione ossia mettere sotto accusa la scuola pubblica, delegittimarla agli occhi dei genitori, far credere all’opinione pubblica che pubblico è sinonimo di disordine, di violenza gratuita, di ambienti dove mandare a studiare i propri figli e le proprie figlie alla fine non è proprio consigliabile. Tutte queste iniziative mirano a un obiettivo antico, quello di depotenziare l’istruzione pubblica, diventata sinonimo di libera discussione, di autonomia didattica, di confronto non pilotato da figure gerarchiche per riportarlo alla cieca obbedienza, all’acritica imposizione di verità precostituite. La solidarietà dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università va alla comunità educante del Liceo, a quanti si battono ogni giorno per una scuola pubblica ove il confronto democratico e l’autonomia didattica siano sinonimo di qualità dell’insegnamento, ma, ovviamente, anche alle studentesse e agli studenti che riescono con perseveranza a fronteggiare le spinte neofasciste che ancora serpeggiano nella nostra società e nella nostra scuola. Vogliamo, infine, ribadire un dato fondamentale, un’istanza incontrovertibile che deve essere un punto di riferimento per tutte e tutti coloro che cercano di infangare i luoghi della formazione: LA SCUOLA PUBBLICA È ANTIFASCISTA! Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Venezuela: verità e bugie su democrazia, povertà ed emigrazione
di José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación I grandi media mettono a tacere ogni voce che sostenga il governo venezuelano e il suo presidente, Nicolás Maduro, sequestrato dagli Stati Uniti. L’uccisione di oltre cento persone per eseguire tale sequestro viene censurata o ridotta a un semplice dettaglio informativo (1). Nel frattempo, talk show e interviste televisive e radiofoniche, articoli e reportage giornalistici giustificano la barbarie, il terrore e la distruzione del diritto internazionale da parte del governo di Donald Trump (2). L’apologia del terrorismo di Stato gode di tale impunità grazie alla raffica di bugie, per anni, sull’opinione pubblica internazionale (3). Facciamo il punto della situazione. 1.    Il Venezuela è una dittatura. Falso. •    Il Venezuela è il Paese con il maggior numero di consultazioni elettorali al mondo, 32 durante il periodo chavista (4). •    Nelle elezioni legislative di maggio, ad esempio, hanno concorso 54 forze politiche, con campagna elettorale aperta e piena libertà di espressione (5). •    Il Venezuela sta realizzando uno dei modelli di democrazia più partecipativi al mondo. Oltre alle elezioni convenzionali, ci sono 4 consultazioni popolari annuali che, in ogni comunità, decidono direttamente i progetti e le opere pubbliche che lo Stato deve realizzare (6). 2. Il chavismo ha distrutto l’economia. Falso. Dal 2015, il governo degli Stati Uniti ha inflitto al Venezuela circa un migliaio di sanzioni economiche, espropriato aziende pubbliche e congelato i suoi conti e beni all’estero (7). Nel 2019, il Paese aveva perso il 99% di tutte le entrate in valuta estera (8), con un calo del 70% del PIL (9). Niente di più simile a una guerra. Tuttavia, dopo sei anni di catastrofe sociale, il Venezuela è riuscito a costruire nuove alleanze economiche nazionali e internazionali e dal 2022 l’economia cresce a un ritmo del 6%, con risultati tangibili come la quasi totale sovranità alimentare (10). 3. La povertà è causata dal governo. Falso. Nella prima fase della Rivoluzione Bolivariana, con Hugo Chávez alla presidenza, la povertà è stata ridotta del 47% (11). La ragione: nuove leggi in materia di sovranità, come quella sugli idrocarburi, che hanno conferito allo Stato il controllo effettivo dei proventi petroliferi (12). Questi hanno iniziato a finanziare le cosiddette “missioni sociali” nell’ambito dell’economia popolare, dell’edilizia abitativa, dell’istruzione, della cultura o dello sport, molte delle quali in collaborazione con Cuba (13). Ma il blocco economico ha distrutto i fondi petroliferi che finanziavano questi programmi, causando un notevole aumento della povertà, la perdita di valore dei salari e delle pensioni, un’inflazione gigantesca e la paralisi dell’economia (14). 