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Niscemi due mesi dopo, tra frana Muos e guerre
A Niscemi “il rischio per la frana nel suo complesso rimane elevato e il fenomeno è destinato a evolvere ulteriormente”: questo è il quadro complessivo delineato dai sopralluoghi e dai dati satellitari. La frana, in particolare la sua scarpata principale che costeggia il paese, è suscettibile di evoluzione. Confrontando la frana del 1997 e l’evento del 1970, è possibile un’ulteriore evoluzione del fenomeno franoso e l’arretramento del ciglio della scarpata per diverse decine di metri, soprattutto in caso di nuove piogge significative. L’evoluzione potrebbe coinvolgere altri fabbricati e compromettere ulteriormente in modo permanente la viabilità strategica. Il fenomeno iniziato lo scorso gennaio fa parte di una stabilità di lungo periodo, caratterizzata da movimenti di eccezionale entità. Nel 1997 si era riattivato un corpo di frana profondo che è il precedente diretto della frana del 26 gennaio scorso. Gli eventi di gennaio 2026 hanno provocato un fronte franoso di quasi cinque chilometri lungo il margine del paese, con un volume di 80 milioni di metri cubi di materiale. Quindi una frana eccezionale, che nella sua fase acuta ha provocato uno scivolamento che è durato una intera giornata, con una velocità di un metro all’ora. Hanno giocato un ruolo fondamentale i processi erosivi alla base della collina di Niscemi, determinati dall’acqua che scende dal paese incanalandosi nel torrente sottostante, il tutto unito al contrasto fra le sabbie e le argille. In modo rapido bisognerebbe riorganizzare la rete fognaria e l’acquedotto, realizzare pozzi per estrarre acqua dalle falde sotterranee, costruire gallerie drenanti, sistemare le reti idrauliche torrentizie, effettuare interventi di ingegneria naturalistica. Questo il minimo necessario per il contenimento e la stabilizzazione della frana e la messa in sicurezza del versante. Attualmente nulla si sta muovendo in tal senso e nessuna sicurezza è stata data alle centinaia di niscemesi costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, né alle decine di esercenti che hanno dovuto chiudere le loro attività lavorative. Drammatica rimane la condizione dei coltivatori che hanno avuto la devastazione degli appezzamenti agricoli colpiti dal fenomeno franoso e che di conseguenza hanno perso sia il raccolto stagionale che il podere. Mentre a più di due mesi dall’inizio del fenomeno il movimento franoso non si è ancora fermato, mentre con le ferite ancora aperte e sanguinanti si piangono le conseguenze del disastro, Niscemi si ritrova improvvisamente ad essere anche obiettivo militare sensibile per via del criminale attacco di Stati Uniti d’America e Israele all’Iran. A sud-est, a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi si estende non solo un bosco, ma un vero e proprio monumento naturale: la Riserva Naturale Orientata della Sughereta. È l’ultimo grande relitto delle antiche e maestose foreste di querce da sughero (Quercus suber) che un tempo ammantavano la Sicilia centro-meridionale. Il suo straordinario valore è riconosciuto a livello europeo come sito di interesse comunitario. A otto chilometri di distanza dalla frana, all’interno della Riserva Sughereta di Niscemi è stata costruita la base MUOS statunitense. Adesso anche il MUOS rischia di franare. Il fenomeno franoso che interessa il MUOS è indipendente da quello che ha interessato il paese di Niscemi, anche se geologicamente simile. Il crollo del MUOS sarebbe una bella notizia. Se non fosse che il cambiamento minimo della traiettoria di quelle parabole diventerebbe un grave problema per l’incolumità umana e non umana. Se per ipotesi le parabole improvvisamente perdessero stabilità e di conseguenza il fascio elettromagnetico, diretto solitamente ai satelliti, finisse sul centro abitato o sulla attigua riserva della Sughereta non si sa con precisione che danni potrebbero esserci per la salute. Da almeno tre anni smottamenti di terreno interessano le parabole nord