
Askatasuna, continua la repressione: 19 attivisti colpiti da misure cautelari
L'INDIPENDENTE - Monday, October 12, 2026Resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento, porto di oggetti atti all’offesa, rapina e addirittura tentato omicidio: sono queste le fattispecie contestate contro 19 soggetti, per i fatti avvenuti a Torino durante la manifestazione nazionale per Askatasuna, svoltasi lo scorso 31 gennaio. In quell’occasione, migliaia di persone giunte da tutta Italia si ritrovarono nel capoluogo piemontese per protestare contro lo sgombero del centro sociale, avvenuto nel dicembre 2025, e contro la militarizzazione – tutt’ora in corso – del quartiere dove si trova la struttura. Contro tutte le persone indagate sono state disposte misure cautelari a vario titolo, che vanno dall’obbligo di firma alla custodia in carcere. Contestualmente, l’autorità giudiziaria ha disposto anche 14 perquisizioni domiciliari.
Nel corso della manifestazione, migliaia di persone – 50 mila per gli organizzatori, 15 mila per la questura – avevano attraversato Torino per esprimere il proprio dissenso contro le politiche impiegate dall’amministrazione comunale e dagli apparati statali al fine di reprimere i movimenti antagonisti torinesi. A prendervi parte sono state oltre duecento realtà provenienti da tutta Italia, che dalla piazza hanno lanciato un messaggio unitario: basta con gli assalti indiscriminati agli spazi di aggregazione. Poche settimane prima, il centro sociale Askatasuna, realtà nevralgica nel contesto delle lotte sociali del Piemonte e non solo, era infatti stato oggetto di sgombero da parte delle forze dell’ordine, che avevano successivamente occupato l’area perimetrale della struttura. A dieci mesi dai fatti, la zona rimane ad oggi militarizzata, con un costo per i contribuenti di oltre sette milioni di euro.
Durante il percorso, uno spezzone del corteo si è staccato per dirigersi verso corso Regina 47, dove ha sede la palazzina che ospitava Askatasuna. Una volta giunti sul posto, presidiato da decine di camionette e agenti in tenuta antisommossa, è iniziata la guerriglia tra polizia e alcuni attivisti. Secondo il comunicato della Questura, almeno 103 poliziotti sarebbero rimasti feriti negli scontri, che hanno visto gli agenti rispondere con lacrimogeni ad altezza uomo e pestaggi indiscriminati (anche contro giornalisti e anziani) al lancio di oggetti da parte dei manifestanti. Uno degli agenti sarebbe anche stato preso a calci e martellate, ma non è chiaro se sia in questo contesto che è stato contestato il tentato omicidio. Come denunciato dallo stesso Ordine dei Medici di Torino, al termine della manifestazione le forze dell’ordine sono entrate all’interno dei pronto soccorso e nei centri di cura identificando i cittadini che avevano bisogno di assistenza medica per ferite o intossicazione da lacrimogeni, tanto che molti di questi hanno rinunciato alle cure limitandosi a soccorsi sommari per strada.
Sui propri social, gli attivisti denunciano l’intenzione, da parte delle autorità, di «dare la responsabilità ad alcuni di quella che è stata una manifestazione di rabbia popolare» e rimarcano la solidarietà «con chi viene colpito da questa operazione, un tentativo di punire alcuni per una giornata che rimane nella storia ma che non è finita con le ceneri di un pomeriggio, anzi, consolida una prospettiva di lotta collettiva per la libertà di tutti e tutte».
Nel frattempo, nella giornata di oggi, 12 ottobre, è ripreso il processo di appello contro alcuni attivisti di Askatasuna, dello Spazio Popolare Neruda e del Movimento No TAV, nell’ambito del quale 16 persone devono rispondere dell’accusa di associazione a delinquere per fatti avvenuti nel contesto delle lotte sociali in Piemonte. In primo grado, il processo si era concluso con il crollo di tutte le accuse.
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