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Il governo ha deciso che la Sardegna deve prendersi anche i detenuti al 41 bis
È in atto in queste ore un duro scontro tra la Regione Sardegna e l’esecutivo Meloni sul massiccio dislocamento di detenuti sottoposti al “carcere duro” nell’isola mediterranea. Con un’imponente operazione di sicurezza, infatti, 88 detenuti ristretti al 41-bis sono stati trasferiti negli ultimi giorni in un nuovo reparto del carcere di Cagliari-Uta. È il primo risultato concreto del piano con cui il governo intende concentrare il carcere duro in sette istituti italiani, tre dei quali situati in Sardegna. Una scelta fortemente contestata dalla Regione, che ha denunciato il mancato coinvolgimento delle istituzioni locali e che ora teme pesanti conseguenze su carceri, personale e sanità. L’esecutivo difende la scelta, sostenendo che le nuove sezioni siano autonome e necessarie per isolare più efficacemente i vertici mafiosi. Per completare l’“Operazione Iride” sono stati impiegati in tutto due aerei della Guardia di finanza, dieci voli militari, 65 veicoli, otto convogli terrestri, sette ambulanze, due droni e 207 agenti. I detenuti sono atterrati all’aeroporto militare di Decimomannu, raggiungendo Uta lungo un percorso blindato, che ha visto anche la chiusura temporanea di alcuni tratti stradali. La nuova sezione di massima sicurezza, inaugurata a luglio dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, dispone di circa 92 posti. Nell’Isola si trovano già circa 185 persone sottoposte al carcere duro, più di un quarto del totale nazionale. Con il completamento del progetto e il potenziamento di Badu ’e Carros si potrebbe arrivare a 240-250 detenuti, quasi un terzo dei circa 750 presenti in Italia. Il progetto affonda le proprie radici nella legge approvata nel 2009 dal quarto governo Berlusconi, che stabilì che i detenuti al 41-bis dovessero essere rinchiusi in istituti esclusivamente dedicati, collocati «preferibilmente in aree insulari» o in reparti logisticamente separati. La realizzazione delle strutture di Cagliari e Sassari era stata pianificata già negli anni successivi. L’attuale esecutivo ha però inserito Uta, Sassari-Bancali e Nuoro-Badu ’e Carros in una nuova rete nazionale di sette carceri specializzate, attribuendo alla Sardegna un ruolo centrale nell’intero sistema. La Regione non contesta lo strumento del 41-bis, ma la concentrazione dei detenuti e l’assenza di un confronto preventivo. Il carcere di Uta ospitava già 748 persone a fronte di 561 posti disponibili. Inoltre, la gestione del 41-bis richiede personale specializzato, maggiori misure di sicurezza e un’assistenza sanitaria particolarmente impegnativa: come ricordato dalla Camera Penale di Cagliari, le esigenze dei nuovi detenuti «inevitabilmente incideranno sui servizi e sulle risorse di una struttura già fortemente sovraccarica». La presidente Alessandra Todde sostiene di avere chiesto ripetutamente chiarimenti a Nordio, senza ottenere risposte. L’ultima richiesta formale risale al 4 agosto. Dopo l’arrivo dei detenuti Todde ha esplicitamente puntato il dito contro l’esecutivo, accusandolo di avere agito «in modo unilaterale e arrogante trattando la Sardegna come la Cayenna d’Italia». Secondo la sua ricostruzione, durante un incontro avvenuto nel settembre 2025 il ministro avrebbe assicurato che il progetto non sarebbe proseguito senza il coinvolgimento della Regione. Fratelli d’Italia ha risposto evidenziando come la struttura fosse stata programmata molti anni fa, accusando le opposizioni di contestare oggi un’opera ereditata dagli esecutivi precedenti. A ogni modo, negli ultimi mesi la cittadinanza sarda si è resa protagonista di vibranti proteste, ufficialmente iniziate nella primavera del 2025, con il coinvolgimento di amministratori locali, sindacati, associazioni, rappresentanti del sistema penitenziario e forze politiche di diversi schieramenti. Nel febbraio scorso circa duemila persone hanno manifestato a Cagliari contro il piano governativo. Tra le preoccupazioni figurano anche la redistribuzione dei detenuti ordinari, la carenza di agenti e personale sanitario e il pericolo che una presenza così concentrata di capimafia possa favorire tentativi di radicamento criminale nell’Isola. Il trasferimento dei detenuti al 41-bis costituisce solo l’ultimo tassello di un assedio che sembra stringersi attorno alla Sardegna su più versanti. A giugno, in piena stagione turistica e senza un’adeguata informazione preventiva alle istituzioni locali, l’esercitazione