
È iniziato il mercato dei parlamentari in vista delle prossime elezioni
L'INDIPENDENTE - Tuesday, October 27, 2026L’approvazione definitiva della nuova legge elettorale ha prodotto uno dei suoi primi effetti politici: un vero e proprio mercato dei parlamentari “in prestito”. Deputati e senatori stanno infatti cambiando temporaneamente collocazione per consentire a forze e movimenti minori di aggirare, o almeno ridurre, il pesante obbligo di raccolta delle firme necessario per presentarsi alle prossime elezioni. Il fenomeno attraversa entrambi gli schieramenti e sta contribuendo a definire in anticipo il perimetro delle future coalizioni. Maggioranza e opposizione cercano così di assicurarsi anche le formazioni capaci di spostare pochi, ma potenzialmente decisivi per il risultato finale, punti percentuali.
La questione nasce dalle nuove regole per la presentazione delle liste. Secondo il dettato del “Melonellum”, infatti, le forze politiche prive di una rappresentanza parlamentare riconosciuta devono raccogliere 6 mila firme in ciascuno dei 47 collegi plurinominali della Camera e dei 26 del Senato, per un totale di 438mila sottoscrizioni. Uno sforzo organizzativo che, per i partiti più piccoli, si rivelerebbe macroscopico. Chi dispone invece di una componente nel gruppo Misto può beneficiare di una soglia ridotta a 1.500 firme, mentre sono completamente esentate le formazioni che hanno costituito formalmente un gruppo parlamentare entro la data del 31 dicembre 2025. A Palazzo Madama, il regolamento consente di costituire una componente del Gruppo Misto collegandola a un partito o movimento che, nel corso della legislatura, abbia partecipato a elezioni politiche, regionali o europee riuscendo a eleggere almeno un proprio rappresentante. Diverso il discorso alla Camera: per costituire una componente del Misto servono almeno tre deputati che rappresentino una forza politica già esistente e presente alle ultime elezioni per Montecitorio.
È proprio attorno a queste eccezioni che nelle ultime settimane si è sviluppata una frenetica attività parlamentare. Nel centrodestra, Manlio Messina e Luca Sbardella, entrambi provenienti dall’area di Fratelli d’Italia, sono passati a Sud chiama Nord. Il movimento di Cateno De Luca, che alla Camera disponeva soltanto di Francesco Gallo, ha così potuto raggiungere il numero necessario per costituire una componente e alleggerire notevolmente l’onere della raccolta firme. Nella medesima area si è mosso anche Marco Rizzo: a Palazzo Madama è nata inizialmente una componente denominata Civici Marche, trasformata subito dopo in Italia Domani-Marco Rizzo. A rappresentarla è Antonio Guidi, eletto con Fratelli d’Italia e transitato nel corso della legislatura in diverse collocazioni parlamentari. L’operazione consentirà così alla formazione di Rizzo di beneficiare dello sconto previsto dalla nuova normativa.
Movimenti simili si scorgono anche sul fronte opposto. Il senatore del Partito Democratico Andrea Crisanti, negli ultimi giorni, ha infatti lasciato temporaneamente il suo gruppo di appartenenza per consentire a Rifondazione comunista di ottenere una propria rappresentanza nel Misto. Al Senato il partito guidato da Maurizio Acerbo si è appoggiato a Open Sinistra Fvg, lista rappresentata nel Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, per poi modificare la denominazione della componente. Nel frattempo, il M5S ha “prestato” il senatore Luigi Nave al progetto che riunisce il Partito socialista e l’area civica di Alessandro Onorato. Alla Camera, invece, Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova, Luca Pastorino, Bruno Tabacci e Aboubakar Soumahoro hanno chiesto di costituire il gruppo Più Europa-Centro Democratico, Stati Uniti d’Europa. Sullo sfondo rimane il progetto Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, ancora alla ricerca della soluzione migliore per partecipare alle elezioni.
La corsa ai parlamentari non serve però soltanto a evitare di doversi impegnare nella raccolta di migliaia di firme. La legge elettorale partorita dal Parlamento prevede infatti un premio di maggioranza per la coalizione in grado di raggiungere il 42% dei voti. Secondo gli attuali sondaggi, i due schieramenti potrebbero contendersi la vittoria sul filo di pochi punti: per questo motivo, anche partiti accreditati di percentuali molto contenute finiscono per assumere un peso politico superiore alla loro effettiva consistenza elettorale, costituendo interlocutori preziosi (se non irrinunciabili) nella costruzione delle compagini che andranno a confrontarsi alla prossima tornata.
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