Dopo 12 anni l’Italia ha completato il ritiro dei soldati dall’Iraq
Era il 2014 quando l’Italia inviava soldati in Iraq per addestrare le truppe del
Paese, nel mezzo del periodo di massima espansione dell’ISIS. Ieri, gli ultimi
soldati rimasti nel territorio si sono ritirati. La scadenza per la presenza
nell’ambito dell’Operazione Inherent Resolve (OIR), la Coalizione internazionale
contro lo Stato Islamico, era fissata per oggi, 30 settembre; nonostante ciò,
precisa il ministro, i militari dispiegati «continueranno a operare da altri
Paesi». A partire da marzo, infatti, OIR ha costituito una delle cornici di
riferimento per il trasferimento dei militari italiani in Arabia Saudita e negli
altri Paesi del Golfo, disposto facendo leva sul meccanismo della cosiddetta
“interoperabilità” introdotto con la modifica della legge quadro sulle missioni
internazionali. Con il ritiro dei militari dall’Iraq, la missione perde la
propria funzione operativa sul territorio iracheno, ma parte dei militari che
erano stati impiegati nell’ambito di OIR continuerà a operare nella regione,
sulla base di missioni attivate senza consultazione parlamentare.
L’Operazione Inherent Resolve era in via di scadenza dopo le richieste delle
stesse autorità di Baghdad. Con il rientro dei militari, l’Italia chiude un
capitolo durato 12 anni, lasciandosi alle spalle la presenza militare sul
territorio iracheno. Crosetto ha precisato che il ritiro era stato pressoché
completato nel marzo del 2026 e che «nelle ultime settimane sono rimasti in Iraq
soltanto i team necessari al recupero e al trasferimento dei materiali». In Iraq
restano ora attivi solo due carabinieri italiani impegnati nell’ambito della
missione EUAM dell’Unione. Le forze della coalizione OIR hanno lasciato il
territorio assieme a quelle della NATO, attive in una seconda missione,
denominata NMI. Crosetto ha reso noto che la missione della NATO rimarrà
operativa presso la sede temporanea di Lago Patria, in provincia di Napoli,
presso il Joint Force Command Naples dell’Alleanza Atlantica. I militari
dispiegati nell’ambito di OIR, invece, «continueranno a operare da altri Paesi»,
non meglio precisati.
Il riferimento implicito è alle missioni attive in Arabia Saudita e negli altri
Paesi del Golfo. OIR era infatti stata utilizzata come leva per attivare le
missioni attualmente operative nella regione. Tutto ruota attorno alla modifica
del 2024 alla legge quadro sulle missioni internazionali, varata dal governo
Meloni. L’intervento stabilisce che il Governo debba trasmettere alle Camere le
deliberazioni relative alle missioni internazionali fornendo schede che
indichino, per ciascuna di esse, l’area geografica di intervento, gli obiettivi,
la base giuridica, l’equipaggiamento e il numero di truppe da inviare, «anche in
modalità interoperabile con altre missioni nella medesima area geografica».
Tradotto: una volta effettuate le dovute verifiche, le forze impiegate
nell’ambito di una missione in una determinata area possono essere spostate
nell’ambito di un’altra missione nella medesima area geografica, anche senza una
nuova autorizzazione parlamentare.
A marzo, il Parlamento ha approvato due risoluzioni che impegnavano il governo a
rafforzare le capacità di difesa e di protezione delle missioni italiane attive
in Medio Oriente, e specialmente quelle relative al mandato della scheda in cui
figura Inherent Resolve. Parte delle truppe originariamente dispiegate
nell’ambito di OIR è, insomma, stata trasferita nell’ambito delle nuove missioni
attivate a marzo e rimane tutt’oggi operativa. La questione ha sollevato
interrogativi sulle procedure seguite per la loro stessa attivazione, che con il
ritiro dall’Iraq si fanno ancora più concreti: la scadenza operativa di OIR fa
infatti riemergere la domanda sul grado di coinvolgimento del Parlamento nella
scelta del governo Meloni di attivare le missioni senza un adeguato passaggio
parlamentare, perché i militari oggi attivi nella Penisola Arabica sono stati
trasferiti a partire da una missione che oggi stesso non è più operativa e che
già a marzo risultava – per stessa ammissione di Crosetto – sostanzialmente
terminata.
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