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La maturità a Gaza: il diritto allo studio sfida il genocidio
Jun 26, 2026, da gazaweb.noblogs Anche nella Striscia di Gaza in questi giorni circa 38.000 studenti e studentesse stanno affrontando gli esami di maturità, il Tawjihi. Non è un esame come tutti gli altri. È un atto di resistenza contro un sistema che ha deliberatamente preso di mira l’istruzione palestinese. Dal 7 ottobre 2023, oltre 19.000 studenti sono stati uccisi e 29.000 feriti. Le scuole sono state distrutte o trasformate in centri per sfollati. Eppure, la generazione della maturità ha scelto di non arrendersi. Dal nostro osservatorio a Gaza, documentiamo ogni giorno questa lotta per il diritto allo studio. Gli esami si svolgono interamente in modalità elettronica, attraverso la piattaforma “Wise School”. Una scelta dettata dalla necessità, che ha trasformato i telefoni cellulari in aule, banchi e biblioteche. Ma come si fa a studiare quando l’elettricità e la connessione a Internet non sono disponibili con la dovuta continuità e possedere un dispositivo elettronico è un lusso spesso insostenibile? Il dramma degli studenti uccisi sulla strada per l’esame Le prove d’esame a Gaza possono essere ancora più complesse di queste, e, aggiungiamo, tristemente tragiche. Il terzo giorno degli esami, le forze di occupazione israeliane hanno condotto un raid nel quartiere Al-Rimal di Gaza City, uccidendo Raghad Ashour, una studentessa che si stava recando a sostenere la prova. Diciotto anni, un futuro davanti a sé, cancellato mentre camminava per strada. L’esercito israeliano ha parlato di “rammarico” per la morte di una “persona non coinvolta”, ma il messaggio è chiaro: a Gaza, nessuno è al sicuro, nemmeno sulla strada per l’esame. Questa non è una storia isolata. Il Ministero dell’Istruzione palestinese parla di un genocidio sistematico dell’istruzione. 10.000 studenti uccisi nei primi dieci mesi di guerra, insieme a 400 insegnanti. La strada per l’esame è diventata un percorso minato, dove il diritto allo studio si scontra quotidianamente con la violenza dell’occupazione. In questo scenario apocalittico, abbiamo piantato i nostri “Alberi della Rete” e costruito i Gaza Social Hub (GaSH). Luoghi dove studiare e connettersi a Internet gratuitamente per garantire continuità e un barlume di serenità per chi sta sta continuando a sperare e incarnare con il proprio studio una strenua resistenza contro il genocidio. Due hub permanenti: uno a Gaza City, l’altro a Khan Younis. Non sono semplici spazi fisici, ma fari tecnologici in un paesaggio di polvere e silenzi spezzati. Il nostro lavoro quotidiano è documentato passo dopo passo dai coordinatori dei Gash e degli alberi della rete a Gaza. Ne succedono di ogni, può saltare temporaneamente la rete, può esserci un blackout totale, ma la comunità intorno ai GaSH, fatta di studenti e di vari componenti della società civile, si stanno mobilitando per consentire agli esami di proseguire e intorno al diritto allo studio in effetti ricostruire un senso di comunità e futuro. L’obiettivo di Gazaweb non è semplicemente quello di riportare la connessione a internet ma di fare rifiorire la socialità intorno ai nostri progetti. .      L’ostinazione di una generazione La sistematica distruzione del sistema educativo palestinese da parte dell’esercito di occupazione israeliano è stata una deliberata strategia volta a precludere il futuro del popolo palestinese. Il genocidio è stato perpretrato anche abbattendo il 90% delle infrastrutture educative è stato distrutto o gravemente danneggiato. Più di 300 scuole governative sono state completamente distrutte o rese inagibili, una gravissima violazione del diritto fondamentale all’istruzione, riconosciuto dalle convenzioni internazionali. In questo contesto, il Tawjihi diventa più di un esame: è un simbolo di resistenza contro la cancellazione culturale e storica.Gli studenti che studiano assieme in una tenda o un caffè Internet, rappresentano una testimonianza di una fase storica della dura vita del popolo palestinese. È la battaglia della coscienza e della sopravvivenza combattuta dalla generazione della maturità, che afferma il diritto di imparare nonostante la distruzione, lo sfollamento e l’uccisione sistematica. Questi esami, sostenuti tra le macerie, sono la prova che un futuro è ancora possibile. Nonostante le difficoltà al secondo giorno di esami, complice il passaparola, la partecipazione è aumentata. Decine di studenti hanno affollato i nostri hub a Gaza City e Khan Younis per sostenere le loro prove. Una studentessa, Bilsan Laqan, 18 anni, vive in una tenda a sud-ovest di Khan Younis. Ci ha raccontato che il sovraffollamento, gli insetti e i topi rendono lo studio estremamente difficoltoso. La sua preoccupazione principale sono i blackout improvvisi e la mancanza di connessione stabile. Chiede al Ministero dell’Istruzione di considerare le condizioni estreme degli studenti. Noi cerchiamo di fare la nostra parte, continueremo a documentare, a sostenere e a connettere. Perché il diritto allo studio non può essere cancellato. Perché ogni studente che riesce a sostenere il proprio esame è una vittoria contro il genocidio. Perché la navigazione sarà libera, dal web al mare, e nessuna offensiva potrà spegnere la speranza di una generazione che ha scelto di imparare nonostante tutto. Sostieni il progetto Gazaweb su produzionidalbasso.com
July 1, 2026
ACS italia
Flottilla di terra: liberiamo Domenico Centrone, Dina Alberizia e…
… le altre persone imprigionate in Libia. Riprendiamo l’appello di Freedom Flotilla Italia. APPELLO “Da oltre 12 giorni Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia, cittadini italiani e membri della Global Sumud Flotilla, sono trattenuti in Libia insieme ad altri attivisti di diversi paesi. La Flotilla trasportava aiuti umanitari e voleva rompere il blocco illegale imposto a Gaza per portare sostegno
26 aprile: Webinar su Chernobyl e «umanicidio»
Discussione promossa da «Disarmisti esigenti» Webinar 40 anni da Chernobyl – prevenire l’umanicidio da nucleare https://us06web.zoom.us/j/89796821634?pwd=Fb36vXVteJqEkJOx8xb1VNC1FdHNBh.1 Domenica 26 aprile – dalle 16 alle 20 Proposta di scaletta (non definitiva, work in progress soggetto a integrazioni e modifiche) per il Webinar promosso dai Disarmisti esigenti: A 40 anni da Chernobyl, oltre l’atomo civile e militare, per il futuro umano della “terrestrità”
