Tag - arabia saudita

Petromonarchie in crisi: le loro infrastrutture sono devastate
Dall’inizio della guerra, l’Iran e i suoi alleati in Medio Oriente hanno condotto decine di attacchi mirati contro le infrastrutture del Golfo, danneggiando seriamente e bloccando sistematicamente fabbriche, centrali e stabilimenti di vario tipo e causando guasti a cascata e danni economici in tutta la regione, in una campagna ben […] L'articolo Petromonarchie in crisi: le loro infrastrutture sono devastate su Contropiano.
October 17, 2026
Contropiano
Yemen, la scommessa di Riad e il conto che pagano i civili
L’offensiva contro gli Houthi rilancia una guerra mai davvero conclusa. Tra fragilità della coalizione, interessi regionali e nuove vittime civili, anche la presenza militare italiana in Arabia Saudita solleva interrogativi politici. Si continua a raccontare lo Yemen come una guerra saudita contro il movimento Ansar Allah, noto come Houthi, e in questa cornice l’operazione «Yemen Dawn», annunciata domenica dal presidente del Consiglio presidenziale Rashad al-Alimi, sembra la mossa di una potenza che torna a colpire. Basta tornare indietro di qualche settimana per vedere una sequenza diversa. A metà settembre gli Houthi, con un’offensiva rapida, hanno preso Mokha, alcune isole e il territorio attorno a Bab al-Mandab, come ricostruisce Al Jazeera, mentre già dalla fine di luglio missili e droni colpiscono impianti industriali ed energetici sauditi, secondo quanto riportano i media statunitensi. L’annuncio di Alimi, che promette di riprendere ogni area in mano al movimento e indica in Sanaa il traguardo, arriva dunque da chi ha appena perso la costa, ed è difficile non leggerlo anche come un segnale rivolto agli alleati e alla propria opinione pubblica. I numeri che accompagnano l’operazione, trecentoventiquattro obiettivi colpiti e cento aerei impiegati, vengono dalla parte governativa e nessuno li ha confermati in modo indipendente. UNA COALIZIONE FRAGILE Il fronte che dovrebbe arrivare nella capitale è fragile in modo documentato. L’analista Elfadil Ibrahim, su Responsible Statecraft, ricorda che dopo l’uscita degli Emirati dallo Yemen, imposta da Riad alla fine dello scorso anno in risposta all’offensiva dei separatisti del sud, le fazioni schierate con il governo hanno ottenuto una busta paga e un sistema di identificazione biometrica comuni, ma nessun comando e nessun addestramento condivisi, come avrebbe ammesso lo stesso ministro della Difesa yemenita. Nella battaglia di Mokha, secondo la ricostruzione di un altro analista da lui richiamata, un falso ordine di ritirata diffuso via radio e sms con la voce clonata di un comandante ha attraversato cinque formazioni prive di una sala operativa in comune. Sono dettagli che descrivono più un insieme di eserciti sovrapposti che una forza unitaria, e rendono poco credibile l’idea di una marcia fino a Sanaa. RIAD E IL FRONTE REGIONALE Per capire perché Riad rilanci proprio ora bisogna guardare fuori dallo Yemen. Lo stesso articolo ricorda che il gasdotto est-ovest saudita, da cui passa fino al quattro per cento dell’offerta mondiale di petrolio, è stato messo fuori uso da droni partiti dall’Iraq, come ha confermato il ministero degli Esteri del regno, e che secondo l’agenzia AP, citando funzionari sauditi e iracheni, emissari houthi avrebbero lavorato in una sala operativa gestita da milizie irachene. Nelle stesse settimane è saltato l’incontro in Oman con l’Iran sul transito nello stretto di Hormuz, dopo le obiezioni di Riad al linguaggio del testo. L’Arabia Saudita si ritrova così con due passaggi marittimi in bilico, il Mar Rosso, dove le sue navi sono diventate un bersaglio dichiarato degli Houthi, e Hormuz, dove la trattativa con Teheran si è arenata, e lo Yemen diventa il terreno su cui si può almeno tentare di mostrare forza. Il quadro è quello di una guerra regionale riaccesa dal conflitto con