“SuoloData”: la app con cui verificare il consumo di suolo in ogni comune italiano

Pressenza - Wednesday, September 30, 2026

Il cambiamento climatico è una realtà già presente nelle nostre città e nelle nostre vite e i suoi effetti sono sempre più visibili, non solo nell’aumento degli eventi estremi, ma anche nelle quotidiane ricadute su sicurezza urbana, infrastrutture, servizi e qualità dello spazio pubblico.

La variabile climatica deve obbligatoriamente entrare a far parte stabilmente delle politiche delle Amministrazioni locali e diventare punto concreto del programma con il quale ci si candida a governare), non solo nella gestione delle emergenze, ma anche nella pianificazione ordinaria, che dovrà sempre più considerare l’adattamento dei nostri territori ai cambiamenti in atto 1.

C’è tanto da fare, a partire dai necessari interventi di permeabilità dei suoli, di gestione delle acque, di ombreggiamento di infrastrutture pedonali e ciclabili o di nuove infrastrutture verdi per ridurre le isole di calore.  Occorre che tutte le nostre città, piccole o grandi che siano, attivino subito iniziative concrete per diventare più fresche e più vivibili, attraverso soluzioni semplici: più alberi, più suoli naturali, superfici che non si scaldano e, soprattutto, una pianificazione urbana che tenga conto di ciò che sta avvenendo 2.

La pubblicazione I Piani comunali del verde: strumenti per riportare la natura nella nostra vita? promossa e curata dalla Sezione Aree urbane dell’ISPRA punta a sensibilizzare le amministrazioni delle nostre città a riflettere su uno strumento di pianificazione ancora poco diffuso in Italia, il Piano comunale del verde, con l’obiettivo di comprenderne contenuti, strategie e potenziale trasformativo per territori più sani, inclusivi e resilienti:

Ma prima d’ogni altra cosa, occorre che si prenda finalmente atto che non possiamo più continuare a consumare il suolo. È questa la prima decisione che occorre prendere.

Il consumo di suolo in Italia avanza a ritmi preoccupanti.

Gli ultimi dati raccontano una realtà drammatica: secondo il report ISPRA-SNPA Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici nel 2024 sono stati devastati quasi 84 km², con un consumo netto superiore a 78 km², il valore più alto dell’ultimo decennio e un incremento del 15,6% rispetto al 2023.

Oggi le coperture artificiali occupano oltre 21˙500 km², pari al 7,17% del territorio nazionale, contro una media europea del 4,4%.

Serve un cambio di rotta immediato e devono essere soprattutto le nostre città a metterlo in atto.

Spesso però i dati ufficiali non danno conto del consumo di suolo delle singole realtà territoriali e a livello locale non sempre il tema riesce ad arrivare all’attenzione delle cittadine e dei cittadini.

SuoloData, la piattaforma a disposizione di tutti

Ora, invece, con SuoloData è possibile avere diagnosi territoriali, stime dell’impronta idraulica ed ecologica e simulazioni d’impatto pronte per essere condivise, studiate o mostrate alle amministrazioni locali.

Inoltre, spesso il consumo di suolo viene percepito solo come “nuove case”.

L’osservatorio SuoloData nasce per documentare ogni tipologia di consumo di suolo, anche logistico, energetico e infrastrutturale, mettendo in luce un paradosso: mentre i territori dei comuni rurali e montani perdono abitanti, i loro terreni vengono sempre più cementificati, asfaltati e sfruttati in modo devastante.

La base informativa di SuoloData sono i dati ufficiali sul consumo di suolo prodotti da ISPRA e SNPA, integrati con dati demografici ISTAT per leggere le trasformazioni territoriali rispetto alla popolazione.

Il metodo non si limita a mostrare un numero: collega consumo di suolo, popolazione, traiettoria storica e impatti ecosistemici per restituire una diagnosi sintetica del territorio.

Ovviamente l’obiettivo della piattaforma non è di sostituire le fonti istituzionali né attribuire ai numeri un significato che non hanno, ma renderli più accessibili, confrontabili e utili nella discussione pubblica.

Accanto ai dati di base, SuoloData propone indicatori ed elaborazioni che aiutano a leggere alcune possibili conseguenze ambientali della trasformazione del territorio.

Si tratta di stime, dichiarate come tali, che non sostituiscono valutazioni tecniche locali, ma possono rendere più comprensibili temi come la perdita di capacità di assorbimento dell’acqua, la riduzione delle funzioni ecosistemiche e l’aumento dell’esposizione al calore urbano.

Gli indicatori sono calcolati su scala comunale e provinciale, permettendo sia una lettura puntuale del territorio sia un confronto con contesti amministrativi più ampi.

Come sottolineato dal Forum Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori , che da sempre insiste affinché si ponga uno STOP al consumo di suolo, “la piattaforma aiuta a focalizzare per ciascun Comune o Provincia un dato che per il Forum Salviamo il Paesaggio è sempre stato (e continua ad essere…) prioritario: la crescita costante del consumo di suolo pur in presenza di una riduzione della popolazione residente. Un’operazione di servizio che va oltre il consueto conteggio basato sugli ettari di suolo naturale perduto, mettendo in luce gli effetti critici di questo consumo attraverso indicatori comprensibili, come i litri di acqua piovana che non possono più essere assorbiti, la quantità di anidride carbonica che il terreno non è più in grado di immagazzinare e l’aumento stimato dell’effetto isola di calore”.

L’invito rivolto a tutte e a tutti è quello di andare a vedere come sta messo il proprio Comune: testare questo strumento, inserire il nome del proprio comune e leggere istantaneamente se il cemento cresce per bisogno reale o per spreco: popolazione, copertura artificiale, confronto con comuni o province simili, impatto ecosistemico e così via.

E segnalare la piattaforma ai propri amministratori, affinché possano “conoscere per deliberare”.

Attraverso la propria associazione di rappresentanza, l’ANCI, gli amministratori locali hanno inviato emendamenti al Ministero dell’Ambiente sulle misure del Piano Nazionale di Ripristino della Natura relative agli ecosistemi urbani che incredibilmente, proprio mentre la comunità scientifica richiama l’urgenza di rafforzare la resilienza delle città alla crisi climatica in atto, puntano a cancellare o a depotenziare diverse misure riguardanti la tutela del verde, il contenimento delle trasformazioni, il consumo di suolo e la copertura arborea.

Di qui, la lettera aperta – Nature Restoration Law: le associazioni scrivono ad Anci – con cui alcune associazioni ambientaliste hanno chiesto al presidente dell’associazione, Gaetano Manfredi, e a tutte le Sindache e tutti i sindaci dei comuni italiani un confronto e un chiarimento sulle posizioni assunte nei confronti del Piano Nazionale di Ripristino della Natura: https://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2026/09/nature-restoration-law-le-associazioni-scrivono-ad-anci/.

 

  1. Ridurre le temperature delle città fino a 4 gradi è possibile, con riforestazione e depavimentazione

  2. Riportiamo la natura nelle nostre città e nelle nostre vite

Giovanni Caprio