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Proteste in Francia: la polizia ha già fermato 8.000 manifestanti, quasi tutti minorenni
Mentre in Francia centinaia di migliaia di studenti liceali, per la maggior parte di età compresa tra i 15 e i 18 anni, stanno scendendo in piazza per protestare contro il sistema scolastico, lo Stato ha messo in atto l’apparato repressivo. Sarebbero ben 6.773, ad oggi, i minorenni arrestati, ovvero l’85% del totale: sommati ai 1.177 maggiorenni, portano a un totale di quasi ottomila persone arrestate durante le proteste. Per circa un terzo dei soggetti (2.735), l’arresto è sfociato in un procedimento penale, mentre per altri 2.225 sono state disposte misure alternative al processo. Almeno 26 cittadini sono inoltre stati sottoposti a misure di custodia cautelare: un terzo di questi avrebbe meno di 18 anni. In un contesto di violenti scontri tra polizia e manifestanti, il ministero dell’Interno ha fatto sapere di aver avviato anche decine di indagini a carico della polizia, accusata di aver commesso violenze «gravi» a danno dei manifestanti, che in almeno quattro casi hanno subito mutilazioni fisiche. I dati sono stati diffusi dai quotidiani francesi, che citano fonti del ministero della Giustizia. Pur non apparendo ancora sul sito del ministero, questi sono coerenti con i resoconti già pubblicati dal governo nelle scorse settimane. Al 9 ottobre erano infatti 6.877 le persone fermate, 5.890 minorenni e 987 persone con più di 18 anni. Di questi, un minorenne su tre è stato oggetto di procedimento penale. Nonostante l’alto numero di arresti, tuttavia, le proteste non accennano a diminuire di intensità. Di fatto, il «quinto atto» (in appena due settimane) è andato in scena ieri, mercoledì 14 ottobre, con i giovani che sono tornati in piazza per chiedere risposte concrete ai governanti. Tra le richieste avanzate vi sono la ristrutturazione degli edifici scolastici fatiscenti, nuove assunzioni di personale scolastico e la fine della repressione delle proteste studentesche. Gli scontri di piazza sono stati particolarmente violenti in tutta la Francia e hanno causato feriti gravi tra i manifestanti. A Lens, nel nord del Paese, un ragazzo di appena 15 anni ha perso una mano a seguito dell’esplosione di una granata lanciata dalle forze dell’ordine, in una dinamica ancora da chiarire. In un primo momento, i sindacati di polizia avevano dichiarato che il giovane l’aveva raccolta da terra, ma questa ricostruzione sarebbe stata smentita dall’avvocato della famiglia, costituitasi parte civile nel processo che ne è seguito. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha riferito che sono 36 le indagini in corso presso l’IGPN (l’Ispettorato Generale della Polizia Nazionale) contro agenti delle forze dell’ordine per le violenze perpetrate nell’ambito delle manifestazioni. In sei di questi casi i cittadini sono stati feriti in modo grave, e almeno in quattro hanno subito mutilazioni fisiche. In questo contesto, il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha ribadito pieno sostegno a magistrati, forze dell’ordine, oltre che agli studenti feriti. The post Proteste in Francia: la polizia ha già fermato 8.000 manifestanti, quasi tutti minorenni appeared first on L'Indipendente.
October 15, 2026
L'INDIPENDENTE
Francia: il governo fa concessioni, ma la protesta degli studenti va avanti
La mobilitazione che da settimane ormai sta portando in piazza gli studenti in tutta la Francia non accenna ad attenuarsi, e il governo arranca nel cercare una soluzione. Ieri, 13 ottobre, centinaia di migliaia di giovani – mezzo milione, secondo i sindacati studenteschi – sono tornati a mobilitarsi in tutto il Paese, esprimendo insoddisfazione per la risposta dell’esecutivo. Nei giorni scorsi, il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray e il primo ministro Sébastien Lecornu avevano infatti annunciato l’assegnazione urgente di oltre 3.000 insegnanti a circa 500 scuole con grave carenza di personale, autorizzato nuove assunzioni e promesso emendamenti alla Legge di Bilancio 2027. Non abbastanza per gli studenti, che ieri hanno messo in atto il «quinto atto» della mobilitazione contro il governo Macron, caratterizzato da scioperi, blocchi e centinaia di scuole chiuse. «Il governo deve cedere per le nostre 10 misure con 10 miliardi di euro» ha dichiarato l’Union Syndicale Lycéenne, «finché non saranno lì, la nostra mobilitazione continuerà e si intensificherà». La scorsa settimana, infatti, i sindacati studenteschi avevano presentato all’esecutivo una lista di dieci richieste per porre fine alle proteste e migliorare la situazione all’interno dei licei. Tra queste, vi sono un massiccio piano di ristrutturazione degli edifici scolastici, nuove assunzioni di personale scolastico e la fine della repressione del movimento studentesco. Parallelamente, il governo aveva lanciato una consultazione nazionale e promesso di