militare COMSUBIN 2026 ha interdetto a persone e imbarcazioni una vasta area compresa tra La Maddalena, Caprera e la costa gallurese. Sulla terraferma avanza poi la trasformazione energetica dell’Isola: il Tyrrhenian Link dovrà trasportare verso la penisola l’elettricità prodotta in Sardegna, mentre gli espropri e lo sradicamento degli ulivi a Selargius hanno provocato una mobilitazione popolare culminata alla fine del 2024 nello sgombero del presidio e ora in un’indagine a carico di otto attivisti. Nel Sulcis, intanto, il governo ha riconosciuto come strategico il “Digital Vault”, un data center da 1,49 miliardi di euro e 100 megawatt destinato all’intelligenza artificiale e alle tecnologie cloud, il cui approvvigionamento energetico resta ancora da definire compiutamente. Sulla costa gallurese incombe infine il progetto Tavolara Bay: albergo a cinque stelle, trenta ville, impianti sportivi e porto esclusivo a pochi metri da un’area marina protetta, autorizzati attraverso le procedure semplificate della ZES nonostante i vincoli paesaggistici e l’opposizione della Regione. The post Il governo ha deciso che la Sardegna deve prendersi anche i detenuti al 41 bis appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 7, 2026
L'INDIPENDENTE
“A Foras camp 2026” sui monti di Sinnai
Si è concluso domenica 6 settembre con un’assemblea aperta, l’ormai consueto campeggio estivo dell’organizzazione “A FORAS – contra s’ocupatzione militare de sa Sardigna.” Durante la giornata precedente si era parlato di poligoni ed esercitazioni militari, ma anche della situazione della fabbrica bellica RWM, dei suoi ampliamenti illegali e della vertenza in corso. All’assemblea conclusiva hanno partecipato fra le cinquanta e le sessanta persone, in gran parte giovani e studenti. La breve relazione introduttiva ha messo in evidenza l’attuale scenario internazionale di riarmo e di sperimentazione di nuovi ordigni bellici, mentre è sempre più chiara la tendenza al restringimento degli spazi di dissenso e alla criminalizzazione dei movimenti d’opposizione alla guerra. I numerosi interventi successivi hanno approfondito alcuni temi: dal rafforzamento delle strategie della NATO, al ruolo delle banche nel processo di riarmo e nel genocidio palestinese, fino alla crescente militarizzazione delle scuole, dove sta diventando sempre più difficile dibattere liberamente sui problemi politici. Se da un lato sono stati ribaditi gli obiettivi centrali di dismissione e bonifica dei territori occupati dalle basi militari e di riconversione o chiusura della fabbrica di bombe di Domusnovas-Iglesias, è stato anche dato il giusto risalto alla riappropriazione del ruolo della Sardegna come isola di pace e ponte fra diverse culture. Altri interventi hanno messo in luce le attuali difficoltà del movimento antimilitarista sardo, che non riesce ad incidere abbastanza sulle scelte politiche e contrastare la deriva della nuova corsa agli armamenti e del restringimento degli spazi democratici. Emergono problemi di organizzazione e di comunicazione che limitano l’influenza che, sia A FORAS che il movimento contro le basi più in generale, riescono ad esercitare sull’opinione pubblica. Mentre l’autunno si avvicina, non mancano gli appuntamenti di lotta imminenti: all’inizio di ottobre è prevista una manifestazione davanti alla fabbrica RWM a Domusnovas, mentre nelle settimane successive si stanno organizzando iniziative contro le banche complici del genocidio e contro le previste nuove esercitazioni militari autunnali. Per intanto, il prossimo 9 settembre ci sarà un sit-in davanti a Montecitorio, in occasione della discussione parlamentare del DDL Antisemitismo, col quale si vogliono imbavagliare le voci che si oppongono al genocidio di Israele in Palestina. Per chi non potrà andare a Roma, ci svolgeranno in contemporanea altre iniziative locali, tra cui il presidio in piazza Yenne a Cagliari. Pur tra tante difficoltà, le voci di dissenso continuano a crescere. Carlo Bellisai
September 6, 2026
Pressenza
Dilaga il colonialismo penitenziario: ora rivogliono anche l’Asinara
Liberu rigetta in toto la proposta avanzata dal segretario nazionale del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria), Donato Capece, che indica nella riapertura del carcere dell’Asinara e di Pianosa la soluzione ai problemi delle strutture detentive. Secondo Capece queste carceri devono essere riaperte per risolvere le criticità legate soprattutto a […] L'articolo Dilaga il colonialismo penitenziario: ora rivogliono anche l’Asinara su Contropiano.
