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Strage di Bologna: le sentenze sulla matrice neofascista e le ombre della strategia della tensione
A quarantasei anni dal 2 agosto 1980, il fischio del treno che alle 10:25 rompe il silenzio del piazzale della Stazione di Bologna non richiama soltanto il ricordo delle 85 vittime e dei circa 200 feriti. Ricorda anche una delle pagine più drammatiche della storia della Repubblica, sulla quale la giustizia ha accertato molte responsabilità, mentre il dibattito storico continua a interrogarsi sul contesto che rese possibile quella strage. Ancora oggi una parte del confronto pubblico si concentra sulle difficoltà di alcuni esponenti politici nel pronunciare la parola “neofascismo”. Eppure le sentenze definitive raccontano una storia molto più ampia. La bomba del 2 agosto fu il frutto dell’azione dell’eversione neofascista, accompagnata da una rete di finanziamenti, coperture e depistaggi che coinvolse esponenti della loggia massonica P2 e appartenenti a settori deviati degli apparati dello Stato. Su questo punto non esistono più margini di ambiguità. La Corte d’Assise d’Appello di Bologna, nel 1994, e la Corte di Cassazione, con la sentenza del 23 novembre 1995, hanno definitivamente attribuito l’esecuzione materiale della strage ai militanti dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). Per l’attentato sono stati condannati in via definitiva Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Negli anni successivi sono arrivate anche le condanne definitive dell’ex NAR Gilberto Cavallini e dell’ex esponente di Avanguardia Nazionale Paolo Bellini, al termine del processo sui mandanti. Per questo motivo parlare di matrice neofascista non significa esprimere un’opinione politica, ma richiamare una verità ormai accertata dalla magistratura. Le indagini sviluppate negli ultimi decenni hanno consentito di ricostruire anche il sistema di finanziamenti e protezioni che accompagnò la preparazione della strage. Le sentenze del processo Bellini, confermate definitivamente dalla Corte di Cassazione, hanno ricostruito il ruolo di Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi come mandanti, finanziatori e organizzatori della strage, pur trattandosi di persone decedute prima della celebrazione del processo e quindi non giudicabili. Uno degli elementi più importanti dell’inchiesta è il cosiddetto “Documento Bologna”, conosciuto anche come “Orologio”, sequestrato a Gelli nel 1982. Le consulenze disposte dall’autorità giudiziaria hanno ricostruito movimenti finanziari per circa cinque milioni di dollari transitati, tra il febbraio e l’agosto del 1980, da conti svizzeri riconducibili a Gelli e Ortolani. Secondo le motivazioni della sentenza, quei fondi furono utilizzati per sostenere l’eversione nera e finanziare le attività di copertura e depistaggio collegate alla strage. Le sentenze hanno accertato anche una sistematica attività di depistaggio, sviluppatasi in fasi diverse nel corso degli anni. Per i depistaggi compiuti all’indomani della strage sono stati condannati in via definitiva Licio Gelli, Francesco Pazienza, il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte. Il più recente processo Bellini ha inoltre portato alle condanne definitive dell’ufficiale dei Carabinieri Piergiorgio Segatel, a sei anni di reclusione per depistaggio, e dell’ex amministratore Domenico Catracchia, a quattro anni per false informazioni rese al pubblico ministero. Tra gli episodi più noti vi è il falso ritrovamento, nel gennaio 1981, di una valigia sul treno Taranto-Milano contenente esplosivo, armi e documenti predisposti per orientare le indagini verso una inesistente pista internazionale. È un elemento che mostra come, dopo la strage, qualcuno lavorò attivamente per allontanare gli investigatori dalla ricerca della verità. Le sentenze hanno stabilito chi ha organizzato, finanziato ed eseguito la strage. Comprendere il contesto nel quale tutto questo maturò è invece il compito della ricerca storica e delle Commissioni parlamentari d’inchiesta. Numerosi studi, insieme alle relazioni della Commissione parlamentare sulle Stragi e della Commissione