l’Iran, che la tregua del 2022 aveva privato per qualche anno del carattere di scontro aperto, e che ora torna a servirsi del territorio yemenita come teatro. Definire gli Houthi un semplice proxy di Teheran, come fa il segretario di Stato Marco Rubio, spiega poco, perché il movimento nasce negli anni Novanta come reazione zaidita al proselitismo wahhabita finanziato da Riad nelle montagne del nord, e la sua ostilità verso i sauditi precede il sostegno iraniano. ALLEATI MENO DISPONIBILI DEL PREVISTO Gli alleati su cui Riad conta sono meno disponibili di quanto si pensi. Circa duecento militari americani si trovano in Arabia con compiti di intelligence e di individuazione degli obiettivi, e alla domanda se Washington colpirà gli Houthi per conto dei sauditi Donald Trump ha risposto in sostanza di no, sostenendo che il movimento gli ha fatto sapere di non volere uno scontro. Il patto di difesa firmato ad agosto alla Mecca con Turchia e Pakistan è rimasto per settimane sulla carta, e un funzionario turco ha spiegato al Middle East Eye, riferisce ancora Responsible Statecraft, che ratifiche e meccanismi di interoperabilità richiederanno anni. Lunedì i ministri dei tre paesi, riuniti a Riad, hanno deciso di attivare misure di deterrenza e di far affluire rapidamente forze in territorio saudita, un passo concreto ma pensato per difendere il regno dai missili e dai droni, e non per riprendere la capitale yemenita. UNDICI ANNI DI GUERRA SENZA UNA VITTORIA Qui sta la questione di fondo, che le cronache di questi giorni tendono a coprire. Gli Houthi non sono stati indeboliti dalle campagne che negli anni hanno cercato di piegarli, né dagli attacchi israeliani che hanno ucciso il loro primo ministro e il capo di stato maggiore, né dall’operazione americana Rough Rider, due mesi di bombardamenti costati circa un miliardo di dollari. Dopo undici anni di intervento saudita la pressione militare ha prodotto un movimento più sicuro di sé, che ha reso pubbliche le proprie condizioni, ossia oltre cinquantasette miliardi di dollari di compensazioni, la fine di quello che definisce un blocco di porti e aeroporti e una quota dei proventi di petrolio e gas. Sono richieste pesanti e discutibili, ma indicano dove prima o poi finirà la partita. La lettura di una coalizione al collasso, d’altra parte, è a sua volta parziale. Le stesse fonti registrano avanzate governative a nordovest di Marib e a Taiz, e il Sana’a Center osserva che gli Houthi hanno finora evitato un assalto diretto ai quartieri urbani di Taiz, dove la popolazione è numerosa e l’ostilità verso il movimento è forte. È ragionevole supporre, e lo dico come ipotesi, che l’offensiva serva anche a migliorare la posizione di Riad prima di un tavolo che nessuno può evitare. IL PREZZO PAGATO DAI CIVILI A pagare, come sempre, sono i civili, e da tutte le parti. Human Rights Watch ha analizzato le immagini satellitari dei raid del 13 luglio sull’aeroporto di Sanaa, compiuti dalle forze governative in coalizione con l’Arabia Saudita, i primi della coalizione contro gli Houthi dalla tregua del 2022, e ha rilevato che almeno tre munizioni hanno colpito l’unica pista funzionante di quello che è l’unico scalo internazionale delle zone sotto controllo houthi, porta d’ingresso per il personale e per gli aiuti umanitari. Gli Houthi, dal canto loro, colpiscono aeroporti sauditi, e fra gli episodi più recenti figurano Jazan e Najran, con tre feriti secondo l’autorità saudita dell’aviazione civile, mentre la stessa organizzazione aveva già giudicato probabili crimini di guerra gli attacchi houthi agli scali sauditi tra il 2014 e il 2022. Un centro yemenita per i diritti umani denuncia ora il bombardamento houthi di quartieri residenziali a Taiz, con un ospedale di maternità colpito nella zona rurale, mentre su Sanaa cadono nuovi raid, fra cui uno su una fabbrica che l’emittente houthi Al Masirah attribuisce all’Arabia Saudita. Decine