Israele accelera sul piano per colonizzare la Cisgiordania e “seppellire” lo Stato palestinese

L'INDIPENDENTE - Sunday, September 20, 2026

Una manciata di giorni fa, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, rilasciava una timida condanna delle violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Il principale oggetto delle contestazioni della presidente è stato il piano di insediamento E1, che, con la costruzione di oltre 3.000 unità abitative tra Gerusalemme Est e la colonia di Ma’ale Adumim, spaccherebbe a metà la Cisgiordania. Di fronte alla pressione – solo a parole – dell’esecutivo europeo, il governo israeliano ha lanciato le ultime gare per la sua realizzazione. Con il nuovo bando viene avviato il percorso per realizzare oltre 2.000 strutture, così da «seppellire», come dichiarato dal ministro israeliano Smotrich, l’ipotesi di uno Stato palestinese. Il piano di insediamento E1 è uno dei più imponenti e rilevanti progetti di colonizzazione della Cisgiordania, ma viene portato avanti in parallelo a numerosi altri progetti. Dal 7 ottobre, Israele ha annesso oltre 2.900 ettari di territori palestinesi e, solo a settembre, ha portato avanti almeno altri sei piani di espansione.

L’apertura del bando per la costruzione delle nuove unità abitative riguarda uno dei due quartieri residenziali previsti dal piano E1, che conta in totale 2.167 edifici. A segnalarne l’avvio è stata l’ONG israeliana Ir Amim, con una nota ripresa dai media israeliani. Più precisamente, l’apertura delle offerte per il bando è prevista per il 25 ottobre, due giorni prima delle elezioni parlamentari in Israele; non è noto quando scadrà. Secondo Ir Amim, la data scelta per la presentazione delle offerte dimostra la determinazione del governo a portare avanti il progetto E1 e a «creare una realtà sul campo sempre più irreversibile in vista delle elezioni». Le 2.167 unità previste dal bando si aggiungono alle 1.234 unità oggetto di un precedente bando, annunciato alla fine di agosto, e portano a 3.401 il numero complessivo di unità abitative previste dal piano E1.

Il piano di insediamento E1 (sigla che sta per East 1) prevede la costruzione di 3.412 abitazioni all’interno di un’area di 12mila dunam (corrispondenti a 12 chilometri quadrati) a nord e a ovest della strada che collega Gerusalemme a Maale Adumim (a 6km da Gerusalemme), una delle colonie più estese e popolate della Cisgiordania. Il progetto prevede l’edificazione di tre quartieri residenziali e aree destinate a commercio, industria e alberghi. L’area designata collegherebbe giuridicamente e urbanisticamente la parte orientale di Gerusalemme a Maale Adumim, isolando i quartieri palestinesi di Gerusalemme Est dalle aree della Cisgiordania non occupate, e separando di fatto Betlemme, la stessa Gerusalemme Est e Ramallah. La zona interessata è abitata da 18 comunità beduine che rischierebbero di venire sfollate. Finora sono stati pianificati due quartieri residenziali, quelli per i quali Israele ha aperto i bandi di assegnazione delle costruzioni; il terzo quartiere residenziale, che collegherebbe gli altri insediamenti a Gerusalemme, e la zona commerciale-industriale sono congelati per motivi urbanistici.

E1 è il più ampio progetto coloniale di Israele in Cisgiordania, ma non è l’unico. Nel solo mese di settembre, l’ONG israeliana Peace Now ha annunciato l’avvio o la continuazione di almeno sei progetti di espansione e di un piano di finanziamento. I primi risalgono all’inizio del mese e prevedono la legalizzazione di 1.552 dunam di terreno in colonie situate a sud di Nablus e di altri 370 dunam destinati alla legalizzazione di Keidar Sud, insediamento connesso alla stessa area E1. A questi è seguita la legalizzazione di altri tre insediamenti coloniali, nell’ambito di un piano lanciato dal governo in estate che prevede la creazione di 104 nuove colonie. Israele ha poi annesso altri 178 dunam di terreno al confine, nei pressi della linea blu – il confine con la Cisgiordania –, a sud di Nablus. È stato infine approvato un finanziamento da 36,3 milioni di shekel (circa 10,4 milioni di euro) per l’avanzamento di progetti di insediamento e il potenziamento degli uffici ministeriali a essi dedicati.

In generale, dall’escalation del 7 ottobre, Israele ha annesso oltre 29mila dunam di terreno palestinese. A riportarlo è la ONG Colonization and Wall Resistance Commission (CRCW), che condanna la «grave violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni internazionali che affermano l’illegalità della colonizzazione israeliana in tutte le sue forme». Sono diverse, infatti, le risoluzioni dell’ONU e i pareri dei tribunali internazionali che chiedono a Israele di smantellare gli insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati. A tal proposito, vale la pena ricordare le ultime risoluzioni, come la A/RES/80/72 del 2025 e la A/ES-10/L.31 del 2024, o il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del medesimo anno; in generale, la richiesta di ritirarsi dai territori palestinesi occupati va avanti sin dal 1967, con la risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

The post Israele accelera sul piano per colonizzare la Cisgiordania e “seppellire” lo Stato palestinese appeared first on L'INDIPENDENTE.