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Tre storie dall’Afghanistan, cinque anni dopo.
Sono passati cinque anni da quando gli americani e i loro alleati, dopo vent’anni di occupazione, a seguito di mesi di scontri, si sono ritirati dall’Afghanistan, lasciando il potere in mano ai talebani. Da agosto 2021 le famiglie faticano a … Leggi tutto L'articolo Tre storie dall’Afghanistan, cinque anni dopo. sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Puntata del 09/06/2026@0
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio Amoroso della CUB trasporti nazionale, sull’incontro che si terrà a Bruxelles il 23/06/26 su salari e povertà in Italia. È una vera e propria emergenza: lavoro povero e pensioni da miseria sono sulla bocca di tutti ma nessuno ha intenzione di affrontare e risolvere. Con l’aiuto del nostro ospite abbiamo analizzato i temi che si affronteranno: 1- Come mai pensione e salario sono fermi al palo da anni? 2- serve una legge su salario minimo 3- del reclamo al comitato dei diritti sociali d’Europa 4- la vertenza salariale non si può più rimandare 5- lo scippo sul diritto allo sciopero in corso da anni 6- una auspicabile unione del sindacalismo di base per difendere lavoratori, pensionati e masse popolari Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello dei fenomeni paraschiavisti attivi nel nostro paese, a seguito delle ultime notizie di cronaca che hanno portato nuovamente alla ribalta del dibattito pubblico queste dinamiche. Con l’aiuto di Valeria, Ispettrice del lavoro del sindacato USB, siamo andati alle radici della questione, tracciando un quadro che descrive lo sfruttamento intensivo e l’intenzione delle istituzioni a favorire questi processi, piuttosto che ad arginarli. Un’ ulteriore aspetto su cui ci siamo concentrati è come i mezzi di informazione trattano questi temi, ovvero in una maniera profondamente razzista che cerca di individuare nell’aguzzino straniero il caprio espiatorio, coprendo ogni volta le responsabilità di quelle figure italiane che dovrebbero proprio garantire la legalità dei processi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello dello sciopero generale della cultura lanciato per il 12 giugno: “Un anno fa abbiamo pubblicato un appello per uno sciopero generale della cultura. Da allora abbiamo avviato un percorso con associazioni, realtà e sindacati per condividere rivendicazioni e costruire insieme uno sciopero che non ha precedenti. Adesso, finalmente, ci siamo! Il 12 giugno avremo finalmente la possibilità di scioperare e scendere in piazza per manifestare la nostra contrarietà a un sistema culturale basato su sfruttamento, lavoro povero, precarietà e disinvestimenti. In più di dieci anni di vita, la nostra associazione ha raccolto tante testimonianze di lavoratori e lavoratrici da ogni parte d’Italia, con le più disparate forme contrattuali e operanti nei più diversi ambiti del settore. Tutte diverse ma tutte accomunate dalla voglia di denunciare e provare a cambiare condizioni lavorative indegne. Abbiamo sostenuto vertenze, manifestazioni, seguito cambi di appalto, fatto informazione e ricordato, ogni volta che ne abbiamo avuto la possibilità, quali sono i nostri diritti. In tanti contesti lavorativi abbiamo assistito a cambiamenti positivi, per altri la strada da fare è ancora lunga. Non possiamo trasformare il settore culturale in un giorno e da soli, ma abbiamo bisogno della solidarietà, dell’impegno e della partecipazione di tutte e tutti. Per questo vi invitiamo ad aderire allo sciopero generale della cultura proclamato dai sindacati FP CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS lavoro privato, CLAP e USI cts