Gaza Cola arriva nei punti vendita Unicoop Firenze
In vendita in settanta punti vendita Unicoop Firenze: il 5% del ricavato di vendita sostiene il progetto Gazaweb di ACS ONG per garantire connettività e accesso alle comunicazioni alla popolazione palestinese. di Sara Barbanera su Informatore Gaza Cola arriva nei punti vendita di Unicoop Firenze: l’iconica lattina nata nel 2023 da un’idea dell’attivista e regista palestinese Osama Qashoo, da oggi è disponibile sugli scaffali dei principali Coop.fi in Toscana – settanta in totale – nella doppia versione normale e senza zucchero. Un prodotto che va ben oltre il gusto Parte del ricavato sostiene il progetto GazaWeb, promosso dalla ONG ACS – Associazione di cooperazione e solidarietà Onlus – per garantire alla popolazione civile connettività e accesso alle comunicazioni nella Palestina devastata dal conflitto. Per ogni lattina venduta, il 5% del ricavato di vendita verrà devoluto al progetto GazaWeb, nato per sostenere le comunità vulnerabili del territorio palestinese dove gli attacchi diretti alle infrastrutture di telecomunicazione civili, le restrizioni all’accesso all’elettricità e le interruzioni tecniche dei servizi di telecomunicazione rendono impossibile qualsiasi comunicazione e l’accesso a Internet. Senza internet, senza telefono, in una situazione di guerra, le comunità perdono la loro possibilità di rimanere unite: per rompere il muro di isolamento e mantenere i contatti all’interno delle comunità, è nato GazaWeb, un progetto collettivo realizzato da un gruppo di informatici volontari.  Attraverso l’utilizzo di e-sim, smartphone, power bank, il progetto aggira il blackout, captando i segnali radio per connettersi alle reti presenti in Israele o Egitto. Una soluzione partita dal basso per fornire una rete di comunicazione e informazione alla popolazione locale. > Come contribuire al progetto Gaza Web > > Si può contribuire al progetto GazaWeb anche donando direttamente > al crowdfunding “Fai crescere gli Alberi della rete a Gaza” attivo al > link coopfi.info/sostienigazaweb L’iniziativa è stata presentata venerdì 17 aprile presso il Coop.fi di Novoli, a Firenze, alla presenza di Osama Qashoo, fondatore di Gaza Cola, Manolo Luppichini, referente media per ACS e coordinatore della piattaforma GazaWeb, Francesca Gatteschi, direttrice soci Unicoop Firenze e di Claudio Vanni, responsabile relazioni esterne Unicoop Firenze. Un sostegno concreto al popolo di Gaza «Con questa iniziativa vogliamo far arrivare la nostra vicinanza e il nostro sostegno concreto alla popolazione di Gaza, martoriata da un conflitto senza fine e colpita da una crisi umanitaria sempre più grave. Da oggi sui nostri scaffali è in vendita la Gaza Cola, un simbolo di resistenza, speranza e libertà attraverso il quale è possibile dare un sostegno concreto alla popolazione civile e al progetto GazaWeb, nato per riaccendere il filo che connette Gaza al mondo. Per non restare indifferenti di fronte alla violenza che dilaga nella Striscia di Gaza, lanciamo questa nuova iniziativa che si aggiunge a quanto già fatto a sostegno del popolo palestinese con le raccolte alimentari e la raccolta fondi per le borse di studio per gli studenti palestinesi. Invitiamo tutti i nostri soci e clienti a dare un piccolo sostegno con l’acquisto di Gaza Cola, disponibile da oggi in oltre settanta Coop.fi», dichiara Francesca Gatteschi, direttrice soci Unicoop Firenze. Un simbolo di libertà e resistenza  «Il nostro viaggio è iniziato con una semplice idea: e se ogni sorso che fai potesse aiutare a ricostruire Gaza? Da qui, da questo pensiero, è nata Gaza Cola. L’idea è offrire una bevanda frizzante che, oltre a dissetare, porti con sé un messaggio di solidarietà e resistenza, facilmente accessibile a tutti. Per noi è come un “piccolo cavallo di Troia” che, attraverso una semplice lattina, diffonde il nome di Gaza nel mondo, promuovendo la ricostruzione e opponendosi alla distruzione. La Gaza Cola rappresenta un simbolo di libertà e un mezzo attraverso il quale tutti, con un piccolo contributo, possono dare un sostegno alla popolazione palestinese. Oltre all’aiuto diretto in questa fase di estrema emergenza umanitaria, il progetto Gaza Cola ha l’obiettivo di promuovere l’indipendenza economica palestinese attraverso un prodotto che rappresenti un esempio di “commercio e non di aiuto”. Ringraziamo Unicoop Firenze per avere aperto le porte a Gaza Cola, dando così un importante sostegno al progetto», dichiara Osama Qashoo, fondatore di Gaza Cola. «Quello di GazaWeb dimostra che l’ingegno collettivo può far rinascere l’umanità, anche sopra alle macerie e dentro una catastrofe umanitaria di proporzioni inimmaginabili come quella che è in corso a Gaza: è un progetto collettivo, promosso dalla ONG ACS e nato realizzato da una rete di intelligenze che si impegnano per fare la differenza e che hanno lavorato con mezzi di fortuna ma con la volontà di superare ogni difficoltà e ogni embargo per garantire alla popolazione i contatti con il mondo e dentro le comunità. È un’iniziativa che vuole ripristinare le connessioni, soprattutto quelle umane, e abbattere il muro di isolamento che circonda Gaza. Il progetto è partito con un primo aiuto economico, un crowdfunding e, ora, potrà beneficiare di nuovi aiuti grazie alla vendita di Gaza Cola nella rete di Unicoop Firenze che ringraziamo per avere accolto la proposta di collaborazione», dichiara Manolo Luppichini, referente media per ACS e coordinatore della piattaforma GazaWeb. La storia di Gaza Cola Gaza Cola è una bevanda analcolica al gusto cola nata nel 2023 da un’idea dell’attivista e regista palestinese, rifugiato a Londra dal 2003, Osama Qashoo attraverso la Palestine House, una realtà di Londra che sostiene la comunità palestinese in tutto il mondo. Gaza Cola, che esiste in doppia versione normale e senza zucchero, viene distribuita in Italia da Equodistro di cui Osama Qashoo (fondatore di Palestinian House) fa parte come garante del progetto. Originariamente i fondi raccolti tramite la vendita di questa bevanda erano devoluti alla ricostruzione dell’ospedale Al Karama, ma questo obiettivo è stato reso impossibile dal perpetuarsi del conflitto. Per ora quindi i fondi vanno a sostenere presidi sanitari e tende da campo che operano nella Striscia, ma è Palestine House che determina di volta in volta questa parte di benefit. Equodistro, che la distribuisce in Italia, ha deciso di nascere per “raddoppiare la solidarietà” e destina invece i ricavi alla ong ACS per sostenere progetti vitali come GazaWeb (connettività sotto i bombardamenti), SOS Gaza (assistenza medica di emergenza), 100x100Gaza (ricostruzione dal basso), Olivi cultura di pace (difesa e rigenerazione del territorio). È un prodotto nato come segno di solidarietà con il popolo palestinese: la lattina è contraddistinta dai colori della bandiera palestinese, le strisce verdi, bianche e nere, su cui svetta un triangolo rosso ed ha come claim “il gusto della libertà”: è diventata un simbolo di resistenza ma anche un prodotto per dare un sostegno diretto e concreto alla popolazione palestinese. La vendita nei Coop.fi andrà a sostenere il progetto GazaWeb.   