Alessandro Gazzoli / L’ira e la delicatezza del passato
Il primo romanzo di Alessandro Gazzoli, L’inevitabile accade, uscito per
nottetempo – così come il suo precedente libro, Estranei. Un anno in una scuola
per stranieri – è una storia che inizia con un lontano legame, come due fili che
si annodano, portando a un’unione di destini. Accadde che uno dei cugini del
padre di Alesssandro sposò una ragazza, al tempo una semplice insegnante di
italiano in una scuola media. Quella ragazza, che nel romanzo prende il nome di
Arianna, possiede un cognome che, all’epoca del matrimonio, non portava con sé
grossi fardelli storici che le sarebbero caduti addosso come macigni. Anni dopo
ci pensò il fratello di Arianna a far conoscere ad un’intera nazione il macigno
esplosivo che poteva derivare da quel cognome, legandolo alle pagine della
storia italiana recente: quello dell’uomo che rapì e uccise Aldo Moro, quello di
un terrorista che mai rinnegò la sua appartenenza alle Brigate Rosse.
Alessandro, fin dalle primissime pagine, ha la “consapevolezza di avere tra le
mani qualcosa di molto delicato”: un’unione di destini, un nodo di legami e
parentele che attraversa la Storia collettiva e personale. Alessandro sa fin
dall’infanzia di essere in qualche modo legato alle vicende degli anni di
piombo, ma è una consapevolezza leggera e fugace, almeno fino al momento in cui
la sorella Clara non gli apre le porte del passato e il piombo di quegli anni
non si riversa, in qualche modo, nella sua sfera visiva e di comprensione. Da
allora una domanda fiorisce da quei residui di piombo che gli vorticano attorno:
dov’è Arianna, oggi?
L’autore ripercorre, quindi, quel legame che attraversa i decenni, che trova
come forza d’attrazione il paese dove Gazzoli è cresciuto a poca distanza
temporale da Arianna, e come comun denominatore il movimento insurrezionale
delle Brigate Rosse, per le quali Gazzoli ha sempre sentito un interesse volto a
comprenderne il radicamento e l’ideologia. Mettendosi sulle tracce di Arianna,
Gazzoli ricostruisce l’intero ambiente che deve averle fatto da sfondo mentre
viveva quegli anni piena di mortificazione e di sofferenza. Dato il bisogno di
inventare “i riferimenti a singole persone, fatti e luoghi”, come ci ricorda
l’autore con una citazione di Pier Paolo Pasolini dopo l’epilogo – pur
rimarcando che tutto è “nella sostanza, accaduto realmente” – le persone che
troviamo nel romanzo hanno, di fatto, nomi di personaggi letterari e celebri
scrittori. Così i cugini del padre di Alessandro diventano i fratelli Karamazov,
il cui Ivan è il marito di Arianna e Aliosha ne è il figlio; ma vi troviamo
anche Buddenbrook, Dumas e de Torquemada. Un’idea narrativa brillantemente
eseguita.
Parallelamente alla storia e al desiderio di conoscere noi stessi la versione
più adulta e sopravvissuta di Arianna, si snoda anche la storia dell’autore. La
ricerca più intima dell’origine di quella forza d’attrazione verso “le favole
ideali destinate al fallimento”, come lo sono state le Brigate Rosse e il
tentativo di piantare il seme del comunismo, “perché la testa è sempre girata
all’indietro” verso ciò che è stato. Gazzoli cerca di rintracciare l’origine di
quello snodo storico che è stata l’ideologia comunista, cercando “una bussola,
certo, qualcosa che dal futuro venisse a indicarmi il nord di un domani
migliore”. È in quel domani migliore anche Arianna, si chiede Gazzoli nel corso
del romanzo? Come è riuscita a superare l’esplosione che ha mandato il suo mondo
in piccoli pezzi? Chiunque, come Arianna, “viveva negli anni Settanta ha
accumulato altri quarant’anni di vita sulle spalle” che, nello scorrere
incessante del tempo e della Storia, “sono serviti per fare i conti con quel
periodo, per prenderne le distanze, per rimettere in prospettiva tutto. […] O
più semplicemente per andare avanti”.
Con L’inevitabile accade Gazzoli crea un romanzo magnetico, una ricerca che
diventa la chiave per tentare di comprendere la Storia che ancora aleggia
nell’aria che respiriamo, un tentativo di curare l’indicibile con una grande
delicatezza e immedesimazione narrativa, ma che muta anche nella grande e
difficile ricerca della verità dentro sé stessi.
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