#noponte #messina Follow The Money: Finanţarea podului peste strâmtoarea
Messina, vulnerabilă la infiltrarea Mafiei #mafia
Proiectul colosal al podului peste Strâmtoarea Messina, prezentat de guvernul de
la Roma drept o investiţie strategică istorică menită să lege Sicilia de Italia
continentală şi să scoată sudul ţării din subdezvoltare
https://www.bursa.ro/follow-the-money-finantarea-podului-peste-stramtoarea-messina-vulnerabila-la-infiltrarea-mafiei-81221859?fbclid=IwY2xjawPauCdleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEexrl0k713Y0zks4pj4AHGcfLhn6ktGGasZyOFrjrsVH9yct7dQDbz3c8q1mI_aem_Gd7MvRh6f5ArW9vD06hslg
Tag - mafia
Addio a Nogaro, compagno degli ultimi
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Siamo nella prima metà degli anni Novanta. Un gruppo di giovani sognatori decise
di occupare il centro sociale all’Ex Macello di Caserta. E si trovò, al proprio
fianco, una figura strana, inaspettata: il vescovo Raffaele Nogaro. Che, da
allora, non ci ha più lasciato.
Col tempo, Nogaro ci ha insegnato tanto, riassumibile in un unico, grande
insegnamento: essere liberi. Aldilà del ruolo che si riveste, aldilà del vestito
che si porta.
Presente e animatore di mille battaglie in questo territorio, compagno degli
ultimi. Ha ispirato le nostre lotte per il Macrico, ha spinto le tante battaglie
antirazziste. E ha preso posizioni contro la guerra che hanno fatto storcere il
naso a tante gerarchie, dentro e fuori la sua Chiesa.
Il suo sorriso e la potenza del suo messaggio resteranno con noi. Sempre.
[Centro Sociale Ex Canapificio di Caserta]
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L'articolo Addio a Nogaro, compagno degli ultimi proviene da Comune-info.
Domani, lunedì 5 gennaio a #Catania.
In piazza contro la #mafia a fianco di Giuseppe Fava. #sicilia #siciliani
"A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?"
#Catania, lunedì 5 gennaio 2026
"Che senso ha vivere se non c'è il coraggio di lottare?" Pippo Fava
Quarantadue anni dopo l'assassinio di Giuseppe Fava ucciso dalla #mafia e dai
Cavalieri.
Ore 11 Assemblea a Il Giardino di Scidà - Bene confiscato alla mafia e consegna
del Premio a Antonio Mazzeo.
Ore 16 CORTEO da PIAZZA ROMA
Ore 18 presidio alla lapide in via Giuseppe Fava
L’Fbi di nascosto contro i gruppi criminali israeliani
Israeli Based Organized Crime Syndicates Documenti riservati dell’Fbi e atti
processuali rivelano un’estesa rete di riciclaggio di denaro, frodi fiscali ai
danni dei contribuenti e traffico di droga operata negli Stati Uniti da
cittadini israeliani legati a potenti organizzazioni criminali israeliane.
Nonostante le indagini siano in corso da anni, il […]
L'articolo L’Fbi di nascosto contro i gruppi criminali israeliani su
Contropiano.
A difesa del diritto alla salute e della Sanità pubblica siciliana. È tempo di dire basta!
Era il 2008 quando Cuffaro veniva condannato in primo grado per favoreggiamento
aggravato con Cosa Nostra. Recluso nel carcere romano di Rebibbia dal 22 gennaio
2011 è stato scarcerato il 13 dicembre 2015. Oggi, a distanza di quasi 10 anni
dalla scarcerazione, ritorna sulla sanità siciliana l’ombra della gestione
clientelare […]
L'articolo A difesa del diritto alla salute e della Sanità pubblica siciliana. È
tempo di dire basta! su Contropiano.
Odissea americana
“Arrivammo a Denver con l’indicatore del carburante quasi vuoto e l’Hudson che
tossiva polvere da mille miglia di deserto. Era quel periodo selvaggio, sacro e
folle in cui Dean e io eravamo inseparabili…” La notizia è rimbalzata
dall’America, ma non ha prodotto un grande clamore letterario. All’inizio si era
parlato […]
L'articolo Odissea americana su Contropiano.
Ma cos’è la mafia oggi?
I commenti dopo l’assassinio di Paolo Taormina replicano in gran parte un
vecchio copione. C’è chi chiede l’uso dell’esercito, auspica la condanna al
carcere a vita, buttando la chiave, dell’assassino, il ventottenne Gaetano
Maranzano, e chi richiama le condizioni di vita e la necessità di servizi
sociali, inesistenti non solo allo Zen.