Il progetto GazaWeb Da inizio ottobre 2023 ad oggi il traffico internet a Gaza è diminuito di oltre l’80%. Le interruzioni sono state causate da una combinazione di attacchi diretti alle infrastrutture di telecomunicazione civili, restrizioni all’accesso all’elettricità e interruzioni tecniche dei servizi di telecomunicazione. L’accesso universale alla comunicazione, alle fonti di informazione e all’interazione attraverso la rete telefonica e internet è un diritto riconosciuto dalle Nazioni Unite, ma a Gaza è costantemente negato. Per contrastare l’embargo e attivare sistemi di comunicazione stabile con Gaza, la ong ACS ha lanciato il progetto Gazaweb. L’ambizione di GazaWeb è di progettare un sistema complesso per garantire accesso universale alla comunicazione alle comunità vulnerabili e nei casi di emergenza umanitaria, a Gaza come in altri scenari di crisi internazionale. Le situazioni dove il diritto di accesso universale alla comunicazione è negato si contano a dozzine, infatti, e Gaza è solo la più macroscopica delle violazioni dei diritti umani digitali in corso. Un comitato tecnico di professionisti del settore comunicazione, informatico e legale, coordinato dalla ong ACS, ha individuato alcune opzioni per fornire accesso agli strumenti di comunicazione a una parte della popolazione gazawi. eSIM hotspot: gli alberi della rete L’intervento di emergenza più rapido sul quale GazaWeb sta investendo risorse e raccogliendo i primi incoraggianti risultati sono gli eSIM – hotspots, ovvero gli Alberi della Rete. ACS ha intenzione di “piantare” un buon numero di Alberi della Rete nei campi profughi e nelle altre aree dove le reti telefoniche non sono accessibili. Una serie di cellulari di ultima generazione consentono il collegamento ai network internazionali anche con le eSIM, carte sim virtuali che (tramite l’attivazione di un codice) svolgono le stesse funzioni di una SIMcard tradizionale. Inviando il codice di attivazione eSIM a chi possiede uno di questi apparecchi, si possono attivare collegamenti alle reti cellulari egiziane o israeliane dall’interno della striscia di Gaza. La ong ACS ha allestito, in coordinamento con i propri cooperanti presenti a Gaza, una serie hot-spot via wi-fi connessi a internet tramite eSIM, ognuno dei quali permette la connessione a 50 ulteriori apparecchi. In questo modo anche chi non è in possesso di cellulari di ultima generazione può agganciarsi a internet tramite il segnale wi-fi irradiato dall’Albero della Rete. Mentre nell’area costiera la connessione si aggancia a livello stradale, nelle aree interne bisogna elevare l’apparecchio ricevente di diversi metri per entrare nel campo di irradiazione. Ma i “giardinieri della rete” a Gaza hanno escogitato uno stratagemma: una volta attivati, infilano i cellulari che forniscono il wi-fi in un cestello insieme al powerbank e, tramite corda e carrucola, vengono issati su un palo, alto abbastanza da consentire la connessione. Questa strategia non è solo mirata a mantenere aperto un flusso d’informazione da Gaza verso il resto del mondo. L’impatto fondamentale degli Alberi della Rete ricade sulla popolazione stessa, per mantenere saldi i legami sociali fra chi vive una condizione catastrofica e ha bisogno di comunicare con i propri affetti, sparpagliati sotto le bombe nelle diverse aree abitate della striscia. Più eSIM si riescono ad attivare, più si infittisce il bosco degli Alberi della Rete e le relative connessioni. GaSH! – GaWeb Social Hub Dopo la tregua dell’ottobre 2025, Gazaweb trasforma l’emergenza in futuro. Nascono i Gazaweb Social Hub (GASH): due centri fissi a Gaza City e all’università di Khan Younis. Il contesto è devastato: infrastrutture accademiche e reti di comunicazione distrutte, migliaia di studenti senza internet né spazi per studiare. Gli hotspot di emergenza avevano mostrato che la connettività è vita – per l’educazione, per gli aiuti, per i legami familiari. Ora l’obiettivo è restituire accesso stabile allo studio, alla comunicazione e alla connettività digitale tramite la creazione di due centri tecnologici permanenti. I GaSH offriranno ambienti sicuri, connessione affidabile per lezioni online ed esami, e formeranno tecnici locali per la gestione della rete. Perché gli studenti sono il cuore della ricostruzione culturale e professionale del paese. Così, mentre il mare continua a portare storie di flotille e resistenza, a est il sole sorge davvero: su due luci accese che dicono Gaza non è solo macerie. Gaza studia, Gaza vive. I punti vendita dove trovare la Gaza Cola Firenze Coverciano, Colle di val d’Elsa, San Casciano in Val di Pesa, Siena Frondaie, Barberino d.M., Firenze Cimabue, Firenze Carlo del Prete, Bientina, Firenze Gavinana, Agliana, Empoli via Sanzio, Pontedera via Terracini, Prato via delle Pleiadi, Monsummano Terme, Montemurlo, Quarrata, Santa Mari a Monte, Firenze via Forlanini, Figline e Incisa Valdarno, Certaldo, Pisa Porta a Mare, Lucca viale Puccini, Firenze Ponte a Greve, Firenze piazza Leopoldo, Pontassieve, Poggibonsi via Salceto, Borgo San Lorenzo, Firenze Le Piagge, Castelfiorentino, Pistoia viale Adua, Fucecchio, San Giovanni V.no, Sansepolcro, Lucca via di Tiglio, Prato Fabbricone, San Miniato, Sesto via Pratese, Campi Bisenzio, Massa e Cozzile, Lastra a Signa, Arezzo viale Amendola, Montevarchi via dell’Oleandro, Centro dei Borghi, Sesto Fiorentino viale Petrosa, Sovigliana, Sesto F.no Colonnata, Pisa Cisanello, Ponsacco, Impruneta, Firenze Isolotto, Empoli via della Repubblica, Asciano, Bibbiena, Buonconvento, Chianciano,Chiusi, Camucia, Foiano, Montesansavino, Monteroni d’Arbia, San Gimignano, Sinalunga, Torrita di Siena, Castiglion Fiorentino, Siena San Miniato, Taverne d’Arbia,Rosia, Subbiano, Terranuova Bracciolini, Stia.   Ne hanno scritto anche: La Nazione; Il Tirreno; Nove da Firenze