avviare cinque progetti dedicati alle «condizioni di apprendimento e di vita» nelle scuole, dalla copertura delle cattedre vacanti al miglioramento dei locali fatiscenti, fino all’adeguamento degli istituti alle ondate di caldo, al miglioramento dell’accesso alle attività sportive e a momenti di vita collettiva e il potenziamento del ruolo dei Consigli studenteschi. Secondo i dati diffusi dal primo ministro Lecornu, sono oltre 76mila gli studenti che hanno risposto alla consultazione, lamentando soprattutto l’eccessivo carico di lavoro, le condizioni materiali degli edifici e le cattedre che rimangono a vuoto troppo a lungo per via della mancata assegnazione di insegnanti o sostituti. Proprio a questo proposito, il ministro dell’Istruzione Geffray ha presentato un piano di emergenza, con oltre tremila insegnanti dispiegati per coprire le cattedre vuote in maniera rapida, mentre saranno disposte «centinaia» di assunzioni e «diverse centinaia di migliaia» di ore supplementari per le sostituzioni di breve durata. Nel frattempo, il governo ha promesso di presentare emendamenti alla Legge di Bilancio, per soddisfare le richieste dei liceali. Tuttavia, fino a che le promesse non si trasformeranno in azioni concrete, gli studenti promettono battaglia. Ieri, in quello che hanno definito il «quinto atto» delle proteste, centinaia di migliaia di giovani hanno occupato le strade delle principali città francesi, da Parigi a Lione, Marsiglia e Strasburgo. Una mobilitazione «storica», come l’hanno definita i rappresentanti dei sindacati, che si ripete «per la terza volta in una settimana». Secondo questi ultimi, nella giornata di ieri il 90% delle università, che si sono unite alla protesta dei liceali, era chiusa o bloccata. Durante la giornata è anche stata rilanciata la grande mobilitazione del prossimo sabato 17 ottobre, che dovrebbe vedere il ritorno in piazza anche dei “Gilet Gialli”. Dal canto suo, il governo cerca di mostrarsi aperto al dialogo. «I liceali devono avere voce in capitolo» ha dichiarato Geffray, che a tal proposito promette di concedere un maggior numero di studenti dei licei eletti nel Consiglio Superiore dell’Istruzione (con un terzo dei seggi riservato agli studenti del percorso professionale) e partecipazione garantita agli organismi di rappresentanza scolastici territoriali, un budget dedicato per venire incontro alle loro richieste e un maggiore collegamento con le regioni, per migliorare il dialogo diretto sui temi d’interesse specifici. Dichiarazioni alle quali le piazze chiedono impegni concreti e immediati. The post Francia: il governo fa concessioni, ma la protesta degli studenti va avanti appeared first on L'Indipendente.
October 14, 2026
L'INDIPENDENTE
Francia: le 10 richieste degli studenti per mettere fine alle proteste
Gli studenti francesi sanno quello che vogliono e lo hanno messo nero su bianco. Misure urgenti, da implementare nell’immediato, e altre strutturali costituiscono una piattaforma in 10 punti che i giovani francesi considerano necessaria per la fine delle proteste. Si parte da un massiccio piano di ristrutturazione degli edifici scolastici e universitari, il cui generale stato di fatiscenza è stata la miccia della mobilitazione, fino ad arrivare allo stop della repressione poliziesca. Nel mezzo vengono richieste nuove assunzioni per il personale scolastico e una rimodulazione degli orari per favorire un’alimentazione corretta. C’è poi spazio per borse di studio più alte, affitti per gli studenti congelati, nuova edilizia pubblica. Chiudono le richieste una rappresentanza sindacale più incisiva e l’abolizione del regime di tassazione che penalizza gli studenti stranieri. In attesa di risposte istituzionali, le proteste vanno avanti. Ieri ci sono state nuove manifestazioni in tutto il Paese, portando in piazza decine di migliaia di ragazzi. Nel frattempo, a seguito del grave ferimento di uno studente, il governo ha dato mandato alla polizia di sospendere l’uso delle granate stordenti nei cortei. L’Union Étudiante, principale sindacato studentesco della Francia, sta guidando, insieme a tante altre sigle della società civile, la mobilitazione nata per denunciare una quotidianità scolastica ormai insostenibile, segnata da classi sovraffollate, edifici fatiscenti e carenza di personale. L’Union Étudiante ha messo sul tavolo le proprie condizioni per la fine della protesta, lanciando una piattaforma che sin da subito ha trovato il supporto di genitori, insegnanti, personale scolastico e cittadini. In poche ore sono state già raccolte 70mila firme, che si sommano ai numeri imponenti della partecipazione di piazza. La prima richiesta dei giovani francesi è quella di «avviare un piano d’emergenza per il rinnovamento degli edifici scolastici e universitari fatiscenti e insalubri», con particolare attenzione agli adeguamenti dettati dai cambiamenti climatici: «climatizzazione e dispositivi di raffreddamento per far