4. L’opposizione è perseguitata. Falso. L’estrema destra, guidata da María Corina Machado, ha scelto di boicottare la maggior parte dei recenti processi elettorali (15). Si tratta di un’opposizione non democratica, che non solo sostiene le sanzioni e l’invasione del proprio Paese da parte degli Stati Uniti (16) (17), ma ha anche organizzato diversi colpi di Stato (18) e tentativi di assassinio (19) e ha fomentato atti di estrema violenza nelle strade contro l’ordine costituzionale (20). Nel 2024, questi atti hanno causato la morte di 27 poliziotti e militanti chavisti (21). La sua violenza e la sua collaborazione con una potenza nemica (non l’espressione di “opinioni”) sono la causa dell’incarcerazione di coloro che vengono definiti “prigionieri politici”. 5. Maduro ha truccato le elezioni presidenziali. Falso Nel luglio 2024, l’opposizione di estrema destra e i servizi segreti statunitensi hanno orchestrato una grande operazione per manipolare le elezioni presidenziali: hanno lanciato un imponente attacco informatico che ha paralizzato il conteggio dei voti e, contemporaneamente, hanno diffuso sulla stampa mondiale la notizia fasulla della loro vittoria elettorale (22). Alcuni giorni dopo, la Corte Suprema di Giustizia ha avviato un’indagine, per la quale ha richiesto i verbali elettorali a tutte le formazioni politiche. 38 partiti di ogni ideologia li hanno presentati, tranne la Plataforma Unitaria Democrática di Edmundo González e María Corina Machado (23). In questi giorni, milioni di persone riempiono le strade del Venezuela a sostegno di Maduro (24), senza un solo atto di appoggio all’intervento degli Stati Uniti. Lo stesso Donald Trump ha affermato che Machado “non ha né sostegno né rispetto” all’interno del Venezuela (25). Ma non dicevano che il suo partito aveva vinto le elezioni? 6. Cina e Cuba hanno invaso il Venezuela. Falso. La Cina è uno dei punti chiave dell’attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela. Sono gli accordi di estrazione e vendita di petrolio, utilizzando lo yuan, la valuta cinese, che Trump cerca con tutti i mezzi di distruggere (26). Nel caso di Cuba, dal 2000 esiste un accordo di cooperazione integrale con il Venezuela, paradigma della collaborazione Sud-Sud. Cuba riceve petrolio e, in cambio, fornisce servizi, principalmente in campo medico, a beneficio delle comunità venezuelane più bisognose (27). Inoltre, Cuba fornisce assistenza in materia di sicurezza: il 3 gennaio 32 militari cubani che proteggevano Maduro sono stati assassinati dagli Stati Uniti durante il suo sequestro (28). Ma è assolutamente falso che ci siano truppe cubane in Venezuela (29). Se esistessero, sarebbero state fotografate dai satelliti statunitensi già da anni. 7. Il governo ha costretto milioni di persone a lasciare il Paese. Falso. Prima del blocco economico, in pieno chavismo, il Venezuela era un Paese di immigrazione. Ad esempio, cinque milioni di colombiani e colombiane in fuga dalla miseria e dalla violenza (30). Ma il blocco degli Stati Uniti, come nel caso di Cuba, ha costretto milioni di persone a lasciare il Paese in cerca di una vita migliore (31). Analogamente al caso cubano, la Casa Bianca e i media al suo servizio hanno costruito una narrativa vittimistica e falsa su persone “rifugiate”, ‘perseguitate’ o “fuggite” dal loro Paese (32) (33). Quella venezuelana e quella cubana sono senza dubbio emigrazioni forzate. Ma non per colpa di Caracas o dell’Avana, bensì di Washington. Sebbene, a causa della guerra psicologica nei media e nei social network, una parte stia ora applaudendo il proprio carnefice. Un carnefice, tra l’altro, che ancora… non ha vinto la guerra.   https://www.cubainformacion.tv/especiales/20260113/120127/120127-venezuela-verdades-y-mentiras-sobre-democracia-pobreza-y-emigracion-italiano-deutsch-portugues Traduzione: Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba (ANAIC) Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
January 17, 2026
Pressenza
Fake news, propaganda e linguaggio mediatico: una conversazione con Giuliana Sgrena
