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Sardegna ed Etiopia: memorie del sottosuolo
Dall’oblio alla memoria: i discendenti dei deportati etiopi all’Asinara si incontrano in Sardegna per il secondo anno consecutivo. di Marcella Catignani Appena sono arrivata ad Addis Abeba, dove ho vissuto per nove anni, da subito ho sentito una forte affinità con l’Etiopia, mi sono sentita a casa. L’Etiopia e la Sardegna si assomigliano, a cominciare da alcuni paesaggi e per
Tavolara Bay: approvato il progetto di cementificazione
Il Governo, usando la legge sulla Zes ha ignorato il diniego della Regione Sardegna ed ha così forzato l’approvazione (fase Via) del progetto di cementificazione di 10 ettari di macchia mediterranea, a Cala Finanza, in Sardegna. Una società brasiliana infatti intende li costruire un resort di lusso, il “Tavolara Bay”, che sarà costituito da 26 ville e vari impianti sportivi. Il villaggio sorgerebbe di fronte all’Area Marina Protetta di Tavolara, nella fascia -vietata- di 300 metri dalla battigia; il Governo intende quindi ignorare così  sia il vincolo di inedificabilità assoluta posto dal Piano Paesaggistico Sardo (PPR), sia il parere negativo e vincolante della Soprintendenza. Sembra strano ma, proprio lo stesso Governo che voleva attuare la c.d. Autonomia Differenziata, in Sardegna applica invece, il più rigido centralismo verticistico, con movente economico, a vantaggio ovviamente di un progetto privato. Ma non c’è da stupirsi, come alcuni precedenti, anche il Governo Meloni infatti, non ha affatto una unitarietà politica che sia una sintesi delle sue componenti, ma essendo una mera risultante elettorale, è una sommatoria eterogenea in cui ora prevale una linea, ora un’altra. Un vero guazzabuglio di interessi. E tuttavia, le forzature, come bene insegna la vicenda del progetto del Ponte sullo Stretto, costituiscono un azzardo inaccettabile per la politica che rischia concretamente la demolizione dell’opera prima della stessa realizzazione. Per fortuna, da un lato, ma comunque con danno enorme per la credibilità e le casse erariali per la lesione del legittimo affidamento creato nel privato autorizzato. Il progetto “Tavolara Bay” prevede la costruzione di 26 ville e impianti sportivi su circa 10 ettari di macchia mediterranea incontaminata, situata esattamente di fronte all’Area Marina Protetta di Tavolara – Punta Coda Cavallo, ma interessa circa 50 ettari complessivi dove sussistono tutele giuridiche storiche e tassative, che l’esecutivo ha scelto deliberatamente di non considerare: Inedificabilità Assoluta: Il Piano Paesaggistico Regionale (PPR) della Sardegna il quale impone il divieto totale di edificazione entro la fascia dei 300 metri dalla linea di battigia. La stessa Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (organo periferico del Ministero della Cultura) ha espresso un parere negativo e vincolante ai sensi degli articoli 142 e 146 del Codice dei Beni Culturali, giudicando l’opera del tutto incompatibile con l’ambiente costiero. Ciononostante, il Governo ha scelto comunque di forzare, sfruttando la legge (ordinaria) della ZES Unica per il Mezzogiorno (D.L. 124/2023). E così il Consiglio dei Ministri ha rilasciato un'”Autorizzazione Unica” d’urgenza. Utilizzando anche il meccanismo offerto dalla legge 241/1990 per superare il dissenso della Regione Sardegna. In sostanza, l’esecutivo ritiene prioritario lo sviluppo economico sulla tutela del bene comune “ambiente”, pur di recente costituzionalizzato (art 9) e sulla autonomia speciale, anch’essa di rango costituzionale, della Regione Sardegna. Senza attribuire alcun rilievo al principio di sussidiarietà né ai veti posti dalla Soprintendenza. L’incoerenza politica dell’operazione è macroscopica: il Governo Meloni è proprio quello che aveva approvato la c.d. legge Calderoli, sbandierando il principio della devolution dei poteri ai territori. Eppure, proprio in Sardegna dove queste competenze ci sono, lo Stato ha applicato il più rigido dei centralismi economici, calpestando la competenza esclusiva in materia urbanistica di una Regione a Statuto Speciale. Per il Ministro Urso deve prevalere l’interesse economico. Questa vicenda in cui un soggetto privato intende speculare sulla costa della Sardegna, richiama alla memoria la vicenda del