I presidi territoriali sono necessari, ma non debbono configurarsi come
un’invasione militare e in ogni caso le misure disposte dal ministro Piantedosi
non porteranno l’invocata “sicurezza”. Se si vuole uscire dalla logica del
“pronto soccorso”, la strada da seguire è quella che individua le cause e prova
a rimuoverle. Se la mafia non è mai stata un’emergenza ma un fenomeno sistemico,
prodotto di una società mafiogena, anche le aggressioni quotidiane, gli omicidi
compiuti da gruppi giovanili, hanno una loro gestazione ed è ad essa che bisogna
guardare. L’emarginazione delle periferie ha certamente un ruolo nella spinta al
tirocinio criminale.
Ci si chiede: questa criminalità di gruppo ha legami con la mafia, è già mafia o
tende a diventarlo? Ma cos’è la mafia oggi? Cosa nostra non riesce a darsi una
direzione, non è “più forte di prima”, come si dice, ma non è neppure scomparsa,
e non è da escludere che abbia dato il “via libera” a gruppi, più o meno
collegati, per dimostrare che senza di essa non c’è il governo della criminalità
e la città diventa un campo di esercitazione per professionisti o apprendisti
della violenza.
Ma quello che accade a Palermo è una specificità isolata o isolabile, o si
inscrive in un quadro più ampio? Qualche settimana fa in piazza Politeama c’è
stata una mostra di armi da guerra, e c’erano bambini che provavano a
imbracciare armamenti, sotto l’occhio compiacente di militari e genitori.
Se il messaggio è quello dell’assuefazione alla guerra, del potere fondato sulla
forza, e l’uomo più potente del mondo, Donald Trump, rigetta ogni forma di
controllo e archivia il diritto come un orpello inutile e fastidioso, questo
clima può generare, o ha già generato, un senso comune, una mentalità e un
modello di comportamento. E con la storia che ha una città come Palermo, con una
illegalità diffusa, la pratica dell’aggressione e della violenza fa presto ad
attecchire e a diffondersi.
Giustamente viene ricordato che ci sono note positive: giovani che hanno
partecipato alle manifestazioni contro il genocidio dei palestinesi e adesso
dicono basta alla violenza dei loro coetanei e si riconoscono nel gesto di Paolo
di far cessare una lite e sottrarre un altro giovane al pestaggio. Diventerà o è
già un esempio.
Il 14 scorso c’è stata la commemorazione dell’assassinio di Giovanni Orcel, il
sindacalista ucciso dalla mafia nel 1920, e partecipavano all’iniziativa gli
studenti musicisti del Liceo Margherita. Negli anni ’70 in Venezuela il maestro
José Antonio Abreu fondò orchestre formate da ragazzi “disagiati”, che divennero
note ed apprezzate in tutto il mondo.
Perché, assieme ai servizi sociali, come asili nido, centri di aggregazione,
scuole aperte tutto il giorno, che non ci sono, non si creano gruppi musicali in
ogni quartiere, facendo di giovani, che rischiano di essere arruolati nel
branco, o di finire come spacciatori e consumatori di droga, i protagonisti di
una rinascita culturale?
Padre Puglisi toglieva i ragazzi dal vivaio della mafia, dando loro un pallone
per giocare a calcio. Perché non si fa una squadra di calcio in ogni quartiere,
avendo come esempio la scuola per calciatori di Totò Schillaci? Perché non si
fanno scuole di teatro, di pittura, laboratori di artigianato? Ovviamente dentro
un quadro che ponga al centro i problemi del lavoro, che non c’è, o è nero,
precario e non tutelato.
L’antimafia ha al suo attivo l’impegno con le scuole, l’antiracket, l’uso
sociale dei beni confiscati. Con problemi, ma anche con risultati da non
sottovalutare. Allo Zen operano da anni associazioni meritorie, ma c’è troppa
frammentazione e una radicata vocazione all’appartenenza. E con una situazione
come quella che viviamo, è necessario incontrarsi, elaborare un progetto di
mutamento, individuando i percorsi per realizzarlo.
Un’ultima nota: si è detto che i giovani replicano quello che vedono nelle serie
televisive. E Maranzano, in un video postato poco prima di essere arrestato,
compariva, questa volta senza collane d’oro, avendo come sottofondo un brano de
“Il capo dei capi”, in cui Totò Riina sfotteva il poliziotto che lo arrestava, e
il suo post ha raccolto migliaia di like.
Il racconto e la rappresentazione del crimine spesso sono recepiti come
un’eroicizzazione dei boss. Esempi da imitare. È avvenuto con il “Padrino”, ora
avviene con le miniserie dedicate a mafiosi e camorristi. Quando andò in onda
“Il capo dei capi”, in una scuola palermitana, tra le più attive per iniziative
antimafia, mi è stato raccontato che gli studenti erano affascinati da Riina e
consideravano Buscetta un “muffutu” e un traditore. “Parlate di mafia”, diceva
Paolo Borsellino, bisogna vedere come se ne parla.
