
Anche il Portogallo è sceso in piazza contro il carovita
L'INDIPENDENTE - Monday, October 12, 2026«Non si può vivere così». È questo il motto con cui si sono riunite decine di organizzazioni della società civile portoghese per protestare contro il caro vita e l’emergenza abitativa. Le proteste hanno coinvolto diverse città del Paese iberico, concentrandosi soprattutto sulla questione abitativa. I promotori denunciano l’aumento dei canoni di affitto e dei tassi di interesse sui mutui e criticano una nuova iniziativa del governo che faciliterebbe gli sfratti. Gli organizzatori chiedono interventi urgenti e strutturali per contrastare la speculazione immobiliare e regolamentare il mercato degli affitti, sulla scia di quanto sta avvenendo nella vicina Spagna, dove le manifestazioni legate alla crisi abitativa hanno costretto il premier Sánchez alle dimissioni.
Le proteste in Portogallo contro il caro vita e la crisi abitativa sono state promosse da una piattaforma nata sui social, che ha riunito circa 40 organizzazioni della società civile, tra cui 30 sindacati. Le mobilitazioni hanno coinvolto le città di Lisbona, Braga, Porto e Aveiro, oltre a Funchal, capoluogo dell’arcipelago di Madeira, e si sono svolte sabato 10 ottobre. Le manifestazioni più partecipate sono state quelle di Lisbona e Porto, dove, secondo i media portoghesi, sarebbero scese in piazza migliaia di persone. I manifestanti chiedono al governo guidato dal premier Luís Montenegro di intervenire sulla crisi abitativa e contestano una proposta di legge che renderebbe più rapide le procedure di sfratto, eliminerebbe il tetto agli aumenti dei canoni per i nuovi contratti e consentirebbe di richiedere cauzioni più elevate. I dimostranti chiedono inoltre di intervenire sull’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e dei carburanti attraverso l’introduzione di una tassa sugli extraprofitti di banche e istituti finanziari, compagnie petrolifere e grandi gruppi della distribuzione. In piazza erano presenti anche esponenti dei partiti di opposizione, che hanno contestato la proposta di bilancio del governo Montenegro.
Le immagini che arrivano dal Portogallo mostrano i manifestanti agitare mazzi di chiavi e sollevare cartelli con la scritta «Facciamo come in Spagna». Proprio le mobilitazioni spagnole contro la crisi abitativa sembrano aver contribuito a innescare la protesta portoghese. In Spagna, le manifestazioni sono esplose dopo lo sfratto dell’87enne Maricarmen Abascal, un episodio che ha spinto migliaia di persone a scendere in piazza per chiedere interventi contro l’emergenza abitativa. I manifestanti hanno occupato con le tende la piazza madrilena di Puerta del Sol, dando impulso a una mobilitazione nazionale. Sulla scia delle proteste, il governo Sánchez ha approvato due decreti urgenti in materia di casa, successivamente respinti dal Parlamento con i voti delle opposizioni e di Junts, partito indipendentista catalano che, pur non facendo parte dell’esecutivo, ne sosteneva la maggioranza parlamentare.
La bocciatura dei provvedimenti ha aggravato la crisi politica, portando Sánchez ad annunciare lo scioglimento delle Camere e la convocazione di elezioni anticipate per il 29 novembre. Il premier ha quindi riproposto misure analoghe a quelle respinte dal Congresso, sottoponendole a una nuova procedura di approvazione durante la fase di scioglimento parlamentare. Le proteste, intanto, non si sono fermate. I movimenti per il diritto alla casa hanno rilanciato le proprie rivendicazioni, ottenendo il sostegno dei sindacati per la convocazione di uno sciopero generale previsto per l’11 novembre. Il 7 ottobre è stata inoltre annunciata la morte di Maricarmen, ricoverata dopo lo sfratto. Divenuta un simbolo della crisi abitativa spagnola, la sua vicenda ha contribuito ad alimentare ulteriormente la mobilitazione.
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