
Livorno, i portuali bloccano una nave carica di materiale bellico destinato alle basi USA
L'INDIPENDENTE - Thursday, October 22, 2026È in corso un blocco al porto di Livorno. I portuali legati ad USB e al Gruppo Autonomo Portuali (GAP), insieme alla Global Sumud Flotilla, sono tornati in azione contro l’impiego dei porti italiani per il transito di materiali bellici e dual use. L’obiettivo di oggi è la nave SUNAID X, che si occupa del trasporto dei carichi militari statunitensi per la DLA (Defense Logistics Agency) destinati alla base americana di Sigonella. Tre barche della Global Sumud Flotilla sono scese in mare e hanno bloccando l’accesso della nave allo scalo, mentre i portuali stanno presidiando il varco al quale dovrebbe attraccare e hanno proclamato lo sciopero all’interno del terminal. «State rifornendo una base militare coinvolta nella guerra imperialista e nel genocidio dei palestinesi», hanno comunicato via radio all’imbarcazione, accusata di trasportare almeno quattro container di «materiali pericolosi» tra cui componentistica per droni. «Il porto per voi è bloccato, non siete i benvenuti. Siamo contro la macchina della guerra e non lasceremo che dai nostri porti passino armi e componenti militari. Cambiate rotta e andatevene». In questo momento, la Guardia di Finanza ha fermato le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, ma per ora la SUNAID X resta fuori dall’imboccatura del porto.
La SUNAID X ha preso recentemente il posto della VM Vita nel trasporto di materiali per la DLA, l’agenzia logistica della difesa delle forze armate statunitensi, che viaggia dal porto di Livorno a quello di Augusta per consegnare il suo carico alla base militare di Sigonella. La DLA gestisce la catena di approvvigionamento globale per tutte le forze armate statunitensi, compresi l’Esercito, la Marina, l’Aeronautica e i Marines. Acquista e distribuisce beni di consumo, come cibo, carburante, uniformi, materiali da costruzione e parti di ricambio per veicoli militari e aerei, organizzando lo stoccaggio e il trasporto di tali merci verso tutte le basi militari statunitensi. In Italia rifornisce le basi della Naval Air Station Sigonella in Sicilia, la Naval Support Activity Napoli, la Camp Darby situata tra Pisa e Livorno e un’altra base a Civitavecchia.
«Su questa imbarcazione ci sono quattro container di “materiali pericolosi” di classe IMO, tra cui batterie particolari di utilizzo per droni, e forse anche droni non armati,» dice Giovanni Ceraolo, rappresentante di USB Porti di Livorno, a L’Indipendente. «Oltre a materiale chimico, gas, equipaggiamento vario e non meglio identificato,» aggiunge. «Noi rifiutiamo di essere un ingranaggio di questa logistica di guerra. Per noi che si utilizzi un porto civile come questo di Livorno, e che i portuali siano costretti ad essere complici di questi traffici, è una cosa inaccettabile. È uno dei motivi principali dello sciopero del 30 ottobre, dove più di cento porti a livello mondiale sciopereranno contemporaneamente contro il traffico di armi, contro la guerra, contro il riarmo».
Per i lavoratori portuali il blocco di questa nave si inserisce anche in un percorso di denuncia dell’utilizzo delle basi statunitensi – in particolare quella di Sigonella – nei recentissimi conflitti bellici. «È ormai ufficiale che la base di Sigonella è stata utilizzata per coordinare operazioni nell’ultimo conflitto in Iran,» ha continuato Ceraolo, ricordando i ringraziamenti di questa estate del segretario generale della NATO Mark Rutte all’Italia per i circa 500 aerei americani partiti dalle basi USA nel Belpaese. «Questi conflitti hanno bisogno di una rete logistica importante, altrimenti non si potrebbero fare. Se un drone deve partire da Sigonella per andare a fare attività di ricognizione per bombardamenti in Iran, bisogna che il drone arrivi a Sigonella, che le batterie vi arrivino, e questi droni e queste batterie vi arrivano perché passano da porti civili tra cui anche quello di Livorno. Ed è questo che dobbiamo – e possiamo – fermare».
I portuali e la GSF erano pronti da tutta la notte per quest’azione. La SUNAID X infatti era arrivata nei radar di Livorno intorno alle 4 del mattino di oggi, ma è stato solo nel primo pomeriggio che le è stato concesso l’accesso – subito bloccato dalle barche della Global. «Questo è il primo passo per dire che è ora di agire. L’obiettivo è impedirgli l’accesso al porto, ma ogni ora che lo ritardiamo perdono comunque un sacco di soldi,» dichiara Luca Poggi a L’Indipendente. 29 anni, romano, è uno dei membri dell’equipaggio ora in mare. «La volontà è di unire le lotte in vista dello sciopero del 30 ottobre, e ricordare come l’azione diretta sia una pratica concreta contro l’economia della guerra e del genocidio. Le proteste contro il carovita, il prezzo del gasolio, la repressione, e la questione palestinese sono collegate. L’Italia è il secondo paese in UE per tagli al welfare e al sociale per fare spazio al riarmo. I soldi che vengono spesi per il genocidio dei palestinesi, per la guerra in Iran, sono soldi che vengono tolti alle scuole, ai trasporti, alla sanità, alla ricerca. È ora di dire basta».
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