
Arina Santini e Riccardo Maria Bruno: gli influencer italiani reclutati da Israele
L'INDIPENDENTE - Tuesday, October 20, 2026Due giovani influencer vicini alla galassia sovranista italiana – Arina Santini e Riccardo Maria Bruno – stanno raccontando da alcuni giorni su Instagram un viaggio in Israele organizzato, almeno stando a quanto dichiara lei, dal ministero degli Esteri di Netanyahu: «Invited by Ministero degli Esteri israeliano», si legge nel post con cui Santini ha aperto il suo diario di bordo. Da Gerusalemme non è arrivata alcuna conferma, né si sa chi abbia pagato voli e alberghi, ma il tono della trasferta si capisce dalle immagini: una foto davanti a un carro armato il secondo giorno, una davanti a un McDonald’s il quarto, nel mezzo panorami e room tour degli hotel.
Santini ha ventiquattro anni, è italo-russa, conta circa 47mila follower su Instagram e a luglio si è fatta conoscere dal pubblico radiofonico come ospite della trasmissione radiofonica La Zanzara, dove, con indosso una maglietta con la scritta “White Lives Matter”, ha proposto una remigrazione «su base etnica». Sul suo profilo si alternano scatti con Matteo Salvini e Roberto Vannacci e, a settembre, una posa davanti al pannello di CPAC Italy, la conferenza dei conservatori americani che ha scelto Roma come nuova tappa europea. Bruno, per i follower “Rick”, si descrive invece come autore satirico: ha un canale YouTube da circa milleduecento iscritti, un libro autopubblicato dal titolo Deficienza Artigianale e vanta anche un intervento sul palco di Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, nel 2025.
Il viaggio si è aperto con una storia Instagram dal tono goliardico: «Ciao ragazzi, siamo in Palestina e come potete vedere non siamo esplosi. Quindi niente, forse state solo esagerando». Bruno ha poi mostrato i rifugi, il confine fortificato con la Striscia e il memoriale delle vittime del 7 ottobre, scrivendo in un post che Hamas non è la resistenza ma un gruppo di «sanguinari terroristi e tagliagole», e ha pubblicato un video accompagnato dalla scritta «Direttamente dalla striscia di Gaza». Il luogo esatto delle riprese non è verificabile, ma se fosse davvero entrato nella Striscia lo avrebbe fatto grazie a un privilegio negato alla stampa: dal 7 ottobre 2023 Israele vieta ai giornalisti stranieri l’accesso indipendente a Gaza e consente soltanto ingressi scortati dall’esercito, mentre il ricorso presentato nel 2024 dalla Foreign Press Association attende ancora una decisione della Corte suprema.
Il copione ricalca un modello già collaudato da Israele: nell’agosto 2025, attraverso il ministero per gli Affari della Diaspora, una decina di influencer americani e israeliani erano stati accompagnati al valico di Kerem Shalom per smentire le denunce sulla carestia in corso nella Striscia di Gaza. I documenti depositati al dipartimento di Giustizia statunitense hanno poi svelato l’esistenza del cosiddetto “Esther Project”, una rete di creator retribuiti tramite l’agenzia Bridges Partners con un budget fino a 900mila dollari che punta a influenzare l’opinione pubblica americana in merito al genocidio in corso a Gaza. Quest’anno la Knesset ha portato la spesa per la hasbara, la cosiddetta “diplomazia pubblica” (ovvero la comunicazione di massa), a circa 730 milioni di dollari, oltre quattro volte quella del 2025.
A incrinare il racconto, però, sono state soprattutto le reazioni dei seguaci di Santini, che l’hanno accusata di essersi venduta ai «poteri forti». La risposta è arrivata in un lungo post in cui la giovane dà ai suoi follower dei «branchi di cani», deride chi crede che «gli ebrei controllino i media», minaccia di depositare «100 denunce» e liquida le accuse di genocidio con una battuta: «Ma pensa te essere di destra e preoccuparsi di 70 levantini». Sulla teoria che vuole Soros dietro la distruzione dell’Occidente, invece, si dice d’accordo («tutto vero»), ma sfida i suoi follower a trovare un legame tra il miliardario e Netanyahu. Il testo prosegue tra un «a me va benissimo essere una colonia, mi piace la comodità» e la profezia finale: «La destra sionista è la naturale evoluzione della destra».
Una tesi che nel suo stesso campo non convince tutti, a giudicare da Il Primato Nazionale, testata vicina a CasaPound, che ha dedicato alla vicenda un articolo durissimo, ricordando che camminare lungo un reticolato non basta a smentire la commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite che nel settembre 2025 ha concluso che Israele ha commesso genocidio a Gaza, e descrivendo i due creator come megafoni messi a disposizione di un apparato di propaganda già rodato, che li usa per arrivare a un pubblico difficile da raggiungere direttamente.
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