Bolsonaro sarebbe fuggito negli USA grazie al passaporto italiano concesso durante il governo Meloni

L'INDIPENDENTE - Wednesday, October 28, 2026

Rispettando la più classica trama da film americano, Flavio Bolsonaro è fuggito dal Brasile per dirigersi negli Stati Uniti, sotto la protezione dell’amico Donald Trump. Conclusa la corsa elettorale (con annessa batosta), Bolsonaro avrebbe dovuto fare i conti con la giustizia, in particolare con le accuse di corruzione e riciclaggio al vaglio della Corte Suprema Federale. Proprio quest’ultima, poco dopo la sconfitta alle urne, aveva esortato il senatore a consegnare i suoi passaporti nazionale e diplomatico, vietandogli di lasciare il Paese. Ma di Bolsonaro nessuna traccia. Sui media locali ha così iniziato a rimbalzare la notizia della sua fuga in Florida, dove da anni vive suo fratello Eduardo, anch’egli latitante. Non finisce qui: secondo il quotidiano Correio Braziliense, che ha ricostruito i fatti avvalendosi di fonti di polizia, per entrare negli USA Flavio Bolsonaro avrebbe utilizzato il passaporto italiano, concessogli nel 2023, durante il governo Meloni.

La fuga di Flavio Bolsonaro, dato fino alla settimana scorsa come probabile presidente del Brasile, ha scosso il panorama mediatico e politico del Paese. Si moltiplicano in queste ore le ricostruzioni del viaggio del senatore — figlio dell’ex presidente Jair, oggi in carcere — verso gli Stati Uniti. Iniziano anche a circolare gli scatti dell’atterraggio all’aeroporto di Opa-Locka, in Florida. Secondo l’ipotesi più accreditata al momento, Flavio Bolsonaro sarebbe partito con un volo privato da Buenos Aires, dopo aver attraversato la frontiera con l’Argentina, un passaggio che può avvenire anche mediante la sola carta d’identità, visti gli accordi vigenti tra i due Paesi. Correio Braziliense sostiene di essere entrato in possesso della carta d’imbarco di Bolsonaro, che avrebbe utilizzato il suo passaporto italiano per volare dall’aeroporto di San Fernando verso gli States.

L’ex candidato del Partito Liberale ha ottenuto la cittadinanza italiana iure sanguinis nel 2023, quando a Palazzo Chigi si era ormai insediata stabilmente Giorgia Meloni. Il procedimento avviato con le sedi diplomatiche di Roma in Brasile è stato chiuso in tempi “record”, come sottolineato dal deputato Angelo Bonelli durante un’interrogazione parlamentare presentata lo scorso anno. Flavio Bolsonaro, insieme al fratello Eduardo, aveva avanzato la richiesta nel settembre 2019. «Tuttavia — citando le parole di Bonelli — altri cittadini che hanno presentato domanda nello stesso periodo sono stati convocati per la presentazione della documentazione solo a partire da febbraio o marzo 2023, e molti di loro non hanno ancora ottenuto il riconoscimento. Pertanto, Flavio ed Eduardo hanno ottenuto il riconoscimento prima ancora che altri richiedenti della stessa lista abbiano avuto la possibilità di consegnare i documenti necessari per l’analisi», sollevando «interrogativi seri sulla trasparenza e sull’equità del trattamento».

La vicenda della cittadinanza e del successivo passaporto italiani torna oggi alla ribalta, con le indiscrezioni provenienti dal Brasile. La fuga ostacola le indagini su corruzione e riciclaggio che vedono coinvolto Flavio Bolsonaro, atterrato in Florida, dove da mesi vive il fratello Eduardo per sfuggire alla giustizia brasiliana. Eduardo Bolsonaro ha infatti ricevuto una condanna definitiva della Corte Suprema Federale a 4 anni e 2 mesi di carcere per aver cercato di impedire il processo contro il padre Jair. Lo avrebbe fatto, secondo i giudici, «orchestrando le sanzioni del governo statunitense contro il Brasile», le quali hanno portato a dazi aggiuntivi sulle esportazioni brasiliane e a misure contro i ministri della Corte Suprema Federale. E in effetti, i dazi contro il Brasile rappresentavano l’unica eccezione di natura politica nella guerra commerciale che Trump ha scatenato contro diversi Paesi nel 2025, dichiarando che le azioni giudiziarie contro Jair Bolsonaro stessero contribuendo al «crollo dello Stato di diritto» nel Paese.

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