americane del MUOS, che garantiscono la comunicazione a tutte le forze armate degli Stati Uniti sparse nel mondo (comprese quelle impegnate in Iran). Gli stessi nord americani hanno presentato una corposa documentazione alla Regione Sicilia scrivendo che attorno alla base MUOS c’è la presenza di movimenti franosi, illustrando le cause e le possibili soluzioni, per mettere in atto gli interventi necessari di consolidamento dell’area. I documenti forniti dai nord americani descrivono come la situazione sia già grave, sia nella zona delle tre parabole del MUOS sul versante meridionale della base che nell’area dove sorgono le altre antenne preesistenti. Nella relazione è evidenziato che “nell’area delle antenne uno dei plinti di calcestruzzo è franato congiuntamente al terreno, con conseguente perdita di funzionalità e, parzialmente, delle condizioni che assicurano la stabilità dell’antenna e la sicurezza nell’area”. Per il “piazzale del MUOS sono stati rilevati dei franamenti del terreno sottostante al sedime del piazzale, con conseguente dislocamento e perdita di funzionalità di vari cordoli che supportano la recinzione interna dell’area”. Una delle cause è “l’erosione accelerata prodotta dall’azione delle acque pluviali selvagge, che favorisce la formazione di dissesti localizzati ed il conseguente arretramento delle testate. Questi dissesti provocano pericolose forme di scalzamento al piede del versante, causando la formazione di falesie in corrispondenza degli affioramenti sabbioso-calcarenitici”. Per questi motivi il governo degli Stati Uniti aveva chiesto il supporto alla Difesa italiana che a sua volta si era rivolta all’Ispra. L’ufficio lavori pubblici di Sigonella, da cui dipende la base di Niscemi, il 23 aprile 2025 ha presentato la richiesta di Valutazione d’Incidenza Ambientale alla Regione; a luglio viene investita la Commissione tecnico-scientifica, che nel giro di due mesi acquisisce tutte le autorizzazioni necessarie e rilascia parere positivo. Il 15 settembre l’assessora al Territorio Giusi Savarino dichiara chiuso favorevolmente il procedimento. Quindi per il consolidamento della base militare di un Paese straniero la macchina burocratico/amministrativa si è mossa con grande celerità e nel giro di pochi mesi ha approvato gli interventi di salvaguardia. Cosa ben diversa per la messa in sicurezza delle opere civili e delle abitazioni dei cittadini che non hanno visto nessun intervento da quasi trent’anni. Protezione Civile e Regione Siciliana penseranno adesso alla sicurezza delle persone, o si darà precedenza al consolidamento della base di guerra nord americana? Appare evidente l’incompatibilità radicale tra la fragilità geologica e idrogeologica del territorio, il valore ambientale dell’area e la presenza di un’infrastruttura militare delle dimensioni del MUOS. La presenza del MUOS a Niscemi, in un momento di acuta crisi bellica fra USA e IRAN, aumenta ulteriormente i pericoli per la popolazione. Da questo territorio passano quotidianamente le comunicazioni che sostengono le guerre degli Stati Uniti. Niscemi, come qualsiasi territorio che ospita infrastrutture militari strategiche, diventa automaticamente un potenziale bersaglio nei conflitti. Il territoro siciliano è segnato dalle basi militari italiane, Nato e USA: Trapani-Birgi base aerea e prossima sede per l’addestramento per gli F35, Pantelleria (Tp) base aerea, Augusta (Sr) e Messina basi navali, Sigonella (CT) base aeronavale, Niscemi MUOS. Dai cieli siciliani, dal 28 febbraio, si alzano in volo droni spia Triton, aerei da guerra come il P8 Poseidon decollati da Sigonella per arrivare sul Golfo Persico. I Triton sono droni spia escogitati per identificare gli obiettivi e che mandano segnali in tempo reale ad altri aerei per coordinare gli attacchi e i bombardamenti di precisione. Il P8 Poseidon è un aereo armato che porta missili anti nave e siluri. Tutto questo in violazione palese dei trattati Italia USA. La guerra tecnologica moderna vede coinvolto il MUOS di Niscemi, che coordina, a distanza, i