Tavolara Bay: approvato il progetto di cementificazioneIl Governo, usando la legge sulla Zes ha ignorato il diniego della Regione
Sardegna ed ha così forzato l’approvazione (fase Via) del progetto di
cementificazione di 10 ettari di macchia mediterranea, a Cala Finanza, in
Sardegna. Una società brasiliana infatti intende li costruire un resort di
lusso, il “Tavolara Bay”, che sarà costituito da 26 ville e vari impianti
sportivi.
Il villaggio sorgerebbe di fronte all’Area Marina Protetta di Tavolara, nella
fascia -vietata- di 300 metri dalla battigia; il Governo intende quindi ignorare
così sia il vincolo di inedificabilità assoluta posto dal Piano Paesaggistico
Sardo (PPR), sia il parere negativo e vincolante della Soprintendenza.
Sembra strano ma, proprio lo stesso Governo che voleva attuare la c.d. Autonomia
Differenziata, in Sardegna applica invece, il più rigido centralismo
verticistico, con movente economico, a vantaggio ovviamente di un progetto
privato.
Ma non c’è da stupirsi, come alcuni precedenti, anche il Governo Meloni infatti,
non ha affatto una unitarietà politica che sia una sintesi delle sue componenti,
ma essendo una mera risultante elettorale, è una sommatoria eterogenea in cui
ora prevale una linea, ora un’altra. Un vero guazzabuglio di interessi.
E tuttavia, le forzature, come bene insegna la vicenda del progetto del Ponte
sullo Stretto, costituiscono un azzardo inaccettabile per la politica che
rischia concretamente la demolizione dell’opera prima della stessa
realizzazione. Per fortuna, da un lato, ma comunque con danno enorme per la
credibilità e le casse erariali per la lesione del legittimo affidamento creato
nel privato autorizzato.
Il progetto “Tavolara Bay” prevede la costruzione di 26 ville e impianti
sportivi su circa 10 ettari di macchia mediterranea incontaminata, situata
esattamente di fronte all’Area Marina Protetta di Tavolara – Punta Coda Cavallo,
ma interessa circa 50 ettari complessivi dove sussistono tutele giuridiche
storiche e tassative, che l’esecutivo ha scelto deliberatamente di non
considerare:
Inedificabilità Assoluta: Il Piano Paesaggistico Regionale (PPR) della Sardegna
il quale impone il divieto totale di edificazione entro la fascia dei 300 metri
dalla linea di battigia.
La stessa Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (organo periferico
del Ministero della Cultura) ha espresso un parere negativo e vincolante ai
sensi degli articoli 142 e 146 del Codice dei Beni Culturali, giudicando l’opera
del tutto incompatibile con l’ambiente costiero.
Ciononostante, il Governo ha scelto comunque di forzare, sfruttando la legge
(ordinaria) della ZES Unica per il Mezzogiorno (D.L. 124/2023). E così il
Consiglio dei Ministri ha rilasciato un'”Autorizzazione Unica” d’urgenza.
Utilizzando anche il meccanismo offerto dalla legge 241/1990 per superare il
dissenso della Regione Sardegna. In sostanza, l’esecutivo ritiene prioritario lo
sviluppo economico sulla tutela del bene comune “ambiente”, pur di recente
costituzionalizzato (art 9) e sulla autonomia speciale, anch’essa di rango
costituzionale, della Regione Sardegna. Senza attribuire alcun rilievo al
principio di sussidiarietà né ai veti posti dalla Soprintendenza.
L’incoerenza politica dell’operazione è macroscopica: il Governo Meloni è
proprio quello che aveva approvato la c.d. legge Calderoli, sbandierando il
principio della devolution dei poteri ai territori. Eppure, proprio in Sardegna
dove queste competenze ci sono, lo Stato ha applicato il più rigido dei
centralismi economici, calpestando la competenza esclusiva in materia
urbanistica di una Regione a Statuto Speciale. Per il Ministro Urso deve
prevalere l’interesse economico.
Questa vicenda in cui un soggetto privato intende speculare sulla costa della
Sardegna, richiama alla memoria la vicenda del pastore Ovidio Marras, eroe
taciturno e isolato, che a Capo Malfatano si oppone alla vendita (ricchissima)
della propria casa, che è tuttavia svendita delle proprie radici, raccontata ne”
La vita va così” (2025).
Tuttavia, nella storia di Marras la legge proteggeva l’identità del luogo dalla
speculazione privata, mentre oggi è il Governo stesso a ignorare quelle leggi di
tutela, forzando i canali amministrativi per consentire la cementificazione.
Siamo all’assurdo.
L’operazione immobiliare insiste su un compendio costiero compreso tra Cala
Finanza e l’avamposto roccioso di Punta La Greca.
La cartografia ufficiale del PPR della Sardegna inserisce l’intero lotto nella
“Fascia costiera H” di conservazione integrale.
La documentazione fotografica ed i rilievi satellitari testimoniano che sono
state già inferte le prime ferite all’ambiente con ampi tagli della macchia
mediterranea effettuati per aprire varchi stradali e preparare il cantiere.
“Tavolara Bay” è un’altra operazione che si inserisce tra quei progetti
considerati strategici dall’esecutivo, ma caratterizzati da fortissime
fragilità, sotto il profilo ambientale e giuridico. La forzatura e l’azzardo
rischiano, infatti, di tradurre gli atti autorizzativi in una lesione
dell’affidamento del privato e dunque in un pesante danno erariale, come sta
accadendo con il progetto del Ponte sullo Stretto, altra opera blindata
dall’alto tramite deroghe speciali i cui ritardi e contenziosi con i consorzi
privati sono già costati molti milioni di euro alle casse pubbliche.
Infatti, in base al principio di gerarchia delle fonti e sulla scorta delle
sentenze, anche recentissime della Corte Costituzionale (nn. 86 e 100 del 2026)
– che hanno ribadito proprio l’intoccabilità dello Statuto sardo e la
sovraordinazione assoluta del paesaggio sull’economia – è facilmente prevedibile
che la delibera del Consiglio dei Ministri verrà demolita nel merito. Atti del
Governo talmente eccentrici rispetto all’ordinamento, che non ci sarà da
meravigliarsi se assisteremo ad una demolizione senza costruzione.
L’atto forzato con cui il Governo ha ignorato le norme, lascerà lo Stato esposto
a una causa di risarcimento milionaria, per “lesione del legittimo affidamento”,
Avendo avviato le ruspe con un’autorizzazione firmata da Roma.
La deresponsabilizzazione completa del decisore politico, che è conseguenza
della riforma della magistratura contabile, per cui può essere chiamato a
rispondere solo in caso di dolo, e quella al 70% del funzionario pubblico, hanno
per ulteriore conseguenza una certa facilità alla spregiudicatezza dei
comportamenti.
Così va la vita, oggi.
Gregorio de Falco
Redazione Italia