Comunicato CIP TAGARELLI“Sanità … di classe
Notte tra il 6 e il 7 dicembre, ospedale S.Raffaele di Milano (Gruppo San Donato
– sanità privata convenzionata, quindi sovvenzionata dallo Stato – che nel 2024
ha dichiarato utili per 323 milioni di euro).
Nei reparti di “medicina ad alta intensità e cure intensive” (cioè reparti
delicatissimi), oltre che nell’area “admission room” (l’accesso ai ricoveri),
succede un vero caos: a causa delle precedenti dimissioni in blocco di 17
infermieri esperti che lavoravano in quei reparti, l’assistenza è affidata ai
dipendenti di una cooperativa esterna che, però, non hanno evidentemente alcuna
conoscenza nel campo. Alcuni non sanno leggere le cartelle, somministrano ai
pazienti dosi dieci volte più forti dei medicinali previsti, non sanno eseguire
semplici manovre. Vengono bloccati gli accessi e i pazienti trasferiti in altri
reparti. Il resto lo potete leggere sui giornali di quei giorni.
Due considerazioni.
1. Il particolare “interessante”, tirato via in una riga su qualche giornale, è
che i pazienti ricoverati in quei reparti sono “non solventi” ed è nei reparti
di non solventi che vengono utilizzati infermieri provenienti dalle cooperative.
Siccome le parole hanno un significato ben preciso, facciamo chiarezza: quei
pazienti messi a rischio sono sì assistiti a carico del Servizio Sanitario
Nazionale ma questo viene finanziato dalle tasse che tutti i lavoratori pagano
dalla sua istituzione, direttamente in busta paga quando ce l’hanno, compreso
quando vanno in pensione. Altro che “non solventi”.
2. Pochi giorni prima era stato firmato il contratto collettivo degli
infermieri, ma il San Raffaele si è rifiutato di applicarlo ai propri infermieri
(con una differenza in meno sullo stipendio di 3/400 euro). Risultato: le 17
dimissioni dei dipendenti e il richiamo in servizio del personale interno per
rimediare alla situazione di emergenza e ripristinare le condizioni minime di
sicurezza, a caro prezzo – 600 euro per il turno di giorno e fino a 1.000 per il
turno di notte (allora i soldi ci sono…le ASL hanno speso complessivamente 8,7
milioni per gli infermieri a “gettone” nel 2024).
Naturalmente, dopo lo scandalo finito sui quotidiani, la Regione Lombardia,
l’ATS ecc. ecc. hanno aperto un’inchiesta, il direttore generale del San
Raffaele si è dimesso, Guido Bertolaso (assessore al Welfare della Regione
Lombardia) ribadisce comunque il ruolo dell’ospedale “Il San Raffaele è per noi
una risorsa fondamentale, un vero fiore all’occhiello della sanità italiana,
riconosciuto tra i migliori 100 ospedali al mondo. Ci teniamo che continui a
operare con gli standard di eccellenza che lo hanno sempre contraddistinto”. Ma,
a quanto pare, solo per i pazienti che pagano direttamente…
Sentiamo cosa pensa invece il presidente del sindacato Nursing Up, che raccoglie
25.000 operatori sanitari: “se i fatti fossero confermati non saremmo davanti a
un incidente temporaneo ma alla nefasta conseguenza di scelte fallimentari e
scellerate che mortificano la professione infermieristica e mettono a rischio la
sicurezza dei pazienti”.
Il ricorso alle cooperative – in qualsiasi settore, l’abbiamo capito tutti – è
vantaggioso per un elemento: i bassi costi e zero diritti della mano d’opera che
ci lavora, siano gli operai edili (che poi cadono dai tetti) agli infermieri
(che non hanno la più pallida idea di cosa devono fare); ciò che conta è il
profitto dei padroni. Profitto fatto sulla salute e sulla vita dei proletari che
non possono pagarsi direttamente le cure … e perché dovrebbero farlo, visto che
le pagano già con le tasse ed i ticket?
Tutto ciò che il profitto dei padroni tocca è marcio. Ultimo esempio? Arrestato
a Roma due giorni fa il primario di Nefrologia dell’ospedale Sant’Eugenio per
aver intascato una mazzetta da un imprenditore nel qadro di “un meccanismo
oliato che andava avanti da anni. Un sistema di smistamento dei pazienti
dializzati con regole precise” scrive il giudice per le indagini preliminari.
Nota: l’Ospedale è presidio pubblico; mediamente un primario ha uno stipendio
medio netto tra i 4.500 e i 7.000 euro al mese.
Altro che valori occidentali. E’ invece un obbigo morale ricordare che, a
qualche migliaio di chilometri da noi, in quella terra di Palestina massacrata
dallo stato nazi-sionista di Israele ma non domata, 1.580 fra medici e
infermieri sono stati ammazzati dalle bombe e dalle pallottole dei cecchini
israeliani perché facevano il loro mestiere: curare feriti e ammalati nei loro
ospedali bombardati e devastati. Un centinaio di loro sono invece “spariti”
nelle galere nazi-sioniste.
La salute non è una merce, non si compra e non si vende. E se non la difendiamo
noi, la salute pubblica, diventeremo sempre più non “pazienti” ma limoni da
spremere finchè abbiamo un po’ di soldi. Poi … il poi potete immaginarlo da
soli, se ancora non lo avete provato”
CIP TAGARELLI
L'articolo Comunicato CIP TAGARELLI proviene da S.I. Cobas - Sindacato
intercategoriale.