Fondi agricoli UE alla mafia, nel nuovo processo 45 condanne e oltre 300 anni di carcere
Si è concluso con pesanti condanne il maxiprocesso “Nebrodi 2”, incentrato sullo
sfruttamento dei fondi agricoli europei da parte della mafia siciliana. Il
tribunale di Patti (Messina) ha infatti comminato pene a 45 delle 54 persone
alla sbarra, per un totale di 325 anni di reclusione. I soggetti condannati
erano accusati a vario titolo di associazione di stampo mafioso, truffa
aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, estorsione e traffico di
droga. I giudici hanno delineato un sistema nel quale gli imputati riuscivano a
ottenere contributi pubblici attraverso la disponibilità fittizia o illecita di
terreni o mediante minacce dirette ad agricoltori e allevatori che si opponevano
alle loro mire. Si tratta di un filone, nato da uno storico blitz del 6 febbraio
2024, che segue il primo processo “Nebrodi”, conclusosi nel dicembre del 2025
con cinquanta condanne in via definitiva.
Il verdetto è arrivato dopo sei ore di camera di consiglio. Le condanne più alte
sono state inflitte a Sebastiano “Piricoco” Bontempo Scavo e Vincenzo “Lupin”
Galati, rispettivamente puniti con 23 e 22 anni di carcere. Hanno subito invece
condanne a 20 anni di galera ciascuno Giuseppe Bontempo, detto “Botoia”, Carmelo
Bontempo Scavo, detto “Pittinissa”, e Sebastiano “Spacchiusu” Bontempo Scavo. La
Procura, rappresentata dai pubblici ministeri Francesco Massara e Marco Accolla,
aveva chiesto 48 condanne per 460 anni di carcere complessivi. Sono state
inoltre disposte sanzioni pecuniarie e interdittive per sette società agricole,
tra le quali Rinascita cooperativa di Tortorici (240mila euro), 180 Le Colline
di Tortorici (180mila euro), Tirrenia di Caltagirone e Sorgente Ramo (150mila
euro) e confiscate 11 imprese riconducibili agli imputati.
La cosiddetta “mafia dei pascoli” ha trasformato nel tempo i finanziamenti
europei destinati all’agricoltura in una fonte di finanziamento per le
organizzazioni criminali dei Nebrodi. Il meccanismo consisteva nell’acquisire,
realmente o solo dal punto di vista formale, la disponibilità di ampie superfici
agricole, o attraverso contratti e documentazione falsi o esercitando
direttamente pressioni ed estorsioni sui proprietari. Una volta ottenuta la
disponibilità dei terreni, sovente lasciati sostanzialmente incolti, era
possibile presentare domande all’AGEA, l’Agenzia per le erogazioni in
agricoltura, e dunque incassare i contributi pubblici collegati agli ettari
dichiarati. Tale sistema permetteva dunque di incamerare fondi pubblici senza
svolgere una corrispondente attività agricola, sottraendo terreni e risorse agli
imprenditori regolari. Secondo quanto attestato dall’indagine che ha aperto al
processo “Nebrodi 2”, il meccanismo si sarebbe poi evoluto attraverso i
cosiddetti titoli AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) “tossici”,
ovvero diritti all’aiuto ritenuti di origine fraudolenta che venivano
ripetutamente trasferiti tra imprese e soggetti diversi, rendendo più complesso
ricostruirne la provenienza.
Nel dicembre dello scorso anno si è chiuso il primo maxiprocesso sulla “mafia
dei Nebrodi”. La Corte di Cassazione ha inflitto un totale di 50 condanne – la
più alta a oltre 20 anni di carcere – ai danni di soggetti legati al clan
mafioso dei Batanesi (diretta propaggine delle famiglie tortoriciane) e dei
Faranda-Crascì, in prima linea nella perpetrazione delle truffe. Nel 2024 è
peraltro emerso come a richiedere e ottenere senza incorrere in nessun ostacolo
i sussidi agricoli dallo Stato italiano e dall’Unione Europea siano state, negli
ultimi anni della sua latitanza, anche le sorelle di Matteo Messina Denaro, boss
stragista di Castelvetrano. Si parla di somme, accreditate dall’AGEA, che
ammontano complessivamente a circa 17mila euro. I fondi sono entrati in maniera
continuativa per 8 anni, dal 2015 al 2023, nelle casse della famiglia
dell’allora superlatitante. Quest’ultimo è stato arrestato il 16 gennaio 2023 ed
è poi deceduto nel carcere dell’Aquila il 25 settembre dello stesso anno a causa
di un tumore.
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