per il 12 giugno! Scioperare insieme ad altre migliaia di persone significa condividere le stesse lotte, riscoprire e rivendicare i propri diritti, non sentirsi soli in un settore lavorativo che ha fatto della frammentazione e dell’isolamento uno strumento di controllo. Rompiamo la retorica della bellezza e della passione per denunciare in modo deciso le condizioni di chi quel patrimonio lo tutela e valorizza ogni giorno con professionalità e competenze spesso non riconosciute. Non rimaniamo zitti davanti a chi ci fa credere che vada tutto bene e chiediamo fermamente riconoscimento, salari e contratti adeguati, stabilità, rispetto dei diritti e stop al volontariato sostitutivo e alle partite iva coatte! Impediamo che l’economia di guerra disincentivi ulteriormente gli investimenti nella cultura, vittima di continui tagli, becera propaganda e art washing. Lo sciopero durerà solo un giorno, ma l’ondata di cambiamento che saremo capaci di sollevare potrà durare ancora a lungo. Le nostre rivendicazioni sono chiare. Non ci resta che scioperare. Per la dignità, contro ogni sfruttamento. Continuate a seguirci per rimanere aggiornati/e e se avete qualche domanda scrivici a miriconosci.beniculturali@gmail.com” Buon ascolto
Puntata del 09/06/2026@1
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio Amoroso della CUB trasporti nazionale, sull’incontro che si terrà a Bruxelles il 23/06/26 su salari e povertà in Italia. È una vera e propria emergenza: lavoro povero e pensioni da miseria sono sulla bocca di tutti ma nessuno ha intenzione di affrontare e risolvere. Con l’aiuto del nostro ospite abbiamo analizzato i temi che si affronteranno: 1- Come mai pensione e salario sono fermi al palo da anni? 2- serve una legge su salario minimo 3- del reclamo al comitato dei diritti sociali d’Europa 4- la vertenza salariale non si può più rimandare 5- lo scippo sul diritto allo sciopero in corso da anni 6- una auspicabile unione del sindacalismo di base per difendere lavoratori, pensionati e masse popolari Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello dei fenomeni paraschiavisti attivi nel nostro paese, a seguito delle ultime notizie di cronaca che hanno portato nuovamente alla ribalta del dibattito pubblico queste dinamiche. Con l’aiuto di Valeria, Ispettrice del lavoro del sindacato USB, siamo andati alle radici della questione, tracciando un quadro che descrive lo sfruttamento intensivo e l’intenzione delle istituzioni a favorire questi processi, piuttosto che ad arginarli. Un’ ulteriore aspetto su cui ci siamo concentrati è come i mezzi di informazione trattano questi temi, ovvero in una maniera profondamente razzista che cerca di individuare nell’aguzzino straniero il caprio espiatorio, coprendo ogni volta le responsabilità di quelle figure italiane che dovrebbero proprio garantire la legalità dei processi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello dello sciopero generale della cultura lanciato per il 12 giugno: “Un anno fa abbiamo pubblicato un appello per uno sciopero generale della cultura. Da allora abbiamo avviato un percorso con associazioni, realtà e sindacati per condividere rivendicazioni e costruire insieme uno sciopero che non ha precedenti. Adesso, finalmente, ci siamo! Il 12 giugno avremo finalmente la possibilità di scioperare e scendere in piazza per manifestare la nostra contrarietà a un sistema culturale basato su sfruttamento, lavoro povero, precarietà e disinvestimenti. In più di dieci anni di vita, la nostra associazione ha raccolto tante testimonianze di lavoratori e lavoratrici da ogni parte d’Italia, con le più disparate forme contrattuali e operanti nei più diversi ambiti del