bombardamenti sull’Iran che partono da piattaforme militari anche lontane dall’Italia. Le basi statunitensi sul territorio siciliano sono attualmente coinvolte in modo diretto nella guerra con l’Iran. Sabato 14 e domenica 15 marzo ci sono state mobilitazioni antimilitariste contro l’uso delle basi di Birgi e di Sigonella. Sabato 28 marzo una grande mobilitazione a Niscemi ha chiesto a gran voce la chiusura della base USA MUOS e l’attivazione degli interventi necessari contro la frana che ha colpito il paese. La mobilitazione del 28 marzo a Niscemi non ha interessato solo una città o una base militare. Riguarda una questione molto più ampia: la restituzione dei territori alla sovranità popolare e la liberazione dei luoghi dalla militarizzazione permanente. Niscemi, Sigonella, la Sicilia e l’Italia non possono essere piattaforme di guerra nel Mediterraneo. I nostri territori devono tornare alle comunità che li abitano e non devono essere trasformati in nodi operativi di conflitti fra stati imperialisti. Le risorse economiche devono essere spese per la messa in sicurezza del territorio e per sostenere la popolazione colpita dal disastro ambientale. Renato Franzitta
April 1, 2026
Pressenza
NO MUOS: “LIBERIAMO I TERRITORI DALLA GUERRA”, IN CORTEO A NISCEMI CONTRO LA GUERRA E LE INFRASTRUTTURE MILITARI USA
Giornata di mobilitazione contro la guerra e contro le infrastrutture militari statunitensi in corso a Niscemi, provincia di Caltanissetta, in Sicilia. A due mesi dalla frana che ha risucchiato e distrutto parte del centro storico, Niscemi scende in piazza insieme al movimento No Muos e molte altre realtà territoriali – tra cui diversi comitati antimilitaristi, le Donne per la pace e associazioni ambientaliste – “per dire no alla guerra e all’uso delle basi militari Usa in Italia”. Quello di Niscemi è uno dei territori italiani occupati dalle infrastrutture comunicative strategiche dell’esercito statunitense: è sede dell’avanzato sistema di comunicazioni radio e satellitari ad alta frequenza noto come Muos, gestito dalla Marina militare degli Stati Uniti. Il presidio, chiamato alle ore 15 in via Carlo Marx con la parola d’ordine “Liberiamo i territori dalla guerra”, si è in breve trasformato in un corteo che ha attraversato le vie centrali del paese siciliano per poi giungere nella piazza principale, a pochi metri dall’inizio della zona rossa che delimita le zone distrutte dalla frana. “Le forze dell’ordine hanno provato a rallentare l’iniziativa bloccando gli ingressi – ha dichiarato Emiliano del coordinamento No Muos sulle frequenze di Radio Onda d’Urto – ma la determinazione dei partecipanti li hanno superati”. “I territori  non sono basi militari – hanno ribadito attiviste e attivisti –  la guerra non può essere normalizzata; i luoghi sottratti alle comunità devono tornare alle comunità; la Sicilia e l’Italia non devono essere considerate piattaforme di guerra nel Mediterraneo”. La corrispondenza dal corteo, sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, di Emiliano del coordinamento No Muos. Ascolta o scarica
March 28, 2026
Radio Onda d`Urto
NISCEMI: CORTEO SABATO CONTRO LA PRESENZA DELLE BASI STATUNITENSI IN SICILIA, “NON SIAMO PIATTAFORME PER LA GUERRA”
Corteo sabato 28 marzo a Niscemi, in Sicilia, a due mesi dalla frana che ha risucchiato e distrutto parte del centro storico della cittadina. Quello di Niscemi, però, è anche il territorio occupato dalle infrastrutture militari e comunicative strategiche dell’esercito statunitense: le antenne del MUOS e la stazione NRTF. La manifestazione di domani pomeriggio, partenza alle 15 da via Carlo Marx, è stata infatti organizzata “per dire no alla guerra e all’uso delle basi militari statunitensi in Italia”. “I territori – scrive il movimento No Muos – non sono basi militari; la guerra non può essere normalizzata; i luoghi sottratti alle comunità devono tornare alle comunità; la Sicilia e l’Italia non possono essere piattaforme di guerra nel Mediterraneo“. L’intervista a Federica, movimento No Muos. Ascolta o scarica.
