Francia: il governo fa concessioni, ma la protesta degli studenti va avanti

L'INDIPENDENTE - Wednesday, October 14, 2026

La mobilitazione che da settimane ormai sta portando in piazza gli studenti in tutta la Francia non accenna ad attenuarsi, e il governo arranca nel cercare una soluzione. Ieri, 13 ottobre, centinaia di migliaia di giovani – mezzo milione, secondo i sindacati studenteschi – sono tornati a mobilitarsi in tutto il Paese, esprimendo insoddisfazione per la risposta dell’esecutivo. Nei giorni scorsi, il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray e il primo ministro Sébastien Lecornu avevano infatti annunciato l’assegnazione urgente di oltre 3.000 insegnanti a circa 500 scuole con grave carenza di personale, autorizzato nuove assunzioni e promesso emendamenti alla Legge di Bilancio 2027. Non abbastanza per gli studenti, che ieri hanno messo in atto il «quinto atto» della mobilitazione contro il governo Macron, caratterizzato da scioperi, blocchi e centinaia di scuole chiuse.

«Il governo deve cedere per le nostre 10 misure con 10 miliardi di euro» ha dichiarato l’Union Syndicale Lycéenne, «finché non saranno lì, la nostra mobilitazione continuerà e si intensificherà». La scorsa settimana, infatti, i sindacati studenteschi avevano presentato all’esecutivo una lista di dieci richieste per porre fine alle proteste e migliorare la situazione all’interno dei licei. Tra queste, vi sono un massiccio piano di ristrutturazione degli edifici scolastici, nuove assunzioni di personale scolastico e la fine della repressione del movimento studentesco. Parallelamente, il governo aveva lanciato una consultazione nazionale e promesso di avviare cinque progetti dedicati alle «condizioni di apprendimento e di vita» nelle scuole, dalla copertura delle cattedre vacanti al miglioramento dei locali fatiscenti, fino all’adeguamento degli istituti alle ondate di caldo, al miglioramento dell’accesso alle attività sportive e a momenti di vita collettiva e il potenziamento del ruolo dei Consigli studenteschi.

Secondo i dati diffusi dal primo ministro Lecornu, sono oltre 76mila gli studenti che hanno risposto alla consultazione, lamentando soprattutto l’eccessivo carico di lavoro, le condizioni materiali degli edifici e le cattedre che rimangono a vuoto troppo a lungo per via della mancata assegnazione di insegnanti o sostituti. Proprio a questo proposito, il ministro dell’Istruzione Geffray ha presentato un piano di emergenza, con oltre tremila insegnanti dispiegati per coprire le cattedre vuote in maniera rapida, mentre saranno disposte «centinaia» di assunzioni e «diverse centinaia di migliaia» di ore supplementari per le sostituzioni di breve durata. Nel frattempo, il governo ha promesso di presentare emendamenti alla Legge di Bilancio, per soddisfare le richieste dei liceali.

Tuttavia, fino a che le promesse non si trasformeranno in azioni concrete, gli studenti promettono battaglia. Ieri, in quello che hanno definito il «quinto atto» delle proteste, centinaia di migliaia di giovani hanno occupato le strade delle principali città francesi, da Parigi a Lione, Marsiglia e Strasburgo. Una mobilitazione «storica», come l’hanno definita i rappresentanti dei sindacati, che si ripete «per la terza volta in una settimana». Secondo questi ultimi, nella giornata di ieri il 90% delle università, che si sono unite alla protesta dei liceali, era chiusa o bloccata. Durante la giornata è anche stata rilanciata la grande mobilitazione del prossimo sabato 17 ottobre, che dovrebbe vedere il ritorno in piazza anche dei “Gilet Gialli”.

Dal canto suo, il governo cerca di mostrarsi aperto al dialogo. «I liceali devono avere voce in capitolo» ha dichiarato Geffray, che a tal proposito promette di concedere un maggior numero di studenti dei licei eletti nel Consiglio Superiore dell’Istruzione (con un terzo dei seggi riservato agli studenti del percorso professionale) e partecipazione garantita agli organismi di rappresentanza scolastici territoriali, un budget dedicato per venire incontro alle loro richieste e un maggiore collegamento con le regioni, per migliorare il dialogo diretto sui temi d’interesse specifici. Dichiarazioni alle quali le piazze chiedono impegni concreti e immediati.

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