April 20, 2026
ACS italia
Rojava resiste: fra compromessi, crimini di guerra e…
… e difesa delle conquiste delle donne. Appuntamenti in Italia Condividiamo un po’ di contributi per capire cosa sta accadendo in Siria del Nord-Est, con sviluppi in continua evoluzione. Appuntamenti e appelli In evoluzione, perché le trattative fra le Forze Democratiche Siriane (SDF) e il governo di transizione di Damasco sono ancora in corso, e risentono anche dei troppi interessi
February 12, 2026
La Bottega del Barbieri
La rivoluzione confederale in Siria vive un momento decisivo
Davide Grasso su Dinamopress Il 18 gennaio il governo siriano ha lanciato una grande offensiva contro l’Amministrazione democratica del nord-est (Daa) coadiuvata dalla forte propaganda pro-governativa dei canali vicini alla Turchia e al Qatar, come Al-Jazeera e Middle East Eye, e dalla censura mediatica nei Paesi Nato. La resistenza delle Forze siriane democratiche (Fsd) è stata frammentata a causa di
January 21, 2026
La Bottega del Barbieri
La sinistra di fronte al Venezuela
Come si pone la sinistra di fronte alla figura di Maduro e quali sono le differenze con il chavismo? Qual è il futuro del petrolio di fronte alla rapacità degli Usa? Articoli di Domenico Mauceri, Lorenzo Tecleme, Paolo Laforgia, Pablo Stefanoni, Fabrizio Tonello e un appello dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale. Con un link al nostro dossier precedente. Il dibattito
Triangulum di Masande Ntshanga
NEL FUTURO PROSSIMO DI UN SUDAFRICA DISTOPICO: ANNO 2040 Triangulum Δ Masande Ntshanga 28 Novembre 2023/di Adele Akinyi Manassero CATEGORIE: Libreria  / Narrativa  / Romanzo Tempo di lettura: 5 minuti * Triangulum, Masande Ntshanga, Pidgin Edizioni, 2023, traduzione dall’inglese di Stefano Pirone. Dopo Il Reattivo (Pidgin Edizioni, 2017), torniamo a parlare del sudafricano Masande Ntshanga con la sua seconda opera, Triangulum (2019), tradotta in Italia dallo stesso Stefano Pirone per Pidgin Edizioni e dal 7 novembre sugli scaffali delle librerie. Il romanzo inizia in un futuro non troppo lontano. Siamo negli anni ‘40 di questo secolo e la dottoressa Naomi Buthelezi, docente universitaria di scrittura creativa e scrittrice di fantascienza, spiega di aver ricevuto l’incarico di visionare e analizzare dei materiali che annunciano la fine del mondo nel 2050. Un pacco anonimo, contenente delle registrazioni audio e due manoscritti di una fonte anonima femminile, è infatti stato consegnato all’Agenzia Spaziale Nazionale Sudafricana (SANSA). L’obiettivo dell’indagine della dott.ssa Buthelezi, insieme al presidente e direttore della SANSA il dottor Hessler, è quello di discernere quanto ci sia di fantastico e quanto di reale. Ciò che apparentemente potrebbe apparire un’opera di fantasia, ha predetto un attacco eco-terroristico sulla montagna della Tavola a Cape Town da poco verificatosi, descrivendo con dovizia di particolari dove e come furono installate le cariche esplosive nel 2026, e non può quindi essere ignorata. «IN QUALSIASI CIRCOSTANZA, QUESTE TESTIMONIANZE DEVONO ESSERE PRESENTATE COME UN’UNICA COMUNICAZIONE. NON È POSSIBILE DARE UN SENSO A UNA DI ESSE SENZA LE ALTRE. QUESTA CONDIZIONE NON È NEGOZIABILE. PER AMORE DELLA VERIDICITÀ E DEL DETTAGLIO – E A MIO RISCHIO PERSONALE – MI SONO SOTTOPOSTA A UNA TERAPIA DI REGRESSIONE IPNOTICA PER RICORDARE LE INFORMAZIONI CHE DESIDERAVO FORNIRE A QUESTO UFFICIO, MA SONO ANCORA UMANA, O PERLOMENO LO SONO STATA, E PER COMPRENDERMI È NECESSARIO COMPRENDERE LA VITA CHE HO VISSUTO, E CHIEDO CHE QUESTA ACCOMPAGNI IL TESTO.» Attraverso i ricordi audio sbobinati e le memorie della mittente anonima, Triangulum abbraccia quarant’anni di Sudafrica dalla fine degli anni ’90 al futuro prossimo, passando per le fasi finali dell’apartheid, la crisi economica e si proietta verso i disastri ecologici che attendono l’umanità. Conosciamo la narratrice da ragazza quando, affascinata da un libro, Diari degli UFO, che apparteneva alla madre, inizia ad avere delle visioni di una macchina fluttuante che emette un ronzio metallico: che si tratti di allucinazioni o di alieni che cercano di comunicarle qualcosa? Quando il caso di tre ragazze rapite assume una rilevanza nazionale, la narratrice inizia ad investigare nella speranza di trovare una connessione con la scomparsa della madre avvenuta anni prima e i presunti avvistamenti alieni. «STANOTTE LA MACCHINA TORNA CON IL TRIANGOLO RIVOLTO A SINISTRA, ESPANDENDOSI TRA LE DUE MACCHIE DEL SOFFITTO. È TARDI, CIRCA UN’ORA DOPO MEZZANOTTE, E NON RIESCO A CAPIRE SE STO SOGNANDO O MENO QUANDO SENTO DORIS PIANGERE.» La narrazione procede ad incastro, ma fino alla fine non lascia intravedere il quadro completo, tenendo incollatə alla pagina. La storia segue la protagonista diventare adulta fra esperimenti scientifici su persone indigenti e contatti con cellule eco-terroristiche in un futuro distopico dove i big data e gli interessi di grandi aziende e di uno Stato colluso esacerbano le disuguaglianze e l’oppressione dei cittadini. Masande Ntshanga è riuscito a costruire un ingranaggio complesso che rompe i confini tra i generi, attraversando la fantascienza afrofuturistica, la distopia, il romanzo di spionaggio, il mistero e, da una certa angolatura, l’autofiction. Un’opera che merita il giusto tempo per essere letta e assaporata, perfetta per le lunghe sere invernali. Δ Con Triangulum, Pidgin Edizioni inaugura la nuova collana Mangrovie e non vediamo l’ora di scoprire quali altre opere la seguiranno! Nominato per il Nommo Award nel 2020 come Miglior Romanzo di Fantasia di un autore africano, Triangulum, secondo una notizia di Okayafrica di circa un anno fa, è stato selezionato per la trasposizione a serie TV con la regia del sudafricano Sibs Shongwe-La Mer.