settore. Tutte diverse ma tutte accomunate dalla voglia di denunciare e provare a cambiare condizioni lavorative indegne. Abbiamo sostenuto vertenze, manifestazioni, seguito cambi di appalto, fatto informazione e ricordato, ogni volta che ne abbiamo avuto la possibilità, quali sono i nostri diritti. In tanti contesti lavorativi abbiamo assistito a cambiamenti positivi, per altri la strada da fare è ancora lunga. Non possiamo trasformare il settore culturale in un giorno e da soli, ma abbiamo bisogno della solidarietà, dell’impegno e della partecipazione di tutte e tutti. Per questo vi invitiamo ad aderire allo sciopero generale della cultura proclamato dai sindacati FP CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS lavoro privato, CLAP e USI cts per il 12 giugno! Scioperare insieme ad altre migliaia di persone significa condividere le stesse lotte, riscoprire e rivendicare i propri diritti, non sentirsi soli in un settore lavorativo che ha fatto della frammentazione e dell’isolamento uno strumento di controllo. Rompiamo la retorica della bellezza e della passione per denunciare in modo deciso le condizioni di chi quel patrimonio lo tutela e valorizza ogni giorno con professionalità e competenze spesso non riconosciute. Non rimaniamo zitti davanti a chi ci fa credere che vada tutto bene e chiediamo fermamente riconoscimento, salari e contratti adeguati, stabilità, rispetto dei diritti e stop al volontariato sostitutivo e alle partite iva coatte! Impediamo che l’economia di guerra disincentivi ulteriormente gli investimenti nella cultura, vittima di continui tagli, becera propaganda e art washing. Lo sciopero durerà solo un giorno, ma l’ondata di cambiamento che saremo capaci di sollevare potrà durare ancora a lungo. Le nostre rivendicazioni sono chiare. Non ci resta che scioperare. Per la dignità, contro ogni sfruttamento. Continuate a seguirci per rimanere aggiornati/e e se avete qualche domanda scrivici a miriconosci.beniculturali@gmail.com” Buon ascolto
Puntata del 09/06/2026@2
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio Amoroso della CUB trasporti nazionale, sull’incontro che si terrà a Bruxelles il 23/06/26 su salari e povertà in Italia. È una vera e propria emergenza: lavoro povero e pensioni da miseria sono sulla bocca di tutti ma nessuno ha intenzione di affrontare e risolvere. Con l’aiuto del nostro ospite abbiamo analizzato i temi che si affronteranno: 1- Come mai pensione e salario sono fermi al palo da anni? 2- serve una legge su salario minimo 3- del reclamo al comitato dei diritti sociali d’Europa 4- la vertenza salariale non si può più rimandare 5- lo scippo sul diritto allo sciopero in corso da anni 6- una auspicabile unione del sindacalismo di base per difendere lavoratori, pensionati e masse popolari Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello dei fenomeni paraschiavisti attivi nel nostro paese, a seguito delle ultime notizie di cronaca che hanno portato nuovamente alla ribalta del dibattito pubblico queste dinamiche. Con l’aiuto di Valeria, Ispettrice del lavoro del sindacato USB, siamo andati alle radici della questione, tracciando un quadro che descrive lo sfruttamento intensivo e l’intenzione delle istituzioni a favorire questi processi, piuttosto che ad arginarli. Un’ ulteriore aspetto su cui ci siamo concentrati è come i mezzi di informazione trattano questi temi, ovvero in una maniera profondamente razzista che cerca di individuare nell’aguzzino straniero il caprio espiatorio, coprendo ogni volta le responsabilità di quelle figure italiane che dovrebbero proprio garantire la legalità dei processi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello dello