pastore Ovidio Marras, eroe taciturno e isolato, che a Capo Malfatano si oppone alla vendita (ricchissima) della propria casa, che è tuttavia svendita delle proprie radici, raccontata ne” La vita va così” (2025). Tuttavia, nella storia di Marras la legge proteggeva l’identità del luogo dalla speculazione privata, mentre oggi è il Governo stesso a ignorare quelle leggi di tutela, forzando i canali amministrativi per consentire la cementificazione. Siamo all’assurdo. L’operazione immobiliare insiste su un compendio costiero compreso tra Cala Finanza e l’avamposto roccioso di Punta La Greca. La cartografia ufficiale del PPR della Sardegna inserisce l’intero lotto nella “Fascia costiera H” di conservazione integrale. La documentazione fotografica ed i rilievi satellitari testimoniano che sono state già inferte le prime ferite all’ambiente con ampi tagli della macchia mediterranea effettuati per aprire varchi stradali e preparare il cantiere. “Tavolara Bay” è un’altra operazione che si inserisce tra quei progetti considerati strategici dall’esecutivo, ma caratterizzati da fortissime fragilità, sotto il profilo ambientale e giuridico. La forzatura e l’azzardo rischiano, infatti, di tradurre gli atti autorizzativi in una lesione dell’affidamento del privato e dunque in un pesante danno erariale, come sta accadendo con il progetto del Ponte sullo Stretto, altra opera blindata dall’alto tramite deroghe speciali i cui ritardi e contenziosi con i consorzi privati sono già costati molti milioni di euro alle casse pubbliche. Infatti, in base al principio di gerarchia delle fonti e sulla scorta delle sentenze, anche recentissime della Corte Costituzionale (nn. 86 e 100 del 2026) – che hanno ribadito proprio l’intoccabilità dello Statuto sardo e la sovraordinazione assoluta del paesaggio sull’economia – è facilmente prevedibile che la delibera del Consiglio dei Ministri verrà demolita nel merito. Atti del Governo talmente eccentrici rispetto all’ordinamento, che non ci sarà da meravigliarsi se assisteremo ad una demolizione senza costruzione. L’atto forzato con cui il Governo ha ignorato le norme, lascerà lo Stato esposto a una causa di risarcimento milionaria, per “lesione del legittimo affidamento”, Avendo avviato le ruspe con un’autorizzazione firmata da Roma. La deresponsabilizzazione completa del decisore politico, che è conseguenza della riforma della magistratura contabile, per cui può essere chiamato a rispondere solo in caso di dolo, e quella al 70% del funzionario pubblico, hanno per ulteriore conseguenza una certa facilità alla spregiudicatezza dei comportamenti. Così va la vita, oggi. Gregorio de Falco Redazione Italia
June 10, 2026
Pressenza
HEN – Storia di una gallina – György Pálfi
(visto da Francesco Masala) Hen, un film da non perdere, un video di M.Cristina Marras e un video di Federico Greco, su Cinema e Guerra chi non va vedere Hen non sa cosa si perde. una gallina rifiutata perchè nera fa la sua vita, gira, viaggia, fa le uova, mangia, cerca di sopravvivere, e ci riesce. il mondo umano è proprio una
SARDEGNA: NUOVO ASSALTO FOSSILE
Espropri, occupazioni e servitù: la speculazione energetica che si muove silenziosa sull’isola-un appuntamento a Oristano Sono numerosissime le procedure per l’imposizione di occupazioni temporanee, servitù ed espropri avviate nei giorni scorsi per permettere la realizzazione di un lungo gasdotto che dovrà attraversare il Centro-Sud dell’isola. La comunicazione di queste procedure è avvenuta esclusivamente tramite la stampa locale e i portali
Continuità tra la detenzione penale e quella amministrativa
IL CPR di Macomer articoli ripresi da nocprtorino.noblogs.org e kritica.it Una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna – sulla continuità tra carcere e CPR Il CPR viene spesso presentato quasi in opposizione al carcere più che in continuità, e molto spesso proprio da chi cerca in qualche modo di evidenziarne l’illegittimità senza mettere realmente a critica il sistema di potere che
Una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna- sulla continuità tra carcere e CPR@0