August 27, 2026
Contropiano
Iglesias, il Comune propone il nuovo PUC: speculazione edilizia e industria militare
AUMENTO FORSENNATO DI VOLUMETRIE EDIFICABILI LUNGO COSTA E IN CAMPAGNA, ETTARI PER NUOVI CENTRI COMMERCIALI, E ISTITUZIONE DI UNA ZONA INDUSTRIALE IN AREA SAN MARCO, A RIDOSSO – E A BENEFICIO – DELL’RWM E DEL SUO POSSIBILE INDOTTO. Con vent’anni di ritardo il comune di Iglesias si dà una scossa per il Piano Urbanistico Comunale in tardiva ottemperanza col Piano Paesistico Regionale pubblicato nel 2006, ma l’elaborato approvato dal Consiglio comunale lo scorso giugno 2026 riporta una quantità di criticità e aspetti squalificanti – cartografie non aggiornate, incoerenze di calcolo, mancata attuazione della normativa urbanistica di riferimento a partire dal PPR, previsioni inattendibili come quella sulla crescita demografica (laddove la diminuzione della popolazione è purtroppo una tendenza consolidata dadecenni). A improbabili previsioni demografiche corrisponde nella proposta di PUC la disposizione di ampie zone di espansione residenziale senza neanche mettere in conto il recupero del patrimonio edilizio esistente in città, in contrasto con le disposizioni del PPR. Pur essendo Iglesias dotata in eccesso di centri commerciali, 10.000 mq sono messi a disposizione per nuove strutture di vendita. Stessa destinazione avrà la zona irrigua e coltivata ad orti tra la circonvallazione SS130, la ferrovia e la rampa per entrare a Iglesias venendo da Cagliari. Saranno altri 17.000 mq per nuovi grandi insediamenti commerciali e artigianali. Non solo la città, ma anche le campagne e le coste nelle previsioni del PUC stanno nell’ottica di un’ulteriore cementificazione. Campagne nelle vicinanze della città gravate da un certo abusivismo edilizio vengono “risanate” in zone C2 con un indice territoriale per volumi in gran parte residenziali doppio o più che doppio rispetto all’indice territoriale che avevano per sole installazioni funzionali all’attività agricola.      Le zone costiere vedono notevoli incrementi della volumetria edificabile a fini turistici (36.000 mc) distribuiti su tre aree costiere tra Nebida e Masua, zone soggette a tutela perché inserite nella Rete Natura 2000.  Tale previsione non tiene conto delle opere ricettive già presenti, e neanche dell’effettiva fruibilità della costa che in vari tratti si presenta alta, rocciosa e inaccessibile.  Tra gli “insediamenti produttivi” sono inserite le zone D6 – discariche industriali – in corrispondenza dell’area occupata dalla discarica di Genna Luas in cui vengono conferiti i residui di lavorazione della Portovesme Srl. Manca però la necessaria valutazione dell’inquinamento causato dal percolato contaminato da metalli pesanti che fuoriesce dalla discarica a causa del cattivo funzionamento dell’impianto, e manca la previsione di una fascia di rispetto intorno alla discarica i cui reflui tendono a compromettere il terreno e i corsi d’acqua circostanti. Infatti il PUC inspiegabilmente cancella la fascia di salvaguardia H1 prevista nel vecchio Piano regolatore generale creando una situazione di ulteriore pericolo. Un aspetto particolarmente eclatante è l’allocazione delle nuove aree di sviluppo industriale D1.b che vengono situate nei terreni a nord e a sud dello stabilimento RWM, isola amministrativa di San Marco, in quella che è attualmente una “zona bianca”, priva cioè di destinazione d’uso e in cui la RWM ha rilevato uno stabilimento che produceva esplosivi per miniera trasformandolo in una fabbrica d’armi. Spinta