Puglia: 229 tartarughe neonate raggiungono il mare grazie all’aiuto dei volontari
Il volontario più giovane si chiama Marco: a nove anni, per non perdersi il
momento della schiusa, è rimasto sveglio fino alle quattro del mattino. Il più
anziano, Pasquale, ne ha settantacinque. In mezzo, oltre settanta persone tra
residenti e turisti, affiancate dai volontari del WWF, che quest’estate si sono
date il cambio accanto ai nidi di Caretta caretta sparsi lungo la costa
adriatica, da Ostuni fino a Casalabate. Il bilancio lo ha diffuso il Consorzio
di gestione di Torre Guaceto, l’ente autorizzato dal ministero dell’Ambiente
alla tutela delle tartarughe marine: 229 piccole sono arrivate al mare.
I numeri della stagione raccontano il resto del lavoro portato avanti con dieci
gli eventi monitorati: cinque nidi andati a buon fine, quattro tentativi di
deposizione interrotti, uno con uova non fecondate. Il primo nido è stato
trovato il 30 giugno, l’ultimo il 15 agosto. Dal 13 agosto al 21 settembre la
sorveglianza non si è mai fermata, a turni di tre o quattro ore, notti comprese.
Tra chi li ha coperti c’è anche una famiglia arrivata dalla Repubblica Ceca per
una normale vacanza al mare, che ha finito per stravolgere i propri piani e
allungare il soggiorno.
Appena due anni fa, nel 2024, la riserva festeggiava il suo primo nido
documentato, con 102 nascite. Nel 2025 i nidi seguiti dal Consorzio sono stati
cinque, quest’anno sei. E questo mentre nel resto del Paese la stagione è stata
avara: alla prima settimana di agosto il progetto europeo LIFE Turtlenest,
coordinato da Legambiente, contava circa 280 nidi, meno della metà dei seicento
censiti nello stesso periodo del 2025. Niente di allarmante, spiegano i
ricercatori: dopo una stagione riproduttiva le femmine impiegano di norma due o
tre anni per tornare a deporre. Il perché della crescita locale? Al Consorzio
non si sbilanciano perché per saperlo, racconta il direttore Alessandro
Ciccolella, bisognerebbe guardare alle nidificazioni in tutto il Mediterraneo.
Le piccole, che per istinto seguono la luce, sarebbero morte sotto i lampioni
pubblici e le insegne dei lidi se il Consorzio non ne avesse chiesto lo
spegnimento. I Comuni di Ostuni e Brindisi hanno dovuto firmare ordinanze per
vietare l’accesso ai siti, e Brindisi ha sostituito la pulizia meccanica del
litorale con quella manuale, come il Consorzio Rosa Marina sulle sue spiagge. È
anche per questo che, già lo scorso anno, Legambiente indicava come priorità una
tutela legale stabile per le spiagge dove la specie ha cominciato a deporre.
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