parlamentare sulla P2, collocano infatti l’attentato di Bologna all’interno della strategia della tensione che attraversò l’Italia negli anni della Guerra Fredda. Secondo queste ricostruzioni, il terrorismo neofascista rappresentò uno degli strumenti utilizzati per condizionare la vita politica italiana in una fase in cui il Partito Comunista Italiano era la più forte forza comunista dell’Europa occidentale. Nello stesso quadro, diverse analisi storiche e parlamentari hanno evidenziato possibili convergenze tra settori dell’intelligence occidentale, strutture clandestine come la rete Stay Behind (Gladio) e apparati italiani impegnati nella cosiddetta “guerra non ortodossa”. Si tratta di ricostruzioni che hanno alimentato un ampio dibattito storiografico e politico e che trovano riscontro nelle relazioni parlamentari, ma che non costituiscono un accertamento giudiziario definitivo di una responsabilità diretta della NATO o delle intelligence alleate nella strage di Bologna. In questa prospettiva, una parte significativa della storiografia interpreta la strategia della tensione come uno strumento volto a preservare gli equilibri politici dell’Italia nel blocco occidentale e a contenere l’avanzata delle sinistre. Anche la relazione conclusiva della Commissione Stragi presieduta dal senatore Giovanni Pellegrino descrive il terrorismo nero come parte di una più ampia guerra politica clandestina finalizzata a influenzare gli equilibri democratici del Paese. A quarantasei anni dalla strage, una cosa non dovrebbe più essere oggetto di discussione: la matrice neofascista è una verità accertata dalle sentenze della magistratura. Allo stesso tempo, fermarsi ai nomi degli esecutori materiali significa cogliere soltanto una parte del quadro. Le decisioni dei giudici hanno ricostruito anche il ruolo della P2, dei finanziamenti e dei depistaggi. La ricerca storica e le Commissioni parlamentari hanno poi cercato di spiegare il contesto politico e internazionale nel quale quei fatti si inserirono. Sono due piani diversi, ma non incompatibili. Il primo individua le responsabilità penali; il secondo aiuta a comprendere il clima politico e strategico dell’epoca. È dall’incrocio tra sentenze, documenti e ricerca storica che emerge il quadro di uno dei capitoli più oscuri della storia della Repubblica italiana. Giovanni Barbera
August 2, 2026
Pressenza
Reggio Emilia, 18 maggio: per Alceste Campanile
Ricordando il militante di Lotta Continua assassinato nel 1975. «Alceste Campanile, un omicidio al centro di trame eversive» è l’incontro-conferenza con Mimmo Campanile e Giovanni Vignali pensato per approfondire la vicenda dell’assassinio di Alceste, militante reggiano di Lotta Continua assassinato nel giugno 1975. Un delitto su cui per decenni non è stata fatta chiarezza, inserito nel violentissimo e complesso scenario
Bologna: a 45 anni dalla strage fascista
Il 2 agosto 1980, alle 10.25 di mattina, una bomba scoppia alla stazione di Bologna. Il suo risultato: 85 morti e 200 feriti. 45 anni dopo, la verità è cristallina nonostante decenni di depistaggi e menzogne: si tratta di una bomba ordinata dallo Stato e messa dai fascisti. La recente conferma definitiva da parte della Cassazione dell'ergastolo per Paolo Bellini, ex esponente di Avanguardia Nazionale, ha sigillato una volta per tutte la matrice neofascista della strage. Ma soprattutto ha messo nero su bianco il ruolo di primo piano di apparati dello Stato e della loggia P2 per finanziare fascisti e depistatori. La documentazione relativa alla sentenza, già consultabile nel sito dell'associazione delle vittime del 2 agosto 1980, mostra che la strage è stata programmata e finanziata (un milione di dollari tra acconto e saldo, due tranches tra l'estate del 1979 e l'autunno 1980) da Licio Gelli e Umberto Ortolani (P2) che hanno usato i soldi del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, sostenuta con operazioni di depistaggio da Mario Tedeschi (Msi), organizzata da Federico Umberto D'Amato (a capo dell'Ufficio Affari Riservati, lo stesso di piazza Fontana e dell'omicidio di Pinelli) e attuata sul posto da almeno sei