dai grandi profitti realizzati dalla vendita di bombe MK alla coalizione saudita in guerra contro lo Yemen, la RWM ha abusivamente realizzato (2021) un ampliamento di strutture e linee di produzione, e solo dopo due condanne in Consiglio di Stato, si è supportata con uno studio di Valutazione di impatto ambientale che è adesso oggetto di contenzioso presso il TAR della Sardegna. L’area dello stabilimento RWM e le zone adiacenti che il PUC vorrebbe dedicare allo sviluppo industriale per circa 34 ettari, si trovano alle pendici del monte Linas Marganai, ambiente di notevole pregio naturalistico, inserito tra i siti di Natura 2000 come Zona Speciale di Conservazione (ZSC ITB041111) che attualmente risente della vicinanza con la fabbrica di bombe (si consideri anche solo il campo prove per ordigni esplosivi che raggiunge rumori sino a 118,5 decibel, secondo i rilievi ARPAS) – e la situazione non potrebbe che peggiorare se la zona subisse un ulteriore incentivo all’industrializzazione. Incentivo che andrebbe certamente all’indotto dell’industria bellica RWM in fase di controversa espansione. Per ora non viene riportata la richiesta di alcuna nuova attività in quest’area (Rapporto CRES 2025). Intanto la situazione dello stabilimento rimane precaria sul piano della sicurezza idrogeologica, in quanto la sua area è attraversata da un fiume (il rio Figu e affluenti) a carattere torrentizio ad alto rischio di esondazione, e le nuove strutture – abusive – sono costruite sulla fascia di rispetto del fiume (150 metri da ogni sponda).       Queste sono solo le motivazioni più eclatanti tra quelle che hanno portato varie organizzazioni ambientaliste e pacifiste (Italia Nostra, Comitato per la Riconversione dell’RWM, Collettivo Malarittas, di Iglesias) a depositare dettagliate Osservazioni tecniche contro questo PUC, chiedendo all’amministrazione comunale di non procedere all’approvazione definitiva del Piano, ma di coinvolgere la cittadinanza per un piano urbanistico radicalmente modificato secondo il reale fabbisogno abitativo della comunità, i principi di sostenibilità ambientale, la corretta pianificazione del territorio e dei suoi bisogni. Nel frattempo si terranno incontri pubblici cittadini, il primo è fissato per il 27 agosto, in cui si diffonderà informazione sul PUC e le conseguenze che ne dipendono per tutta la città e il suo territorio. Osservatorio  contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari Elaborati del PUC – Comune di Iglesias: https://www.comune.iglesias.ca.it/it/amministrazione/voci-correlate/amministrazione-trasparente-00001/pianificazione-e-governo-del-territorio/piano-urbanistico-comunale/index.html. Osservazioni depositate da Italia Nostra https://mega.nz/file/PllgmYKC#RkdJsirkjvItZL9db4LocAvOi9GViwetz0ucUMDlPoI. Osservazioni depositate dal Comitato per la riconversione dell’RWM – Warfree: https://drive.google.com/file/d/179b8FGcueg3BZkExxJGm4J59cRaSyA2H/view?usp=sharing. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Vacanze amare in Sardegna per i sionisti, tra bandiere palestinesi e messaggi di pace
A quanto pare, i sionisti in vacanza non se la passano proprio bene. Secondo quanto riportato qualche giorno fa dal quotidiano israeliano C14, una famiglia convintamente sionista ha vissuto un soggiorno tutt’altro che sereno in Sardegna. La famiglia, numerosa e dispersa tra Israele, Francia e Stati Uniti, aveva scelto una […] L'articolo Vacanze amare in Sardegna per i sionisti, tra bandiere palestinesi e messaggi di pace su Contropiano.