sciopero generale della cultura lanciato per il 12 giugno: “Un anno fa abbiamo pubblicato un appello per uno sciopero generale della cultura. Da allora abbiamo avviato un percorso con associazioni, realtà e sindacati per condividere rivendicazioni e costruire insieme uno sciopero che non ha precedenti. Adesso, finalmente, ci siamo! Il 12 giugno avremo finalmente la possibilità di scioperare e scendere in piazza per manifestare la nostra contrarietà a un sistema culturale basato su sfruttamento, lavoro povero, precarietà e disinvestimenti. In più di dieci anni di vita, la nostra associazione ha raccolto tante testimonianze di lavoratori e lavoratrici da ogni parte d’Italia, con le più disparate forme contrattuali e operanti nei più diversi ambiti del settore. Tutte diverse ma tutte accomunate dalla voglia di denunciare e provare a cambiare condizioni lavorative indegne. Abbiamo sostenuto vertenze, manifestazioni, seguito cambi di appalto, fatto informazione e ricordato, ogni volta che ne abbiamo avuto la possibilità, quali sono i nostri diritti. In tanti contesti lavorativi abbiamo assistito a cambiamenti positivi, per altri la strada da fare è ancora lunga. Non possiamo trasformare il settore culturale in un giorno e da soli, ma abbiamo bisogno della solidarietà, dell’impegno e della partecipazione di tutte e tutti. Per questo vi invitiamo ad aderire allo sciopero generale della cultura proclamato dai sindacati FP CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS lavoro privato, CLAP e USI cts per il 12 giugno! Scioperare insieme ad altre migliaia di persone significa condividere le stesse lotte, riscoprire e rivendicare i propri diritti, non sentirsi soli in un settore lavorativo che ha fatto della frammentazione e dell’isolamento uno strumento di controllo. Rompiamo la retorica della bellezza e della passione per denunciare in modo deciso le condizioni di chi quel patrimonio lo tutela e valorizza ogni giorno con professionalità e competenze spesso non riconosciute. Non rimaniamo zitti davanti a chi ci fa credere che vada tutto bene e chiediamo fermamente riconoscimento, salari e contratti adeguati, stabilità, rispetto dei diritti e stop al volontariato sostitutivo e alle partite iva coatte! Impediamo che l’economia di guerra disincentivi ulteriormente gli investimenti nella cultura, vittima di continui tagli, becera propaganda e art washing. Lo sciopero durerà solo un giorno, ma l’ondata di cambiamento che saremo capaci di sollevare potrà durare ancora a lungo. Le nostre rivendicazioni sono chiare. Non ci resta che scioperare. Per la dignità, contro ogni sfruttamento. Continuate a seguirci per rimanere aggiornati/e e se avete qualche domanda scrivici a miriconosci.beniculturali@gmail.com” Buon ascolto
Domenica 21: Ror a Bruxelles in diretta e in dialogo con le lotte della città
Greve è la trasmissione di Radio Onda Rossa basata a Bruxelles che elabora una cartografia delle lotte sociali e del dissenso della "capitale" d'Europa, le voci sono della diapora italiana tra tante altre diaspore. Questa domenica Greve organizza a Bruxelles, anche con la partecipazione di compagne e compagni della redazione romana di Ror ,"Babelutte": un dialogo tra compagn e lotte per creare confronti e reti di resistenza e solidarietà: laboratori di pratiche di informazione e storie dal basso, pratiche di resistenza, cybersicurezza di base, come riappropiarsi del folklore, innovazioni dal basso su come fare radi, uno panorama belga della sinistra rivoluzionaria. La giornata inizierà con una diretta sugli 87.9 in Fm e in Dab e streaming dalle 11 alle 13: rassegna dei giornali del Belgio e panoramica sulla situazione politica.
