Fondi agricoli UE alla mafia, nel nuovo processo 45 condanne e oltre 300 anni di carcere

L'INDIPENDENTE - Saturday, September 19, 2026

Si è concluso con pesanti condanne il maxiprocesso “Nebrodi 2”, incentrato sullo sfruttamento dei fondi agricoli europei da parte della mafia siciliana. Il tribunale di Patti (Messina) ha infatti comminato pene a 45 delle 54 persone alla sbarra, per un totale di 325 anni di reclusione. I soggetti condannati erano accusati a vario titolo di associazione di stampo mafioso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, estorsione e traffico di droga. I giudici hanno delineato un sistema nel quale gli imputati riuscivano a ottenere contributi pubblici attraverso la disponibilità fittizia o illecita di terreni o mediante minacce dirette ad agricoltori e allevatori che si opponevano alle loro mire. Si tratta di un filone, nato da uno storico blitz del 6 febbraio 2024, che segue il primo processo “Nebrodi”, conclusosi nel dicembre del 2025 con cinquanta condanne in via definitiva.

Il verdetto è arrivato dopo sei ore di camera di consiglio. Le condanne più alte sono state inflitte a Sebastiano “Piricoco” Bontempo Scavo e Vincenzo “Lupin” Galati, rispettivamente puniti con 23 e 22 anni di carcere. Hanno subito invece condanne a 20 anni di galera ciascuno Giuseppe Bontempo, detto “Botoia”, Carmelo Bontempo Scavo, detto “Pittinissa”, e Sebastiano “Spacchiusu” Bontempo Scavo. La Procura, rappresentata dai pubblici ministeri Francesco Massara e Marco Accolla, aveva chiesto 48 condanne per 460 anni di carcere complessivi. Sono state inoltre disposte sanzioni pecuniarie e interdittive per sette società agricole, tra le quali Rinascita cooperativa di Tortorici (240mila euro), 180 Le Colline di Tortorici (180mila euro), Tirrenia di Caltagirone e Sorgente Ramo (150mila euro) e confiscate 11 imprese riconducibili agli imputati.

La cosiddetta “mafia dei pascoli” ha trasformato nel tempo i finanziamenti europei destinati all’agricoltura in una fonte di finanziamento per le organizzazioni criminali dei Nebrodi. Il meccanismo consisteva nell’acquisire, realmente o solo dal punto di vista formale, la disponibilità di ampie superfici agricole, o attraverso contratti e documentazione falsi o esercitando direttamente pressioni ed estorsioni sui proprietari. Una volta ottenuta la disponibilità dei terreni, sovente lasciati sostanzialmente incolti, era possibile presentare domande all’AGEA, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, e dunque incassare i contributi pubblici collegati agli ettari dichiarati. Tale sistema permetteva dunque di incamerare fondi pubblici senza svolgere una corrispondente attività agricola, sottraendo terreni e risorse agli imprenditori regolari. Secondo quanto attestato dall’indagine che ha aperto al processo “Nebrodi 2”, il meccanismo si sarebbe poi evoluto attraverso i cosiddetti titoli AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) “tossici”, ovvero diritti all’aiuto ritenuti di origine fraudolenta che venivano ripetutamente trasferiti tra imprese e soggetti diversi, rendendo più complesso ricostruirne la provenienza.

Nel dicembre dello scorso anno si è chiuso il primo maxiprocesso sulla “mafia dei Nebrodi”. La Corte di Cassazione ha inflitto un totale di 50 condanne – la più alta a oltre 20 anni di carcere – ai danni di soggetti legati al clan mafioso dei Batanesi (diretta propaggine delle famiglie tortoriciane) e dei Faranda-Crascì, in prima linea nella perpetrazione delle truffe. Nel 2024 è peraltro emerso come a richiedere e ottenere senza incorrere in nessun ostacolo i sussidi agricoli dallo Stato italiano e dall’Unione Europea siano state, negli ultimi anni della sua latitanza, anche le sorelle di Matteo Messina Denaro, boss stragista di Castelvetrano. Si parla di somme, accreditate dall’AGEA, che ammontano complessivamente a circa 17mila euro. I fondi sono entrati in maniera continuativa per 8 anni, dal 2015 al 2023, nelle casse della famiglia dell’allora superlatitante. Quest’ultimo è stato arrestato il 16 gennaio 2023 ed è poi deceduto nel carcere dell’Aquila il 25 settembre dello stesso anno a causa di un tumore.

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