March 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Niscemi. Via le basi della guerra! Corteo il 28 marzo
“Il 28 marzo alle ore 15 scendiamo in piazza a Niscemi, la città del MUOS, per una manifestazione contro la guerra e contro l’uso delle basi militari degli Stati Uniti in Italia. Nel cuore della sughereta di Niscemi si trovano la NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) e il MUOS (Mobile User Objective System): due installazioni militari della US Navy, operative ogni giorno dell’anno e destinate esclusivamente alle comunicazioni militari statunitensi. Da qui passano ogni giorno i segnali che coordinano operazioni militari, missioni e guerre in diversi teatri del mondo. Non sono strutture simboliche o passive e nemmeno strumenti di difesa: sono nodi operativi della macchina bellica statunitense. Questo significa una cosa molto semplice: gli Stati Uniti fanno comodamente la guerra da casa nostra.” Ne abbiamo parlato con Antonio Rampolla, movimento No Muos Ascolta la diretta:
March 25, 2026
Radio Blackout - Info
Protesta No-Muos
Il Movimento No MUOS ha convocato per sabato 28 marzo 2026 alle ore 15 a Niscemi (Cl) una manifestazione contro la guerra e contro l’utilizzo delle basi militari statunitensi presenti in Sicilia e in Italia. La mobilitazione si svolgerà nella città che ospita il MUOS (Mobile User Objective System) e la stazione NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) della US Navy, due infrastrutture militari strategiche inserite nella rete globale di comunicazioni utilizzata dagli Stati Uniti per coordinare operazioni militari e missioni in diverse aree del pianeta. Secondo il Movimento No MUOS, la presenza di queste installazioni rappresenta «un problema politico e democratico di primo piano», perché infrastrutture militari di rilevanza strategica operano stabilmente sul territorio italiano senza il consenso delle comunità locali e con effetti diretti sulla sicurezza dei territori. «Quando un territorio ospita infrastrutture militari strategiche – spiegano gli attivisti – diventa automaticamente anche un potenziale bersaglio nei conflitti. Per questo la questione non riguarda solo Niscemi ma l’intero Paese». Il movimento sottolinea inoltre come le conseguenze della guerra si riflettano già nella vita quotidiana: aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, crescita delle spese militari a scapito di sanità e welfare e il ritorno nel dibattito pubblico di ipotesi come la reintroduzione della leva. La manifestazione del 28 marzo vuole dunque riportare al centro del dibattito pubblico il tema della militarizzazione dei territori e della restituzione alla collettività dei luoghi occupati dalle servitù militari. «La Sicilia e l’Italia – affermano dal Movimento – non possono essere trasformate in piattaforme di guerra nel Mediterraneo. I territori devono tornare alla sovranità delle comunità che li abitano». Alla mobilitazione stanno aderendo diverse realtà sociali, associazioni e reti pacifiste. Niscemi, annunciata dal Movimento No-Muos una manifestazione di protesta | Corriere di Gela Redazione Sicilia
March 23, 2026
Pressenza
CICLONE HARRY: NISCEMI EPICENTRO DI UN DISASTRO ESTESO A MEZZO SUD ITALIA. TRASMISSIONE A PIU’ VOCI TRA SICILIA E CALABRIA
Niscemi (Sicilia), dove nei prossimi giorni potrebbe tornare a piovere e la popolazione trattiene il fiato. Qui il governo non interviene per decreto, come vuole fare contro le manifestazioni di piazza ma balbetta e traccheggia, mentre continua a muoversi la frana, lunga 4 chilometri, con almeno ancora 1.300 sfollati. Oggi, martedì 3 febbraio, è precipitata nel baratro sottostante l’auto simbolo della frana, fotografata e ripresa più volte mentre era in bilico. Per la Protezione civile i movimenti della massa franosa – una volta e mezzo quella, devastante, del Vajont, nel 1963 – sono infatti sì “rallentati, ma non terminati, visto che resta ancora molta acqua a impregnare il terreno”. Intanto domenica 8 febbraio il Movimento No Muos chiama una piazza aperta, una presa di parola collettiva per la popolazione. “Niscemi non cade. Niscemi resiste. Niscemi parla” l’appello a partecipare all’iniziativa (ore 10, largo Mascione, a Niscemi), per