Dalla manipolazione dell’informazione alla narrazione dei femminicidi: la riflessione di Giuliana Sgrena risuona oggi con forza e lucidità. Viviamo nell’epoca della manipolazione digitale, dei conflitti raccontati in diretta e delle narrazioni tossiche che deformano la realtà più rapidamente di quanto la si possa verificare. Le fake news non sono più semplici distorsioni: sono strumenti politici, economici e bellici, capaci di orientare masse, polarizzare società, innescare crisi e condizionare decisioni cruciali. Nel corso degli anni, Giuliana Sgrena ha denunciato con forza come la manipolazione dell’informazione non sia un fenomeno isolato, ma una distorsione trasversale che attraversa ogni ambito del dibattito pubblico. Nel suo saggio Manifesto per la verità (Il Saggiatore), compie una diagnosi impietosa dei mali dell’informazione contemporanea, mostrando come la falsificazione della realtà colpisca in modo particolare i soggetti più vulnerabili: le donne, raccontate con un linguaggio che giustifica la violenza; i migranti, la cui verità “si inabissa come un corpo affogato”; le popolazioni in guerra, di cui arrivano solo frammenti distorti, piegati agli interessi dei governi. «Per papa Francesco», ricorda Sgrena, «Eva è stata vittima della prima fake news uscita dalla bocca del serpente». Una metafora che conserva oggi una drammatica attualità e che ben descrive il peso che le narrazioni tossiche continuano ad avere nelle società moderne. Una voce autorevole, rigorosa e sempre attenta a questi meccanismi, Sgrena offre strumenti fondamentali per comprendere il presente. Di seguito, la conversazione integrale. INTERVISTA A GIULIANA SGRENA «Fu un giorno fatale quello nel quale il pubblico scoprì che la penna è più potente del ciottolo e può diventare più dannosa di una sassata», scrive Oscar Wilde. Quanto ritiene sia ancora attuale questa famosa citazione di Wilde? La libertà di espressione è una grande conquista ma è anche una spina nel fianco dei regimi autoritari e dei dittatori che utilizzano ogni mezzo per impedire qualsiasi critica o qualsiasi pensiero libero. Nel suo saggio Manifesto per la verità, racconta come si possano innescare conflitti dalla scintilla di una notizia falsa o manipolata. Come è possibile difendersi e accedere a informazioni sicure? Purtroppo quando una falsa notizia ha l’obiettivo di scatenare una guerra è sostenuta da una campagna di propaganda mediatica che non si può fermare. Lo si è visto nella seconda guerra del Golfo (2003), quando il movimento pacifista portò in piazza milioni di persone, e fu definito dal New York Times la seconda potenza mondiale, ma non riuscì a bloccare l’invasione dell’Iraq. «La fotografia sconfigge le fake news», queste le parole di Oliviero Toscani durante la conferenza stampa del 2017 per la presentazione della seconda edizione del talent show Master of Photography. Ritiene veritiera questa affermazione? Non è vera. Purtroppo oggi anche le fotografie sono manipolabili e falsificabili. Un esempio clamoroso è quello del fotografo brasiliano Eduardo Martins, che si era costruito un profilo perfetto sui social: trentadue anni, alto, biondo, bellissimo, surfista, scampato alla leucemia. Presente in tutte le guerre, dove scattava foto bellissime vendute alle più note agenzie del mondo. Le foto migliori venivano vendute per beneficenza e il ricavato devoluto ai bambini di Gaza. Troppo bello per essere vero e infatti era tutto falso. Martins non è mai esistito e le sue foto erano tutte rubate e falsificate. Ma anche senza arrivare a questo estremo ci sono foto manipolate e altre diffuse con una falsa didascalia. Alcuni politici si servono di Twitter (280 caratteri) per comunicare, a discapito del confronto giornalistico. Cosa pensa della politica ai tempi del social? I politici si sono facilmente convertiti a Twitter che permette loro di lanciare solo slogan, perché in 280 battute non si può esprimere un concetto complesso. I social sono diventati lo strumento per fare politica evitando il confronto con i giornalisti, che vengono sbeffeggiati per minare la loro credibilità. Così possono far circolare fake news e dati falsi senza essere smentiti e, quando lo sono, definiscono le proprie affermazioni «fatti alternativi», come ha fatto Trump. Nelle cronache di violenze verso le donne troppo spesso incontriamo superficialità linguistica. Espressioni come “amore malato”, “raptus di passione”, “era un gigante buono” lasciano nelle donne violate il dubbio sulle loro ragioni. In quale direzione bisognerebbe andare per invertire una rotta così dannosa? Il modo di descrivere la violenza contro le donne è impregnato di cultura patriarcale. La donna stuprata e ammazzata viene descritta come una che se l’è andata a cercare, mentre si cercano le attenuanti o giustificazioni per chi commette un femminicidio. Le giornaliste dell’Associazione Giulia, insieme alle Commissioni Pari Opportunità della Fnsi e dell’Usigrai, hanno elaborato il Manifesto di Venezia, che indica le regole per una corretta informazione. Gli