✎ INCIPIT «Sono una donna che agisce secondo la propria volontà e il proprio desiderio. Non cercate di contattarmi dopo questa comunicazione. Con ogni probabilità, non sarò più qui. Queste righe segnano l’inizio del biglietto che il mio collega, il dottor Joseph Hessler, mi ha consegnato tre anni fa, insieme ad altri materiali che ero stata incaricata di raccogliere in un dossier destinato a informare una relazione della Difesa dello Stato. Non ho inviato le informazioni. I materiali sono invece diventati il seguente manoscritto che, con l’aiuto dell’ormai defunto dottor Hessler, ho preparato per il pubblico come TRIANGULUM.» Ringraziamo infine di cuore Pidgin Edizioni per il dono di Triangulum! Tags: Afrofuturismo, Cape Town, distopia, evidenza, inglese, letteratura postcoloniale, Mangrovie, Masande Ntshanga, Pidgin Edizioni, sci-fi, science fiction, Sudafrica CORRELATI TRIANGULUM DI MASANDE NTSHANGA 28 Novembre 2023 / 0 Commenti Continua a leggere https://www.afrologist.org/wp-content/uploads/2023/11/Masande-Ntshanga_Triangulum_copertina.jpg 1200 1600 Adele Akinyi Manassero https://afrologist.org/wp-content/uploads/2019/02/Logo-bozza-Letture-afropolitane-con-libro-tutta-scritta-con-A-bis-1030x202.png Adele Akinyi Manassero2023-11-28 14:47:542023-11-28 14:47:54Triangulum di Masande Ntshanga VIAGGIO NELLA SCONFINATA IMMAGINAZIONE DI NNEDI OKORAFOR 29 Agosto 2021 / 0 Commenti Continua a leggere https://www.afrologist.org/wp-content/uploads/2021/08/Nnedi-Okorafor-Binti-e-Chi-teme-la-morte_slider.jpg 844 1500 Adele Akinyi Manassero https://afrologist.org/wp-content/uploads/2019/02/Logo-bozza-Letture-afropolitane-con-libro-tutta-scritta-con-A-bis-1030x202.png Adele Akinyi Manassero2021-08-29 11:28:442021-08-29 11:28:44Viaggio nella sconfinata immaginazione di Nnedi Okorafor © Afrologist LAGOS INVASA DAGLI ALIENI. LAGUNA, DI NNEDI OKORAFOR 28 Marzo 2020 / 1 Commento Continua a leggere https://www.afrologist.org/wp-content/uploads/2020/01/Nnedi-Okorafor-Laguna-slider-scaled.jpg 1438 2560 Adele Akinyi Manassero https://afrologist.org/wp-content/uploads/2019/02/Logo-bozza-Letture-afropolitane-con-libro-tutta-scritta-con-A-bis-1030x202.png Adele Akinyi Manassero2020-03-28 16:50:422021-08-28 10:47:25Lagos invasa dagli alieni. Laguna, di Nnedi Okorafor L'articolo Triangulum di Masande Ntshanga proviene da Afrologist.
November 28, 2023
Afrologist
La ladra di parole: la Nigeria di Adunni raccontata da Abi Daré
LA LADRA DI PAROLE: LA NIGERIA DI ADUNNI RACCONTATA DA ABI DARÉ La ladra di parole ✏ Abi Daré 7 Maggio 2022/di Veronica Sgobio CATEGORIE: Libreria  / Narrativa  / Romanzo Tempo di lettura: 7 minuti * La ladra di parole, Abi Daré, Editrice Nord, 2021, traduzione dall’inglese di Elisa Banfi. La ladra di parole è il romanzo scritto da Abi Daré che narra la vicenda di una giovane ragazza, Adunni, nella sua Nigeria, tra il 2014 e il 2015. Secondo me, però, questo libro è molto di più e proverò a raccontare tutta la complessità che mi ha trasmesso, sperando di riuscire a rendergli giustizia. Innanzitutto, cosa vuol dire essere una “ladra di parole”? È stata questa la domanda che mi sono fatta quando è stata annunciata l’uscita in Italia del romanzo. Ero incuriosita dal fatto che una persona potesse essere definita in questo modo. Anche perché, dal mio punto di vista, la protagonista, nonché narratrice è tante cose, meno che una ladra di parole. E, onestamente, è stato proprio quando ho realizzato che tipo di personaggio fosse quello di Adunni che la lettura mi ha assorbita ancora di più. «”ASPETTA, ADUNNI! CHE COLORE DI ROSSETTO PORTO? ROSSO COME SPOSINA O ROSA COME RAGA…” “PORTA UN ROSSETTO NERO”, MI DICO DA SOLA, APPENA CHE SVOLTO DIETRO L’ANGOLO. “NERO COME UN FUNERALE!”» La ladra di parole è il romanzo d’esordio di Abi Daré, scrittrice nigeriana cresciuta a Lagos, e che da diciotto anni vive in Inghilterra. Il titolo scelto per la traduzione italiana è certamente d’impatto e, come detto poco sopra, è stata una delle prime cose che mi ha attirata verso quest’opera. L’originale, però, è decisamente più affine con la narrazione e con tutto ciò che accade tra le pagine di questo libro. In inglese, infatti, questo romanzo si intitola The girl with the louding voice, letteralmente “La ragazza dalla voce forte”. Un titolo che riesce a dire molto della sua protagonista, in poche parole, e cui si ritrovano anche riferimenti nel corso della lettura. In effetti, la voce narrante di questo romanzo è quella di Adunni, una ragazzina di appena quattordici anni di un piccolo villaggio in Nigeria, Ikati, che, sin da subito, appare come una vera e propria eroina. Tanto che, molte volte, nell’andare avanti con la vicenda narrata, mi sono dimenticata la reale età della sua protagonista. Quattordici anni sono pochi per sposarsi. Come lo sono anche per rimanere incinta e dare eredi al proprio marito, ovviamente di molto più anziano. E altrettanto per riuscire ad affrancarsi da due famiglie, quella di origine e quella acquisita per matrimonio, ma è quello che, di fatto, fa Adunni. «VADO VIA DA IKATI. È QUELLO CHE VOLEVO DA TUTTA LA MIA VITA, ANDARE VIA DA QUESTO POSTO E VEDERE COM’È IL MONDO PIÙ FUORI, MA NON COSÌ. NON SEGUITA DA UN CATTIVO NOME, NON COME UNA PERSONA CHE TUTTO IL VILLAGGIO LA CERCA PERCHÉ CREDE CHE HO AMMAZZATO UNA DONNA.» Quello che colpisce nel romanzo di Abi Daré, è ovviamente la tempra e la decisione del personaggio di Adunni nel perseguire i suoi obiettivi. Un qualcosa che, si scoprirà a poche pagine dall’inizio della lettura, le deriva dagli insegnamenti della madre, morta qualche tempo prima dell’inizio delle vicende narrate in questo romanzo, e che potremmo definire in qualche modo causa scatenante. Scopriamo, infatti, che è stata proprio lei ad averle raccomandato di studiare, di crescere anche dal punto di vista culturale per non rimanere intrappolata in una vita decisa per lei, ma non da lei. Per me, è questo ciò che dimostra in quale senso la sua voce sia potente tanto da risuonare al di sopra di tutto: la quattordicenne Adunni non si darà mai per vinta, nemmeno quando tutto intorno a lei sembrerà così sgretolato, senza punti di riferimento. Anche quando le poche persone dalla sua parte sembreranno vacillare. Anzi, soprattutto in quel momento lei continuerà a puntare con ferma decisione ai suoi obiettivi. Come si legge in questo passaggio: «E POI RINGRAZIO CHE, ANCHE SE MR KOLA NON È TORNATO COI MIEI SOLDI, PERÒ ALMENO NON SONO DENTRO UNA CASSA NELLA TERRA, CHE LA TERRA MI FA DA COPERTA E DA CUSCINO. PREGO PER IL NUOVO ANNO DEL 2015 CHE ARRIVA TRA POCO: CHE È UN ANNO BELLO E CHE SONO FELICE, PERCHÉ MI PRENDONO A SCUOLA.» Non solo. Questo è uno di quei