Redazione Palermo
No all’arrivo di altri detenuti al 41 bis. Sit-in a Cagliari
Se l’annuncio del ministero della Giustizia sul trasferimento di 92 detenuti al
41 bis, nella casa Circondariale Ettore Scalas a Uta si dovesse concretizzare,
significherebbe che un quarto del totale dei condannati a quel regime graverebbe
sulla Sardegna. Ci siamo già espressi sul tema lo scorso mese di agosto
condividendo […]
L'articolo No all’arrivo di altri detenuti al 41 bis. Sit-in a Cagliari su
Contropiano.
Nel vercellese cittadini scalzi sconfiggono la mafia
L’associazione di chiama Sogni Scalzi e si occupa di bambini. Siamo a Cigliano,
in provincia di Vercelli. Zona agricola di mais, riso, allevamenti bovini e,
immancabili, zanzare. Eppure anche qui si è radicata la malavita organizzata.
Sogni Scalzi ha partecipato a un bando di assegnazione di un terreno sequestrato
alla mafia, proprio a Cigliano, in piena pianura padana. E, con i bambini e
molti altri cittadini e enti incontrati nel lungo percorso di assegnazione e poi
finalmente di lavoro, hanno trasformato questo terreno nell’Orto di tutti. Ecco
come me lo ha raccontato Dario Lauria, instancabile organizzatore delle attività
dell’associazione ciglianese.
Ettore: L’ Orto di tutti a Cigliano è un’esperienza di restituzione alla
comunità di un terreno sequestrato alla mafia. Siamo nel quartier Brancaccio,
nella piana di Gioia Tauro o nelle campagne del foggiano?
Dario: E’ vero, si tratta di Mafia anche se tutti sono abituati a pensare che
sia solo nel Sud Italia con coppole e lupare, mentre invece ormai da anni tutti
quanti sappiamo che è molto ben radicata anche al Nord Italia con colletti
bianchi e, soprattutto nelle grandi città o dove vi sono capitali che circolano.
Sinceramente non so dirti di quale “quartiere” stiamo parlando, nessuno tra gli
enti pubblici ce ne ha mai parlato e presumo sia per un discorso di privacy…o
tutela.
Ettore: All’assamblea del Centro Territoriale di Volontariato a Santhià hai
raccontato che non è stato facile ottenere in concessione il terreno. Come mai?
R: L’iter di ottenimento è durato diversi anni poiché i cavilli burocratici e
amministrativi sono molti. Inizialmente non si riuscivano a trovare soluzioni
concrete e oggettivamente è stato perso moltissimo tempo. Avremmo anche potuto
aver motivo di perdere la speranza e la gioia di realizzare questo progetto ma
fortunatamente il Direttivo di Sogni Scalzi è composto da persone ricche di
passione e tenacia e, con la collaborazione della nuova amministrazione,
dell’Associazione Libera e dell’ANBSC (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e
la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata)
siamo riusciti a finalizzare l’iter di assegnazione del terreno!
D: A chi sarà dedicato l’Orto di tutti di Cigliano?
R: Il 24 giugno Sogni Scalzi vorrà dedicare “L’orto di Tutti” a Marcella Da
Levrano, vittima di mafia di cui ci stiamo continuamente appassionando e
documentando, grazie anche a sua madre che abbiamo avuto l’onore di conoscere e
che ci sta raccontando molto di Lei e della sua incredibile storia.
La nostra intenzione sarà quella di celebrare questa importante iniziativa
proprio nel giorno in cui, secondo le indicazioni della madre, Marcella decide
di liberarsi emotivamente dall’oppressione che l’ha tormentata decidendo di dare
una svolta decisiva alla propria vita.
Simbolo di Marcella e delle sue origini pugliesi sarà un ulivo che abbiamo
scelto di piantare al “centro” dell’Orto di tutti e all’interno di una “gilda”,
un’aiuola che rappresenterà un piccolo ecosistema che si manterrà in equilibrio
grazie alla sinergia di tutte le piante, proprio come una comunità dovrebbe
essere in equilibrio grazie alla sinergia tra tutti gli individui.
Inoltre, meteo permettendo, presenteremo un murales che raffigurerà Marcella e
la sua storia intrecciata con la Natura e con il contesto in cui si troverà,
ricco di colori e vita.
Chiaramente per l’occasione verranno invitati diversi ospiti come la madre di
Marcella, l’Associazione Libera, tutti i collaboratori del progetto e i
rappresentanti delle istituzioni pubbliche locali compreso il CTV.
D: Adesso che è un “bene comune” che è stato restituito alla comunità da chi è
frequentato l’Orto di tutti?
R: Sin dal suo concepimento l’Orto di Tutti è stato sviluppato soprattutto per
creare una piccola comunità di persone che collaborano, condividono passioni,
interessi e si mantengono attive. Non a caso abbiamo partecipato e ci siamo
aggiudicati il contributo Regionale per il bando relativo all’Invecchiamento
attivo.
