Italia: 1.200 morti sul lavoro in un anno, ma fa notizia solo se succede al Colosseo

L'INDIPENDENTE - Thursday, September 24, 2026

Andrea Moretti aveva 22 anni ed era già operaio specializzato nell’edilizia acrobatica. È morto nella notte rta il 22 e il 23 settembre, dopo essere caduto da un’altezza di dieci metri mentre lavorava all’illuminazione del Colosseo. In segno di lutto (e solo dopo le polemiche dei sindacati), il ministero della Cultura ha disposto la temporanea chiusura dell’intero parco archeologico, dove il ministro Giuli si è recato più volte per effettuare sopralluoghi e portare le condoglianze alla famiglia del giovane. Nessuna visita istituzionale, invece, per Kujtim Osmani, 19 anni, morto solo poche ore prima dopo la caduta dal tetto dell’anonimo capannone dove stava lavorando, nel Trevigiano. E nemmeno un comunicato ministeriale per Luca Piccinini, 66 anni, travolto da una trave d’acciaio, o ancora per Livio Baldin, 65 anni, schiacciato da un muletto. Solamente tra il 15 e il 23 settembre, sono 15 le persone che sono rimaste uccise sul posto di lavoro in Italia, una media di più di una al giorno. Un dato che si riflette anche nell’ultimo rapporto dell’INAIL, che specifica che nel solo 2025 1198 persone hanno perso la vita mentre stavano lavorando.

Di queste, 890 (836 uomini, 54 donne) sono rimaste uccise sul posto di lavoro, altre 299 mentre si recavano sul posto di lavoro o stavano rientrando a casa. In due terzi dei casi, si trattava di soggetti di età superiore ai 50 anni. Nell’85% dei casi, gli incidenti mortali riguardano il settore dell’Industria e dei servizi, nel 13,5% dei casi quello dell’Agricoltura. I numeri delle morti annuali, con minime variazioni in positivo o in negativo, si ripetono di anno in anno in maniera pressochè costante da almeno vent’anni. Nel periodo pre-pandemico, Maurizio Landini, segretario nazionale della CGIL, denunciava come in dieci anni (2009-2019) fossero stati oltre 17mila gli incidenti mortali sul lavoro, con 1133 morti nel 2018 e circa 600mila infortuni.

Numeri che oggi rimangono pressochè invariati: l’INAIL segnala 600mila denunce per infortunio nel 2025, delle quali 519mila riguardano lavoratori e 81mila gli studenti. Gli infortuni in itinere (ovvero mentre ci si reca sul posto di lavoro), invece, sono oltre 104mila, il dato più alto del quinquennio 2021-2025 e il più alto anche dei livelli pre-pandemici. Gli infortuni avvenuti all’esterno dell’azienda (in itinere o in occasione di lavoro con mezzo di trasporto) sono stati 121mila, e anche questo risulta essere il dato più alto del quinquennio 2021-2025. Secondo le stime INAIL, nel 2025 gli infortuni sono stati 1720 casi ogni 100mila occupati, 3,69 ogni 100mila i decessi.

Non solo: ad aumentare sono anche le malattie professionali. INAIL segnala che, nel 2025, sono stati oltre 98mila i casi, «il picco più alto degli ultimi 26 anni», pari a quattro volte i casi registrati nel 2000. Il maggior numero di casi si registra nel Mezzogiorno, anche se a livello regionale il primato è della Toscana, con 16.438 denunce. Secondo il rapporto, le patologie più frequenti risultano essere quelle muscolo-scheletriche, con 70mila denunce totali, mentre circa 11mila casi riguardano malattie del sistema nervoso. Circa 2400 sono i tumori professionali (per i due terzi causati dall’esposizione all’amianto), che rappresentano la prima causa di morte, oltre 2000 le malattie respiratorie. A fronte dei dati, tuttavia, il rapporto segnala che l’aumento delle malattie denunciate non rispecchia necessariamente un peggioramento delle condizioni di lavoro, ma piuttosto «un’efficace emersione del sommerso, frutto di una maggiore consapevolezza dei lavoratori».

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