pezzi del romanzo in cui è chiaro quali sono le priorità di Adunni. Non le importa che qualcuno non abbia rispettato dei patti con lei, l’importante è che, alla prima occasione, lei possa essere effettivamente ammessa alla scuola che vuole frequentare, quella che le è utile per costruirsi il futuro che vuole lei per lei stessa. E poi c’è la sua passione sfrenata per l’imparare. La quattordicenne, infatti, fa sempre molte domande per capire di più e meglio, anche quando la situazione imporrebbe il silenzio per prudenza, e cerca costantemente occasioni di apprendimento. Da un certo punto in poi, quindi, anche il lettore inizia a imparare con lei, che si cimenta nella lettura di un libro che racconta diversi fatti relativi alla nazione in cui si svolge la storia, la Nigeria, e di cui l’autrice riporta parti all’inizio di alcuni capitoli. «FATTO: CON PIÙ DI 250 ETNIE, LA NIGERIA OFFRE UNA GRANDE VARIETÀ DI CIBI. TRA I PIÙ APPREZZATI CI SONO IL RISO JOLLOF, SPIEDINI DI CARNE PEPATA ALLA GRIGLIA CHIAMATI SUYA, E LE AKARA, DELIZIOSE POLPETTE DI FAGIOLI.» Il tema dell’istruzione e dell’apprendimento è un fil rouge che corre lungo tutta la narrazione. Anche perché, come si realizza fin dalla prima riga di questo romanzo, la quattordicenne Adunni si esprime in un inglese approssimativo, con parole e tempi verbali storpiati che, anche nella traduzione italiana, vengono riportati con un italiano sgrammaticato. La sua sete di conoscenza, quindi, è ben comprensibile da parte di chi legge che, come chi si mette dalla sua parte, non può fare a meno di tifare per l’emancipazione di Adunni. Adunni è una ladra di parole che, in realtà, prende in prestito quelle di chi le insegna a parlare bene e a prepararsi all’ammissione a scuola. Al tempo stesso, poi, si tratta di una ladra di parole che non potrà far altro che lasciarvi lì, a non poter posare il libro, a non poter smettere di leggerlo, per la grande voglia di sapere come andrà a finire, se la giovane ce la farà, se la sua emancipazione potrà divenire realtà, e se la sua vicenda potrà essere un modo per segnare un cambio di rotta rispetto alla tradizione che vuole giovani spose bambine, non scolarizzate, a dare eredi a mariti di molto più anziani di loro. Una tradizione di cui spesso sono le stesse ragazzine a essere le prime promotrici: «ENITAN SOSPIRA, SEMBRA CHE È STUFA DI ME CHE FACCIO TANTE STORIE. “MORUFU È RICCO. PENSA A TE E ALLA TUA FAMIGLIA. COSA VUOI ANCORA DALLA VITA, SE HAI UN BRAVO MARITO?” “MA NON LO SAI CHE HA GIÀ DUE MOGLI? E QUATTRO FIGLIE?” “E ALLORA? NON FA GNENTE!” RIDE, ENITAN. “SEI FORTUNATA CHE TI SPOSI. DEVI RINGRAZIARE DIO! È UNA BELLA COSA, SMETTI DI PIANGERE PER GNENTE.”» Però non è propriamente per niente che piange Adunni perché, come si legge subito dopo questo breve scambio, lei ha un’altra idea di futuro rispetto alla sua amica: «“MORUFU NON MI AIUTA A FINIRE LA SCUOLA.” HO IL CUORE COSÌ PIENO CHE LE LACRIME MI TRABOCCANO SULLA FACCIA. “LUI A SCUOLA NON C’È ANDATA. E, SE IO NON CI VADO, COME FACCIO A TROVARE IL LAVORO E GUADAGNARE I SOLDI? COME FACCIO A TROVARE UNA VOCE CHE LA SENTONO FORTE?”» Da un lato, si tratta di uno di quei passaggi che lasciano chi legge senza parole per la crudezza e lucidità con cui, tanto un punto di vista quanto l’altro, vengono difesi. Dall’altro, si tratta dell’ennesimo passo che mi ha fatta soffermare a pensare all’età della protagonista. Perché quattordici anni sono pochi, ma ad Adunni sono sufficienti per riuscire a capire la grande correlazione tra un buon livello di istruzione e un futuro roseo, tanto da impegnarsi con tutta se stessa, anche a rischio della sua stessa vita, per ottenerlo. Vi consiglio caldamente di leggere questo romanzo, per una lettura che molte volte potrà apparirvi tosta, ma che sarà certamente d’ispirazione, proprio come lo è l’intervista all’autrice, Abi Daré, fatta da Il Libraio. Non mi resta che dirvi buon ascolto, buona lettura e grazie per aver letto fino a qui!✎ INCIPIT «Quella mattina lì il papà mi chiama, che mi vuole dentro al parlour. Sta seduto nel divano senza cuscino e mi guarda. Il papà c’ha un modo strano di guardarmi. Sembra che me le vuole dare senza nessun motivo, o che ho le guance piene di merda e, se apro la bocca per parlare, dopo puzza tutto. “Sah?” gli dico, e vado giù in ginocchio con le mani nella schiena. “Mi chiamavi?” “Vieni qua.” Lo so che mi deve dire qualcosa di brutto. Lo vedo dentro ai suoi occhi: sono opachi come un sasso marrone restato al sole caldo troppo tempo. Ce li ha uguali a tre anni fa, quando ha detto che dovevo smettere di andare a scuola. Ero già la più grande della classe e gli altri bambini mi chiamavano “Aunty”. Lo dico per davvero: il giorno che ho smesso la scuola e il giorno che è morta la mia mamma sono i più brutti della mia vita.» Tags: Abi Daré, Editrice Nord, evidenza, inglese, Nigeria CORRELATI LA LADRA DI PAROLE: LA NIGERIA DI ADUNNI RACCONTATA DA ABI DARÉ 7 Maggio 2022 / 0 Commenti Continua a leggere https://www.afrologist.org/wp-content/uploads/2022/04/LaLadraDiParole_AbiDare_copertina.jpg 844 1500 Veronica Sgobio https://afrologist.org/wp-content/uploads/2019/02/Logo-bozza-Letture-afropolitane-con-libro-tutta-scritta-con-A-bis-1030x202.png Veronica Sgobio2022-05-07 10:49:042022-05-07 17:00:53La ladra di parole: la Nigeria di Adunni raccontata da Abi Daré CHINELO OKPARANTA E LE DONNE FORTI DEI SUOI RACCONTI 23 Luglio 2021 / 0 Commenti Continua a leggere https://www.afrologist.org/wp-content/uploads/2021/07/Chinelo-Okparanta-La-felicita-e-come-lacqua_slider.jpg 844 1500 Eleonora Salvatore https://afrologist.org/wp-content/uploads/2019/02/Logo-bozza-Letture-afropolitane-con-libro-tutta-scritta-con-A-bis-1030x202.png Eleonora Salvatore2021-07-23 19:26:392021-07-23 19:26:39Chinelo Okparanta e le donne forti dei suoi racconti GENERAZIONI IN CAMMINO DA GULU STATION A ROMA 16 Gennaio 2021 / 0 Commenti Continua a leggere https://www.afrologist.org/wp-content/uploads/2021/01/EC-Osundu_Quando-il-cielo-vuole-spuntano-le-stelle-slider.jpg 844 1500 Eleonora Salvatore https://afrologist.org/wp-content/uploads/2019/02/Logo-bozza-Letture-afropolitane-con-libro-tutta-scritta-con-A-bis-1030x202.png Eleonora Salvatore2021-01-16 09:58:112021-07-19 10:55:56Generazioni in cammino da Gulu Station a Roma L'articolo La ladra di parole: la Nigeria di Adunni raccontata da Abi Daré proviene da Afrologist.