June 19, 2026
Radio Onda Rossa
Brel – Anne Teresa De Keersmaeker, Solal Mariotte
susanna sinigaglia Brel Anne Teresa De Keersmaeker, Solal Mariotte   Per un strana coincidenza, Milano ha ospitato negli stessi giorni, a fine maggio, due grandi artiste della scena internazionale: Laurie Anderson (vedi recensione su “La Bottega del Barbieri” del 10 giugno) e Anne Teresa de Keersmaeker, la famosa coreografa-danzatrice belga fondatrice della compagnia di danza Rosas e autrice dell’altrettanto famosa
BELGIO: SCUOLE FRANCOFONE IN RIVOLTA CONTRO I TAGLI. INTERVISTA A UN’INSEGNATE DI BRUXELLES
Migliaia di manifestanti, tra cui studenti, insegnanti, genitori e attivisti sono da mesi in piazza a Bruxelles per protestare contro la riforma scolastica degli istituti francofoni del Belgio, i tagli alla scuola e per denunciare le continue violenze di polizia durante le manifestazioni. Il 5 giugno, dopo una maratona durata oltre 14 ore, il Parlamento della federazione francofona Vallonia-Bruxelles ha approvato in via definitiva il piano di tagli messo in capo dal governo di destra guidato da Movimento Riformatore e Les Engagés. Fuori dal Parlamento francofono sono scoppiate nuove proteste, proseguite nei pressi della stazione centrale di Bruxelles. Il giorno prima, il 4 giugno, una manifestazione composta da oltre 5mila persone tra insegnanti e studenti aveva occupato l’area tra rue des Colonies e rue Royale, chiedendo il ritiro della riforma e denunciando il governo di scaricare sul sistema scolastico il peso delle politiche di tagli alla spesa pubblica. Decine gli arresti nelle giornate del 4 e 5 giugno, gran parte dei quali giovanissimi. La mobilitazione – partita a marzo dal collettivo ‘Mars Attack!’ e da altre organizzazioni studentesche – è sostenuta dai sindacati del settore, che hanno proclamato uno sciopero in concomitanza con il dibattito parlamentare. Le autorità hanno risposto unicamente con un massiccio dispositivo di sicurezza. Agenti in tenuta antisommossa e numerosi mezzi della polizia continuano a militarizzare il quartiere attorno al Parlamento. Una nuova manifestazione si è svolta lunedì 8 giugno dove gli insegnanti, indossando giubbotti gialli, hanno formato una catena umana davanti al corteo per proteggere i partecipanti più giovani dalla polizia, che ha fatto ampio uso di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua in Rue Saint Jean per disperdere il corteo. Pericolose le parole del ministro della Difesa Theo Francken, che si è espresso a favore dell’invio dei giovani manifestanti “indisciplinati” in un campo di addestramento militare. Su Radio Onda d’Urto la testimonianza di Celia, insegnante di Bruxelles.  Ascolta o scarica.
June 10, 2026
Radio Onda d`Urto
La Tratta di Stato delle donne nere e migranti tra Tunisia e Libia
«Que les aventuriers soient traités comme des humains, avec douceur et amour. Vous avez le pouvoir de le faire» «Che gli avventurieri siano trattati come esseri umani, con dolcezza e con amore. Voi avete il potere di farlo» 1 È con questa richiesta – diretta e disarmante – che inizia il racconto di ciò che è emerso il 22 aprile 2026 al Parlamento europeo di Bruxelles, durante la presentazione del report “Women State Trafficking. Violenze di genere, espulsioni e tratta delle donne nere migranti tra Tunisia e Libia 2“. Il rapporto, realizzato dal collettivo di riceratorə anonimə sotto lo pseudonimo RR[X], documenta il traffico di esseri umani tra Tunisia e Libia articolata in 5 fasi: 1) Gli arresti; 2) Il trasporto verso la frontiera tunisino-libica; 3) Il ruolo dei campi di detenzione alla frontiera tunisina; 4) Il passaggio e la vendita a corpi armati libici; 5) La detenzione nelle prigioni libiche sino al pagamento del riscatto. Una vera e propria filiera dello sfruttamento di persone nere e migranti, ridotte in schiavitù da agenti statali di Libia e Tunisia, anche grazie al supporto economico e politico di Unione Europea e Italia, impegnate a contenere gli sbarchi a qualsiasi costo. Su iniziativa dellə europarlamentari Ilaria Salis, Cecilia Strada e Leoluca Orlando, il rapporto è stato presentato al Parlamento Europeo, in un evento che ha messo al centro il racconto di vittime e sopravvissute, in molte a testimoniare sia in presenza che online.  > Sono stata catturata in mare. Venduta. Sono stata spostata a destra e sinistra > come una merce senza valore. > > Aicha Conte, sopravvissuta Prima ancora del mare, le violenze hanno luogo sul territorio tunisino, dove i migranti sono ormai costretti a ripararsi in accampamenti di fortuna nei zitouna, i campi di ulivo. > A noi che vivevamo nei zitouna ci chiamavano animali. Veramente vivevamo come > degli animali, per scappare dalla Guardia Nazionale. Arrivavano con i gas > lacrimogeni, a volte liberavano i cani per inseguirci e sparavano in aria per > spaventarci e disperderci. > > Rose Tchapet Souchtoua > La polizia ci stava alle calcagna ogni notte. Dormivamo sempre con un occhio > aperto (…) Un giorno, credo fosse il 7 di maggio, la polizia è arrivata e ha > preso tutti. Ma prima di prendere tutti, hanno cominciato a picchiare i > bambini. Anche a me hanno picchiato, di fronte a mio figlio. Mio figlio ha > cominciato a piangere e ancora oggi è molto traumatizzato… Ci hanno preso e ci > hanno portato in commissariato dove ci hanno legato con delle corde. Hanno > anche rotto i piedi agli uomini perché non fuggissero. > > Aicha Conte Veri e propri sequestri per terra o per mare, nelle intercettazioni delle barche, rese possibili grazie al supporto dello Stato Italiano, fornitore e finanziatore delle attrezzature impiegate dagli agenti in operazioni ormai del tutto assimilabili a quelli della cosiddetta «guardia costiera libica». > Quando abbiamo chiamato la Guardia Nazionale per ricevere soccorso, ci hanno > detto che non potevano. Non ci restava che morire > > Rose Tchapet Souchtoua Omissioni di soccorso, sequestro del motore e abbandono alla deriva, manovre atte a turbare intenzionalmente le acque per capovolgere le imbarcazioni, percosse con bastoni e altri oggetti contundenti: sono alcune delle esperienze che hanno raccontato i sopravvisuti, molti dei quali hanno visto morire i propri compagni di viaggio mentre la Guardia Tunisina rimaneva a guardare. Il rapporto è basato su 33 testimonianze: 14 uomini e 19 donne che, ancora localizzate in Libia o in Tunisia, ancora sotto il controllo dei propri trafficanti, hanno raccontato il loro vissuto al telefono e condiviso immagini e descrizioni, che, grazie alla collaborazione con Border Forensic, hanno permesso di localizzare le testimonianze e i luoghi di snodo principali di questa tratta. L’intercettazione in mare e il porto di Sfax; il trasporto coatto in furgoni insalubri e completamente sigillati per successive detenzioni arbitrarie lungo la rotta che dalla prigione di El Meguissem – dove le persone vengono imprigionate in gabbie situate sotto a un antenna in territorio desertico – prosegue oltre il confine con la Libia, dove il primo snodo sembra essere la prigione di Al Assah. > Sono stata imprigionata lì [a El Meguissem] 21 giorni, fino al trasferimento > finale che doveva avvenire alle 4 del mattino. La polizia libica è venuta e la > polizia tunisina ha scambiato la merce – noi – con dei bidoni di carburante > > Rose Tchapet Souchtoua > Si sono scambiati delle carte, hanno firmato… E poi, un bidone di carburante > ai tunisini, una persona saliva sul furgone dei libici. E così poi sono saliti > tutti e la Tunisia è ripartita con il carburante > > Aicha Conte Ognuno di questi passaggi è marcato da violenze efferate e vittime. Diverse testimonianze hanno riportato l’esistenza di almeno una fossa comune nei pressi della prigione di El Meguissem, dove un sopravvissuto ha raccontato di essere stato gettato insieme agli altri corpi perché creduto morto, riuscendo poi a salvarsi scappando a piedi nel deserto. Il racconto di chi è sopravvissuto apre dunque all’inquietudine di tutto ciò che non sappiamo, dei nomi, delle storie e del numero effettivo di tutti quanti non ce l’hanno fatta.  > Con me ce n’erano alcuni che volevano fuggire. A loro hanno sparato e sono > morti. Erano ivoriani … Hanno sparato e sono morti > > Rose Tchapet Souchtoua Il collettivo RRX ha ricondotto le testimonanze raccolte a un totale di 59 operazioni di espulsione condotte dalla Guardia Nazionale Tunisina, stimando che tra giugno 2023 e dicembre 2025, circa 7.400 persone, tra cui molte donne, bambini e minori, siano state vendute a cittadini libici o scambiate con carburante e droga. Ph: Women State Trafficking DISUMANIZZATE, STUPRATE E PROSTITUITE Se tutti gli avventurieri sono esposti alla violenza, le donne lo sono in modo specifico e aggravato. Il report pone infatti particolare attenzione sulle pratiche di schiavitù e sfruttamento delle donne nere lungo la tratta di Stato, evidenziandone tre che ne scandiscono l’esperienza : la disumanizzazione, lo stupro e la prostituzione forzata. > Noi donne eravamo obbligate a lavarci di fronte alla Guardia Nazionale > Tunisina. Esigevano che ci spogliassimo e lavassimo di fronte a loro. > > Rose Tchapet Souchtoua Una testimonianza audio di una donna di 33 anni trasmessa anonima durante la presentazione ha raccontato: «Sono stata arrestata, stuprata e venduta». > Hanno diviso gli uomini e le donne. Io ero con il mio compagno e il mio > bambino piangeva perché voleva il suo papà. Ci hanno messo in una prigione con > sole donne e bambini. Er auna prigione molto sporca, bevevamo l’acqua dei > bagni che ci faceva venire i dolori nel corpo. I bambini si ammalavano. Una > donna ha partorito lì. Chiedevamo aiuto, di chiamare i nostri parenti. Loro > venivano e ci stupravano. Di notte venivano a cercare le donne per stuprarle. > > Aicha Conte Le testimonianze descrivono stupri sistematici nei centri di detenzione, prostituzione forzata per estinguere debiti, ricatti sessuali. La violenza sessuale non è episodica. È parte integrante del sistema di sfruttamento. I carcerieri libici raccolgono foto delle donne detenute per mostrarle ai possibili acquirenti privati, che le acquistano per impiegarle nella schiavitù domestica e/o nella prostituzione forzata. Come ha sottolineato Siobhán Mullally, la Relatrice Speciale sul traffico di persone, specialmente donne e bambini, si tratta di fenomeni «profondamente genderizzati», che configurano in alcuni casi crimini contro l’umanità, inclusa la schiavitù sessuale. La violenza è anche razziale. Le testimonianze parlano chiaro: persone nere vendute, trasferite, selezionate. Il sistema funziona come un mercato. La Tunisia vende le persone all’ingrosso, la Libia le rivende al dettaglio. «È un processo strutturato» ha spiegato Ulrich Stege (ASGI). «Trasforma individui da titolari di diritti a oggetti di scambio». LA VIOLENZA DELLE ISTITUZIONI EUROPEE C’è poi una violenza meno visibile, ma centrale: quella delle politiche europee. «Con le nostre risorse finanziamo ciò che sta accadendo», ha dichiarato Ilaria Salis, che auspica la costruzione di un’ampia intesa tra persone migranti, società civile e politica per porre argine alle politiche di esternalizzazione delle frontiere europee. Secondo Olivia Sundberg (Amnesty International UE), centinaia di milioni di euro sono stati destinati al controllo migratorio in Tunisia, rafforzando attori responsabili di abusi, senza adeguate garanzie sui diritti umani. Una contraddizione politica evidente rimarcata anche da Cecilia Strada: «Approviamo risoluzioni contro le violazioni dei diritti umani e poi continuiamo a collaborare con gli stessi governi che le commettono». Leoluca Orlando ha infine evidenziato come le responsabilità