Il CPR viene spesso presentato quasi in opposizione al carcere più che in continuità, e molto spesso proprio da chi cerca in qualche modo di evidenziarne l’illegittimità senza mettere realmente a critica il sistema di potere che necessita della detenzione di determinate fasce di popolazione. Si fraintende così, in modo più o meno volontario, il ruolo del carcere di detenere le persone socialmente costruite come nemici interni – capri espiatori da eliminare dalle strade, da rinchiudere a scopo repressivo ma anche come monito ai liberi: dai militanti negli anni ’70, alle persone dal meridione e oggi le persone immigrate e razzializzate. La contiguità e la continuità tra la detenzione penale e quella amministrativa è invece tangibile e riconoscibile: sia nei passaggi delle persone tra carcere e CPR come forme diverse della stessa repressione, ma anche nella trasformazione delle leggi e delle strutture atte a tali scopi. Per questo parliamo del centro di Macomer – in provincia di Nuoro in Sardegna – oggi CPR e prima carcere di alta sicurezza AS2. Insieme a due compagni autori di un contributo pubblicato su “Luoghi di confine – violenze e resistenze del territorio italiano”, abbiamo iniziato rintracciando la genealogia del carcere di Macomer come centro detentivo per “islamici radicalizzati”, chiamata dagli stessi detenuti, “Guantanamo”. La continuità carceraria dell’attuale CPR di Macomer è riconoscibile anche nella sua attuale conformazione: in primis la non funzionalità a condurre rimpatri vista la sua evidente lontananza da aeroporti  e gli scarsi collegamenti con l’esterno, e quindi la sua evidente funzione punitiva e di isolamento. Parlare di Macomer ci permette di allargare lo sguardo alla Sardegna come colonia penale, e infine di ragionare su come le leggi europee anti-immigrazione e la costruzione di nuovi CPR in Italia puntino ad un sistema sempre più palesemente impuntato alla criminalizzazione, al contenimento e alla detenzione delle persone immigrate , come il CPR-panopticon che si intende realizzare a Castel Volturno. Infine, un breve aggiornamento da un compagno che da Cagliari ci racconta delle recenti rivolte e sviluppi repressivi intorno al CPR sardo.
Una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna- sulla continuità tra carcere e CPR@1
Il CPR viene spesso presentato quasi in opposizione al carcere più che in continuità, e molto spesso proprio da chi cerca in qualche modo di evidenziarne l’illegittimità senza mettere realmente a critica il sistema di potere che necessita della detenzione di determinate fasce di popolazione. Si fraintende così, in modo più o meno volontario, il ruolo del carcere di detenere le persone socialmente costruite come nemici interni – capri espiatori da eliminare dalle strade, da rinchiudere a scopo repressivo ma anche come monito ai liberi: dai militanti negli anni ’70, alle persone dal meridione e oggi le persone immigrate e razzializzate. La contiguità e la continuità tra la detenzione penale e quella amministrativa è invece tangibile e riconoscibile: sia nei passaggi delle persone tra carcere e CPR come forme diverse della stessa repressione, ma anche nella trasformazione delle leggi e delle strutture atte a tali scopi. Per questo parliamo del centro di Macomer – in provincia di Nuoro in Sardegna – oggi CPR e prima carcere di alta sicurezza AS2. Insieme a due compagni autori di un contributo pubblicato su “Luoghi di confine – violenze e resistenze del territorio italiano”, abbiamo iniziato rintracciando la genealogia del carcere di Macomer come centro detentivo per “islamici radicalizzati”, chiamata dagli stessi detenuti, “Guantanamo”. La continuità carceraria dell’attuale CPR di Macomer è riconoscibile anche nella sua attuale conformazione: in primis la non funzionalità a condurre rimpatri vista la sua evidente lontananza da aeroporti  e gli scarsi collegamenti con l’esterno, e quindi la sua evidente funzione punitiva e di isolamento. Parlare di Macomer ci permette di allargare lo sguardo alla Sardegna come colonia penale, e infine di ragionare su come le leggi europee anti-immigrazione e la costruzione di nuovi CPR in Italia puntino ad un sistema sempre più palesemente impuntato alla criminalizzazione, al contenimento e alla detenzione delle persone immigrate , come il CPR-panopticon che si intende realizzare a Castel Volturno. Infine, un breve aggiornamento da un compagno che da Cagliari ci racconta delle recenti rivolte e sviluppi repressivi intorno al CPR sardo.