May 7, 2022
Afrologist
L’ombra della Storia scorre tra i fiumi di Haiti
L’OMBRA DELLA STORIA SCORRE TRA I FIUMI DI HAITI La fattoria delle ossa ✏ Edwidge Danticat 1 Maggio 2022/di Eleonora Salvatore CATEGORIE: Libreria  / Narrativa  / Romanzo Tempo di lettura: 6 minuti * La fattoria delle ossa, Edwidge Danticat, Piemme, 2005, traduzione dall’inglese di Maria Clara Pasetti. La fattoria delle ossa è un romanzo di rara intensità il cui centro narrativo si misura sul peso specifico di un massacro che ha segnato irrimediabilmente le relazioni umane e politiche tra Haiti e Repubblica Dominicana sull’isola di Hispaniola nel corso del Novecento ed oltre. Edwidge Danticat con questo romanzo firma un’opera pensata come un mosaico di memorie scheggiate, fluttuanti tra la vita e la morte, che galleggiano tra campi di tabacco e canna mentre i sanbas, i cantastorie, parlano di donne dai capelli color zucca che danzano al ritmo vorticoso della calinda. Amabelle Désir, protagonista e narratrice, è haitiana e presta servizio come domestica nella dimora della señora Valencia, moglie del señor Pico, ufficiale dell’esercito dominicano negli anni della dittatura di Rafael Leónidas Trujillo Molina. Ha perso i genitori, Antoine Désir e Man Irelle, annegati mentre cercavano di guadare un fiume, confine naturale tra le due metà dell’isola. L’esito letale di questa prima migrazione da Haiti a Santo Domingo apre la catena di traumi e lutti che costellano il percorso di vita di Amabelle, testimone e vittima scampata ad un massacro. I FATTI Nell’ottobre 1937 la notizia della “campagna di sterminio” e delle uccisioni di massa dei tagliatori di canna da zucchero haitiani impiegati nelle piantagioni di Santo Domingo era già stata trasmessa a Washington da Henry Norweb, l’ambasciatore statunitense sull’isola. Alla base di quegli eccidi vi era il desiderio di purezza razziale a lungo accarezzato dal Generalissimo Trujillo. Sin dagli esordi il regime dittatoriale aveva propagandato la duplice menzogna di un’omogeneizzazione etnica e di una dominicanizzazione della piramide sociale a partire dalle regioni di confine, «UNA ZONA TURBOLENTA CON UN KARMA MALINCONICO» nell’immaginifica perifrasi coniata da Thomas Pynchon in Bleeding Edge (La cresta dell’onda, Einaudi, 2014). Quelle zone, del resto, erano da secoli abitate da rayanos, frutto dell’umana mescolanza figlia di matrimoni misti haitiano-dominicani. Gli intellettuali organici al regime veicolarono una narrazione della storia secondo cui solo il rispetto della triade perfetta costruita su bianchezza, cattolicesimo e valorizzazione del retaggio spagnolo avrebbe consentito alla Repubblica Dominicana di svilupparsi nell’opposizione eterna ad una Haiti nera popolata, nell’ideologia razzista dell’intelligentsia trujillista, da arretrati e superstiziosi africani. Il massacro del 1937, nella memorialistica e nella storiografia, viene indicato con diverse espressioni che compaiono anche nel testo: el corte (il taglio), kout kouto-a (la pugnalata, in lingua creolo-haitiana), la masacre del perejil (il massacro del prezzemolo). Quest’ultima espressione rimanda alla pratica dei soldati dominicani di domandare agli afrodiscendenti nelle terre di confine di pronunciare correttamente la parola perejil. Date le difficoltà per un francofono di non arrotolare la erre, qualsiasi individuo che non si mostrasse in grado di scandire perfettamente quella parola, veniva considerato haitiano e ucciso. La fattoria delle ossa può essere considerata a buon diritto, insieme al romanzo di René Philoctète, Le peuple des terres mêlées, una delle opere letterarie più riuscite sull’argomento perché in essa i protagonisti danno sostanza a quelle culture dell’Atlantico nero, di cui parla Paul Gilroy, che «NELLA STORIA DELLE ESPERIENZE FORZATE DI ATTRAVERSAMENTO COME LA SCHIAVITÙ E L’EMIGRAZIONE […] HANNO CREATO MEZZI DI CONSOLAZIONE PER ELABORARE LA SOFFERENZA.» IL ROMANZO Sullo sfondo di questa storia tragica, Edwidge Danticat imbastisce storie d’amore accomunate da una certa crudeltà del destino. Amabelle è legata a Sebastien, “braccia d’acciaio” ed un’infanzia interrotta dalla morte del padre travolto da un uragano. L’amore tra Amabelle e Sebastien si nutre di sogni e di speranze di libertà che miseramente svaniscono in una notte, forse in un campo di sapodilla o tra le foglie larghe di un bananeto quando Sebastien e la sorella Mimi presumibilmente vengono catturati ed uccisi dalla truppa del señor Pico nel loro tentativo di raggiungere Haiti. La morte di Sebastien sembra, infatti, rimanere inghiottita tra le pagine del romanzo, sospesa nell’incertezza della memoria degli incontri onirici durante i quali Amabelle ritrova l’amato la cui storia «ASSOMIGLIA A UN PESCE SENZA CODA, A UN VESTITO SENZA ORLO, A UNA GOCCIA CHE NON CADE, A UN CORPO CHE NON FA OMBRA NEL SOLE.» Sebastien non è l’unico a far visita ad Amabelle nelle incursioni notturne dei sogni. La madre “dalla pelle di tre diverse sfumature notturne”, avvolta in un periplo di vetro, ha il volto trasfigurato di Metrès Dlo, lo spirito dei fiumi. Donna, in vita dalle poche e indurite parole, nei sogni