Castel Volturno, verso la grande manifestazione contro il CPR. Il vento è cambiato?

DINAMOpress - Friday, October 23, 2026

Per cogliere la portata della mobilitazione contro il CPR di Castel Volturno, organizzata per sabato 24 ottobre, è utile partire da altri luoghi: dalle numerose città dalle quali partiranno i pullman per raggiungere la Campania. La mappa delle partenze si allarga ben oltre le regioni vicine e le grandi città. Negli ultimi giorni si moltiplicano le richieste di partecipazione e diventa febbrile il lavoro per renderle possibili: raccogliere adesioni, trovare posti, rendere sostenibile la trasferta. 

La distanza che tante persone sono disposte a percorrere per manifestare contro la costruzione del CPR campano è un indicatore importante. È il prodotto dell’energia che questa mobilitazione sta mettendo in circolo, che da tempo non si percepiva con questa intensità. Il punto di partenza è chiaro: è necessario e possibile impedire che il governo realizzi il suo piano e costruisca la struttura.

Non si tratta solo della denuncia della violenza sistemica dei CPR: l’aspetto dirimente della mobilitazione campana è la convinzione che vincere sia possibile. L’energia che si respira è il prodotto di questa tensione al risultato.

A rendere credibile questa ambizione è la rete costruita intorno alla mobilitazione. Lavorano fianco a fianco associazioni, movimenti, sindacati, enti religiosi, collettivi, ONG. Un insieme dalle proporzioni in parte inedite. La tipologia, scala, postura dei soggetti in campo è molto diversificata. Dentro questa fitta trama, anche la posizione delle istituzioni – dalla presidenza della regione in giù – ha un preciso peso specifico. La convergenza segue una logica ecosistemica: organizzazioni, persone e istituzioni cooperano da posizioni diverse, con responsabilità e strumenti non per forza sovrapponibili. Una galassia plurale e articolata, dentro la quale l’ambizione della vittoria è resa realistica dalla forza organizzativa complessiva e dalla distanza dai veti ideologici.

La posizione della rete è efficacemente sintetizzata dallo slogan «né qui né altrove». Non si contesta soltanto la scelta di collocare il CPR in un’area ricca di specificità e complessità che richiederebbero ben altre forme di intervento. Si rifiuta la detenzione amministrativa come strumento delle politiche migratorie. È una parola d’ordine che allarga il conflitto oltre Castel Volturno e impedisce che il confronto si riduca a una disputa sulla localizzazione. 

Le adesioni in continua crescita, l’incessante lavoro organizzativo e la capillare diffusione delle partenze fanno pensare a una partecipazione molto vasta; sarà la giornata di sabato a restituire la misura effettiva della mobilitazione.

Per ragioni complesse, intorno al tema delle politiche migratorie si è sedimentata una postura in cui prevalgono la testimonianza etica e la denuncia del diritto violato. Registri necessari, ma che non sempre sono accompagnati dal necessario slancio organizzativo o declinati con l’obiettivo di incidere effettivamente nei rapporti di forza per cambiarli. La mobilitazione campana si muove in discontinuità con questa tendenza. Qui la capacità di organizzare la partecipazione conta almeno quanto la nettezza del posizionamento. Con queste coordinate, il percorso finora sviluppato è un segnale importante su scala nazionale.

Che questa rete sia riuscita a mettere in piedi un processo di questa portata non basta, da solo, ad affermare che il vento sia cambiato. È però un indizio importante, che va oltre la vicenda di Castel Volturno in sé. Oltre la manifestazione si affacciano almeno due sfide. La prima riguarda il rapporto tra detenzione amministrativa e rimpatri. I CPR sono un’infrastruttura cruciale: per la funzione specifica e per la loro dimensione disciplinante sull’insieme della popolazione migrante. Ma sono solo un tassello dell’apparato dei rimpatri e, non di rado, nemmeno quello statisticamente più rilevante. Hanno un ruolo decisivo, ad esempio, anche i cosiddetti luoghi idonei e i rimpatri eseguiti senza un previo trattenimento.

Da questa prospettiva, è indispensabile allargare lo sguardo e sviluppare la capacità di mobilitazione anche contro gli altri tasselli del complesso mosaico dei rimpatri.

La seconda sfida riguarda il Patto europeo, passato rapidamente da orizzonte lontano a parte della nostra quotidianità. Le procedure di screening e la valutazione accelerata delle domande d’asilo alla frontiera – intesa non solo nella sua dimensione geografica – sono alcuni dei suoi snodi centrali. Renderli comprensibili nel dibattito pubblico richiede una maggiore capacità collettiva di traduzione politica. È, prima di tutto, una questione di metodo e di postura: pensare e agire in maniera ambiziosa, accumulare forza, provare a vincere. Sabato 24 ottobre, a Castel Volturno, si respirerà aria fresca; la sfida è riempirsene i polmoni e portarla nei luoghi in cui ogni giorno prendono forma vecchie e nuove politiche di confinamento. 

Foto di copertina: Dmitry Vinogradov, wikicommons

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