uno “spazio di ascolto, confronto e denuncia”, aperto alla “realtà sociali, i movimenti, le associazioni, le singole persone solidali”. Non solo Niscemi, comunque: mezza Sicilia e Calabria contano i danni e le ferite inferte al territorio dal ciclone Harry, mentre in mare, nel Mediterraneo, sarebbero un migliaio i migranti dispersi durante la violenta tempesta dei giorni scorsi. Cosa pensa e chiede chi vive i territori, nel silenzio imbarazzato delle autorità, da quelle regionali al governo nazionale? Radio Onda d’Urto ha realizzato una trasmissione ad hoc, con Concetta Gualato, presidente del Comitato Mamme No Muos Niscemi; Salvo Torre, docente di geografia a Catania e tra i curatori della trasmissioni “Parole” e “Il Mondo Nuovo” su Radio Onda d’Urto; Mimmo Lucano, europarlamentare AVS e sindaco di Riace (Reggio Calabria); Tonino Perna, docente di sociologia economica all’Università di Messina e Danilo Lo Giudice, sindaco di Santa Teresa di Riva, provincia di Catania. Ascolta o scarica
February 3, 2026
Radio Onda d`Urto
La frana di Niscemi è lo specchio del Paese
Il versante argilloso della collina su cui è costruita Niscemi scivola lentamente a valle. È il 12 ottobre del 1997. Intere famiglie sono costrette a lasciare le loro case, perdendo tutto. Da allora tutti i programmi di prevenzione e consolidamento della zona, che pure furono programmati, sono rimasti sulla carta. Il primo progetto avviato dalla Regione e dal Dipartimento della Protezione civile stanziava un investimento di 14,5 milioni di euro, ma furono eseguiti solo alcuni terrazzamenti, poi «per gravi ritardi dell’azienda appaltatrice» tutto fu abbandonato. Nel 2014, dopo che da quasi un decennio l’area era stata dichiarata a «rischio idrogeologico molto elevato», un’altra frana spinse la Regione a stanziare altri 9 milioni di euro Anche qui, dopo una serie di contenziosi, il progetto fu ritirato. Tra il 2020 e il 2024 altri 8 milioni di euro vennero messi a disposizione per interventi di drenaggio. Denaro che rimase sempre un’ipotesi, così come lo rimase l’ultimo atto ufficiale della regione Sicilia dell’agosto 2025 su Niscemi: un progetto di consolidamento della frana avvenuta trent’anni prima! > E poi sono arrivati i fondi del PNRR, che prevedevano circa 1,64 miliardi di > euro per il contrasto al dissesto idrogeologico. Il 40% delle risorse veniva > destinato al Mezzogiorno. Si è deciso però che si potevano dirottare altrove e > parte di questi fondi sono stati stralciati per una rimodulazione del Piano. Alla regione Sicilia erano destinati circa 99 milioni di euro per 46 progetti contro il dissesto, ma sono molti i casi di mancato utilizzo di tali fondi su zone ad alto rischio, come Niscemi, nonostante le esigenze territoriali. Esiste una stima di quanto serve per risolvere il problema del dissesto idrogeologico nel nostro Paese? Finora gli Enti locali hanno registrato sulla piattaforma RENDIS (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo) gestita dall’ISPRA la richiesta di 7.811 interventi per un totale di 26,58 miliardi di euro. Cifra enorme, ma non deve stupirci sapendo che il 15% della popolazione italiana vive in zone a medio e alto rischio idrogeologico. > Così come non deve stupirci che il 25 gennaio 2026 più di quattro chilometri > della collina su cui giace Niscemi sia franata creando uno strapiombo che ha > inghiottito edifici, strade e auto, costringendo oltre 1.500 persone ad > abbandonare le proprie case. Intanto la conta dei danni nella regione è impressionante. Case, strade, ponti, attività commerciali, è crollato tutto. È crollata anche la ferrovia nell’hinterland messinese, con questo binario sospeso nel vuoto che bloccherà per chissà quanto tempo i servizi per i pendolari. Su un territorio così fragile e compromesso il 20 gennaio si è abbattuto il ciclone Harry, una tempesta che ha colpito non solo la Sicilia, ma anche la Sardegna e la Calabria, provocando danni ovunque. Il cambiamento climatico (un ciclone alle nostre latitudini è indicativo!) aggrava criticità esistenti, rendendo maggiormente distruttivi eventi sempre più frequenti. Proprio di fronte a queste trasformazioni bisognava agire in fretta per realizzare una rete di