Sardegna, finita la stagione turistica si torna a sparare: via alle esercitazioni militari

L'INDIPENDENTE - Monday, October 5, 2026

Dopo una breve pausa estiva, in Sardegna si torna a sparare. Le attività nei poligoni di tiro sono riprese, così come le esercitazioni militari che periodicamente trasformano l’isola in uno scenario bellico. Da oggi, e fino al 25 ottobre, la Marina italiana prenderà parte — insieme alle forze armate di Bulgaria, Stati Uniti, Francia, Grecia, Portogallo e Spagna — alla seconda fase di Mare Aperto 2026. A opporsi alla ripresa degli addestramenti militari era stato il Comitato misto paritetico sulle servitù militari (COMIPA). Il suo parere, di natura non vincolante, è stato però respinto dal Ministero della Difesa, che ha addotto motivazioni di sicurezza nazionale. 

È finita ufficialmente il 30 settembre la pausa estiva delle esercitazioni militari in Sardegna. Il giorno seguente sono ricominciati voli, spari ed esplosioni nei poligoni di tiro di Capo Frasca, Capo Teulada, Salto di Quirra, tra i più grandi d’Europa. Il COMIPA — un organo pensato per fare da intermediario tra Stato e comunità locali — si era opposto alla ripresa delle attività del secondo semestre del 2026, esprimendo preoccupazione per la mancata trasparenza informativa. Nello specifico, l’organo regionale punta il dito sul sistema che permette alle imprese private di affittare parti dei poligoni per testare le armi e mostrarle agli acquirenti. Il tutto senza garanzie per il territorio e senza particolari informazioni su ciò che accade, in territori devastati da bombe inesplose, proiettili al fosforo bianco (vietati dal diritto internazionale) e munizioni all’uranio impoverito. A Capo Teulada l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ha ad esempio rilevato concentrazioni di piombo e di arsenico almeno 13 volte superiori ai livelli massimi previsti dalla legge.

Così, mentre il COMIPA sottolineava la necessità degli indennizzi e delle bonifiche, unendosi alle richieste di movimenti e cittadini, il Ministero della Difesa è intervenuto, calando dall’alto il lasciapassare agli addestramenti nei poligoni di tiro. A questi ultimi si affiancheranno le esercitazioni militari, a partire dalla Mare Aperto 2026, che da oggi fino al 25 ottobre trasformerà il sud e la costa est della Sardegna in un teatro bellico. Si tratta del «più importante e complesso evento addestrativo della Marina Militare, progettato per rafforzare prontezza operativa e interoperabilità». Come già accaduto a maggio per la prima fase, l’esercitazione coinvolgerà navi, sottomarini, elicotteri e mezzi anfibi, sia nazionali che dei Paesi alleati. Le esercitazioni anfibie sono previste nei pressi di Capo Teulada, con i mezzi che simuleranno degli sbarchi proprio al poligono di tiro.

Dal 15 giugno al 5 luglio scorso, durante la stagione turistica e in deroga alla pausa estiva, il Comando subacquei e incursori Teseo Tesei (COMSUBIN) della Marina Militare si è esercitato tra l’Arcipelago della Maddalena e la Costa Smeralda. Così, l’accesso in uno dei tratti più frequentati della Sardegna è stato interdetto a persone e natanti. Anche in quel caso il COMIPA aveva denunciato una carenza di pubblicità e informazioni, sottolineando come i residenti si fossero svegliati direttamente con l’ennesima esercitazione militare in casa. I componenti civili dell’organo regionale hanno denunciato la violazione dei protocolli d’intesa sottoscritti tra il Ministero della Difesa e la Regione Sardegna in materia di esercitazioni militari. 

Queste operazioni, che per settimane sottraggono il territorio agli abitanti restituendolo più inquinato, sono solo una parte dell’assedio militare che la Sardegna subisce da 70 anni. Il 65% del demanio militare italiano — comprendente ad esempio aeroporti, caserme, poligoni di tiro e depositi di munizioni — si trova infatti sull’isola. La superficie occupata ammonta a 237,65 chilometri quadrati di territorio, cui si aggiungono tutte le aree confinanti, pari a 136,07 chilometri quadrati, che danno vita alla cosiddetta servitù militare. Si tratta di un istituto giuridico che limita la proprietà privata, impedendo ad esempio la costruzione di edifici per scopi di difesa nazionale. Tra demanio e servitù militare, la Sardegna mette a disposizione dello Stato italiano 373,72 chilometri quadrati, una superficie più grande dell’intero territorio di Malta. 

The post Sardegna, finita la stagione turistica si torna a sparare: via alle esercitazioni militari appeared first on L'INDIPENDENTE.