Slitta l’assemblea No Muos
Assemblea pubblica contro la guerra, la militarizzazione e l’economia di guerra
Niscemi – Biblioteca comunale
Domenica 20 settembre 2026, ore 16.00
L’assemblea pubblica “LA GUERRA È GIÀ QUI”, promossa dal movimento No MUOS e
inizialmente prevista per domenica 13 settembre, si terrà domenica 20 settembre,
sempre alle ore 16.00 e sempre presso la Biblioteca comunale di Niscemi.
La decisione di spostare la data è stata presa dopo una circostanza piuttosto
singolare.
A seguito della comunicazione alla Questura dell’iniziativa prevista per il 13
settembre, al compagno incaricato è stato proposto di spostare l’assemblea in
una sede periferica, considerata la contemporanea presenza a Niscemi del
cardinale Matteo Zuppi, impegnato in un’iniziativa a poca distanza dalla
Biblioteca.
Abbiamo scelto una soluzione diversa.
Non abbiamo spostato la nostra assemblea in periferia. Abbiamo spostato la data.
La vicenda ci offre però anche l’occasione per una riflessione.
Non c’è alcuna contrapposizione tra il movimento No MUOS e il mondo cattolico.
Nel movimento No MUOS sono presenti anche molti credenti e, più in generale,
sono numerose le persone e le realtà cattoliche impegnate sui temi della pace,
contro la guerra e contro il riarmo.
Non intendiamo quindi strumentalizzare la presenza del cardinale Zuppi né
rappresentare la sua iniziativa come contrapposta alla nostra.
Resta però un singolare paradosso: perché due presenze diverse, non coordinate e
certamente non sovrapponibili, dovrebbero essere tenute a distanza?
Niscemi è un luogo periferico rispetto a molte vicende del Paese, ma è
tutt’altro che periferico quando si parla di guerra e militarizzazione.
Qui da anni il movimento No MUOS denuncia la presenza di un’infrastruttura
militare inserita nel sistema strategico statunitense e nel complesso
politico-militare internazionale. Qui la guerra non è un tema astratto né
lontano: attraversa concretamente il territorio.
Proprio per questo fa riflettere che, in un luogo come Niscemi, la possibile
contemporanea presenza di un autorevole esponente del mondo cattolico e di un
movimento che da anni si batte contro la militarizzazione sia stata considerata
una situazione da evitare, fino al punto di proporre al movimento di spostarsi
in una sede periferica.
Non sappiamo se fosse proprio questo l’obiettivo e non abbiamo alcuna intenzione
di attribuire intenzioni che non ci sono state dichiarate.
Constatiamo però il paradosso.
E forse vale la pena chiedersi se sia davvero così inconciliabile che, nello
stesso territorio, possano incontrarsi e confrontarsi persone diverse, con
storie e sensibilità differenti, accomunate dalla preoccupazione per la guerra,
il riarmo e il futuro delle comunità.
Il problema, del resto, non è soltanto dove e quando discutere.
È che cosa sta accadendo attorno a noi.
Per troppo tempo abbiamo pensato alla guerra come a qualcosa che accade altrove.
Lontano dalle nostre città, lontano dalle nostre case, lontano dalla nostra vita
quotidiana.
Oggi quella distanza si sta riducendo.
Le guerre che attraversano il mondo, la corsa al riarmo, l’aumento delle spese
militari e la crescente contrapposizione tra blocchi stanno ridisegnando le
priorità politiche ed economiche dei Paesi e delle società in cui viviamo.
Ma l’Italia non è estranea a questo processo. Il nostro Paese partecipa
attivamente alle politiche di riarmo, aumenta le risorse destinate alla spesa
militare, mette a disposizione territori e infrastrutture per le attività
militari e mantiene una stretta integrazione con il dispositivo militare
statunitense e NATO. Una parte dell’industria italiana è inoltre direttamente
coinvolta nella produzione e nello sviluppo di sistemi e tecnologie per la
difesa e per la guerra.
La guerra, quindi, non è più soltanto ciò che vediamo sugli schermi o qualcosa
che riguarda altri Paesi: è parte sempre più concreta delle nostre vite, dei
territori in cui abitiamo e delle scelte che vengono compiute in nostro nome.
La vediamo anche nelle conseguenze economiche che ricadono sulle persone.