convogliamento delle acque e il consolidamento della frana. Nulla è stato fatto! «Quello che è successo è il risultato di decenni di assenza di prevenzione sul territorio, in un contesto in cui i cambiamenti climatici amplificano l’energia dei fenomeni meteomarini, rendendoli sempre più distruttivi» – scrive nel comunicato l’Assemblea No Ponte e continua: «In questo quadro drammatico, la prima cosa che il governo dovrebbe fare è dirottare le risorse che dovrebbero essere sperperate per l’inutile e dannoso ponte di Salvini alla realizzazione di tutte le opere necessarie a far rialzare la Sicilia e [le sue e, ndr] i suoi abitanti». > Sono più di 13 miliardi di euro le risorse per la costruzione del ponte e chi > in questi giorni è stato colpito dalla furia di quello che si ostinano a > chiamare “maltempo” è naturale che chieda l’utilizzo immediato di quei fondi. > Per ricostruire, ma ripensando al modo per farlo. La situazione di Niscemi è da anni oggetto delle lotte del Comitato No Muos, che ha evidenziato la militarizzazione del territorio, con la costruzione di una delle più grandi basi militari statunitensi in Italia, all’interno della quale è stato installato un sistema di telecomunicazioni militari degli Stati Uniti. Contro questa installazione, collocata nella Sughereta di Niscemi, area naturale protetta, si sono battute le realtà territoriali denunciando l’incompatibilità radicale tra la fragilità geologica e idrogeologica del territorio, il valore ambientale dell’area e la presenza di un’infrastruttura militare di quelle dimensioni, basandosi su studi, perizie, osservazioni tecniche e documentazione pubblica. Che si fosse a conoscenza della fragilità del territorio lo dimostra anche l’annuncio fatto tempo fa dalla Marina militare statunitense dell’esecuzione di lavori di messa in sicurezza della base, interessata da possibili smottamenti. Intanto continua a piovere a Niscemi. Un immobile di tre piani rimasto in bilico sul ciglio della frana è crollato. La città si sgretola e il ministro Musumeci ha firmato il decreto di costituzione di una Commissione di studio con il compito di approfondire le cause e l’evoluzione del movimento franoso, la velocità del relativo movimento e le condizioni di rischio. Ricomincia l’iter dal quale siamo partiti. Vedremo ancora studi, progetti, programmi di prevenzione e consolidamento della zona che resteranno sulla carta, mentre il territorio ferito provocherà altre tragedie. Si pensa davvero a prevenire queste catastrofi oppure si resta in attesa pensando ai soccorsi? Come dice il ministro Salvini difendendo la sua opera: «col ponte probabilmente in caso di eventi disastrosi anche i soccorritori riuscirebbero a intervenire più velocemente». La copertina è di Gianfrancodp (Wikicommon) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo La frana di Niscemi è lo specchio del Paese proviene da DINAMOpress.
February 3, 2026
DINAMOpress
Contro guerre, genocidio e riarmo: manifestazione No Muos a Niscemi
L’appuntamento estivo di mobilitazione contro la guerra e le grandi opere militari, nello specifico contro il Muos, nei territori della Sughereta di Niscemi, che si tiene ormai da oltre dieci anni, assume oggi un significato e un’importanza ancora maggiori nel contesto di guerra dispiegata su più fronti e dell’avanzata del genocidio in Palestina durante gli ultimi mesi. Decine di organizzazioni politiche e sociali, collettivi e assemblee contro la guerra, circoli Anpi e associazioni, ma anche figure istituzionali, sostengono l’appello di convocazione della manifestazione che questo sabato sfilerà nella Sughereta di Niscemi, il parco naturale occupato dalla base militare e dal Muos. A fine giugno, i comitati No Muos hanno chiesto una sessione straordinaria e urgente del consiglio comunale, aperto al territorio, da tenersi in una piazza pubblica, per chiedere alle istituzioni quali misure intendano attuare per garantire la sicurezza in un territorio di fronte al rischio di diventare un obiettivo militare, per la presenza della base Muos e della stazione NRTF, ricordiamo, ad uso esclusivo delle forze armate statunitensi nel territorio. Non ci sono state risposte alla cittadinanza da parte dell’amministrazione, che