di migliaia di persone hanno già lasciato le proprie case. Una battaglia per la capitale, nel nordovest dove vive la maggior parte degli yemeniti, significherebbe portare la guerra dentro la parte più popolata del paese. L’ITALIA DENTRO IL CONFLITTO In questo scenario l’Italia non è spettatrice. Dalla seconda metà di marzo l’Aeronautica militare ha schierato in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein un dispositivo di circa quattrocento uomini, secondo il sito della Difesa ripreso da Analisi Difesa, che con la componente dell’Esercito porta il contingente a circa settecento militari, secondo Open, con base principale a Taif, a settanta chilometri dalla Mecca, come ricorda l’AGI. La Difesa lo presenta come supporto ai paesi partner colpiti dagli attacchi iraniani, e dunque come difesa da droni e missili, e ad agosto, ricorda Analisi Difesa, non risultavano minacce dirette all’Italia da parte delle milizie yemenite. Il 18 settembre, tuttavia, un Eurofighter italiano è stato colpito nell’attacco alla base di Taif, e il ministro Crosetto ha assicurato che nessun militare è rimasto coinvolto. Un funzionario del governo di Sanaa ha dichiarato all’ANSA che gli Houthi non sono in guerra con l’Italia, ma ha chiesto che cosa facciano aerei italiani in Arabia a sostegno della guerra di Riad. La domanda, riportata da Open, è anche politica. Il dispiegamento è partito dopo una risoluzione di maggioranza approvata a marzo, è stato ufficializzato sul sito della Difesa solo tra fine luglio e inizio agosto, con tre mesi e mezzo di ritardo, secondo Il Fatto Quotidiano, e una modifica al decreto Missioni consente oggi, ricorda ancora Open, trasferimenti in Arabia Saudita senza nuovo passaggio parlamentare purché il numero complessivo resti invariato. Il Movimento 5 Stelle dice di aver chiesto un’informativa urgente fin da luglio. LA STRADA RESTA QUELLA DELLA TRATTATIVA Da questi fatti ricavo una posizione. Un’offensiva su Sanaa difficilmente porterà alla sconfitta del movimento, e se anche ci riuscisse avrebbe un costo umano che nessun obiettivo militare giustifica. La sola strada che undici anni di guerra hanno lasciato aperta è un cessate il fuoco seguito da una trattativa vera, che metta sul tavolo porti e aeroporti e le responsabilità delle violazioni commesse da entrambe le parti. L’Italia dovrebbe sostenere questa strada con ciò che è in suo potere, e anzitutto chiarire in Parlamento natura, durata e limiti di una missione che tiene soldati italiani a settanta chilometri dalla Mecca mentre il conflitto intorno a loro si allarga. Finché questo dibattito non avviene, l’Italia resta dentro una guerra di cui il Parlamento ha discusso troppo poco. Fonti * Al Jazeera, 5 ottobre 2026 – offensiva governativa e attacchi agli aeroporti sauditi * The National, 5 ottobre 2026 – offensiva contro gli Houthi e impiego di 100 jet * ABC17 / CNN, 4 ottobre 2026 – annunciata la grande offensiva del governo yemenita * Responsible Statecraft, 17 settembre 2026 – Elfadil Ibrahim, analisi della strategia saudita Per questa fonte non ho ancora trovato con certezza l’articolo esatto con quel riferimento, quindi preferisco non darti un link sbagliato. * Human Rights Watch, 28 luglio 2026 – Strikes Endangering Civilians in Yemen and Saudi Arabia * Sana’a Center, 2 ottobre 2026 – The Battle for Taiz and the Struggle for Yemen Francesco Russo
October 7, 2026
Pressenza
Il “Patto della Mecca” attivato: Ankara e Islamabad a difesa di Riyad
A due mesi dalla sua firma, il Patto della Mecca è ufficialmente operativo. L’alleanza militare trilaterale tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan ha visto, lunedì 6 ottobre, il suo primo banco di prova a Riyad, con la convocazione di una riunione straordinaria del comitato congiunto di difesa e politica estera. […] L'articolo Il “Patto della Mecca” attivato: Ankara e Islamabad a difesa di Riyad su Contropiano.