fronte alle ondate di calore, isolamento e riscaldamento adatti ad affrontare le ondate di freddo». Oltre alle aule, gli studenti chiedono alloggi dignitosi, dunque la costruzione di nuove residenze pubbliche (CROUS), la ristrutturazione di quelle presenti e il congelamento degli affitti. Per quanto riguarda il personale scolastico, al momento sotto organico, gli studenti chiedono un massiccio piano di assunzioni, non solo di insegnanti. L’obiettivo è garantire, in ogni istituto, almeno un infermiere, uno psicologo e un consulente di orientamento ogni 500 studenti. Nel mirino dei ragazzi finiscono anche i programmi Parcoursup e Mon Master, che regolano rispettivamente l’accesso alla formazione post-diploma e post-laurea. Sulla base della carriera pregressa, gli studenti vengono valutati e, nel caso, ammessi ai corsi. Ciò provoca ogni anno migliaia di esclusioni, che l’ampio movimento popolare intende ora superare, prediligendo un sistema senza barriere d’accesso. A ciò si affianca la riforma delle borse di studio, tra le novità più ambiziose dell’intera piattaforma. Nello specifico, i ragazzi chiedono di «aumentare le borse di studio di 200 euro al mese, elargirle per dodici mesi e consentire a 300.000 studenti supplementari di entrare nel sistema di sovvenzioni. Al termine, istituire un reddito di autonomia studentesco di 1.337 euro al mese per garantire ad ogni studente i mezzi materiali necessari per studiare». Il piano delle agevolazioni viene arricchito dalla richiesta di pasti a un euro nelle mense e nelle strutture convenzionate, accompagnata dall’introduzione di pause di almeno un’ora e mezza, «al fine di rispettare meglio le esigenze e il benessere degli studenti». Un’attenzione ulteriore viene dedicata — a riprova dell’intersezionalità delle lotte e della multiculturalità tipiche del contesto francese — ai ragazzi provenienti da Paesi extra-UE, che al momento pagano tasse più alte, cristallizzando così «una logica razzista nell’istruzione superiore». Per avere più voce in capitolo nei processi decisionali, gli studenti reclamano «la riforma della democrazia nelle scuole superiori», potenziando la loro rappresentanza all’interno degli organi direttivi, nei singoli istituti e non solo. Oggi i rappresentanti studenteschi presenti nel Consiglio Superiore dell’Educazione (CSE) — organo consultivo del governo — sono scelti con un meccanismo indiretto. L’idea è di far partecipare direttamente tutti i liceali nell’elezione. Il cambio di rotta nei rapporti con le istituzioni passa anche per la fine della repressione e la condanna della violenza poliziesca. Sono centinaia gli studenti rimasti feriti in questi giorni; migliaia i ragazzi arrestati. A un 15enne di Lens è stata amputata la mano sinistra dopo l’esplosione di una granata stordente. Ciò ha portato il governo a sospendere l’utilizzo dell’arma nei cortei. Ieri, in un discorso tenuto in serata, il primo ministro Sébastien Lecornu ha provato a tendere una mano verso i manifestanti, dichiarando che «la rabbia dei giovani non viene dal nulla. Nessuno può restare indifferente alle angosce che esprimono». Lecornu ha poi aggiunto che «le prime risposte del governo saranno presentate alla fine del mese». Gli studenti chiedono uno stanziamento da 10 miliardi di euro per tradurre in realtà la piattaforma proposta. Nel frattempo la mobilitazione continua, con cortei e manifestazioni quotidiane. Le lezioni risultano parzialmente o totalmente sospese in 375 istituti, pari al 10% del totale. The post Francia: le 10 richieste degli studenti per mettere fine alle proteste appeared first on L'Indipendente.
October 8, 2026
L'INDIPENDENTE
Perù: sospesa la riforma delle pensioni e avviato un tavolo di dialogo alla PUCP
La richiesta degli studenti della Pontificia Università Cattolica del Perù (PUCP) ha avuto esito positivo. Dopo diversi giorni di proteste e l’occupazione dell’edificio Dinthilac (Rettorato), le autorità e gli studenti hanno firmato un accordo di dialogo per sospendere l’applicazione del nuovo sistema pensionistico, il ritiro degli studenti dall’edificio occupato e l’applicazione di una giustizia riparativa, che non sanzioni gli studenti manifestanti. Oltre all’impegno a portare avanti la richiesta di sospensione del nuovo sistema pensionistico, l’università si è impegnata a costituire un tavolo di dialogo su pensioni e borse di studio, che lavorerà con una Commissione Consultiva sull’argomento. È prevista una prossima riunione domenica 24 maggio. L’accordo è stato raggiunto dopo un periodo di colloqui tra le autorità universitarie e gli studenti. Questi ultimi protestavano contro la riduzione delle categorie pensionistiche più basse stabilite dall’università per l’ammissione a questo ateneo. La misura avrebbe avuto un impatto sull’accesso alla PUCP, università umanistica dal carattere inclusivo, poiché sarebbe entrata in vigore a partire dal 2027. Redacción Perú
May 23, 2026
Pressenza