
Alessandro Gazzoli / L’ira e la delicatezza del passato
Pulp Magazine - Thursday, October 8, 2026Il primo romanzo di Alessandro Gazzoli, L’inevitabile accade, uscito per nottetempo – così come il suo precedente libro, Estranei. Un anno in una scuola per stranieri – è una storia che inizia con un lontano legame, come due fili che si annodano, portando a un’unione di destini. Accadde che uno dei cugini del padre di Alesssandro sposò una ragazza, al tempo una semplice insegnante di italiano in una scuola media. Quella ragazza, che nel romanzo prende il nome di Arianna, possiede un cognome che, all’epoca del matrimonio, non portava con sé grossi fardelli storici che le sarebbero caduti addosso come macigni. Anni dopo ci pensò il fratello di Arianna a far conoscere ad un’intera nazione il macigno esplosivo che poteva derivare da quel cognome, legandolo alle pagine della storia italiana recente: quello dell’uomo che rapì e uccise Aldo Moro, quello di un terrorista che mai rinnegò la sua appartenenza alle Brigate Rosse.
Alessandro, fin dalle primissime pagine, ha la “consapevolezza di avere tra le mani qualcosa di molto delicato”: un’unione di destini, un nodo di legami e parentele che attraversa la Storia collettiva e personale. Alessandro sa fin dall’infanzia di essere in qualche modo legato alle vicende degli anni di piombo, ma è una consapevolezza leggera e fugace, almeno fino al momento in cui la sorella Clara non gli apre le porte del passato e il piombo di quegli anni non si riversa, in qualche modo, nella sua sfera visiva e di comprensione. Da allora una domanda fiorisce da quei residui di piombo che gli vorticano attorno: dov’è Arianna, oggi?
L’autore ripercorre, quindi, quel legame che attraversa i decenni, che trova come forza d’attrazione il paese dove Gazzoli è cresciuto a poca distanza temporale da Arianna, e come comun denominatore il movimento insurrezionale delle Brigate Rosse, per le quali Gazzoli ha sempre sentito un interesse volto a comprenderne il radicamento e l’ideologia. Mettendosi sulle tracce di Arianna, Gazzoli ricostruisce l’intero ambiente che deve averle fatto da sfondo mentre viveva quegli anni piena di mortificazione e di sofferenza. Dato il bisogno di inventare “i riferimenti a singole persone, fatti e luoghi”, come ci ricorda l’autore con una citazione di Pier Paolo Pasolini dopo l’epilogo – pur rimarcando che tutto è “nella sostanza, accaduto realmente” – le persone che troviamo nel romanzo hanno, di fatto, nomi di personaggi letterari e celebri scrittori. Così i cugini del padre di Alessandro diventano i fratelli Karamazov, il cui Ivan è il marito di Arianna e Aliosha ne è il figlio; ma vi troviamo anche Buddenbrook, Dumas e de Torquemada. Un’idea narrativa brillantemente eseguita.
Parallelamente alla storia e al desiderio di conoscere noi stessi la versione più adulta e sopravvissuta di Arianna, si snoda anche la storia dell’autore. La ricerca più intima dell’origine di quella forza d’attrazione verso “le favole ideali destinate al fallimento”, come lo sono state le Brigate Rosse e il tentativo di piantare il seme del comunismo, “perché la testa è sempre girata all’indietro” verso ciò che è stato. Gazzoli cerca di rintracciare l’origine di quello snodo storico che è stata l’ideologia comunista, cercando “una bussola, certo, qualcosa che dal futuro venisse a indicarmi il nord di un domani migliore”. È in quel domani migliore anche Arianna, si chiede Gazzoli nel corso del romanzo? Come è riuscita a superare l’esplosione che ha mandato il suo mondo in piccoli pezzi? Chiunque, come Arianna, “viveva negli anni Settanta ha accumulato altri quarant’anni di vita sulle spalle” che, nello scorrere incessante del tempo e della Storia, “sono serviti per fare i conti con quel periodo, per prenderne le distanze, per rimettere in prospettiva tutto. […] O più semplicemente per andare avanti”.
Con L’inevitabile accade Gazzoli crea un romanzo magnetico, una ricerca che diventa la chiave per tentare di comprendere la Storia che ancora aleggia nell’aria che respiriamo, un tentativo di curare l’indicibile con una grande delicatezza e immedesimazione narrativa, ma che muta anche nella grande e difficile ricerca della verità dentro sé stessi.
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