italiane risalgono a ben prima dei finanziamenti alla Guardia Nazionale Tunisina, ricordando il memorandum d’intesa del 2017 con la Libia come un «patto criminogeno». «Non si tratta di criminalità comune, ma di responsabilità istituzionali», ha affermato, chiedendo protezione per le vittime, indagini indipendenti e la sospensione dei finanziamenti a Tunisia e Libia. Le testimonianze raccontano una continuità. «Come dei pacchi, un trasferimento di mano in mano» dice una testimone. Una catena che, come ha detto Stege, «porta direttamente in Europa». Non solo geograficamente, ma politicamente. «Qual è la ragione di tutta questa violenza? Non sono anche io un essere umano?» dice un’altra voce di donna registrata al telefono e trasmessa durante l’evento. Il rapporto si conclude con raccomandazioni urgenti inviate alla Commissione Europea, tra cui l’istituzione di corridoi umanitari per l’evacuazione dei testimoni ancora in pericolo, la sospensione immediata dei finanziamenti alle guardie di frontiera coinvolte e l’avvio di un’indagine internazionale indipendente per individuare le fosse comuni segnalate dai sopravvissuti lungo il confine. 1. Dal “Contro Dizionario del confine” ↩︎ 2. Il rapporto in italiano, inglese e francese è disponibile al sito web: statetrafficking.net ↩︎
Women State Trafficking: presentazione del rapporto al Parlamento europeo
È disponibile online il nuovo rapporto “Women State Trafficking. Violenze di genere, espulsioni e tratta delle donne nere migranti tra Tunisia e Libia” che denuncia – attraverso testimonianze dirette e un lavoro di ricerca dettagliato – il brutale e rodato sistema di tratta di esseri umani ed espulsioni forzate tra Tunisia e Libia. Il rapporto, realizzato dal collettivo RR[X] in partnership con ASGI, Border Forensics, The Routes Journal, On Borders e Melting Pot Europa, sarà presentato a Bruxelles al Parlamento europeo il 22 aprile dalle 18.00 alle 20.00 nella sala SPAAK 7C50. Le oltre 30 testimonianze dirette di 19 donne e 14 uomini, tutte raccolte in forma anonima sul campo a partire dal dicembre del 2024, fotografano le sistematiche violazioni dei diritti umani tra Tunisia e Libia di fronte al silenzio complice di un’Europa che considera sicuro un Paese in cui il traffico di esseri umani è pane quotidiano per sempre più persone. Il rapporto in italiano, inglese e francese è disponibile al sito web: statetrafficking.net . L’evento è organizzato da: Ilaria Salis, eurodeputata Alleanza Verdi e Sinistra (gruppo The Left) Leoluca Orlando, eurodeputato Alleanza Verdi Sinistra (gruppo Greens/EFA) Cecilia Strada, eurodeputata PD (gruppo Socialists & Democrats) Per partecipare in presenza è necessario registrarsi, entro il 21 aprile. Iscrizione all’evento – clicca qui L’evento sarà disponibile anche in diretta streaming, il link verrà pubblicato nei prossimi giorni. Interverranno: * RR[X]: Gruppo di ricerca internazionale che ha deciso di anonimizzarsi per tutelare la propria incolumità nel fare ricerca in un Paese, la Tunisia, oggi oggetto di una radicale repressione. RRX ha realizzato il disegno dell’indagine, la raccolta, l’analisi dei materiali, la supervisione scientifica. * Filippo Furri, Border Forensics * Testimoni del rapporto * Wahid Ferchichi, Membro del Tribunale Popolare Permanente sui Diritti Umani sulle violazioni contro i migranti negli Stati del Maghreb * Siobhán Mullally, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tratta di esseri umani, in particolare donne e bambini * Ulrich Stege, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) * Olivia Sundberg, Amnesty International UE  *
[Greve] Echi dalle piazze
Visioni, strumenti, alleanze dell'inedito sciopero generale di Novembre in Belgio. Puntata corale che raccoglie le testimonianze delle organizzatrici della capillare mobilitazione contro le riforme di austerità a Bruxelles.
December 22, 2025
Radio Onda Rossa