
Ravenna, migliaia in piazza contro il traffico di armi: bloccata l’uscita delle navi dal porto
L'INDIPENDENTE - Saturday, October 31, 2026È stato a tutti gli effetti uno dei più grandi scioperi dei porti coordinati al mondo quello che si è svolto ieri, venerdì 30 ottobre, contro la militarizzazione e i traffici di armi. La mobilitazione è stata indetta dalla rete nazionale Ports in Action, composta da CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia), Water Transport Workers Federation of India (India), e ha coinvolto Ravenna e altri 113 porti nel mondo. A Ravenna i cortei sono iniziati la mattina, prima al porto, poi in piazza del Popolo con una manifestazione di circa 5.000 persone, guidata dagli studenti di OSA, Cambiare Rotta e dai lavoratori in sciopero generale, con i sindacati di base USB e Cobas, che hanno proclamato lo sciopero generale in tutta Italia. Il corteo ha sfilato pacificamente per le vie della città concentrandosi poi alla Darsena e davanti all’Autorità Portuale.
Qui l’avvocato Andrea Maestri, che fa parte del gruppo Giuristi e avvocati per la Palestina e ha seguito tutte le vertenze legali riguardo ai traffici di armi dal porto romagnolo, ha ricordato che «Abbiamo depositato in Procura un esposto penale l’11 settembre 2025, a seguito di transiti di munizioni verso Israele, per fare luce su possibili violazioni delle leggi dello Stato, in particolare la Legge 185/1990 che vieta l’invio di armi a Paesi che commettono crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Abbiamo integrato l’esposto con nuovi dati. Gli eventuali responsabili di simili traffici dovranno risponderne davanti alla giustizia, di cui abbiamo piena fiducia».

Le Dogane per quasi un anno, dal gennaio 2026, hanno infatti opposto il segreto all’accesso generalizzato agli atti di chi scrive, sulla quantità di armi che passano dal porto, invocando anche lo stato di guerra mondiale “ibrida” e permanente, per giustificare il diniego. L’avvocatura di Stato che dipende direttamente da Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei Ministri, ha dichiarato che il porto di Ravenna è un porto a rilevanza militare (pur essendo classificato come civile e commerciale) e per questo vanno limitati i diritti democratici alla trasparenza.
Sconfitte in ogni grado di giudizio dalla sottoscritta e dall’avvocato Andrea Maestri, le Dogane sono state costrette a divulgare i dati, grazie ad una sentenza del Consiglio di Stato che farà giurisprudenza. Sappiamo, dunque, che nel 2025 dal porto sono passate 225 tonnellate di armi. Le Dogane però sono state autorizzate dal Tar e dal Consiglio di Stato a oscurare le destinazioni di queste armi. In base a dati statistici, è tuttavia possibile sapere che il principale destinatario dei container che partono da Ravenna è Israele, con circa 1.500 container al mese.
Pochi giorni fa ho presentato una nuova istanza chiedendo la quantità di materiale dual use uscito dal porto. Le Dogane hanno 30 giorni per rispondere. Secondo l’analisi condotta da No Harbour for Genocide e altre associazioni, tra gennaio e giugno 2026 sono partite varie spedizioni di materiale dual use, dal porto di Ravenna, con le navi delle compagnie MSC, Zim e Borchard. Materiali compositi per velivoli provenienti da aziende estere e italiane e diretti a Elbit Cyclone, azienda israeliana che produce droni killer e caccia. Si aggiungono anche le spedizioni di merci verso le colonie illegali israeliane in Cisgiordania che violano il diritto internazionale.
Nel pomeriggio la manifestazione si è spostata a Marina di Ravenna, dove il porto si apre al mare con un lungo canale. Il corteo organizzato dal Coordinamento Popolare contro i Traffici di Armi Porto Ravenna, USB Romagna, OSA, Cambiare Rotta, Global Sumud Italia, Giovani palestinesi Bologna, BDS Ravenna e Rete Basta Complicità, ha costeggiato il canale, per poi accorrere velocemente a prestare solidarietà a un piccolo gruppo di attivisti che si è buttato in acqua con zattere e gommoni, bloccando con una catena umana “acquatica” l’ingresso e l’uscita dal porto. Il blocco è durato tutto il pomeriggio senza alcuna tensione con le forze dell’ordine, in un clima che è sempre rimasto nonviolento. I manifestanti dai lati del canale cantavano e davano solidarietà a quelli in acqua.
«Abbiamo bloccato il canale per denunciare ancora una volta l’ennesimo via vai dal nostro porto di navi verso Israele, che possono potenzialmente trasportare armi e dual use», spiegano gli attivisti delle associazioni promotrici. Il contenuto dei container è attualmente sconosciuto e i manifestanti chiedono maggiori controlli su queste navi dirette a Israele.

Il blocco è stato organizzato con l’appoggio della Global Sumud Italia, delegazione del movimento Global Sumud Flotilla, che dopo la missione umanitaria a Gaza fermata in modo brutale lo scorso aprile dall’esercito israeliano, ora si sta impegnando in una campagna nonviolenta di azioni in mare per fermare traffici di armi e dual use.
La nave MSC Eagle III proveniente da Koper e Trieste era infatti entrata nel porto ravennate alle 10 e doveva uscire nel pomeriggio per dirigersi prima a Venezia poi a Haifa, nella solita linea MSC che fa scalo a Ravenna. Altra linea che fa scalo a Ravenna è quella della Zim. Per il blocco l’uscita è stata rimandata.
«Traffici di armi si incrociano con traffici di gas e petrolio: a Ravenna oltre al petrolchimico c’è il rigassificatore, il deposito di GNL, una fitta rete di gasdotti, l’impianto di cattura e stoccaggio della CO2, tutte infrastrutture critiche che alimentano la crisi climatica ed ecologica, legano sempre di più il territorio alla dipendenza dal sistema fossile e mettono a rischio la nostra sicurezza» spiegano i manifestanti, mentre tutt’attorno al canale si stagliano silos e ciminiere fumanti.
[Foto di Linda Maggiori e del Coordinamento No Armi Porto Ravenna]
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