Una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna- sulla continuità tra carcere e CPR@2
Il CPR viene spesso presentato quasi in opposizione al carcere più che in continuità, e molto spesso proprio da chi cerca in qualche modo di evidenziarne l’illegittimità senza mettere realmente a critica il sistema di potere che necessita della detenzione di determinate fasce di popolazione. Si fraintende così, in modo più o meno volontario, il ruolo del carcere di detenere le persone socialmente costruite come nemici interni – capri espiatori da eliminare dalle strade, da rinchiudere a scopo repressivo ma anche come monito ai liberi: dai militanti negli anni ’70, alle persone dal meridione e oggi le persone immigrate e razzializzate. La contiguità e la continuità tra la detenzione penale e quella amministrativa è invece tangibile e riconoscibile: sia nei passaggi delle persone tra carcere e CPR come forme diverse della stessa repressione, ma anche nella trasformazione delle leggi e delle strutture atte a tali scopi. Per questo parliamo del centro di Macomer – in provincia di Nuoro in Sardegna – oggi CPR e prima carcere di alta sicurezza AS2. Insieme a due compagni autori di un contributo pubblicato su “Luoghi di confine – violenze e resistenze del territorio italiano”, abbiamo iniziato rintracciando la genealogia del carcere di Macomer come centro detentivo per “islamici radicalizzati”, chiamata dagli stessi detenuti, “Guantanamo”. La continuità carceraria dell’attuale CPR di Macomer è riconoscibile anche nella sua attuale conformazione: in primis la non funzionalità a condurre rimpatri vista la sua evidente lontananza da aeroporti  e gli scarsi collegamenti con l’esterno, e quindi la sua evidente funzione punitiva e di isolamento. Parlare di Macomer ci permette di allargare lo sguardo alla Sardegna come colonia penale, e infine di ragionare su come le leggi europee anti-immigrazione e la costruzione di nuovi CPR in Italia puntino ad un sistema sempre più palesemente impuntato alla criminalizzazione, al contenimento e alla detenzione delle persone immigrate , come il CPR-panopticon che si intende realizzare a Castel Volturno. Infine, un breve aggiornamento da un compagno che da Cagliari ci racconta delle recenti rivolte e sviluppi repressivi intorno al CPR sardo.
Energia: la strategia di Israele e Usa
di Francesco Masi (*). Con la proposta di una tre giorni in Basilicata a metà luglio. Origini, cause ed obiettivi della strategia neocoloniale ed imperialista che vede USA e Israele imporre il tentativo di centralizzazione mondiale delle materie prime energetiche Siamo seduti su una enorme montagna di debiti. Gli economisti stimano che a livello mondiale siamo al massimo storico; si
“Il riposo del guerriero”-Soldati israeliani in vacanza in sardegna…
… e non solo in Sardegna Bombe e bandiere su Gaza, Libano, Siria e Iran; bagni e ombrelloni in Sardegna (e non solo Alla fine è dovuta intervenire la stessa Presidente del Consiglio Regionale Alessandra Todde, tirata in ballo dalle associazioni solidali con la causa Palestinese, e sdegnate dalle complicità col governo genocida di Netanyahu che sembravano coinvolgere anche la