October 7, 2026
Contropiano
Armi italiane all’Arabia Saudita e il porto di Piombino. La denuncia dei portuali dell’Usb
Abbiamo riempito l’Arabia Saudita di armi. E oggi ci chiediamo perché la guerra arrivi fin dentro i nostri confini. Da circa un anno i carichi di armi, mezzi militari ed esplosivi movimentati attraverso il porto di Piombino sono aumentati in maniera significativa. Quello che per molto tempo è apparso come […] L'articolo Armi italiane all’Arabia Saudita e il porto di Piombino. La denuncia dei portuali dell’Usb su Contropiano.
September 24, 2026
Contropiano
Ultimatum agli yemeniti. Ma gli attacchi alle navi sono cessati da tempo
L’Occidente collettivo sta alzando i toni anche quando non dovrebbe, in particolare sulla situazione nello Yemen. “Gli Houthi nello Yemen devono cessare immediatamente tutte le loro azioni militari, minacce e attacchi contro il trasporto marittimo”. Questo è il tono di un comunicato dei ministri degli Esteri del G7 diffuso a […] L'articolo Ultimatum agli yemeniti. Ma gli attacchi alle navi sono cessati da tempo su Contropiano.
September 22, 2026
Contropiano
Riad brucia, la guerra in Medio Oriente a rischio dell’ennesima escalation
«A causa delle tensioni in Medio Oriente, la situazione della sicurezza rimane complessa con la possibilità di un’escalation non prevedibile». Recita così un messaggio di allerta diffuso sabato dal Dipartimento di Stato Usa, e rilanciato dalle ambasciate in Israele, in Arabia Saudita e altre sedi diplomatiche della regione. Nella nota si fa riferimento agli attacchi del gruppo yemenita Ansar Allah contro l’Arabia Saudita, compresi gli aeroporti civili, e avverte che «questo conflitto potrebbe avere una rapida escalation». Il giorno successivo, Donald Trump ha dichiarato di trovarsi in una “fase decisionale” e che sarebbero accadute presto “cose molto importanti” nella guerra tra Usa e Iran. “Le opzioni sono: spazzare via l’Iran, lasciarlo a marcire dal punto di vista economico oppure raggiungere un accordo”, come ha dichiarato a Fox News il presidente USA. Secondo la stessa emittente, il tycoon ha affermato ‘la mia domanda è se e quando farò saltare in aria l’intera nazione?’ e ha poi aggiunto una minaccia agli Ayatollah: “è meglio che si comportino bene”. Trump si è comunque anche detto disponibile a un incontro con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, dopo che Teheran nei giorni scorsi ha inviato le sue richieste per arrivare alla pace ai mediatori qatarioti. Abbiamo chiesto a Marco Magnano, giornalista esperto dell’area, di commentare la possibilità di un’ulteriore escalation militare nella regione e di approfondire i vari fronti della guerra, con un focus particolare su Arabia Saudita, Yemen e Siria.
September 21, 2026
Radio Blackout - Info
Crosetto alla guerra contro gli Houthi
La guerra è un rasoio, ricordiamo spesso. E ogni sciocchezza verbale inventata per occultare la realtà viene in un attimo fatta in mille pezzi alla prova dei fatti. La guerra riscoppiata tra Arabia Saudita e milizie AnsarAllah – sbrigativamente chiamate “gli Houthi”, dal nome del loro fondatore – ha portato […] L'articolo Crosetto alla guerra contro gli Houthi su Contropiano.