persone, Fioravanti, Mambro, Picciafuoco, Bellini, Ciavardini, Cavallini, appartenenti non solo ai NAR, ma ad altre formazioni della destra quali Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Terza Posizione. Gli esecutori sono stati protetti con continue operazioni di depistaggio e di manipolazione della pubblica opinione ad altissimo livello che hanno coinvolto la stessa presidenza della Repubblica di Francesco Cossiga. Tali operazioni sono evidentemente ancora in atto, oggi, con il governo Meloni. In questo senso non vanno dimenticate le parole di Azione studentesca - movimento di estrema destra di cui la presidente del Consiglio è stata responsabile nazionale - che nel 2020 scrivevano "Nessuno di noi era a Bologna" e "La verità trionfa da sola, la menzogna ha sempre bisogno di complici" a dimostrazione di un sostanziale negazionismo delle sentenze giudiziarie. Tendenza confermata anche dalle parole di Enzo Raisi - ex consigliere comunale di Bologna e deputato di Alleanza nazionale - che a pochi giorni dalla "sentenza Bellini" ha dichiarato in una tv locale "ci sono grandi anomalie giuridiche e storiche, è una sentenza ideologica". Nonostante i continui tentativi revisionisti degli esponenti di governo la verità è una: la bomba è fascista, la strage è di Stato. Lo Stato ordina, i fascisti eseguono. Ieri come oggi. Perché quella strage non è storia passata. È cronaca di oggi, quando il governo Meloni - erede politico di quella stessa destra - promuove misure liberticide che colpiscono le lotte sociali, i ceti popolari, ancor più temuti se stranieri. Hanno smesso momentaneamente con le bombe, ma non sono meno efficienti nel reprimere chi lotta per cambiare la società in senso più egualitario e libertario. La continuità è evidente: la stessa cultura fascista e autoritaria che ha partorito la strategia della tensione e le stragi è oggi al governo. Gli stessi metodi, gli stessi obiettivi: creare spauracchi e capri espiatori per legittimare misure sempre più liberticide. Ieri erano i "sovversivi", oggi sono i migranti, i gruppi sociali marginalizzati. Le "zone rosse" nelle città, la criminalizzazione delle lotte dei lavoratori, i respingimenti dei migranti finanziati con soldi pubblici, gli accordi con Libia e Tunisia che trasformano il Mediterraneo in un cimitero: tutto serve a seminare paura e giustificare la repressione. Mentre forniscono equipaggiamenti e mezzi agli Stati del Maghreb per fermare violentemente chi cerca una vita migliore, mentre finanziano la guardia costiera libica per riportare indietro chi fugge dalla guerra, il governo Meloni replica la stessa logica stragista: usare la violenza per difendere un ordine sociale ingiusto. Le inchieste giornalistiche hanno documentato torture, stupri, omicidi nei lager libici finanziati dall'Italia. Non sono bombe in stazione, ma il risultato è lo stesso: morte e terrore per chi osa sperare in un futuro diverso. I decreti sicurezza, le leggi bavaglio, la repressione del dissenso, l'attacco ai diritti dei lavoratori, i respingimenti in mare e alle frontiere, i lager per migranti, una legislazione che a colpi di decreti rinchiude in carcere i poveri e diversi sono le armi di oggi per governare i nostri corpi e le nostre vite con i dispositivi della paura. La stessa paura che volevano seminare 45 anni fa con 85 morti innocenti. Il 9 novembre scorso Bologna ha dimostrato che quando ci sono mobilitazioni unitarie l'autoritarismo non passa. Migliaia di persone, ciascuna con le proprie pratiche, hanno impedito ai fascisti di sfilare davanti alla stazione. A Bologna non si passa. Rilanciamo con forza quindi il corteo che ogni anno il 2 agosto si svolge nella nostra città. Per ribadire che la verità non può essere sepolta sotto cumuli di menzogne. Per dire che oggi come ieri alziamo la bandiera della libertà contro il terrore, della solidarietà contro l'oppressione. Per esigere giustizia fino in fondo. Perché nessuno dei responsabili politici - esecutori e mandanti - resti impunito. 2 AGOSTO 2025 H8:30, PIAZZA DEL NETTUNO TERRORISTA È LO STATO! ORA E SEMPRE RESISTENZA! COLLETTIVO RESISTENTI BOLOGNESI resistentibolognesi.bida.im
August 2, 2025
Radio Onda Rossa