
Dopo 12 anni l’Italia ha completato il ritiro dei soldati dall’Iraq
L'INDIPENDENTE - Wednesday, September 30, 2026Era il 2014 quando l’Italia inviava soldati in Iraq per addestrare le truppe del Paese, nel mezzo del periodo di massima espansione dell’ISIS. Ieri, gli ultimi soldati rimasti nel territorio si sono ritirati. La scadenza per la presenza nell’ambito dell’Operazione Inherent Resolve (OIR), la Coalizione internazionale contro lo Stato Islamico, era fissata per oggi, 30 settembre; nonostante ciò, precisa il ministro, i militari dispiegati «continueranno a operare da altri Paesi». A partire da marzo, infatti, OIR ha costituito una delle cornici di riferimento per il trasferimento dei militari italiani in Arabia Saudita e negli altri Paesi del Golfo, disposto facendo leva sul meccanismo della cosiddetta “interoperabilità” introdotto con la modifica della legge quadro sulle missioni internazionali. Con il ritiro dei militari dall’Iraq, la missione perde la propria funzione operativa sul territorio iracheno, ma parte dei militari che erano stati impiegati nell’ambito di OIR continuerà a operare nella regione, sulla base di missioni attivate senza consultazione parlamentare.
L’Operazione Inherent Resolve era in via di scadenza dopo le richieste delle stesse autorità di Baghdad. Con il rientro dei militari, l’Italia chiude un capitolo durato 12 anni, lasciandosi alle spalle la presenza militare sul territorio iracheno. Crosetto ha precisato che il ritiro era stato pressoché completato nel marzo del 2026 e che «nelle ultime settimane sono rimasti in Iraq soltanto i team necessari al recupero e al trasferimento dei materiali». In Iraq restano ora attivi solo due carabinieri italiani impegnati nell’ambito della missione EUAM dell’Unione. Le forze della coalizione OIR hanno lasciato il territorio assieme a quelle della NATO, attive in una seconda missione, denominata NMI. Crosetto ha reso noto che la missione della NATO rimarrà operativa presso la sede temporanea di Lago Patria, in provincia di Napoli, presso il Joint Force Command Naples dell’Alleanza Atlantica. I militari dispiegati nell’ambito di OIR, invece, «continueranno a operare da altri Paesi», non meglio precisati.
Il riferimento implicito è alle missioni attive in Arabia Saudita e negli altri Paesi del Golfo. OIR era infatti stata utilizzata come leva per attivare le missioni attualmente operative nella regione. Tutto ruota attorno alla modifica del 2024 alla legge quadro sulle missioni internazionali, varata dal governo Meloni. L’intervento stabilisce che il Governo debba trasmettere alle Camere le deliberazioni relative alle missioni internazionali fornendo schede che indichino, per ciascuna di esse, l’area geografica di intervento, gli obiettivi, la base giuridica, l’equipaggiamento e il numero di truppe da inviare, «anche in modalità interoperabile con altre missioni nella medesima area geografica». Tradotto: una volta effettuate le dovute verifiche, le forze impiegate nell’ambito di una missione in una determinata area possono essere spostate nell’ambito di un’altra missione nella medesima area geografica, anche senza una nuova autorizzazione parlamentare.
A marzo, il Parlamento ha approvato due risoluzioni che impegnavano il governo a rafforzare le capacità di difesa e di protezione delle missioni italiane attive in Medio Oriente, e specialmente quelle relative al mandato della scheda in cui figura Inherent Resolve. Parte delle truppe originariamente dispiegate nell’ambito di OIR è, insomma, stata trasferita nell’ambito delle nuove missioni attivate a marzo e rimane tutt’oggi operativa. La questione ha sollevato interrogativi sulle procedure seguite per la loro stessa attivazione, che con il ritiro dall’Iraq si fanno ancora più concreti: la scadenza operativa di OIR fa infatti riemergere la domanda sul grado di coinvolgimento del Parlamento nella scelta del governo Meloni di attivare le missioni senza un adeguato passaggio parlamentare, perché i militari oggi attivi nella Penisola Arabica sono stati trasferiti a partire da una missione che oggi stesso non è più operativa e che già a marzo risultava – per stessa ammissione di Crosetto – sostanzialmente terminata.
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