Georges Simenon / Dal reportage agli inferi

Pulp Magazine - Sunday, October 4, 2026

Georges Simenon pubblica in dieci puntate, dal febbraio all’aprile 1937 sul settimanale “Confessions”, quest’opera di certo singolare nell’ambito della sua produzione letteraria. I tre delitti dei miei amici usciranno da Gallimard, con la dicitura “Romanzo”, un anno dopo. Da una serialità interessante, per certi aspetti autobiografica e documentaria, a una dichiarazione editoriale che possa togliere da inciampi giudiziari, anche se Simenon avrebbe preferito il sottotitolo “Histoire vraie”. La spuntò l’imposizione di Gallimard, al costo di togliere di mezzo l’impostazione giornalistica che lo scrittore aveva impresso all’opera. Tanto più che i fatti narrati appartengono a episodi avvenuti a Liegi fra il 1918 e il 1922, quando Simenon non era ancora partito per Parigi per dare seguito alla sua mirabolante carriera.

Di certo il passaggio dalla stampa su rivista al volume fa perdere molto (soprattutto nella parte iconografica) al resoconto svelto e aggiornato di un contesto riconoscibile dove Simenon appare in prima persona. Personaggio e autore riuniti saturavano il colore del “giallo” inteso come racconto poliziesco d’angusta specificità e tale da rimescolare l’attenzione dei lettori secondo canoni ampiamente sperimentati – anche dallo scrittore belga, nei già numerosi romanzi che in quegli anni avevano visto operare Maigret.

Simenon conosce i protagonisti, lega insieme tre vicende di cui è testimone, aggiunge tratti di finzione che rendono sfuocato il margine tra veridicità e infondatezza. Le esagerazioni fanno parte del suo armamentario, lo sappiamo bene, rileggendo i suoi reportage per trarne gustosissimo svago. Fra Parigi e Tahiti, passando per l’Africa e le Galapagos e la Nuova Guinea Simenon si diverte abbondantemente con la fantasia del lettore, spiazzandolo con concentrazioni estatiche e rilassamenti – da ventate quasi astratte a copioni di realtà inequivocabile. Il peso del mondo è sempre stato al centro del fattore umano, e davanti a tutto questo materiale lo scrittore non si è certo messo da parte – basta leggere l’imponente Memorie intime.

Il posto che compete a I tre delitti dei miei amici viene ampiamente descritto dal saggio di Benoît Denis, imponendosi lo sbroglio delle inquiete vicende, e della intricata storia editoriale che aggiunge ambiguità stuzzicante a un’opera non annoverata ai capolavori dello scrittore ma capace di raccontarci i congegni da lui escogitati fin dalle origini. Simenon rovescia le cose e attraversa in prima persona le trame, sia come persona informata dei fatti sia come artefice superiore che tutto vede e tutto trasforma – secondo la propria velocissima arte scrivente.

 

 

 

 

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