
La nuova legge elettorale renderà quasi impossibile candidarsi ai nuovi partiti
L'INDIPENDENTE - Wednesday, October 7, 2026Tra ieri e oggi il governo Meloni ha incassato la fiducia sui tre articoli cardine della riforma elettorale. Lo Stabilicum è al vaglio della Camera dei Deputati, per la terza lettura in aula, e domani è attesa l’approvazione finale. A Montecitorio sono già state confermate le novità introdotte dal Senato, come il blando sistema di preferenze con capilista bloccati e la stretta sulle forze extraparlamentari. La modifica presentata da Antonella Zedda (FdI) rende quasi impossibile candidarsi ai nuovi partiti o alle formazioni già esistenti ma prive di rappresentanza parlamentare. Dovranno raccogliere più di 400mila firme per accedere alle elezioni su tutto il territorio nazionale, un numero quattro volte maggiore rispetto alle previsioni attuali.
Era da un po’ di tempo che dai banchi del Movimento 5 Stelle non veniva scomodata la “casta”. Ieri, al termine della seconda fiducia incassata dal governo Meloni alla Camera, il deputato Filippo Scerra ha attaccato duramente la maggioranza, qualificando lo Stabilicum e in particolare la stretta sulle preferenze come «la norma dell’autoconservazione del potere e dell’arroccamento della casta. Un attacco vergognoso ai principi democratici del nostro Paese». La modifica, presentata in Senato e confermata alla Camera, aumenta di circa il 300% il numero minimo di firme necessarie per presentarsi in un collegio elettorale. Si passa dalla soglia attuale di 1.500-2.000 (a seconda del collegio) alle 6.000-7.000 firme: numeri mai visti nella storia repubblicana. A godere delle vecchie disposizioni saranno i partiti che entro la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della riforma risulteranno presenti nel gruppo misto di una delle due Camere, con tre deputati o un senatore. Per tutti gli altri partiti, neonati o privi di rappresentanza parlamentare, saranno necessarie più di 450mila sottoscrizioni per presentarsi nei 75 collegi plurinominali in cui verrà diviso l’intero territorio nazionale. E non è finita qui: la maggioranza ha bocciato l’ipotesi della raccolta online, come accade ormai stabilmente per i referendum abrogativi.
Con l’obiettivo di quantificare l’impatto della novità, il deputato dem Federico Fornaro ha considerato i casi di Molise e Basilicata, dove bisognerà raccogliere un numero di firme equivalente a oltre l’un per cento degli elettori. Il principale risvolto politico della stretta, presentata dalla maggioranza come una misura anti-frammentazione, è il disincentivo alla partecipazione dal basso. Si aggrava infatti su formazioni neonate, o comunque con risorse limitate, un onere che non viene richiesto ai partiti più strutturati e ricchi, che al 31 dicembre 2025 avevano costituito un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato. Al momento rischiano di rimanere fuori dalla corsa elettorale partiti che hanno già partecipato a delle competizioni, come Potere al Popolo, e formazioni più giovani, tra cui Agorà, ORA! (ex Drin Drin) e Democrazia Sovrana e Popolare, che ha raccolto l’eredità di Italia Sovrana e Popolare.
Il tentativo di impermeabilizzare il sistema parlamentare, in un’ottica di autoconservazione, passa anche per un’altra modifica introdotta dallo Stabilicum, relativa alla soglia di sbarramento, che resta al 3% dei voti ma con una novità per le “stampelle” di coalizione. Il primo partito che al termine del voto si ritrova al di sotto della soglia ma all’interno di un’alleanza eletta viene “recuperato”, accedendo alla rappresentanza. Una buona notizia per Noi Moderati, nel centrodestra, o per Italia Viva, candidatasi all’ingresso nel campo largo. Proprio dai banchi dell’opposizione è stata annunciata l’intenzione di ricorrere alla Consulta, denunciando profili di incostituzionalità, con particolare riferimento all’articolo 49, secondo cui «tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».
A separare le opposizioni dal ricorso alla Corte Costituzionale sono rimasti soltanto i franchi tiratori, che potrebbero bloccare la riforma. Domani a Montecitorio, a partire dalle 12:30, si voterà infatti l’approvazione definitiva dello Stabilicum a scrutinio segreto. L’ultima volta il governo andò sotto sul sistema di preferenze, questa volta la posta in gioco sarà molto più alta, dal momento che le proiezioni con la nuova legge elettorale sono più favorevoli al centrodestra rispetto a quelle attuali del Rosatellum. La riforma rappresenta inoltre l’ultimo cavallo di battaglia del governo Meloni, giunto quasi alla fine del suo mandato.
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