argomenti trattati nei suoi libri mettono spesso sotto accusa il mondo del giornalismo. Non si è mai lasciata impressionare dalle naturali ripercussioni che questo tipo di inchieste avrebbero comportato? Nel mio libro (Manifesto per la verità) ho fatto un’analisi spietata del modo di fare informazione soprattutto su alcuni temi particolarmente sensibili o manipolabili, per responsabilizzare chi fa informazione e chi ha il diritto di essere informato. Presentando questo libro, che è stato utilizzato anche in alcuni corsi di formazione per giornalisti, ho trovato molti colleghi che condividono le mie critiche. Si avvicina una data importante: il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Lei, che si è sempre occupata di condizione femminile, quale pensiero desidera lasciare alle donne abusate che cercano di reagire ai loro carnefici? Le donne devono denunciare le violenze subite, ma le autorità devono proteggerle. Non basta aumentare le pene per chi commette femminicidi: occorre evitarli. E questo si può fare finanziando le case che accolgono le donne che hanno subito violenze; invece questi finanziamenti vengono tagliati e le case chiuse. Giuliana Sgrena venne rapita il 4 febbraio 2005 dall’Organizzazione del Jihād islamico mentre si trovava a Baghdad per realizzare reportage. Fu liberata trenta giorni dopo, in un’operazione in cui rimase ucciso Nicola Calipari. Cosa è cambiato nella sua vita da quel tragico giorno? Preferirei non rispondere a questa domanda. Le parole di Giuliana Sgrena mostrano come la ricerca della verità sia un impegno che non riguarda solo i giornalisti, ma l’intera società. Nel rumore informativo che caratterizza il nostro tempo, riconoscere le manipolazioni, denunciare le distorsioni e pretendere un linguaggio rispettoso e accurato è un atto di responsabilità collettiva. Lucia Montanaro
November 22, 2025
Pressenza
Torino, annullata la conferenza “Russofobia, russofilia, verità”. La risposta di Angelo D’Orsi
Non è tardata ad arrivare la risposta del prof. Angelo d’Orsi che con un comunicato ufficiale ha umiliato il PD torinese, nazionale e Pina Picierno. Massima solidarietà al Professor Angelo d’Orsi e condivisione come chiesto da quest’ultimo nel medesimo comunicato. Nella città di Gramsci e Gobetti, medaglia d’oro alla Resistenza, è una vergogna che un sindaco del PD vieti – sulla linea della cancellazione delle esibizioni degli artisti russi – una conferenza sul conflitto russo-ucraino ad un noto esponente dell’accademia torinese solo perché contrasta con la vulgata del regime NATO sostenuta senza pudore dal governo Meloni, dalla destra italiana, dai neoliberali Renzi e Calenda e dal PD. Di seguito il comunicato di D’Orsi. La mia conferenza “Russofobia, russofilia, verità”, prevista l’11 novembre a Torino nei locali del Polo del ‘900 è stata inopinatamente annullata. L’accusa che ‘spiega’ l’annullamento è la stessa che ha impedito al direttore d’orchestra russo Gergiev, al baritono Abdrazaov, per citare solo gli ultimi episodi di cronaca, ossia di fare ‘propaganda’. E quindi senza neppure aspettare che io tenga la mia conferenza vengo poco democraticamente silenziato in nome della democrazia, di cui l’Occidente sarebbe il faro, mentre la Russia di Putin affoga nella ‘autocrazia’. Chi sono io? Sono un ‘terrone’ (salernitano) e vivo a Torino dal 1957, e vi ho compiuto tutti gli studi dalle Medie all’Università dove mi sono laureato con Norberto Bobbio. Sono stato professore ordinario di Storia del pensiero politico nell’ateneo cittadino, e ho insegnato nelle Facoltà di Scienze politiche e di Lettere e Filosofia, diverse altre discipline. Ho collaborato alla creazione dell’Archivio storico dell’ateneo e ho inventato e diretto per un quindicennio i ‘Quaderni di Storia’ dell’Università di Torino. E tra i miei libri ve n’è uno, molto corposo, specificamente dedicato alla nostra università (Allievi e maestri, l’Università di Torino tra 800 e 900). Ho 43 anni di docenza alle spalle, senza contare gli ultimi tre anni nei quali sono stato docente a contratto al Politecnico.  