September 20, 2026
Contropiano
GUERRA: MARCO GRIMALDI (AVS), 400 MILITARI ITALIANI IN BASE SAUDITA A SOSTEGNO “DEGLI INTERESSI NAZIONALI”
“400 militari italiani schierati nella base saudita di King Fahd a pochi km dalla Mecca, dove da metà marzo è schierata in gran segreto la Task Force Arabia”. Lo denuncia il vicepresidente di AVS alla Camera Marco Grimaldi. In pratica l’Italia fa da scudo a raffinerie e depositi sauditi contro droni e missili di Iran e Houthi. Lo dice lo stesso sito della Difesa: ‘concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo e alla protezione degli interessi nazionali’. Tradotto: petrolio. Mentre la base di King Fahd ospita gli stormi sauditi che bombardano lo Yemen. Non si tratta di una missione autorizzata. La delibera missioni approvata il 28 agosto prevede Iraq, Emirati, Kuwait, Bahrein e Qatar. L’Arabia Saudita non c’è. La Task Force Air Arabia non è neppure citata. “Avevamo denunciato il trucco dell’interoperabilità tra missioni nell’ottobre 2024, ma qui siamo oltre- sostiene Grimaldi – è un’operazione nuova, in un Paese non autorizzato, in piena escalation Usa-Israele contro l’Iran e mentre Riad prepara l’offensiva contro gli Houthi”. E mentre questo accade, Aviano diventa hub di guerra. Come abbiamo segnalato il 10 settembre, sarebbero atterrati dalla Prince Sultan Air Base saudita – dove ci sono Patriot e THAAD – un C-17 Globemaster RCH337 da Ramstein sulla rotta dei carichi bellici, del 105° Airlift Wing specializzato in sistemi antimissile, un 747 Atlas CMB553 per trasporto truppe con manovra inconsueta dal lato nord, e un C-130 RCH729 per trasporti speciali. Dopo i due turni di F-16 del 31° Stormo nel Golfo da febbraio ad agosto e il rientro di 12 F-16 dalla Giordania, è l’ennesima prova del ruolo centrale di Aviano. “Meloni e Crosetto vengano subito in Aula a dire con quale base giuridica, con quali regole di ingaggio e quanto costa tenere i nostri militari a fare da guardia armata alle petromonarchie”. Marco Grimaldi ai nostri microfoni Ascolta o scarica 
September 15, 2026
Radio Onda d`Urto
Militari italiani “sotto tiro” anche in Arabia Saudita
Come avevamo denunciato qualche settimana fa, il paese ha scoperto che dentro la guerra in corso in Medio Oriente sono coinvolti anche alcune centinaia di militari italiani inviati là con un inghippo infilato nel decreto relativo alle missioni militari all’estero. Quelli di stanza in Kuwait a luglio sono già finiti […] L'articolo Militari italiani “sotto tiro” anche in Arabia Saudita su Contropiano.
September 15, 2026
Contropiano
COINVOLGIMENTO ITALIANO NELLA GUERRA DEL GOLFO. “AD AVIANO ARRIVATI BOEING PER IL TRASPORTO DI TRUPPE DALL’ARABIA SAUDITA”, LA DENUNCIA DEL DEPUTATO DI AVS GRIMALDI
Coinvolgimento italiano nella guerra del Golfo. E’ il deputato di Avs, Marco Grimaldi, a denunciarlo questa mattina ai microfoni di Radio Onda d’Urto: “sarebbero in corso nelle ultime ore nuovi movimenti dal Golfo verso la base di Aviano” in Friuli Venezia-Giulia. Secondo quanto appreso, provenienti dalla base militare in Arabia Saudita sarebbero atterrati in Italia “un cargo Boeing C-17 Globemaster (volo RCH337) partito da Ramstein lungo la rotta solitamente usata per carichi bellici, e un Boeing 747-47 UF Atlas (volo CMB553) per trasporto truppe“. Denuncia Grimaldi di Avs . “Il 747 avrebbe trasportato personale militare in ricambio per le operazioni in Medio Oriente, effettuando un atterraggio dal lato nord della base con manovra inconsueta”. Se confermato, ricorda Grimaldi, “si tratterebbe dell’ennesima prova del ruolo centrale di Aviano nello scacchiere mediorientale”. “Chiediamo al Governo se corrisponda al vero quanto segnalato, quali materiali e personale starebbero transitando da Aviano e con quale autorizzazione parlamentare”. Il commento di Marco Grimaldi, deputato di AVS, a Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica.
September 10, 2026
Radio Onda d`Urto