ricorda alla figlia: «NON VOLEVO ILLUDERTI SULL’AMORE. VOLEVO INSEGNARTI CHE È RARO, NON LO TROVI DAPPERTUTTO E HA SEMPRE UN PREZZO DA PAGARE.» Alla coppia formata da Amabelle e Sebastien, sembra fare da contraltare quella che tiene unita la señora Valencia e il señor Pico in un matrimonio triste e quasi maledetto dalla morte del piccolo Rafi “pelle di latte”, chiamato così per omaggiare il dittatore caraibico, gemello di Rosalinda dalla pelle “intensamente bronzea, di una sfumatura tra il guscio delle noci brasiliane e la salsefrica nera”. Alla vista di quella bambina così diversa da lei, la señora Valencia, subito dopo il parto, chiede ad Amabelle: «POVERO AMORE MIO, CHE SUCCEDERÀ SE LA PRENDONO PER UNA DELLA TUA GENTE?» La domanda è rivelatrice della visione razzializzata dell’altro che struttura la società dominicana nella sua componente latina e bianca, e si struttura immancabilmente lungo la linea del colore. Anche la reazione di Papi, padre di Valencia, conferma l’attaccamento e l’ossessione per la bianchezza. Osservando la nipote esclama: «DIPENDERÀ DALLA FAMIGLIA PATERNA. MIA FIGLIA È NATA NELLA CAPITALE DI QUESTO PAESE. SUA MADRE ERA DI PURO SANGUE SPAGNOLO, DI UNA FAMIGLIA CHE RISALE AI CONQUISTADORES. QUANTO A ME, SONO NATO IN SPAGNA.» Dietro questa precisazione genealogica si cela l’assertività della certezza delle proprie origini bianche mentre si insinuano dubbi sul lignaggio familiare dell’ufficiale Pico. I tratti somatici che tradiscono una discendenza africana non sono stati cancellati da matrimoni contratti di generazione in generazione sulla spinta di un blanqueamiento concepito anche come brutale e radicale strategia di sopravvivenza. La prematura scomparsa del figlio bianco, pertanto, non viene vissuta come la perdita di un figlio bensì come il tramonto e la sconfitta di una pulsione alla denegrificación, che il regime trujillista aveva posto come base per la costruzione della nuova società dominicana. Anche sul conto di Trujillo Molina si vociferava che il suo albero genealogico avesse attinto linfa vitale da una radice afro-haitiana. Pico è, allora, l’ufficiale che cerca di ingraziarsi il dittatore ma allo stesso tempo il suo alter ego. Non è un caso se l’amore, inteso come l’incontro fecondo con l’Altro, sia il perno di questo romanzo e del testo di René Philoctète incentrato sull’amore tra Adele, bracciante haitiana, e il dominicano Pedro. Solo l’amore – anche se c’è un prezzo da pagare – svela l’ipocrisia delle identità monolitiche e la follia di un modello tanato-politico che vuole la morte dell’Altro così simile a Noi.✎ INCIPIT «Quasi ogni notte viene a interrompere il mio incubo ricorrente, quello dei miei genitori che annegano. Mentre il mio corpo lotta contro il sonno, sforzandosi di svegliarsi, lui mi sussurra: «Stai ferma che ti riporto indietro». «Indietro dove?» domando senza che le mie labbra si muovano. «Ti riporto nella grotta dall’altra parte del fiume.» Barcollo goffamente tentando di alzarmi. Lui ristabilisce il mio equilibrio con la punta delle sue lunghe dita adunche, che strisciano verso di me, dotate di vita propria. Lo abbraccio e con la testa gli arrivo a malapena a metà del petto. È assolutamente bello nella luce fioca della lampada a olio, sebbene la lucente pelle nera del suo viso sia devastata dai solchi delle ferite inferte dagli steli di canna da zucchero. Ha braccia grandi come le mie cosce nude. Braccia d’acciaio, indurite da quattro anni di raccolti…» Tags: Edwidge Danticat, evidenza, Haiti, inglese, Paul Gilroy, Piemme, René Philoctète, Repubblica Dominicana, Thomas Pynchon CORRELATI L’OMBRA DELLA STORIA SCORRE TRA I FIUMI DI HAITI 1 Maggio 2022 / 0 Commenti Continua a leggere https://www.afrologist.org/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220419_143518.jpg 1099 2541 Eleonora Salvatore https://afrologist.org/wp-content/uploads/2019/02/Logo-bozza-Letture-afropolitane-con-libro-tutta-scritta-con-A-bis-1030x202.png Eleonora Salvatore2022-05-01 10:53:422022-05-01 12:01:00L’ombra della Storia scorre tra i fiumi di Haiti IMBARAZZISMI, DI KOSSI KOMLA-EBRI. LA LETTERATURA SPAZIO DI CONDIVISIONE 17 Aprile 2022 / 0 Commenti Continua a leggere https://www.afrologist.org/wp-content/uploads/2022/04/Kossi-Komla-Ebri-Imbarazzismi-2022.jpeg 840 1500 Arianna Obinu https://afrologist.org/wp-content/uploads/2019/02/Logo-bozza-Letture-afropolitane-con-libro-tutta-scritta-con-A-bis-1030x202.png Arianna Obinu2022-04-17 10:34:042022-04-17 10:44:43Imbarazzismi, di Kossi Komla-Ebri. La letteratura spazio di condivisione THEY WERE SUNG. ANANSI BOYS, NEIL GAIMAN 2 Aprile 2022 / 0 Commenti Continua a leggere https://www.afrologist.org/wp-content/uploads/2021/05/Neil-Gaiman_I-ragazzi-di-Anansi-slider.jpg 844 1500 Eugenio Manassero https://afrologist.org/wp-content/uploads/2019/02/Logo-bozza-Letture-afropolitane-con-libro-tutta-scritta-con-A-bis-1030x202.png Eugenio Manassero2022-04-02 16:35:142022-07-27 19:04:50They were sung. Anansi Boys, Neil Gaiman L'articolo L’ombra della Storia scorre tra i fiumi di Haiti proviene da Afrologist.
May 1, 2022
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