Puglia: 229 tartarughe neonate raggiungono il mare grazie all’aiuto dei volontari

L'INDIPENDENTE - Friday, September 25, 2026

Il volontario più giovane si chiama Marco: a nove anni, per non perdersi il momento della schiusa, è rimasto sveglio fino alle quattro del mattino. Il più anziano, Pasquale, ne ha settantacinque. In mezzo, oltre settanta persone tra residenti e turisti, affiancate dai volontari del WWF, che quest’estate si sono date il cambio accanto ai nidi di Caretta caretta sparsi lungo la costa adriatica, da Ostuni fino a Casalabate. Il bilancio lo ha diffuso il Consorzio di gestione di Torre Guaceto, l’ente autorizzato dal ministero dell’Ambiente alla tutela delle tartarughe marine: 229 piccole sono arrivate al mare.

I numeri della stagione raccontano il resto del lavoro portato avanti con dieci gli eventi monitorati: cinque nidi andati a buon fine, quattro tentativi di deposizione interrotti, uno con uova non fecondate. Il primo nido è stato trovato il 30 giugno, l’ultimo il 15 agosto. Dal 13 agosto al 21 settembre la sorveglianza non si è mai fermata, a turni di tre o quattro ore, notti comprese. Tra chi li ha coperti c’è anche una famiglia arrivata dalla Repubblica Ceca per una normale vacanza al mare, che ha finito per stravolgere i propri piani e allungare il soggiorno.

Appena due anni fa, nel 2024, la riserva festeggiava il suo primo nido documentato, con 102 nascite. Nel 2025 i nidi seguiti dal Consorzio sono stati cinque, quest’anno sei. E questo mentre nel resto del Paese la stagione è stata avara: alla prima settimana di agosto il progetto europeo LIFE Turtlenest, coordinato da Legambiente, contava circa 280 nidi, meno della metà dei seicento censiti nello stesso periodo del 2025. Niente di allarmante, spiegano i ricercatori: dopo una stagione riproduttiva le femmine impiegano di norma due o tre anni per tornare a deporre. Il perché della crescita locale? Al Consorzio non si sbilanciano perché per saperlo, racconta il direttore Alessandro Ciccolella, bisognerebbe guardare alle nidificazioni in tutto il Mediterraneo.

Le piccole, che per istinto seguono la luce, sarebbero morte sotto i lampioni pubblici e le insegne dei lidi se il Consorzio non ne avesse chiesto lo spegnimento. I Comuni di Ostuni e Brindisi hanno dovuto firmare ordinanze per vietare l’accesso ai siti, e Brindisi ha sostituito la pulizia meccanica del litorale con quella manuale, come il Consorzio Rosa Marina sulle sue spiagge. È anche per questo che, già lo scorso anno, Legambiente indicava come priorità una tutela legale stabile per le spiagge dove la specie ha cominciato a deporre.

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