Ho presieduto per anni il più importante corso di laurea della mia Facoltà, quello in Scienze politiche. Di Torino ho studiato la storia culturale pubblicando opere rimaste come pietre miliari, a cominciare da La cultura a Torino tra le due guerre (2000) il libro più discusso in quell’anno, vincitore di premi importanti. Ho scritto la biografia dei tre iconici intellettuali del 900 che hanno operato sotto la Mole: Antonio Gramsci, Leone Ginzburg e ultimo Piero Gobetti, che uscirà in libreria tra qualche mese. Ho fondato e diretto le riviste ‘Historia Magistra’ e ‘Gramsciana’ che escono tuttora e sono considerate testate autorevoli a livello internazionale. Sul piano della milizia civile, dopo essere stato redattore capo del glorioso foglio di GL ‘Resistenza’, ho fondato e diretto ‘Nuova Sinistra’ e, anni dopo, ‘Nuvole’, che poi ho abbandonato. Giornalista pubblicista del 1971 (ho ricevuto la targa per i Decani dei giornalisti piemontesi), ho collaborato intensamente per un ventennio al quotidiano La Stampa e ad altri quotidiani (Corriere della Sera, Il Sole 24 ore, Il Manifesto…). Ho pubblicato oltre 50 volumi, e miei scritti sono usciti in inglese francese spagnolo portoghese tedesco serbocroato: è appena stata pubblicata la traduzione spagnolo della mia biografia di Gramsci, per citare solo l’ultimo esempio. Ho preso parte, sempre, alla vita culturale e al dibattito civile e politico, da indipendente, in città e sul piano nazionale Sono stato anche, sempre come indipendente, candidato sindaco di una coalizione di sinistra. Le mie posizioni di sinistra sono note a tutti, e non tocca a me sottolineare il mio peso di studioso e di intellettuale, ma credo sia universalmente riconosciuto. Ebbene, non avrei mai (e dico mai) potuto immaginare che venisse annullata una mia conferenza nella mia città. Era previsto anche un collegamento dal Donbass con un giornalista italiano, Vincenzo Lorusso, in quanto autore di un recente volumetto intitolato ‘De russophobia’, quindi persona informata e qualificata per parlare. Ma questo era un ‘di più’: il cuore dell’incontro annullato era precisamente la mia conferenza. Dopo un comunicato di una ignota associazione ucraina e di una sigla legata al Partito Radicale (che, ricordo, ha sempre sostenuto le forze di estrema destra nei Balcani e ora in Ucraina, contribuendo a far scarcerare il responsabile dell’omicidio del nostro fotoreporter Andrea Rocchelli, nel Donbass), è scesa in campo la ben nota Pina Picierno (che ricopre la carica di vicepresidente del Parlamento UE), la quale e ha chiesto anzi ingiunto al sindaco di Torino di far annullare l’evento. Così è avvenuto. E io l’ho saputo da un post gongolante della stessa signora, prima che gli organizzatori me lo comunicassero. Ora mi aspetto che la ministra dell’Università venga al mio fianco e mi faccia tenere la conferenza come ha fatto con rulli di tamburi e squilli di trombe con Emanuele Fiano (al quale nessuno aveva vietato di tenere conferenza, ma era stato contestato dagli studenti, cosa ben diversa e che dopo l’episodio sta girando la Penisola per godere dei frutti di quell’episodio). Mi aspetto che il sindaco di Torino dichiari di non essere intervenuto per bloccare la conferenza. Mi aspetto che l’ANPPIA nazionale che a quanto leggo su agenzie di stampa avrebbe sconfessato la sezione locale, ente organizzatore della conferenza, mi chieda scusa. E aspetto le scuse anche della presidenza e della direzione del Polo del ‘900. Mi aspetto che la segretaria del PD sconfessi la Picierno. Mi aspetto un gesto di solidarietà dal mondo accademico e intellettuale, almeno cittadino. Temo che nessuno di questi atti avverrà. Perciò chiedo alle testate giornalistiche con le quali ho collaborato in passato o collaboro nel presente, e ai programmi televisivi delle diverse reti di quali sono stato e sono frequentemente ospite di pubblicare questa mia o di darmi spazio per esporre pubblicamente le mie ragioni nel primo momento utile. Che ad uno storico di professione, un accademico ‘togato’, frequentemente invitato a tenere lezioni in Europa e fuori (le prossime saranno a Parigi, Saragozza, Barcellona, Teheran), venga impedito di tenere una pubblica conferenza è un fatto inaccettabile, di cui sarebbe vergognoso tacere o sarebbe colpevole sottovalutare. Angelo D’Orsi Redazione Italia
November 12, 2025
Pressenza
Convegno | Anni di guerra: menzogne, verità, scintille – di Effimera
Effimera.org organizza per il 15 novembre 2025, al C.S. Cantiere a Milano, Viale Monterosa, 84, un convegno dal titolo: ANNI DI GUERRA: MENZOGNE, VERITÀ, SCINTILLE. L’incontro si terrà a partire dalle 10 sino alle 19. Pubblichiamo il documento di indizione che illustra i temi che verranno trattati e i nomi dei relatori e delle [...]
October 15, 2025
Effimera