L’andamento dei prezzi dei carburanti dipende da molti fattori, ma le tensioni
internazionali e i conflitti incidono sui mercati dell’energia e sui costi che,
alla fine, vengono scaricati sulla vita quotidiana di lavoratrici, lavoratori e
famiglie.
Il prezzo della guerra non viene pagato soltanto da chi vive sotto le bombe:
viene distribuito, in forme diverse, anche nei territori che continuano a
definirsi in pace.
In Sicilia tutto questo assume un significato ancora più concreto.
Da anni, con il MUOS, vediamo cosa significa la trasformazione del nostro
territorio in una piattaforma strategica per le operazioni militari. La Sicilia
è sempre più inserita in un sistema di basi, infrastrutture e apparati che ne
rafforzano la funzione strategica nel Mediterraneo, subordinando spazi e
territori a logiche militari che non rispondono ai bisogni di chi qui vive.
Mentre la guerra si avvicina, mentre cresce la militarizzazione e mentre sempre
più risorse vengono destinate agli armamenti e alla preparazione dei conflitti,
continuano a rimanere irrisolti i problemi che riguardano la vita quotidiana
delle comunità: il dissesto del territorio, i servizi pubblici, la sanità, i
trasporti, il lavoro, lo spopolamento.
E persino le conseguenze della frana di Niscemi rischiano di passare in secondo
piano rispetto alle “necessità” belliche.
A fronte di tutto questo, il governo italiano continua a sostenere le politiche
di riarmo e a rafforzare il proprio ruolo all’interno del sistema militare
euro-atlantico, mentre una parte crescente delle risorse pubbliche viene
indirizzata verso la spesa militare e l’industria bellica.
Le conseguenze di queste scelte ricadono sui territori e sulla vita delle
persone, mentre chi le contesta viene sempre più spesso considerato un problema
di ordine pubblico.
In questi giorni è stata annunciata l’emissione di altri fogli di via nei
confronti di attivisti. Come movimento No MUOS denunciamo questi strumenti e
ogni tentativo di colpire preventivamente il dissenso e di limitare la
possibilità delle persone di organizzarsi e manifestare.
Non può essere la repressione preventiva la risposta a chi pone domande sulla
guerra, sulla militarizzazione e sulle scelte che vengono compiute sui
territori.
È per questo che non possiamo limitarci a osservare.
Mobilitarsi contro la guerra impone di interrogarsi sul mondo che si sta
costruendo attorno a noi. Significa anche chiedersi quale futuro viene preparato
alle nostre comunità e quale funzione vengono chiamati a svolgere i nostri
territori.
L’assemblea del 20 settembre vuole essere anche un’occasione per rilanciare il
coordinamento e la lotta condivisa tra le numerose realtà siciliane che si
oppongono alla presenza delle basi militari statunitensi e NATO sull’isola, alla
militarizzazione dei territori e alle politiche di guerra.
Unire le forze pacifiste, antimilitariste e impegnate nella difesa dei beni
comuni significa mettere in relazione esperienze diverse e costruire, attraverso
la convergenza e la solidarietà dei territori, una resistenza e un’alternativa.
Gli obiettivi possono sembrare difficili, persino impossibili. Ma è proprio
attraverso la capacità di organizzarsi insieme che ciò che appare impossibile
può diventare possibile.
Per questo il movimento No MUOS promuove a Niscemi una pubblica assemblea contro
la guerra, la militarizzazione e l’economia di guerra, aperta a cittadine e
cittadini, associazioni, movimenti, realtà sociali e a chiunque voglia discutere
e contribuire.
Perché la guerra non riguarda soltanto chi la combatte.
Impatta sui territori che vengono militarizzati.
Sottrae risorse ai bisogni collettivi.
Riguarda il costo della vita.
Riguarda le libertà e il diritto di dissentire.
E se la guerra è sempre più vicina, la risposta non può essere restare in
silenzio.
LA GUERRA È GIÀ QUI
PARLIAMONE. ORGANIZZIAMOCI. MOBILITIAMOCI.
Niscemi – Biblioteca comunale
Domenica 20 settembre 2026, ore 16.00
Per aderire, partecipare all’assemblea o semplicemente manifestare il proprio
sostegno all’iniziativa è possibile rivolgersi ai comitati No MUOS locali, alle
pagine social del movimento No MUOS, al gruppo di comunicazione del movimento
oppure scrivere a: nomuoscomunica@gmail.com
Redazione Sicilia