August 11, 2026
Contropiano
Cala Finanza, altra vittoria per i cittadini: controlli e sigilli alla villa del maxi resort
Abusi edilizi e violazioni della normativa paesaggistica. Sono questi i motivi per cui la Procura di Tempio Pausania, in Sardegna, ha disposto il sequestro preventivo di Villa Joy, nell’area di Cala Finanza. L’edificio è interessato da un progetto della multinazionale brasiliana del turismo JHSF Participações, che intende realizzare nell’area un maxi villaggio turistico di lusso. La zona è una delle più incontaminate dell’isola ed è sottoposta a molteplici livelli di tutela ambientale. Contro il progetto si è sollevata fin da subito un’ampia fetta della popolazione, che nei mesi scorsi era già riuscita a ottenere il ritiro del via libera del governo alla sua realizzazione. Il provvedimento della Procura è stato eseguito ieri, 4 agosto, nel corso di un’operazione condotta dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale di Tempio Pausania, con il supporto dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cagliari e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Sassari. Oltre a Villa Joy, il sequestro ha interessato una porzione di terreno nella quale sarebbero emersi elementi di interesse storico-archeologico. Sono state sequestrate anche alcune piste che sarebbero state realizzate abusivamente, oltre a diversi prefabbricati collegati alla struttura principale. L’ipotesi è la possibile non conformità dei moduli sequestrati rispetto alla destinazione urbanistica dell’area. La Procura ha affermato di stare indagando su diversi soggetti in merito a possibili violazioni del Testo unico dell’edilizia e del Codice dei beni culturali e del paesaggio; l’area di potenziale interesse storico-archeologico è invece stata affidata ai funzionari archeologi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Sassari e Nuoro per gli accertamenti sul suo valore. Villa Joy rientra nel progetto di JHSF che intende costruire un resort di lusso nell’area di Cala Finanza. Gestito dalla cordata Tavolara Bay, esso si estenderebbe su decine di ettari e sorgerebbe a pochi metri dal mare: di preciso, prevede la costruzione di un hotel a cinque stelle da 50 stanze, 30 ville, ristoranti, strutture sportive e un porto esclusivo. Il villaggio affaccerebbe sull’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, istituita nel 1997 e sottoposta a molteplici livelli di tutela ambientale, in una zona dove il Piano Paesaggistico Regionale sardo vieta qualsiasi edificazione entro trecento metri dalla battigia. Per tale motivo è stato oggetto di forti contestazioni da parte della società civile che ha protestato contro la deriva di speculazione edilizia che sta interessando le aree naturali della Sardegna. Per la realizzazione del villaggio, Tavolara Bay ha deciso di puntare sulle procedure semplificate della Zona Economica Speciale (ZES), istituita nel 2023 per favorire le attività produttive nel Sud e nelle Isole. Da allora, per i progetti di interesse strategico, una Struttura di missione presso la Presidenza del Consiglio rilascia un’autorizzazione unica, accorpando tutti i permessi necessari; così è stato anche per il resort di Tavolara Bay. Dopo le proteste dei cittadini, tuttavia, il governo ha deciso di fare marcia indietro e ritirare l’autorizzazione. Poco prima, i comitati erano riusciti a ottenere anche le dimissioni di Riccardo Biancu, assessore del Comune di Loiri Porto San Paolo e fratello di Alberto Biancu, amministratore delegato della società Tavolara Bay, nonché il ritiro della delibera comunale n. 50/2025, con cui l’amministrazione guidata da Francesco Lai aveva rimosso la tutela integrale dell’area. The post Cala Finanza, altra vittoria per i cittadini: controlli e sigilli alla villa del maxi resort appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 5, 2026
L'INDIPENDENTE
No all’arrivo di militari israeliani sulla nostra terra. Neanche come turisti!