ha preferito ricevere il comandante della base militare di Sigonella in visita ufficiale. Pochi giorni fa, lo scorso 24 luglio, all’interno del parco naturale della Sughereta, una delle zone più controllate del territorio, un incendio di enormi proporzioni ha devastato parte della riserva con colonne di fumo altissime visibili fin da Licata o Ragusa, come denunciato dagli attivisti e dalle attiviste del movimento No Muos. * * Sul sito i comitati No Muos scrivono: «Non sono bastati i canadair, gli elicotteri e le squadre di terra, il bosco ha continuato ad ardere per tutta la notte e ancora oggi [il 25 luglio, ndr] sono in corso le operazioni di spegnimento. L’incendio si è sviluppato il 24 luglio, non ad aprile o maggio per cui non si erano ancora prese le dovute misure precauzionali. Quali sono gli interventi di cura e difesa del territorio e dei boschi attuati dalla Forestale e dal Comune? Perché non hanno funzionato? Chi sta tacendo la verità? La magistratura interverrà questa volta per accertare tutte le responsabilità?». Proprio nelle strade della Sughereta il movimento contro la guerra e in difesa dei territori tornerà a manifestare questo sabato 2 agosto. «Se prima nei nostri appelli e documenti denunciavamo la tendenza alla guerra, oggi, purtroppo, siamo costretti a registrare che la tendenza è diventata realtà e ha assunto i caratteri della guerra guerreggiata», scrivono i comitati organizzatori del corteo. Oltre alla preoccupazione per l’avanzata di scenari di guerra nei diversi territori, dalla continuità della guerra tra Russia e Ucraina al genocidio che si sta compiendo in Palestina, fino all’intensificazione di scenari di conflitti bellici come la precipitazione della situazione tra Israele e Iran nelle scorse settimane, e all’opposizione alle operazioni di guerra che partono dalle basi militari statunitensi in Sicilia, la manifestazione si pone l’obiettivo di contrastare altri scenari del regime di guerra, quelli relativi all’economia di guerra. Scrivono infatti nel comunicato: «si tratta di una guerra che, oltre all’enorme numero di vittime, ha creato sconquassi nelle nostre vite con ulteriori e pesanti tagli alle spese sociali a favore di quelle militari. Dopo il piano di riarmo dell’Unione Europea da 800 miliardi di euro da investire in armi, le ultime decisioni del nostro governo sono in linea ai diktat degli USA e della NATO e parlano di portare la spesa militare al 5% del PIL; ciò significa arrivare a più di 70 miliardi di euro l’anno a fronte dei 30 circa spesi oggi. Lo scenario è chiaro: addio sanità e istruzione pubblica, pensioni e tutto quello che ancora resta dello stato sociale». Assediare la base militare Usa, dopo le mobilitazioni a Sigonella di alcune settimane fa, rappresenta l’obiettivo della manifestazione: «come Movimento No Muos dobbiamo sfruttare ogni spazio di lotta e per questo ci diamo un doppio compito. Lottare per fermare la guerra che devasta le nostre vite consegnandoci un futuro di miseria e opporsi alle installazioni militari nel nostro territorio, dalle parabole di Niscemi alla superbase di Sigonella che ha un ruolo centrale in tutti i conflitti aperti e che è stata determinante nell’attacco Usa all’Iran (come lo è stata in diversi momenti a supporto delle operazioni belliche ucraine e anche di quelle israeliane). Non vogliamo essere complici e bersaglio delle guerre dei padroni». Dopo le mobilitazioni a Sigonella dello scorso 6 luglio, l’estate di lotta in Sicilia continua con la giornata contro la guerra e il genocidio in Palestina, a cui seguirà la manifestazione contro il Ponte sullo Stretto convocata per il successivo sabato 9 agosto a Messina con lo slogan “Vogliamo l’acqua, non la guerra”, per mettere al centro la necessità di interventi e politiche di tutela dell’ambiente e dei diritti contro speculazioni, grandi opere e logiche di guerra nei territori. Immagine di copertina di Giordano Pennisi – Scattomancino. Le foto dell’incendio sono tratte da nomuos.info SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Contro guerre, genocidio e riarmo: manifestazione No Muos a Niscemi proviene da DINAMOpress.
July 31, 2025
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