Detto questo abbiamo creato un piccolo gruppetto di volontari tra i 30 e 65 anni
che in base alle proprie disponibilità, alle proprie attitudini e alle proprie
passioni dedicano il proprio tempo libero al mantenimento dell’orto in tutte le
sue sfaccettature.
D: Chi è coinvolto nell’iniziativa? Chi partecipa?
R: Settimanalmente ospitiamo due gruppi di persone con fragilità sociali,
fisiche e mentali del CISAS, il primo gruppo tendenzialmente composto da persone
adulte e il secondo gruppo composto da adolescenti. Per l’occasione abbiamo
studiato particolari soluzioni con strutture rialzate totalmente dedicate a loro
e che potessero agevolare la realizzazione delle attività anche da parte di
soggetti con difficoltà fisiche. Le prime insalate le hanno già raccolte e la
gioia di poter cogliere qualcosa di cui ti sei interessato direttamente è stata
davvero dilagante, quasi commuovente…
D: Perché pensate sia importante per i bambini?
R:I motivi sono molti, ma proviamo a sintetizzarli tutti in un concetto
elementare.
I bambini nei primi anni di vita ricevono una quantità infinita di stimoli dal
mondo esterno che possono andare ad arricchire il loro bagaglio emozionale.
Proviamo a pensare ad un bambino che mette per la prima volta le mani nella
terra e ne comincia a percepire la consistenza, la temperatura, l’umidità, il
profumo, il colore, il fatto che può modellarla a suo piacimento, secondo la
propria creatività e che soprattutto da lì può nascere la vita…
Ora immaginiamo di potergli spiegare che all’interno di questo straordinario
elemento sono presenti una quantità impressionante di microorganismi, insetti e
piccoli animaletti che vivono, si nutrono, si riproducono e contribuiscono a
mantenere un piccolo ecosistema;
Proviamo anche ad immaginare di mostrar loro come da un piccolo seme possa
svilupparsi la vita, una pianta, un fiore o un ortaggio di cui potrà cibarsi..
Ecco con piccoli ed elementari passaggi come quelli che ti ho citato abbiamo
fatto un enorme lavoro educativo; abbiamo attivato i cinque sensi, abbiamo
creato empatia per qualsiasi forma vivente e abbiamo creato il rispetto per
quello che li circonda.
E che cos’è l’orto se non un piccolo ecosistema di vita, di profumi, di colori
di cui prendersene cura per se stesso e per la natura stessa?
D: E per le persone che hanno delle fragilità?
R: Niente di differente rispetto ai bambini, tutto quello di cui ti ho parlato
prima avviene in tutti noi, persino a me quando sono all’Orto di Tutti, perso
nelle potature e nella cura delle piantine.
Personalmente non ho una formazione che mi permette di poter fare considerazioni
scientifiche e dettagliate, ma quello che posso sicuramente affermare è che
prendersi cura di qualcosa, di qualcuno, usare le mani, la mente e la propria
creatività è terapeutico, allevia lo stress e crea una sorta di distacco dalla
realtà che spesso ci opprime.
D: Il Comune, le istituzioni ci sono?
R: In questo ambito non posso dire che le Istituzioni siano presenti in forma
“fisica”.
Fondamentalmente il ruolo del Comune in questo progetto era quello di metterci a
disposizione il terreno e come ti ho accennato precedentemente, siamo riusciti
ad ottenerlo.
Altre istituzioni in genere non ne abbiamo ma abbiamo molte collaborazioni con
diverse associazioni del territorio, come appunto il CISAS con gli appuntamenti
settimanali, la So.M.S di Cigliano che ci supporta in tutte le nostre
iniziative, l’Associazione ITACA con cui realizzeremo un “campo giulivo” e la
più recente, l’Associazione SAN VINCENZO che si occupa sostanzialmente di
supportare le famiglie del territorio in difficoltà a cui stiamo iniziando a
destinare le eccedenze dell’orto per fare dei pacchi alimentari.
D: Perché una forma di chiocciola come simbolo della vostra associazione?
R:Bisogna ribellarsi a tutta questa frenesia che la società ci impone e
riscoprire il piacere della lentezza, delle cose fatte con cura, delle cose
fatte con piacere.
La lumaca porta sulle sue spalle una piccola casetta a forma di spirale che
rappresenta la ciclicità, l’evoluzione, il movimento e la connessione tra la
Natura e qualcosa di superiore.
In molte culture antiche e moderne, la spirale simboleggia la crescita, l’amore,
la vita, il movimento dell’energia e il percorso spirituale dell’uomo.
Per questo abbiamo scelto la lumaca, oltre che ad essere il simbolo del nostro
logo!
Ettore Macchieraldo