Continua in queste settimane la mobilitazione per contestare l’arrivo di cittadini israeliani nel sud della Sardegna tramite voli diretti da Tel Aviv a Elmas. In occasione di arrivi e partenze da e verso Tel Aviv gruppi di manifestanti si sono incontrati all’aeroporto di Elmas (vicino a Cagliari) e con slogan, striscioni, volantinaggi e bandiere palestinesi hanno espresso la loro contrarietà alla presenza di turisti che vengono a passare le vacanze in hotel di lusso e potrebbero essere reduci da operazioni militari che significano fattiva operatività nel genocidio della popolazione palestinese. Analoghe manifestazioni si sono svolte negli aeroporti di Olbia e Alghero. In vario modo si è chiesto che i voli diretti vengano sospesi. Le reazioni di molti passeggeri da e per Tel Aviv sono state di insofferenza o rabbia, con reazioni verbali e gestuali che non hanno intimidito i manifestanti. Neanche le notifiche della questura a carico di cinque di loro (art.18 TULPS) hanno fatto recedere da successive proteste.  L’ultimo intervento in aeroporto, del 23 luglio, è stata una manifestazione insolita, realizzata in forma di concerto: il pianista Peter Waters, artista di grande qualità e fama internazionale, per più di due ore ha suonato il pianoforte a coda sistemato vicino all’ala delle partenze spaziando su un repertorio dalla musica classica al jazz; davanti a lui stava una trentina di manifestanti con bandiere della Palestina e volantini da dare a chi volesse prenderli. Di tanto in tanto Peter cantava “Palestina libera”, a cui si rispondeva “Free free Palestine”, molto semplicemente, ma ciò è bastato per causare svariate reazioni molto infastidite. Oltre che negli hotel di lusso della costa meridionale sarda come Forte Village e Chia Laguna, anche a Cagliari sono ospitati molti turisti israeliani. Infatti un’altra tappa della contestazione il 28 luglio ha preso a riferimento il Palazzo Tirso, un lussuoso hotel situato vicino al porto, e lì davanti con striscioni, bandiere, interventi e volantinaggi si è ribadito che i turisti israeliani non sono graditi perché possono essere complici diretti o indiretti del genocidio in corso in Palestina. Le iniziative sono state promosse dal Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, composto da una molteplicità di gruppi (tra cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università); a quella pianistica, nel quadro delle iniziative del Giovedì Bianco, ha partecipato anche il Presidio per la Palestina che manifesta tutti i giorni a Cagliari in piazza Yenne portando bandiere, striscioni e materiale informativo sulla situazione dei territori palestinesi occupati, e che il 31 luglio ha visto la partecipazione musicale della Banda Sbandati, con folta presenza di manifestanti.    Del 30 luglio e con le stesse motivazioni è la camminata al Poetto (la spiaggia di Cagliari) – sempre indetta dal Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, di un gruppo che portava bandiere palestinesi. Si è così replicata un’iniziativa tenutasi anche l’anno scorso. È stato bello constatare che molta gente ha espresso vicinanza alle motivazioni della manifestazione e interesse per qualche chiarimento. Queste attività di sensibilizzazione e vicinanza con la causa palestinese continueranno nelle prossime settimane portando tra le prime motivazioni la denuncia del genocidio in corso a Gaza e in Cisgiordania, e la viva contrarietà alla presenza di turisti israeliani nella nostra terra, in quanto potenzialmente complici del genocidio.            Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Cagliari: azioni contro il turismo sionista e criminalizzazione della lotta
Ieri mattina manifestazione all'aeroporto di Cagliari per chiedere l'interruzione dei collegamenti diretti tra Tel Aviv e Cagliari, tassello del turismo sionista che coinvolge molte strutture sarde e porta militari dell'idf sull'Isola. Quella di ieri è l'ultima in ordine di tempo di tante manifestazioni che hanno portato denunce e repressione a chi si attiva. Ne parliamo con una compagna di UniCa per la Palestina che insieme a Gpi, Global Sumud Flottilla e molte altre realtà e persone organizza le iniziative
July 24, 2026
Radio Onda Rossa
Anche Italia Nostra al TAR contro il progetto di Cala Finanza
una battaglia per il paesaggio sardo e per il rispetto del Piano Paesaggistico Italia Nostra scende ufficialmente in campo nella battaglia legale e ambientale di Cala Finanza. Come già anticipato, l’Associazione interverrà ad adiuvandum nel ricorso presentato presso il TAR Sardegna dalla Regione Sarda contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Struttura di Missione ZES. L’azione legale di Italia Nostra tende verso un pronunciamento del TAR sull’illegittimità dell’Autorizzazione Unica n. 74 del 6 febbraio 2026, rilasciata per la variante urbanistica e la riconversione di strutture esistenti in località Cala Finanza, nel Comune di Loiri Porto San Paolo. La procura speciale è stata conferita all’avvocato Manuela Tedde del foro di Sassari, che formalizzerà a breve la costituzione in giudizio. Italia Nostra condivide e sposa appieno la strategia giudiziaria adottata dai legali della Regione Sardegna. Nonostante il dietrofront del Governo e la revoca del provvedimento autorizzativo, la richiesta di un pronunciamento nel merito da parte del TAR è la strada corretta. L’obiettivo dell’Associazione, all’unisono con le altre sigle ambientaliste già costituite, è rendere l’azione legale ancora più incisiva. La posta in gioco supera i confini di Cala Finanza e della stessa Sardegna: investe l’intero territorio del meridione d’Italia e l’ordinamento costituzionale. Nata a livello internazionale per attrarre capitali in aree portuali e industriali depresse, la normativa sulle ZES (Zone Economiche Speciali) ha subito attraverso i passaggi parlamentari italiani una singolare metamorfosi traducendosi in un devastante strumento di deregolamentazione e saccheggio dei territori. Italia Nostra denuncia con fermezza all’opinione pubblica il tentativo in atto di scardinare l’armatura normativa posta a tutela del patrimonio culturale e ambientale, eludendo competenze e tutele sancite dal PPR, dal Codice dei BB.CC. e dallo Statute Speciale per perseguire meri obiettivi speculativi. Nel caso di Loiri Porto San Paolo, il Coordinatore della ZES, alla stregua di un novello satrapo, ha agito ignorando pareri, calpestando competenze ed emanando una delibera autorizzativa che ricalca la celebre e arrogante espressione del Marchese del Grillo e su cui, per il resto, putor vetat. Ciò che indigna profondamente è che la privatizzazione e lo sfregio paesaggistico di un sito costiero di altissimo pregio vengano spacciati come trasformazioni in “lusso e natura” (parole di CEO!), il tutto facilitato con i soldi dei contribuenti. Una vera manna per le nuove frontiere delle speculazione. La normativa ZES, se applicata in questo modo selvaggio, agisce come un cancro che rischia di mandare in metastasi l’intero territorio nazionale. Il popolo sardo – già mobilitato dall’esperienza contro la speculazione sulle energie rinnovabili – ha compreso perfettamente il pericolo, rispondendo con la straordinaria mobilitazione dello scorso 1° luglio. Una reazione netta, a differenza di altre Regioni italiane che si sono fatte passare sotto il naso un boccone mefitico, illuse dalle promesse di investimenti. Timeo Danaos et dona ferentes: un monito per quegli amministratori locali che ripongono una fiducia cieca in un capitale non avvezzo al rispetto delle regole territoriali. Italia Nostra promuove questa azione legale per impedire che uno strumento di promozione economica si trasformi nell’ennesimo scempio del territorio isolano. L’obiettivo è ottenere un pronunciamento nel merito da parte del TAR Sardegna, che risulterà importante anche per analoghi fatti avvenuti in altre Regioni, sollecitando eventualmente i giudici amministrativi a sollevare in via incidentale la questione di legittimità costituzionale della normativa ZES dinanzi alla Consulta, laddove si ravvisi il contrasto con le diverse normative regionali e in particolare con lo Statuto Speciale sardo e l’armatura costituzionale di tutela del paesaggio. Solo bloccando questa falla nel nostro ordinamento si potrà impedire una catastrofe nazionale. Italia Nostra, che ha già fatto sentire la propria voce in Puglia e che continuerà a vigilare su ogni fronte nazionale, prosegue il suo impegno in Sardegna a difesa degli interessi collettivi e dei valori storici e ambientali sanciti nel proprio statuto sin dalla fondazione. L’iniziativa odierna si inserisce nel solco delle storiche battaglie condotte dall’Associazione per la salvaguardia dei beni culturali e del paesaggio. Al centro di questa mobilitazione vi è il Piano Paesaggistico Regionale, strumento cardine contro le numerose speculazioni che affliggono l’isola. Eppure, dopo oltre vent’anni dalla sua approvazione, il Piano rimane sistematicamente disatteso, sostanzialmente inapplicato e costantemente esposto a reiterati tentativi di revisione, tutti volti a svuotarne la portata e a minare le fondamenta stesse delle tutele del nostro territorio. Comunicato di Italia Nostra Redazione Cagliari
July 13, 2026
Pressenza